Agnese a don Rodrigo (Lettere delle eroine, 29)

27 agosto 2016 by

manzoni

di Mariella Prestante

[Le Regole del gioco].

Al signore don Rodrigo.

La mi perdoni se nella mia ignoranza non so quale titolo di preciso applicarle, se di eccellenza o di eminenza o altro. La chiamerò dunque signore, poiché lei è signore di queste terre.

Le scrivo per dirle che lei ha fatto una gran cavolata, se mi è permesso dirlo, ma ormai l’ho detto, a spaventare tanto quella merdina del nostro curato don Abbondio, che è come un vaso rotto che spande acqua e che cosa sia successo ormai lo sanno tutti, anzi tutti sanno il doppio o il triplo, perché la sua governante è come un mulino a vento e ci ha ben messo del suo, mica poco.

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Concetta a Tancredi (Lettere delle eroine, 28)

26 agosto 2016 by

leopar

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Bruna scrive al suo diletto (Lettere delle eroine, 27)

25 agosto 2016 by
Israele. Pecore al pascolo, con pastore

Israele. Pecore al pascolo, con pastore

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Ci sono cose che si possono fare senza muoversi da casa

25 agosto 2016 by

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Violetta ad Alfredo (Lettere delle eroine, 26)

24 agosto 2016 by

latraviata

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Emma al signor Knightley (Lettere delle eroine, 25)

23 agosto 2016 by
Prima edizione, come d'uso anonima, del romanzo Emma  ("dell'autore di Orgoglio e pregiudizio", dice il frontespizio)

Prima edizione, come d’uso anonima, del romanzo Emma
(“dell’autore di Orgoglio e pregiudizio“, dice il frontespizio)

di Monica Bauletti

[Le Regole del gioco].

Mio diletto, adorato Mr Knightley.

In questa sera di fine estate mi prende la malinconia, e l’unico conforto che trovo è nello scrivervi.

Ho molto riflettuto su quanto successo tra noi ieri all’arboreto e sento il dovere di confessarvi che le vostre parole mi hanno fatto compagnia per tutta la notte e gran parte della mattina seguente. Solo ora, dopo tanto pensare, sento fluire liberi i miei sentimenti e posso capire a fondo il mio cuore.

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Anna Da Costa a Martin Fallon (Lettere delle eroine, 24)

22 agosto 2016 by

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di Marco Candida

[Le Regole del gioco].

Caro Martin, io sono cieca e tu sei morto e lo zio, il quale sta faticosamente redigendo questa lettera, è ormai molto vecchio. Ho insistito parecchio per scrivere queste parole. Zio Michael non voleva: scrivere una lettera a un uomo morto gli sembrava solo un’assurdità. Tu però non sei morto. Almeno non per me e credimi se ti dico che non lo sei nemmeno per il sacerdote che hai conosciuto col nome di Padre Da Costa. Il tuo fantasma non è più uscito dalle nostre vite, Marteen. Questa lettera, pertanto… sono sicura capirai senz’altro cosa in realtà è.

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O-Lang a Wang Lung (Lettere delle eroine, 23)

21 agosto 2016 by

labuonaterra

di Ada Rosa

[Le Regole del gioco].

Caro Wang Lung,

lo so, è un inizio banale, ma ormai dovresti conoscermi, sono sempre stata ligia al dovere e alle tradizioni. Sono stata una moglie banale, so anche questo. Non così bella né così fine, come avrei dovuto essere per tenerti con me, per impedire che ti innamorassi di lei, di quella puttana tutta smorfie e moine. Si sa, se una moglie non riesce a soddisfare il proprio marito, se non riesce ad essere perfetta in tutto, la colpa è solo sua. Eppure io credevo che bastasse amarti ed esserti fedele. Non ho mai mancato in niente. Mi alzavo presto, non oziavo a letto. Preparavo pranzi e cene deliziosi, anche con poco. La Vecchia Signora te lo disse, sono brava in cucina. Ho curato i nostri figli e tuo padre con dedizione. Ho lavorato fino al giorno del parto, di ogni parto. È questo che ci aspetta da una donna. Sempre in silenzio, mai un lamento. Perché dovremmo lamentarci di ciò che la natura ha voluto per noi? Ero felice, però. Non mi importava che non vivessimo negli agi, il poco che avevamo allora ci bastava, perché ci amavamo. Ora divento sentimentale. Un difetto femminile, che voglio concedermi.

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Remedios Buendía ha accettato la tua richiesta d’amicizia (Lettere delle eroine, 22)

20 agosto 2016 by

cien

di Laura Frassetto

[Le Regole del gioco].

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Diffida di Angelica a Orlando (Lettere delle eroine, 21)

19 agosto 2016 by
Angelica e Medoro, di Simone Peterzano (1535-1599)

Angelica e Medoro, di Simone Peterzano (1535-1599)

di Paola Malaspina

[Le Regole del gioco].

ATTO FORMALE DI DIFFIDA

da parte della Signora Angelica, Principessa del regno del Catai,

nei confronti del Signor Orlando, Conte di Chiaromonte, prefetto di Bretagna, nonché paladino di Sua Maestá Carlo Magno.

Premesso, in fatto e in diritto, che:

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Proviamo a fare un discorso serio sulla questione dei costumi da bagno? (Dove i costumi da bagno sono la cosa meno importante)

18 agosto 2016 by

di giuliomozzi

La faccenda ha guadagnato ieri la prima pagina del “Corriere della sera”; da ieri è quindi ufficialmente una faccenda d’interesse nazionale.

Tento un breve riassunto. A Cannes (che non è una località di mare qualunque: è Cannes) l’amministrazione comunale fa un’ordinanza con la quale vieta l’«accesso alle spiagge e ai bagni» alle persone «che non hanno una tenuta corretta, rispettosa del buon costume e della laicità, che rispetti le regole d’igiene e di sicurezza dei bagnanti nel dominio pubblico marittimo». In particolare, si vieta quell’abbigliamento che «manifesta in maniera ostentata un’appartenenza religiosa», perché in un momento in cui la Francia e i luoghi di culto religioso sono presi di mira da attacchi terroristici» ciò «rischia di creare disturbo all’ordine pubblico» (cito da La Stampa).

Il provvedimento era stato preceduto da altri, che per ragioni di sicurezza vietavano di portare in spiaggia bagagli voluminosi. Fin qui si capisce. Anche nelle stazioni ferroviarie italiane gli altoparlanti ripetono in continuazione l’avviso di non lasciare incustoditi i bagagli, pena intervento della polizia (ed effettivamente un paio di settimane fa la stazione di Milano è stata sgombrata a causa di un bagaglio incustodito: che, aperto dagli artificieri, ha rivelato un bizzarro contenuto di roba elettrica – non una bomba, comunque non un bagaglio normale; qualche giorno dopo in Piazza Duomo, sempre a Milano, ha destato allarme una scatola contenente inchiostro per stampanti). Ora, le ragioni di sicurezza si possono capire. Certi provvedimenti possono sembrare un po’ isterici (io non ho mai capito perché per salire su un aeroplano devi passare i controlli, e per salire su un treno no – e sì che tra Bologna e Italicus, non è che gli attentati siano mancati): ma non del tutto insensati.

Ciò che colpisce, nell’ordinanza del sindaco di Cannes, o almeno nelle motivazioni fatte arrivare alla stampa, è la confusione: motivi di sicurezza, motivi di igiene, motivi di buon costume, motivi di laicità, motivi affettivi. Di solito, dicono i manuali di retorica, quando si accumulano motivi è perché non ce n’è nessuno, o si vuole tacere quello vero. E quello vero sarebbe (ho visto concludere da molti, nell’intensissimo chiacchiericcio in rete) che il sindaco di Cannes è di destra, e i musulmani gli stanno sulle palle per definizione. Il che può starci, ma sinceramente non mi par che basti.

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Assunta Spina a Michele Boccadifuoco (Lettere delle eroine, 20)

18 agosto 2016 by
Anna Magnani è Assunta Spinta nel film di Mario Mattioli

Anna Magnani è Assunta Spinta nel film di Mario Mattioli

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Maria a Nino (Lettere delle eroine, 19)

17 agosto 2016 by

capinera

di Lauretta Chiarini

[Le Regole del gioco].

Caro, carissimo Nino,

nonostante la pena che provo, scriverti mi dona un senso di quiete, mi fa sentire libera, anche se soltanto per il tempo che impiega la penna a tracciare le mie ansie su questa pagina bianca.

Nino, scriverti mi fa respirare, oggi, mentre l’aria comincia a scarseggiare nei miei polmoni. Sai, Nino, cosa prova una capinera in gabbia? Sai Nino cosa significa tentare il volo e sbattere le ali contro le sbarre fredde e nere?
No, scusa, non puoi saperlo.

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“Archeologia del petare”, di Odorino Reggiasco, e “Il meteorismo nell’Ancien Régime”, di Enza L. Flatù

16 agosto 2016 by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

reggiascoSono apparsi a breve distanza di tempo, entrambi per i tipi della Casa editrice dottor Antonio Milani (C.E.D.A.M.) di Padova, due singolari (benché accoppiabili) volumi dovuti rispettivamente alla penna del fondatore della Società italiana di studi corporali (Sisc) – l’oggi ultranovantenne Odorino Reggiasco – e a quella della sua attuale presidente (così ella, nell’articolo Il genere che presiede, in “Quaderni placentali”, a. xxii, n. 3, 2012, ha dichiarato di voler essere consuetamente appellata, argomentatamente rifiutando gli orrori non solo linguistici presidentessa o, castiglianamente peggio, presidenta) Enza L. Flatù, allieva prediletta del precedente. Si tratta in realtà di due volumi culturalmente interconnessi, benché editorialmente assai diversi.

L’archeologia del petare. Saggio metodologico del Reggiasco non è altro che una raccolta ragionata, nonché accuratamente selezionata, delle ultime lezioni e degli estremi saggi del maestro (attualmente ridotto al silenzio da una devastante demenza senile), tutti già sparsamente e ormai introvabilmente pubblicati: dalla celebre conferenza Morte e meteorismo a Vipiteno (in “Acta tirolesiana”, a. xli, n. 1), all’euforizzante Esercizio di interpretazione dell'”Ars bene petandi in societate” (in “Collezione di saggi e studi rabelaisiani”, a. xxxix, n. 4); da L’odore di santità nell’olfattomanzia tardo medievale (in “La civiltà coprolalica”, a. xii, n. 2) alla definitiva sintesi di Scorregge e corregge: il governo del corpo e le punizioni corporali nel Piemonte dell’età cavourriana (pubblicato nel numero monografico Sculaccioni! della “Rivista italiana di studi sulla punizione”, a. xvi, n. 3). Il lettore non specialista si beerà della facilità e della felicità di scrittura del Reggiasco, ad onta della sterminata erudizione e della precisione cristallina del dettato.

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Mena ad Alfio (Lettere delle eroine, 18)

16 agosto 2016 by
Locandina del film di Luchino Visconti liberamente ispirato a I Malavoglia di Giovanni Verga

Locandina del film di Luchino Visconti liberamente ispirato
al romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga

di Gaia Gentili

[Le Regole del gioco].

Alfio mio,
che ti sia buono il viaggio verso la città grande. Veglierò sulla lontananza, per quel colpo di cuore che dura.

Ti ho visto uscire stamattina che ancora il giorno faticava ad arrivare, eri sotto il nespolo, nel suo cerchio di buio. Ti ho guardato la schiena mentre ti abbassavi a raccogliere la sacca, i miei occhi erano lì, fermi su quella curva, il mio volto nascosto dietro le tende; ho guardato le spalle piegate del tuo asino: non vuoi dargli un nome, l’asino è un asino, hai detto quel pomeriggio che insistevo per trovargliene uno. Vi ho guardati e ho pensato che piangeresti come un bambino se lo perdessi. Comincia a essere vecchio, è spelacchiato in alcuni punti e stanco di pesi; quando nessuno ti vede, gli accarezzi l’orecchio sinistro, mentre camminate affiancati. Ma io ti vedo e quelle carezze me le sento addosso, con le mani ruvide di fatica. Riesco a sentirle, anche se non mi hai mai toccato, ma ho passato tanto di quel tempo a immaginarle, quelle mani, che è come fossero mie.

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Da Yūgao (夕顔) a Hikaru Genji (光源氏) (Lettere delle eroine, 17)

15 agosto 2016 by
Genji Monogatari, Capitolo IV, stampa ukiyo-e

Genji Monogatari, Capitolo IV, stampa ukiyo-e

di Valentina Durante

[Le Regole del gioco].

Scrivo questa lettera non sapendo dove e quando la leggerai. Non è un bene: di una lettera bisognerebbe conoscere non solo il destinatario, ma anche il luogo e il momento precisi in cui verrà aperta, scorsa con gli occhi (magari precipitosamente, cercando qualcosa che ci interessa), ripresa daccapo per gustarne tutte le sfumature. Io posso solo immaginare: riceverai l’involto da Koremitsu (gli raccomanderò di fartelo avere con urgenza) e non potrai trattenerti dal rompere subito il sigillo, anteponendo il desiderio di stabilire un contatto con me a qualunque attività o pensiero o conversazione ti veda in quel momento impegnato. In realtà, so bene che le cose andranno diversamente: ma visto che l’immaginazione è l’unico privilegio che mi viene concesso, perché non renderla il più amabile e gentile possibile? E se poi è vero, come dicono, che le uniche lettere degne di una qualche attenzione sono quelle scritte in un momento di collera, oppure al calare del giorno, dopo un’attesa troppo lunga, allora questa – che ho scritto nel pomeriggio, dopo aver aspettato inutilmente che arrivassi o che mi mandassi tue notizie (e invece si è fatto vivo solo Koremitsu, per via di sua madre) – credo possa meritare una qualche tua considerazione.

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Marija Nikolaevna al marito Nikolaj Rostov (Lettere delle eroine, 16)

14 agosto 2016 by
La lasagna

La lasagna

di Emanuela Canepa

[Le Regole del gioco].

Sposo mio carissimo,

ho ritirato oggi presso l’ufficio postale la tua lunga lettera – la seconda dall’inizio della settimana, ed è martedì – e la rileggo con l’attenzione e la cura che metto sempre in tutte le cose che faccio, e in misura particolarissima in quelle che riguardano gli affetti che mi sono più cari.

Ti manco moltissimo, mi scrivi, e io non ne dubito, così come tu non devi dubitare che nella stessa misura voi mancate a me. I bambini, Natasha, Pierre, Nikolenka, Sonia e il chiassoso, amorevole caos di Lysye Gory.

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Vera Spiridinova a Viktorov (Lettere delle eroine, 15)

13 agosto 2016 by

Stalingrado

di Guido Marzella

[Le Regole del gioco].

Compagno Tenente,

mio dolcissimo Viktorov, oggi un fragile stelo di verde è spuntato a sorpresa fra il ghiaccio e la neve che gravano i muri sbrecciati ed i tetti anneriti di questa città violentata o del poco che oggi ancora ne resta…

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Carla Dondi al signor Praték (Lettere delle eroine, 14)

12 agosto 2016 by

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di Andrea Donaera

[Le Regole del gioco].

Caro signor Praték, io non dormo più.

Caro signor Praték, mi scusi, che comincio così, è un poco un’ossessione questa cosa oramai, del dormire, ma io, veramente, non dormo più, che, mi voglio spiegare, mi deve credere, la notte mi metto, lì, nel letto, e dopo non so quante ore avviene come uno svenimento, che dura due, massimo tre ore, poi suona la sveglia, che la sveglia, signor Praték, una roba, che quel suono è il suono del mio dolore, diciamo, mi voglio spiegare, che se volessi dare un suono ai sentimenti, per esempio, l’allegria è la voce del gelataio col carretto, quello di piazza Duomo, la stanchezza, per esempio, gli affanni delle signore quando salgono sul tram con non so quante buste e pacchi e figli, il dolore, invece, ecco, il suono della sveglia, che ogni mattina, una cosa che proprio.

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Turandot a Calaf (Lettere delle eroine, 13)

10 agosto 2016 by
Anna May Wong nella parte di Turandot, 1925

Anna May Wong nella parte di Turandot, 1925

di Stefano Serri

[Le Regole del gioco]

Mio senza-nome amato, mio principe mistero,
giovane che ho stregato, figlio di uno straniero,
estatico forestiero, mio ragazzo demente,
sole senza regno, tartaro fuggente,
generoso e feroce, incauto e furente,
sposo di sangue regio e sopra me imperante,
anonimo pretendente, innamorato sordo,
eroe dei tre quesiti, artefice di un quarto,
tu che troppo hai sofferto e che insegui la sorte,
scioglitore degli enigmi, straniero ebbro di morte,
figlio creduto estinto e infine ritrovato,
esule per la corona, giovane perseguitato,
audace insordito, intontito, allucinato,
crudo e spietato e feroce martirio,
eroe delle favole, tutta febbre e delirio,
signore solo al mondo e senza più sorriso,
principe immobile inchiodato al suo destino,
tu scrutatore di astri, questuante di albe nuove,
enigmista temerario, insonne sognatore,
ritornello del mio cuore, ritorno dell’amore,
mio Calaf disvelato e infine nominato:
hai avuto questi e molti, molti altri nomi; novantanove forse, come si addice a un dio. Ma è nell’estremo, il centesimo, indicibile, è lì che ho trovato il tuo-nome-mio.

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