“L’arte di troncare”, di Micaela Murghy

27 maggio 2017 by

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Acqua

24 maggio 2017 by

Franco Brizzo rende omaggio, molto dal basso, a Italo Calvino

[Nei primi giorni di giugno 2017, così assicura l’editore (Laurana), se l’Autore non s’inventerà qualcosa di strano, sarà in libreria Fiction 2.0, di Giulio Mozzi, nuova edizione parecchio riveduta del libro Fiction già pubblicato presso Einaudi nel 2001. Ci sarà dentro qualcosa di un po’ cambiato, qualcosa in più e qualcosa in meno. A questo “qualcosa in meno” – racconti che all’Autore sono sembrati incompatibili col resto dell’opera, o che non gli piacciono più, o che come questo sembrano sorpassati dagli avvenimenti – diamo un’estrema chance di sopravvivenza pubblicandoli qui. Ecco il secondo, attribuito a Franco Brizzo. Come tutti ricorderanno, Qwfwq è “il narratore e protagonista di alcune storie scritte da Italo Calvino, tra cui le Cosmicomiche e Ti con zero” (Wikipedia). gm]

Qwfwq si stiracchiò.
Forse non era esattamente uno stiracchiarsi, quello, comunque si trattava della cosa più simile allo stiracchiarsi che fosse capace di fare.
Fece entrare acqua, fece uscire acqua.
Si avvicinò alla riva, pulsando.

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Proposta per pubblicare un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Pubblico appello a Sua Santità il Papa, il dottor Maurizio Costanzo e l’avvocato Giovanni Agnelli (in attesa di “Fiction 2.0”)

23 maggio 2017 by

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Dieci sistemi quasi sicuri per superare l’antagonismo Torino-Milano in fatto di fiere del libro

22 maggio 2017 by

di giuliomozzi

1. Affidare la gestione della fiera di Milano alla squadra che oggi gestisce la fiera di Torino e affidare la gestione della fiera di Torino alla squadra che oggi gestisce la fiera di Milano.

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Bottega di narrazione 2017-2019: il bando

18 maggio 2017 by

La Bottega di narrazione di Milano non è solo un corso di scrittura creativa (qualunque cosa si voglia intendere con queste due parole, ormai inflazionate e purtroppo screditate).

La Bottega di narrazione è un’esperienza formativa nella quale l’apprendista e il suo progetto di narrazione stanno al centro di tutto.

Dura un po’ più di un anno, prevede 12 incontri (in 12 fine di settimana) per un totale di circa 200 ore d’aula. Senza contare tutto il resto.

Il bando completo è qui.

Pratica, terapia e profilassi dell’errore (in dieci punti, as usual)

16 maggio 2017 by

Un errore classico.

di giuliomozzi

[Questa decina doveva essere un’altra cosa, ma ha voluto venir così].

1. Chiunque, scrivendo, fa errori banali:
– errori di digitazioen (taluni dovuti alla velocità – e ci sono errori tipici di chi scrive assai velocemente, come quello che avete appena visto, ed errori tipici di chi scrive lentamene, come questo -; altri a perfidi aggeggi come i correttori automatici che trasformano le silfidi in sifilidi e le melanzane – giuro! – in fidanzate);
– errori in quelle cose infide come le “i” che compaiono e scompaiono dalle valigie, dalle provincie e da certi verbi dalla coniugazione impertinente (lascieremo o lasceremo?);
– errori per certi raddoppiamenti e scempiamenti molto regionali,ai quali il nostro orecchio a volte è più assuefatto di quello che crediamo;
– errori per più o meno passeggere mode, come l’orribilissimo affianco per a fianco;
– errori nella scrittura di parole importate da lingue molto esotiche come l’inglese (in vita mia ho letto la parola suspense scritta in diciotto modi diversi: tanto che, per sicurezza, scrivo sempre tensione o attesa, secondo i casi);
– ed errori d’altro genere.
L’unica terapia consigliabile è: rileggere, consultare il dizionario (in rete ce n’è di affidabilissimi). L’unica profilassi consigliabile è: abituare a rileggere, abituare a consultare il dizionario.

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“Come fare sesso con un alieno. Manuale pratico”, di Alfred Koitusberg

11 maggio 2017 by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati sostiene di essere un bibliofilo. Sostiene, anche, di essere spesso l’unico lettore dei libri che recensisce. gm].

Il lettore o la lettrice che avesse a suo tempo apprezzato il Sommario semiesauriente delle maialate pubblicato a puntate in questo medesimo e cordialissimo blog vibrisse (e ora disponibile in carta), potrebbe essere indotto in tentazione da questo libricino pubblicato dall’oscuro editore altroveditore (così, tutto minuscolo, come minimum fax: sarà una cosa di tendenza), ma attenzione: se vi troverà più dettaglio, e più tecnicità, rispetto alle corsive trattazioni dell’Eusebio Gnirro, non vi troverà però né altrettanta eccitazione stilistica né altrettanto disincantato cinismo; per non parlare dello stile, lì tra l’evocativo e il manganelliano, qui piattamente anatomo-meccanicistico, tanto minuzioso nei dattagli quanto prolisso nell’insieme, tanto bizzarro nell’oggetto quanto manualisticamente hopeliano (absit iniuria verbis) nello svolgimento. Ma andiamo con ordine.

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Dieci vite brevi di poeti morti

9 maggio 2017 by

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Teoria e pratica del salutare, quando si scrive a una persona sconosciuta come per esempio un editore o un agente

6 maggio 2017 by

La riverenza. Notare la posizione dei piedi.

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Le dieci più tremende frasi di chiusura che ho incontrate nel mio lavoro di lettore di inediti

4 maggio 2017 by

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“Cucinare tutto”, di William Sughi

3 maggio 2017 by

di Ennio Bissolati

[Sostiene Ennio Bissolati di essere un bibliofilo. Sostiene, anche, di essere spesso l’unico lettore delle opere che recensisce].

William Sughi, Cucinare tutto

Il protagonista dell’ultimo romanzo di William Sughi, Cucinare tutto (Lorizzo), è un cuoco onnivoro. E anche se l’ultima volta in cui ha cucinato una pepata di scorpioni risale a molti anni prima, quando non era ancora diventato uno chef di fama internazionale, Leo Michelini non può fare a meno di pensare agli insetti-stecco alla piastra, alle blatte fritte in cartoccio, alle cavallette e ai grillotalpa in fricassea, alle arancine di vermi di terra, ai ragni crociati saltati con finocchietto e germogli di soia, alle tarantole in umido (buonissime), ogniqualvolta cucina uno dei suoi rinomatissimi piatti di cucina vego-molecolare. Leo digiuna, si nutre solo di riso in bianco, combatte una lotta gastrointestina di cui cerca di non far trapelare nulla all’esterno. Ma l’ossessione per il micromondo degli animali a sei e otto zampe – o di zampe del tutto privi – è più forte di qualunque cosa. “L’abbacchio è pietanza: sì, ma che tipo di pietanza? L’abbacchio non ha quel dolcissimo sapore di escremento, non agita le zampette durante la cottura, non ha un esoscheletro da sgranocchiare”. L’ossessione non passa, e non passano certi ricordi: come quello – raccontato nei dettagli lungo svariate pagine – di un vecchio santone che gli magnifica le delizie delle bistecche di lumaca gigante: “Se al primo colpo non ti piace, ricorda che per correggerne il sapore ci sono le salse di formiche, i succhi di scarabeo, le mostarde di larve acquatiche rafferme”. Questo orrore c’è nel libro. E se possibile anche peggio: ci sono le visite sui siti clandestini del deep web culinario, e vengono riportati commenti appassionati come quello di mangiatore di lombrichi vivi: “Succhia, succhia. Niente di così lungo e di così morbido è mai entrato nella tua bocca”.

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Jeremy in a hole

2 maggio 2017 by

di Demetrio Paolin

[Queste pagine fanno parte di una “cosa” nuova; è in fase di scrittura, si prenda questa narrazione come una prova di materiali].

Il periodo successivo all’adolescenza è stato  un apprendimento del lutto.

Leggo questa frase sulla musicassetta che trovo a casa dei miei. Sono venuto qui per cercare la mia prima copia di Geremia, quella che lessi nel 1991, subito dopo la morte di Patrick. Sono curioso di vedere cosa avevo sottolineato, cerco un appiglio che mi dica chi ero io come lettore e come ragazzo in quegli anni e dopo quella morte. Ho trovato, invece, una TDK Chrome 90 minuti. Non ci sono altre scritte se non questa che ho appuntato. Vorrei ascoltarla, ma prima cerco ancora bene tra i libri e i testi che ho lasciato a casa nel paese. Per un attimo mi fermo a guardare fuori dalle tre finestre che per i primi 20 anni mi hanno visto crescere. Chi era il ragazzo di allora? Chi è questa massa di carne che ingombra la finestra adesso? Che tipo di rapporto c’è tra loro due?

Niente è più estraneo a me stesso che il me stesso della mia giovinezza: non vedo tra me e lui nessun tipo di familiarità o di vicinanza, eppure il sangue, la carne, i capelli e i difetti di pronuncia sono miei. Sono io senza essere più io.

Il diciassettenne di allora chissà dove è finito, in quale remoto angolo della mia coscienza o del mio profondo. Io non ho nessuna intenzione di suscitarlo adesso, anche se il sole che cade sui tetti e il rumore di mia madre che rigoverna i piatti in cucina sono familiari e morbidi: quanti pomeriggi ho passato in questo modo a guardare i tetti modificare la gradazione di luce e ombra, imparando a memoria le macchie di umido sulle tegole rosse, distinguendo i ciuffi di capperi selvatici sulla muraglia dai semplici arbusti matti; e lì nella piccola porzione di cielo, che l’ovale della finestra mi mostrava, il mio naso sanguinava per i pensieri che avevo, per le cose che immaginavo, per le vergogne che si insediavano nella mia pelle.

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Dieci cose che le giovani scrittrici devono sapere (se vogliono fare carriera)

27 aprile 2017 by

Questa non è un’aspirante scrittrice (donna)

di giuliomozzi

Vedi anche: Dieci suggerimenti comportamentali per aspiranti scrittori (maschi).

1. Potete scegliere se farvi chiamare: scrittore, scrittrice, scrittore donna, scrittrice donna. Se riuscite a farvi chiamare nel primo modo, potete dirvi più che soddisfatte. Se siete chiamate nel secondo modo, potete accontentarvi. Se vi chiamano nel terzo modo, ricordate che il vero scrittore non ha aggettivi (se non, ovviamente, grande). Se vi chiamano nel quarto modo, cercate almeno di evitare qualunque conversazione nella quale compaia (pronunciata dall’interlocutore o interlocutrice, certamente non da voi) la parola veterofemminismo.

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Sul disprezzo necessario per la letteratura. Dieci affermazioni

25 aprile 2017 by

Michelangelo, Pietà Rondanini (1554-1564).

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Dieci sistemi usati dalle case editrici per rendere infelici i loro autori

24 aprile 2017 by

Vedi il punto 7.

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Complesso non coincide completamente con complicato

21 aprile 2017 by

L’attuale Biblioteca universitaria alessandrina

di Fiammetta Palpati

[Gli altri articoli della discussione in corso].

Provo a contribuire con una digressione a questo interessante dibattito innescato da Policastro, rilanciato da Mozzi e ripreso, nei suoi diversi addentellati, dai numerosi e rilevanti interventi.

Molto interesse hanno suscitato in me – per ragioni anche personali – soprattutto i contributi che, esplorando le coppie antinomiche «facile/difficile» e «semplice/complesso», hanno cercato di distinguere e semplificare una materia che è – appunto – complessa. Tanto più se si estende l’osservazione al di fuori dall’ambito letterario e si instaurano parallelismi tra diverse forme artistiche, o mezzi espressivi, o di dichiarato intrattenimento (e con questo ultimo termine ho già evocato, senza distinguere, ahimè, annose questioni sul «valore» del mezzo, quando non dell’opera). Mozzi ha sostenuto che si è generata una certa confusione (e se lo dice lui sarà bene fidarsi) tuttavia se semplificare è l’atto di ridurre dal molteplice all’unico (il semplice è, primariamente, il costituito da un unico elemento – il «piegato una sola volta» dell’etimologia – e solo secondariamente – in modo figurativo – sinonimo del facile) io sono ben contenta che tutto ciò che ho letto in questi giorni, e su cui ho ragionato, abbia contribuito innanzitutto a rendere più complesso – e quindi più ricco, più sfaccettato, più piegato – il mio pensiero in merito a certe questioni letterarie. Farò del mio meglio per contribuire alla confusione.

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Come scrivere un romanzo veramente letterario, al giorno d’oggi

21 aprile 2017 by

Рома́н О́сипович Якобсо́н

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Complessità e semplificazione nei videogiochi (un breve e parziale appunto )

20 aprile 2017 by

di Edoardo Zambelli

[Altri articoli sullo stesso argomento].

Una premessa d’obbligo. Non sono un grande videogiocatore e le mie considerazioni qui sono solo approssimazioni, ragionamenti su quel poco che so, e non intendono essere in alcun modo esaustive, solo dare uno spunto in più alla discussione. I videogiochi mi piacciono, ci sono cresciuto, ci gioco ancora ogni tanto, ma sono sicuro che c’è gente molto più preparata di me sull’argomento e che saprebbe argomentare meglio e arricchire ancora di più la discussione.

Detto questo, parto di nuovo dalla domanda, così come formulata da Giulio Mozzi: perché alla letteratura si chiede semplificazione e, invece, a film, serie tv e videogiochi si chiede sempre più complicazione?
Dato che, come ho detto, la mia conoscenza del mondo dei videogiochi è parziale, dico già da ora che la mia riflessione riguarderà un ambito (o, se si vuole, un genere) in particolare, quello delle avventure grafiche, e i suoi derivati (tra l’altro, le stesse avventure grafiche sono un derivato di quelle che una volta erano le avventure testuali), che comunque sono i videogiochi “narrativi” per eccellenza.

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Complessità/semplificazione: considerazioni e appunti

19 aprile 2017 by

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Un cuore intelligente, appunti su critica e scrittura.

19 aprile 2017 by

di Demetrio Paolin

[Altri articoli sullo stesso argomento]

Scriptor, non doctor. Questa breve glossa di Benvenuto da Imola al verso 27 del canto X del Paradiso mi è venuta in mente leggendo i diversi contributi che, qui su vibrisse ma anche su altri siti e social network, sono apparsi dopo la pubblicazione dell’articolo di Gilda Policastro sull’eutanasia della critica e delle due recensioni della Marzano e di Trevi all’ultima fatica di Siti.

Quando nascono queste polemiche e discussioni, io ho un problema ovvero devo capire da dove parlo

La cosa più comoda in questo caso è definirmi: in che veste prendo la parola? (Lo so che è un problema tutto mio, ma secondo me è sempre necessario capire chi è che parla) Parlo da scrittore? Parlo da critico che collabora con alcune testate e giornali nazionali?  Scrittore/Critico. Una delle tensioni sottotraccia che mi è parso di ravvisare nelle diatribe di questi giorni è appunto l’eterna distinzione tra critico e scrittore.

Io mi sono guardato dentro, ho provato a osservare le cose che faccio ogni giorno, quando apro il pc e mi metto davanti a una pagina di word o davanti a un libro che leggo. Io faccio dei discorsi, dei ragionamenti in cui provo a dire come è il mondo, quale è la mia idea di bellezza, di giustizia di amore o di letteratura. In questo senso la divisione tra critico e scrittore è fuorviante: il critico è uno scrittore ovvero una persona che scrive immaginazioni, e che declina la sua particolare visione di mondo tramite una riflessione su testi altrui.

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