“Carcassa”, un racconto di Noemi De Lisi

26 marzo 2015 by
Fotografia di N. De Lisi

Fotografia di N. De Lisi

[Ho conosciuto Noemi De Lisi nel corso “L’anno del romanzo”, organizzato a Palermo dal Centro studi narrazione Le città invisibili. Il corso doveva essere condotto a quattro mani da Carola Susani e da me; in realtà, per ragioni personali che non sto a spiegare qui, la mia partecipazione si è interrotta alla fine della primavera del 2014; e Carla ha condotto la barca fino al porto. I racconti di Noemi mi sono sembrati molto belli. gm]

[Preleva Carcassa in pdf]

Carcassa
di Noemi De Lisi

Luger accostò l’auto vicino a un cassonetto in via Padre Giordano Cascini e spense il motore. A quell’ora della notte la strada era intatta, e proseguiva in salita dietro una curva. Da un lato era fiancheggiata dalle rupi del monte che scalavano la vetta; dall’altro, dal bosco di pini e cipressi disteso fino a valle. «Andiamo!», disse Luger scendendo dall’auto. Ribaltò il suo sedile per far uscire Bardo, sbatté la portiera, si assicurò che anche Nadia fosse scesa, infilò la chiave nella toppa e fece scattare la sicura. Nadia voltò le spalle a Bardo e cominciò a gironzolare dinoccolata fra un lampione e il cassonetto. Mise le braccia dietro la schiena e disse: «Ma quindi, dov’è questo posto segreto?». Bardo dischiuse le labbra e sospirò. Le fissò gli anelli alle dita e le unghie smaltate di nero. «Allora?» continuò, facendo rimbalzare tre volte le mani sulle natiche. «Appena ci arriviamo, lo vedi», rispose Luger, guardò Bardo e strizzò l’occhio.

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Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

27 marzo 2015 by
La cucina delle storie

La cucina delle storie

Dieci pratiche di vita non necessarie né sufficienti, ma utili per scrivere un buon libro

25 marzo 2015 by
Una giovane scrittrice si dedica al suo primo romanzo

Una giovane scrittrice si dedica al suo primo romanzo

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Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

25 marzo 2015 by
Gli strumenti del mestiere

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Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

24 marzo 2015 by
La tastiera ti spaventa? Vieni al Corso di narrazione!

La tastiera ti spaventa? Vieni al Corso di narrazione!

La formazione della fumettista, 19 / Claudia “Nuke” Razzoli

24 marzo 2015 by

di Claudia “Nuke” Razzoli

[Questa è la diciannovesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Claudia per la disponibilità. gm].

claudia_nuke_razzoliAll’asilo volevo disperatamente fare la ballerina, e per convincere mia madre a iscrivermi a una scuola di danza non facevo altro che piroettare.
Qualsiasi cosa dovessi fare, qualsiasi, la facevo piroettando (sicuramente in modo sgraziatissimo, ma io mi sentivo leggiadra come una foglia nel vento), ma niente. Non c’è stato verso.
Dopo un po’ mia madre capì e a ogni mia piroetta diceva in automatico: “La scuola di danza costa troppo”. Poi un giorno mi aprii uno squarcio sul mento e rinunciai.
Decisi che avrei recitato. La strategia, dopo il primo “no” di mia madre alla richiesta diretta, era più o meno la stessa: mi ero convinta che la vera prova da attore fosse svenire in modo credibile e pensai che se fossi svenuta abbastanza bene da mandare nel panico la mamma, lei si sarebbe arresa al fatto di avere in casa un’attrice nata e mi avrebbe lasciato andare a una scuola apposita. Di conseguenza mi misi a perder sensi ovunque e comunque: a tavola, a giro, durante il bagno… a un certo punto: bam! Cadevo giù stecchita. Ma anche lì, niente da fare.
Ottenni la parte da protagonista alla recita di prima elementare, con grande clamore della critica di Massa e Cozzile (Pt) e per tutto l’anno successivo nessuno mi chiamò più Claudia, ma venni soprannominata “Paiù”, come il personaggio che interpretavo. Ma si rivelò tutto inutile: mia madre, paladina della coerenza, continuava a fare muro.

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“Favole del morire”: recensioni

21 marzo 2015 by
José Guadalupe Posada: La nascita di Venere

José Guadalupe Posada: La nascita di Venere

Di Alessandro Zaccuri e Maria Ferragatta.

Dieci cose che è utile tenere presenti se si vuole scrivere un buon dialogo

19 marzo 2015 by

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Dieci cose utili da sapere circa il cronòtopo della vostra narrazione

18 marzo 2015 by
Un cronòtopo, di spalle

Un cronòtopo, di spalle

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Che cosa cerca chi arriva in “vibrisse” attraverso i motori di ricerca?

18 marzo 2015 by
vibrisse (dietro le vibrisse, un gatto)

vibrisse (dietro le vibrisse, un gatto)

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Spike Up

17 marzo 2015 by

di Marco Candida

punch-al-rumIn Italia il titolo è Punch al rum. In inglese è Rum Punch. E’ un romanzo di Elmore Leonard. Quentin Tarantino ne ha tratto il suo terzo film: Jackie Brown. Una trama, a detta di molti, intricata. Per essere compresa può forse aiutare riassumerla in modi diversi.

Può essere riassunta come la vicenda di Ordell Robbie il quale fa sistematicamente fuori  i compagni che si fanno beccare per questa o quella ragione con le mani nel sacco e una volta dietro le sbarre possono denunciarlo alla polizia come bandolo di un’organizzazione di furto e contrabbando d’armi. Prima Ordell si libera di Beaumont Livingston. Non appena si trasforma in un complice inaffidabile, Ordell non esita a far fuori Louis Gara. Per arrivare a Jackie Brown, con la quale incontrerà grossi ostacoli. Insomma, da questa prospettiva il film di Tarantino presenta lo schema delle storie sugli omicidi seriali con Ordell Robbie nel ruolo di serial killer. Uno degli schemi narrativi più elementari che esistano.

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“Favole del morire”: recensioni

17 marzo 2015 by

Di Cesare De Michelis, Renato Barilli, Salvatore Scarciglia, Ernesto Milanesi, Daniele Giglioli, Giulietta Iannone, Niccolò Menniti Ipolito, Veronica Tomassini, Gianluca Barbera, Marco Pontoni.

La formazione del fumettista, 18 / Otto Gabos

17 marzo 2015 by

di Otto Gabos

[Questa è la diciottesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Otto per la disponibilità. gm].

otto_gabosQuesto che segue è un elenco ragionato rapsodico e parziale di momenti decisivi che mi hanno fatto capire di essere ineluttabilmente e da sempre autore di fumetti.

1.
Il mio primo incubo ricordato. Avrò avuto poco più tre anni e vivevamo ancora nella casa vecchia sopra la stazione delle littorine. Non so ancora leggere ma i fumetti già li divoro guardando le figure. Nell’incubo ci sono io che piango rannicchiato e nascosto sotto al tavolo di cucina, di quelli di fòrmica turchese come si usava negli anni Sessanta. Sono disperato perché mi stanno dando la caccia dei diavoli. I diavoli sono Geppo, solitamente buono, che in questo caso è cattivo e perfino armato di forcone e il Grande Satana che invece è cattivo come da copione. A distanza di una vita me lo ricordo ancora bene questo primo incubo. Il tempo ha fornito poi diverse varianti al tema, ma di solito i miei incubi, che finiscono spesso in segmenti di sceneggiature, sono infestati da demoni e streghe. Pure da malviventi senza volto smaniosi di entrare in casa armati di coltelli.

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Il lume da notte (Le cose che ci sono in casa, 146)

16 marzo 2015 by

di Pietro Pancamo

[Le regole del gioco sono qui].

Dormo in incognito
per non farmi riconoscere dagli incubi.

Scavano per l’aria come talpe;
hanno un paio d’occhi
larghi e fotofobici.

Sul comodino
il lume acceso mi nasconde.

Un progetto letterario spaventosamente egocentrico

15 marzo 2015 by
gm, autoritratto nell'ascensore, 14 marzo 2015

gm, autoritratto nell’ascensore, 14 marzo 2015

Francesco Paolo Maria di Salvia e “La circostanza”. Seconda domanda

14 marzo 2015 by

[Sono convinto che il romanzo di Francesco Paolo Maria di Salvia, La circostanza, sia un’opera di altissimo livello. Ho deciso di fare qualche domanda a Francesco, pregandolo di darmi le risposte più lunghe possibile. gm]

2. Nella prima risposta ci hai rivelato che, per un certo tempo, il titolo del romanzo è stato L’immacolata concezione di Italo Saraceno. Italo, figlio di padre ignoto (più o meno come Gesù di Nazareth), può essere quindi considerato una specie di figura messianica. Ma messianica di che? In realtà, lungo tutto il romanzo lui non fa altro che adattarsi alle circostanze che via via si susseguono. La circostanza è dunque il diavolo, ciò che distoglie.
Alla fine del romanzo, quando la narrazione giunge ai giorni nostri, il «caro ragazzo» al quale Italo si rivolge nei capitoli nei quali racconta in prima persona compare in scena (è l’ultima riga del romanzo a garantire l’identificazione) e porta il nome di Francesco Paolo Maria di Salvia. E in concomitanza con questa apparizione Italo, questo messia così meticolosamente fallito, ritrova qualcosa della sua forza – o almeno della sua verve – originaria e pubblica un pamphlet di grande successo intitolato Rivoluzionatevi! «un messaggio per quei ragazzi che non hanno ancora venduto l’anima al paradigma liberal-democratico».
E dunque, Francesco? Non sei tu, tu biograficamente, questo «ragazzo»; tu sei uno di quei «ragazzi»; che portano su di sé, come generazione o parte di una generazione, una spinta messianica…
Ecco. Ho fatta la mia interpretazione. Che ne pensi?

3172038Rispondere a questa domanda richiede un certo senso dell’equilibrio che non sono sicuro di possedere. Il rischio di cadere nel burrone della pomposità o nell’abisso della fuffa è piuttosto alto. Provo a destreggiarmi senza guardare troppo di sotto, avanzando col monociclo sul cavo, e vediamo come va.

Parto dal messianesimo. Sì, è un tema molto presente nel libro. Ho come l’impressione che buona parte degli italiani viva nella costante e inconsapevole attesa della venuta di un nuovo messia. Non una seconda venuta di Gesù. Mi danno proprio l’idea di ritenere che qualcosa sia andato storto in passato; e che neanche Cristo in persona abbia rappresentato una risposta divina adeguata ai perché? sul dolore dell’umanità. Gesù è ormai percepito come portatore di un messianesimo tradito, o incompleto. Vedo la disperazione del non riuscire a giustificare l’unde malum? e il tentativo di ottenere una risposta più concreta (moderna?) rispetto a quella contenuta nei vangeli. Gramsci? Mussolini? Berlinguer? Berlusconi? Non sono forse tutte figure in cui una parte del popolo italiano ha voluto vedere un piccolo messia? Si accontentano, per ora. Sono di bocca buona e pronti a sputare via il piccolo messia indigesto alle prime difficoltà di masticazione. (Non fraintendiamoci: gli idoli sono infiniti e multiformi. Tra gli italiani che Flannery O’Connor chiamerebbe «cristiani loro malgrado» ci sono fior-fiore di atei che attendono il loro nuovo messia subconscio e se lo vanno a cercare ora nella razionalità, ora in Darwin, o nella scienza).

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Un imprenditore nell’ambito dell’editoria

13 marzo 2015 by

squalo-bianco

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Da chi vuoi essere letta/o?

12 marzo 2015 by
Ragazza venusiana assorta nella lettura.

Ragazza venusiana assorta nella lettura.

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Dieci buone ragioni per leggere la narrativa contemporanea

11 marzo 2015 by
La lettura: una questione spinosa

La lettura: una questione spinosa

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La formazione del fumettista, 17 / Gipi

10 marzo 2015 by

di Gipi

[Questa è la diciassettesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Gipi per la disponibilità. gm].

gipi_gipiHo due portamine, sono identici. Stanno sul tavolo. Sono blu, all’esterno. Hanno due mine diverse, all’interno. Una dura, una morbida. Uso la dura per i primi tratti, la morbida per ripassare le linee importanti, per capire dove metterò l’inchiostro. Voglio una sigaretta, appoggio il portamine a mina morbida sul tavolo. Le sigarette sono in cucina, quando torno al tavolo ci sono i due portamine identici uno accanto all’altro. Riconosco quello che stavo usando perché è caldo. È così che li riconosco. E così riconosco i pennarelli che sto usando. Ho sul tavolo, adesso, almeno una ventina di pennarelli neri identici, stessa punta. Almeno, sarebbero identici se fossero nuovi, ma con l’uso si trasformano, si slabbrano o assottigliano. Fanno goccine di inchiostro al principio o al termine di un tratto oppure sono quasi asciutti e permettono di tracciare linee sottilissime. Anche in quel caso, per capire quale stavo usando, li tocco. Quello caldo è quello buono.

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