Knismolagnia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

28 luglio 2016 by

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di Eusebio Gnirro

Se oggi siete adulti non è avventato ipotizzare che un tempo siate stati bambini.

Potreste addirittura essere stati bambini felici, sebbene non è detto che di questo abbiate memoria; cionondimeno, non ricordarlo non significa che non lo siate stati comunque. Qualcuno degli adulti che vi hanno accompagnato nella crescita potrebbe fornire elementi utili alla ricostruzione, ma non escluderei che se costui affermasse perentoriamente che siete stati felici finireste per sospettare che si tratti di un adulto reo d’avervi inflitto qualcosa di doloroso, il quale sostenga l’esatto opposto per scagionarsi. Nel caso la vostra smemoratezza sia aggravata da resistenze inconsce che vi impediscono di ricordare ciò che dovreste ricordare, perché non sottoporvi a una serie di sedute d’ipnosi in grado di scardinare i meccanismi oppositivi e mettervi in contatto con i livelli profondi della vostra ritentiva? Se così faceste state pur certi che a fine trattamento recuperereste almeno un episodio della vostra infanzia in cui siete entrati in contatto con qualcosa che assomiglia all’idea di felicità che adesso perseguite invano, senza riconoscere come essa sia nata in voi durante un momento di assoluta, anche se magari irripetibile, gioia infantile. Potrei dirvi subito a cosa mi riferisco, ma vi priverei del piacere di scoprirlo da soli.

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D’annata

26 luglio 2016 by
Maggio 1999 (clicca)

Maggio 1999 (clicca)

Nuovi esercizi, 7

23 luglio 2016 by

esercizi-7

Isabel Archer a Caspar Goodwood (Lettere delle eroine, 4)

22 luglio 2016 by
L'uomo è Henry James. L'artista è John Singer. La frase è nota.

L’uomo è Henry James. L’artista è John Singer.
La frase è nota.

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Riflessione gigantesca su un testo futile (ovvero: le “regole interne” del testo e la “volontà di dire” dell’autore)

21 luglio 2016 by
Julia Margaret Cameron, Annunciazione, stampa in albumina, 1868, Royal Photographic Society, Bath

Julia Margaret Cameron, Annunciazione, stampa in albumina, 1868, Royal Photographic Society, Bath

di giuliomozzi

Questo articolo è stato suggerito da uno scambio di battute con l’autrice di una delle Lettere delle eroine in corso di pubblicazione qui in vibrisse. Riflettevamo sul fatto che, a volte, produciamo dei testi nei quali, più che la volontà di dire una determinata cosa, sembrano dominare le regole interne al testo. Col risultato che si finisce (o si rischia di finire) col “dire” qualcosa in cui stentiamo a riconoscerci, e di cui stentiamo a prenderci la responsabilità.

A me la cosa sembra (intuitivamente) molto chiara; e non me ne faccio un problema. Se non altro perché nella quasi totalità dei casi, almeno nella mia pratica, le eventuali “regole interne al testo” sono di mia invenzione (o sono regole inventate da altri alle quali ho dato libera adesione: il che è lo stesso). Qualunque cosa il testo finisca col dire, è il risultato di una mia azione. Che la mia autoconsaspevolezza sia talvolta difettiva, non mi pare faccia grande differenza (che io sia o non sia consapevole di star mangiando una mela, una volta che l’avrò mangiata la mela sarà stata mangiata, e da me). Il testo è là, è un significante dotato di una sua autonomia, ma non farò mai finta di non essere stato io a comporlo (e, tendenzialmente, darei credito più al testo composto che a una mia improvvisata testimonianza o labile autocoscienza).

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Il sermone di Tobia

21 luglio 2016 by

di Demetrio Paolin

[In questi giorni è uscito in libreria il nuovo numero (il  quinto) di Effe. Periodico di Altre Narratività. Otto scrittori, alcuni al loro esordio altri già pubblicati, per otto illustratori per otto “storie inedite narrate attraverso stili diversi e diversi respiri ma accomunate dalla voglia di rendere omaggio alla narrativa di qualità e al genere del racconto”. Di seguito il racconto di Demetrio Paolin con l’illustrazione di Silvia Rocchi]

illustrazione[…] Il corpo dei morti continua a sognare come se una parte del defunto non morisse del tutto, ma rimanesse appiccicata alle ossa e alla carne. Sogna cose belle: luminose giornate, piante rigogliose e verdi, caldo, fiumi d’acqua dolce. Poi il corpo si disfa e si disperde nella terra e nelle radici degli alberi. In questa consistenza c’è Dio, che trattiene, testardo e debole, gli atomi sognanti degli amati corpi fino alla fine dei tempi. Vi ricordate la polvere che c’era quel giorno, appena crollate le case, e che è rimasta ostinata per mesi sulla nostra pelle e sui nostri vestiti, sui segnali stradali e sulle macchine parcheggiate, sui tavolini dei bar all’aperto? Quello era il resto, lo scarto dei nostri morti amati; era i sogni delle persone che ci supplicavano di tenerle con noi. Io, amici, ho raccolto quella polvere in un sacco di plastica, affinché i morti potessero sognare ancora. […]

Leggi Il sermone di Torbia di Demetrio Paolin, da Effe n. 5.

Merinthophilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

21 luglio 2016 by

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di Eusebio Gnirro

Escogitata da Ulisse nel suo viaggio di ritorno verso Itaca, la merinthophilia consiste nell’eccitarsi per la circostanza d’essere legati. La versione originale non è alla portata di chiunque perché presuppone di disporre di un’imbarcazione dotata di un cospicuo albero maestro e un impianto stereo capace di diffondere musiche celestiali ai quattro venti, spingersi in mare aperto, assoldare un branco di fotomodelle disposte a nuotare nude a diverse miglia dalla costa; tuttavia, con un po’ di spirito d’adattamento, si può ripiegare su una piccola deriva che permetta di ammanettarsi al boma e arruolare una volenterosa bidella bisognosa d’arrotondare, affinché rimanga a galla grazie a un costume gonfiabile che la trasformi in una creatura mitologica per metà bidella e per metà alalonga. Tra i due estremi c’è un mondo, anzi un oceano, nel quale navigare con spirito da ulisside senza ricalcare pedissequamente il dodicesimo libro che lo vede protagonista. Un vincolo soltanto rimane imprescindibile: la presenza di vincoli saldi e inesorabili sotto forma di lacci e laccioli che serrino i polsi, le caviglie, il corpo tutto.

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La signorina Felicita all’Avvocato (Lettere delle eroine, 3)

20 luglio 2016 by
Vill'Amarena, teatro degli amori dell'Avvocato e della Signorina Felicita

Vill’Amarena, teatro degli amori dell’Avvocato e della signorina Felicita

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Eva Kant all’uomo noto come Diabolik (Lettere delle eroine, 2)

19 luglio 2016 by
Eva Kant

Eva Kant

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Agalmatofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

18 luglio 2016 by

12 agalmatofilia

di Eusebio Gnirro

Se c’è una passione, potete star sicuri che esiste la sua contro-passione: per uno che s’abboffa ce n’è un altro che digiuna; ogni pigro ha lo stakanovista che si merita; qualsiasi depravato fa coppia col suo gemello verecondo. Per questa ragione la precedente voce del Sommario, nella quale era descritta l’attrazione morbosa per qualsiasi frammento di materia organica, fosse pure un ombelico privo di contorno, non poteva non avere come legittimo succeditore chi stravede per qualsivoglia succedaneo del corpo umano, purché inanimato. L’agalmatofilia è per l’appunto la febbre per un tal genere di simulacri.

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Giuditta a Oloferne (Lettere delle eroine, 1)

17 luglio 2016 by
Giuditte decapita Oloferne, di Artemisia Gentileschi (1612-13)

Giuditte decapita Oloferne, di Artemisia Gentileschi (1612-13)

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Dieci cose che ogni scrittore (delle scrittrici non parlo) dovrebbe non fare almeno una volta nella vita

14 luglio 2016 by

di giuliomozzi

1. Rispondere: “Grazie” a chi ti dice una frase del tipo: “Il tuo romanzo mi è sembrato molto bello”.

2. Dare, a chi ti dice una frase del tipo: “Il tuo romanzo mi è sembrato molto brutto”, una risposta diversa da: “Proveresti a spiegarmi perché? O, più esattamente: che cosa è che ti è sembrato molto brutto?”.

3. Mettere la copertina del libro nella foto di profilo Facebook. A meno che tu non voglia provare a metterla anche nella carta d’identità.

4. Presentarti come “Tizio Caio, scrittore”.

5. Rispondere durante le presentazioni alle critiche che hai ricevute dai recensori.

6. Sempre durante le presentazioni, citare Charles Bukowski tra i tuoi autori di riferimento.

7. Sempre durante le presentazioni, parlare di “Alessandro” (intendendo Baricco) o di “Don” (intendendo DeLillo). Questo vale anche se tu e Baricco siete compagni di scuola e amici da sempre, e se tu e DeLillo state facendo progetti di matrimonio).

8. Sempre durante le presentazioni, dire a chi ti sta presentando: “Lei non ha capito la mia opera”.

9. Al laureando che sta facendo la tesi su di te e ti chiede se hai un po’ di rassegna stampa, dare solo le recensioni positive.

10. Chiedere al libraio che ospita la presentazione una copia del libro per regalarla al tuo ex professore di Lettere del liceo, che non vedevi da vent’anni e che si trovava a passare lì quasi per caso, più che altro spinto dalla curiosità di vedere come fosse questo scrittore curiosamente omonimo di un suo ex allievo testone di vent’anni prima: e non pagarla.

Apotemnofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

11 luglio 2016 by

di Eusebio Gnirro

11 apotemnofilia
Se c’è ancora qualcuno convinto che sia la bellezza in senso classico: la pulcritudine, intesa come apoteosi del corpo perfetto, a scatenare le passioni più violente, e questo qualcuno non sia disposto a mettere in discussione tale assunto, è bene che ometta la lettura della presente voce del Sommario. L’apotemnofilia è una particolare forma di mania che induce a cercare partner sessuali con menomazioni fisiche. Alcune sottocategorie, come l’abasiophilia, l’acrotomophilia, l’amaurophilia e la dismorphophilia sono incentrate sulla predilezione per specifiche categorie: disabili, amputati, ciechi e storpi, ma rimane il denominatore comune dell’indifferenza verso tutto ciò che è armonico, simmetrico, completo, e un entusiastico trasporto per la sproporzione, il malfatto, l’incompiuto.

Sono la mancanza di un orecchio, un’alopecia che denuda porzioni di cranio, l’assenza di un seno, ad alimentare l’eccitazione nell’uomo; mentre un setto nasale riconfigurato a sprangate, il fortuito smarrimento di un testicolo, l’avulsione accidentale di un occhio, otterranno il medesimo effetto su una donna parimenti attratta da creature che manifestino difetti corporei rilevanti. Il carattere paradossale di questa mania è che il più delle volte le persone fanno di tutto per nascondere le proprie tare, poiché non immaginano che possano essere motivo d’attrazione; ne consegue che chi ne sarebbe affascinato non ne viene a conoscenza e il desiderio inappagato s’accresce in misura esponenziale. Occorre in genere qualche anno prima che la frustrazione sessuale spinga il soggetto alla ricerca parossistica di stimoli sempre più accentuati, ma prima o poi accade. Ecco che allora sarà disposto a gettarsi tra le braccia di chi braccia non possiede, a baciare volti privi di bocca fin dalla nascita che sono tenuti in vita da un sondino nasale.

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Dieci prudenze che il lettore di recensioni deve mettere in atto (per non farsi fregare)

10 luglio 2016 by
Un buon recensore è come un coltellino svizzero

Un buon recensore è come un coltellino svizzero

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Dieci principii utili a scrivere una recensione che il lettore apprezzerà

9 luglio 2016 by
Non sapendo bene quale immagine collegare all'articolo, l'autore dello stesso ha deciso di impiegare un'immagina descrittiva del mercato

Non sapendo bene quale immagine collegare all’articolo, l’autore dello stesso ha deciso di impiegare un’immagina descrittiva del mercato

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Deviazione del pungitore (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

8 luglio 2016 by

10 deviazione del pungitore

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In dieci punti, la strategia dell’explicit

7 luglio 2016 by
Un explicit universale (Roma, cimitero degli acattolici)

Un explicit universale (Roma, cimitero degli acattolici)

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In dieci punti, la strategia dell’incipit

7 luglio 2016 by
Sono le 16.42. La marchesa sta per uscire.

Sono le 16.42. La marchesa sta per uscire.

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Giacomo Sartori, “Sono Dio”. Appunti di lettura

6 luglio 2016 by

di Demetrio Paolin

sonodioGiacomo Sartori in Sono Dio (NN Editore) costruisce un libro comico e questi appunti nascono per spiegare meglio questa mia affermazione perentoria.  Prima ecco in breve la trama: in un momento impensato e impensabile della sua vita eterna, Dio fissa il suo sguardo su una ragazza che dentro una stalla sta praticando una inseminazione artificiale su una vacca. All’inizio Dio è incuriosito da questa creatura, per lui simile in tutto e per tutto a un bacillo della peste, a un spugna marina o a un neutrino… Con il tempo, il suo interesse e la sua attenzione convergono nella vita di questa ragazza, quasi che se ne volesse/potesse (volere e potere in Dio coincidono) innamorare.

La storia del romanzo è tutta qui: la trovata narrativa è appunto quella di costruire un diario di scrittura, attraverso il quale Dio osserva la vita di questa ragazza e il suo progressivo entrare in contatto con lei.

Perché ho parlato di libro comico?

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Keraunofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

4 luglio 2016 by

09 keraunophilia

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