La voce (bassa) dei maestri / Enrico Macioci

29 luglio 2015 by

di Enrico Macioci

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Enrico Macioci ha pubblicato: Terremoto, Terre di Mezzo 2010; La dissoluzione familiare, Indiana 2012; Breve storia del talento, Mondadori 2015.

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Naturalmente il problema con Giulio Mozzi è sempre consistito nella voce, che lui ha bassa e fioca, il rantolo d’un fiumiciattolo che scorre lento tra grigi sassi sotto la calura estiva metallica solida canicolare agostana.
I maestri in genere non parlano così, posseggono voci piene e autoritarie o magari soffici e suadenti, voci che ti spingono a guardare la vita con occhi diversi, occhi che non sapevi di possedere e che d’improvviso t’aprono il cuore in due ali dorate, e il tuo cuore spicca il volo e se ne va chissà dove per il vasto mondo; oppure i maestri, se parlano piano, parlano talmente piano da tacere, come certi saggi hindu o zen, o come certi mistici che vivono negli eremi o nei tronchi d’albero, senza nutrirsi e nemmeno bere se non qualche fresca goccia di rugiada; ma Giulio Mozzi non è hindu né zen né mistico, Giulio Mozzi è un cattolico che parla, e io sospetto che dica quasi sempre cose interessanti, che la sua acutezza quasi mai lo lasci cadere nell’ovvio. Solo che io ho sempre compreso – specie al telefono ma anche di persona, e nonostante enormi sforzi auricolari e di concentrazione e attenzione, sforzi capaci di prostrarmi per il buon quarto d’ora successivo – io ho sempre compreso non più del trenta per cento dei suoi discorsi, ragion per cui non so quantificare realmente Giulio Mozzi, né tantomeno definirlo un maestro. Come possiamo considerare maestro qualcuno che non comprendiamo? Che letteralmente ci sfugge? Che il nostro udito non riesce a trattenere?
Certo, i maestri delle grandi tradizioni spirituali (Gesù, Buddha, Maometto eccetera) mostrano spesso lati incomprensibili, oscuri e ambigui, ma Giulio Mozzi non è affatto un maestro spirituale, e ciò per almeno due motivi:
● è un uomo pratico, d’una concretezza a fin di bene ma direi ruvida, tipo pietra pomice o lingua di gatto
● è un uomo che odia tirar su allievi
Il punto numero due sembrerebbe contestare l’indefessa attività d’insegnante di tecniche di narrazione che Giulio Mozzi svolge su e giù per lo stivale da oramai oltre vent’anni, ma si tratta di un’ipotesi fallace: per verificarlo basta iscriversi a un suo corso o lavorare con lui in una qualsivoglia attività, apprendere da lui una serie di cose e poi manifestare gratitudine nei suoi riguardi. Lo ripeto, Giulio Mozzi è un uomo concreto, e dunque sa farsi assai ben capire.

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La sfida l’ho vinta io / Claudia Grendene

28 luglio 2015 by

di Claudia Grendene

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Claudia Grendene pubblicherà il suo primo romanzo presso Marsilio, probabilmente all’inizio del 2017. Il titolo provvisorio è Come stavamo ieri.

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Mercoledì 25 marzo 2015 vado a sentire la presentazione di Favole del morire di Giulio Mozzi nella sede dell’associazione Fantalica, a Padova. Arrivo un po’ in ritardo, piove, ho aspettato mio marito. Vedo Giulio Mozzi sul palco, la scrittrice gli fa delle domande. Giulio risponde con la disarmante modestia che lo caratterizza. Più le domande vogliono essere articolate e letterarie, più Giulio risponde da uomo semplice. Sono in prima fila, mi ha vista. Fa una battuta di spirito e mi sorride. Parla del libro e della morte, e del riciclo inarrestabile di materie organiche nel cosmo. Penso alla trasformazione di ogni cosa.
Mi accorgo che sono io a non vedere più lo scrittore, il maestro. Inizio a vedere l’uomo.
Dopo la presentazione, un figuro di cui non ricordo la faccia tedia Giulio con il progetto dell’opera che vuole scrivere o che ha scritto. Ognuno parla a Giulio di cose letterarie, io riesco a dirgli soltanto: «Hai bisogno di un passaggio?». Giulio non guida e abita dalle parti di casa mia.
Mi risponde di no. Ha un occhio terribilmente arrossato, mi preoccupo.

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Dieci cose che si leggono spesso nelle biografie degli autori nei risvolti di copertina, e sarebbe meglio se non si leggessero

28 luglio 2015 by
Il risvolto è tutto (opera di Maria Luisa Grimani)

Guarda le opere di Maria Luisa Grimani

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27 luglio 2015 by
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Spritz / Giovanni Fiorina

27 luglio 2015 by

di Giovanni Fiorina

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Giovanni Fiorina ha pubblicato: Masnago, Marsilio 2015.

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La stanza è bianca, senza finestre. Giulio si avvicina con quella sua camminata corta e veloce, un po’ zoppicante. Indossa un kimono rosso con la cintura nera e mi fissa serio, senza espressione. In mano ha una pistola.

Verso le sette di sera di sabato 14 settembre 2013 mi trovavo in piazza Bra a Verona, seduto a uno dei tavolini del bar Liston, uno spritz ormai finito davanti a me e una scatola portagioielli, piccola e scomoda, nella tasca dei jeans. La serata era fresca e leggera e magnifica, proprio come due anni prima, quando avevo deciso di portare a cena a Verona la mia futura moglie per il nostro secondo appuntamento. Dovevo farla innamorare, subito e senza riserve, visto che a me erano bastati pochi minuti per perdermi in quel sorriso, e speravo che la piccola Roma mi avrebbe aiutato. Una ragazza nata e cresciuta a Ipanema e che dell’Europa conosceva fino a quel momento solo Milano, infatti, non poteva resistere di fronte alla bellezza di Verona. E la serata fu davvero indimenticabile, così splendida da riprometterci di riviverla.
Ma i ricordi andrebbero lasciati lì, senza tentare di replicarli. Infatti ora, mentre aspettavo Lucia tornare dalla toilette per andare verso il Ponte di Castelvecchio dove le avrei chiesto di sposarmi, ero tutto fuorché rilassato. Voglio dire, da lì a pochi minuti avrei cambiato la mia vita in un modo reale, definitivo. Erano soprattutto due le cose che mi avevano terrorizzato nei mesi precedenti e che ancora non avevo del tutto accettato, a essere sinceri. La prima erano i preparativi del matrimonio: mesi e mesi trascorsi a fare ciò che un pigro come me non vorrebbe mai fare, prendere decisioni. L’altra era il dubbio – che rasentava la certezza – che con il matrimonio se ne sarebbero andate per sempre le mie quattro o cinque partite di pallacanestro settimanali in tv, sdraiato sul divano in una splendida solitudine sportiva. Ma, soprattutto, Lucia mi avrebbe detto sì? O era troppo presto? O forse troppo tardi? Il mio nervosismo aveva raggiunto livelli ormai insostenibili, così per evitare di alzarmi e iniziare a camminare da solo attorno alla piazza per cercare di calmarmi, decisi di correre il rischio e di riprovare la triade di movimenti estrazione scatola dalla tasca – apertura scatola – esibizione contenuto scatola che avevo provato più volte a casa negli ultimi tre mesi e che avevo ormai rifinito fino alla perfezione in entrambe le varianti: quella a due mani con scatola grande per pantaloni di tela e tasche larghe e quella a una mano per scatola più piccola destinata ai jeans che avevo alla fine deciso di indossare. Così, dopo aver controllato che non si vedesse nessuna futura moglie all’orizzonte, mi ritrovai con la prescelta tra le mani, pronto a gustarmi il frutto delle mie peregrinazioni tra le gioiellerie di Milano e di mezza provincia: ma quell’ingrata era vuota.

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Esercizio di Morte / Giorgio Falco

26 luglio 2015 by

di Giorgio Falco

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Giorgio Falco ha pubblicato: Pausa caffè, Sironi 2004; L’ubicazione del bene, Einaudi 2009; La compagnia del corpo, :duepunti 2011; La gemella H, Einaudi 2014; con Sabrina Ragucci, Condominio Oltremare, L’orma 2014; Sottofondo italiano, Laterza 2015.

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Immaginare la morte tutti i giorni, sempre e soltanto la propria, e dolersene; invece ci sono giorni in cui mi salvo, muoiono alcune persone che conosco, muoiono davvero. Una di queste è Giulio Mozzi. Giulio Mozzi è morto.

Il modo in cui apprendo la notizia della morte di Giulio Mozzi.
Facebook, Twitter? No, lì non esisto, e poi uso il cellulare come facevo nel 1998, quando ho incontrato per la prima volta Giulio Mozzi. Mi telefona qualcuno? Uhm, ricevo pochissime telefonate, lo tengo spesso spento.
Giulio Mozzi è morto alle 3.35 del mattino e non lo so ancora. Esco, faccio un po’ di spesa, un giro in bicicletta, scrivo una pagina del prossimo libro. Poi verso il tardo pomeriggio, quando mi collego e controllo la posta, leggo un messaggio arrivato al mattino, da una persona che nemmeno conosco: Gian Alberto Volpecin.
L’oggetto è uno sbrigativo morte mozzi, che stride con il tono seguente.

Ciao a tutt*,
scusate, con alcuni di voi non ci siamo mai incontrati né sentiti e mi rincresce contattarvi per una triste evenienza. Ho l’incarico di comunicarvi, con grande dolore, che Giulio Mozzi è venuto a mancare stanotte, alle 3.35 del mattino.
Chi vuole salutare la salma per l’ultima volta può farlo domani, presso l’obitorio dell’ospedale di Padova, in via Cornaro 2. Il rito funebre, celebrato da don Mario Boatto, si svolgerà alle 10.30, presso la chiesa Ognissanti, in via Ognissanti (dieci minuti a piedi dall’obitorio). Da lì la salma verrà tumulata al cimitero Maggiore.
Un abbraccio fraterno.
Gian Alberto Volpecin

Telefono subito a Giulio Mozzi, ma il numero è occupato. È chiaro, è uno scherzo. Anzi, è una performance dello stesso Giulio Mozzi. Gian Alberto Volpecin è una specie di Carlo Dalcielo, Giovanna Melliconi, Franco Brizzo, artisti che Giulio Mozzi aveva inventato anni fa, assieme a Bruno Lorini. E poi don Mario era il prete ucciso nel primo brano di Fiction, uscito nel 2001; lì era don Mario B., e adesso Giulio Mozzi, o meglio, il sedicente Gian Alberto Volpecin, per rendere più credibile l’identità del prete, ha aggiunto il cognome a colui che, sebbene sia morto il 23 maggio 1998, dovrebbe celebrare il funerale di Giulio Mozzi. Ma sì, è una performance, Giulio Mozzi è Gian Alberto Volpecin, Giulio Mozzi non avrebbe mai scritto «è venuto a mancare», avrebbe scritto «è morto»; non avrebbe terminato nemmeno con «un abbraccio fraterno»; in verità, Giulio Mozzi non si fidava dei pezzi che avremmo inviato per questo suo nuovo progetto, intitolato Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo.

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E’ così che mi sono sbarazzato di lui / Nicola D’Attilio

25 luglio 2015 by

di Nicola D’Attilio

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Nicola D’Attilio ha pubblicato Una famiglia imperfetta, San Paolo Edizioni 2015.

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Sentite, vi confesso una cosa: ho chiuso con Giulio Mozzi. Me lo sono gettato alle spalle. Sono andato avanti.
Lo so, lo so: non è credibile. Giulio Mozzi compare nei ringraziamenti del romanzo, già. Al primo posto? Ma sì, tra i primissimi, diciamo.
E nelle note biografiche? Pure.
E ancora: ho parlato di lui nell’unica intervista (una cosa rara, l’intervista, non io che parlo di lui).
Ma è proprio per questo che dovevo, capite?
Non sono un ingrato, so che gli devo molto, se non tutto, ma non è così che si diventa grandi? Si prova ad andare oltre, a mettere a frutto tutti gli insegnamenti, a rischiare di tasca propria, che quando cadi stavolta la facciata la senti tutta e non puoi più incolpare altri al posto tuo.
Arriva un momento in cui il figlio decide di andare a vivere da solo. Se se lo può permettere, certo. Se trova un posto dove vivere. Se… vabbè, basta se. Era il momento di andare. Perché diciamocelo: Giulio Mozzi per me era una presenza davvero ingombrante.
Quando l’ho capito, dite? Lo ricordo bene: era da poco passato il weekend conclusivo della Bottega ed ero stato contattato dalla ALI, l’Agenzia letteraria internazionale. Con Giulio decidemmo di fare un ultimo editing del testo, una sorta di pulizia globale prima dell’invio all’agenzia. Mi buttai a capofitto a fare le modifiche concordate, poi Giulio fece altrettanto e, via posta ordinaria, mi rispedì il plico.
Che non arrivò.
Giorni di terrore, e fiducia in calo nelle poste italiane.
Ma Giulio è Giulio. E me lo rispedì (versione fotocopiata), con un altro plico.
Che non arrivò.
Il rapporto tra me e le poste italiane non fu più lo stesso.
Non potevo andare avanti da solo. Senza le correzioni di Giulio sarebbe stato un disastro: se il plico non veniva a me, potevo sempre andare io al plico. Così presi un treno per Milano e incontrai Giulio per ottenere quel tesoro inestimabile: l’editing di Giulio Mozzi.
Metà.
Metà?
Non aveva altre fotocopie. Aveva ricopiato tutto a mano una seconda volta e non era riuscito a finire. L’altra metà sarebbe arrivata la settimana successiva.
Non arrivò.
Ma ci sentimmo al telefono e ricevetti parole di conforto e fiducia circa la direzione intrapresa.
Ma parole di conforto e fiducia non sono un editing. E io come facevo?
Potevo farcela da solo?
Io?

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Persona a conoscenza dei fatti / Leonardo Colombati

24 luglio 2015 by

di Leonardo Colombati

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Leonardo Colombati ha pubblicato: Perceber, romanzo eroicomico, Sironi 2005 (poi Fandango 2010); Rio, Rizzoli 2007; Il re, Mondadori 2009; 1960, Mondadori 2014. Ha curato: Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole. Il grande romanzo americano (1972-2011), Sironi 2011 (prima ed. 2007); La canzone italiana 1861-2011. Storia e testi, Mondadori 2011.

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[…]

Giulio Mozzi? Non conosco alcun Giulio Mozzi.

[…]

Sì.

[…]

È vero. Nel 2004. Avevo mandato il dattiloscritto del mio primo romanzo all’indirizzo della casa editrice per cui a quei tempi Mozzi lavorava. Mi chiamò lui, un paio di mesi dopo; mi disse che non ci aveva capito nulla e che per questo era deciso a pubblicarlo.

[…]

La prima volta ci siamo incontrati a Padova. O forse a Milano. Non ricordo. Capii subito che avevo trovato la persona giusta. Uno che leggeva i libri in modo unico, uno che i libri li sapeva fare.

[…]

Ma che c’entra! Certo che l’ho incontrato, Giulio. Mille volte. Abbiamo lavorato insieme, mangiato insieme… E allora? Non vuol dire che io lo conosca. Infatti, non lo conosco affatto. Nessuno lo conosce.

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Hai fatto bene / Sandro Campani

23 luglio 2015 by

di Sandro Campani

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Sandro Campani ha pubblicato: È dolcissimo non appartenerti più, Playground 2005; Nel paese dei Magnano, Italic 2010; Non ti avevo nemmeno notato (graphic novel, disegni di Daniele Coppi), Playground 2010; La terra nera, Rizzoli 2013.

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L’uccisione di Giulio Mozzi, reale o simbolica che sia, avrebbe indubbi effetti positivi.
Innanzi tutto, aumenterebbe il PIL. È risaputo quanto poco redditizia sia l’attività della scrittura. Per stare al caso di colui che adesso sta scrivendo questo testo: si tratta di un imprenditore nel ramo della grafica per ceramica. È sabato mattina, ci sono un mucchio di commesse inevase, ma lui non è sul posto di lavoro a dar l’esempio, accrescendo il fatturato; lui sta scrivendo un pezzo che gli porterà via un numero imprecisato di ore, partendo fra l’altro dal dire come sia poco redditizio scrivere. Questo per colpa diretta di Giulio Mozzi, che gliel’ha proposto. Ma senza scomodare gli imprenditori e questo testo in particolare, possiamo dire che ci sono una svariata quantità di professioni (cassiera, cantoniere, guardia forestale, praticamente tutte) che rendono, come tariffa oraria, guadagno mensile e quindi capacità di spesa del lavoratore, immensamente più della scrittura (sempre ammesso che uno venga pagato con regolare contratto e pubblicato). E Giulio Mozzi, lui cosa fa, di mestiere? Irrobustisce e incoraggia chi è preda dell’idea di scrivere; lo fa con tale proprietà e capacità, con tale passione e correttezza, con tale fascino direi, da convincere l’allievo che la fatica di sacrificare le ore da solo a scrivere e riscrivere sia una cosa fenomenale.
Nel caso specifico di chi sta scrivendo qui, cioè l’imprenditore (ma allora non lo era) che ha incontrato per la prima volta Giulio Mozzi il 25 Aprile del 2010, bene, egli avrebbe buttato via definitivamente il romanzo su cui stava lavorando da sei anni o sette, avrebbe probabilmente rinunciato a scrivere del tutto, se non avesse frequentato, insieme a un’altra decina di persone, un seminario di editing curato da Mozzi, il quale gli instillò nuovamente la passione per questa occupazione quasi inutile.

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22 luglio 2015 by
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La formazione della fumettista e del fumettista, 35 / Tirando le somme

22 luglio 2015 by

di Matteo Bussola

[Ringrazio di cuore Matteo Bussola, che ha curato qui in vibrisse la rubrica La formazione della fumettista e del fumettista. Non abbiamo ancora deciso se riprendere la rubrica dopo l’agosto: “ogni congedo sta a metà tra una scommessa e un augurio”, come dice Matteo. Vedremo. Da parte mia posso dire che ho imparato molte cose, e mi sono pure divertito. Grazie anche alle fumettiste e ai fumettisti che hanno partecipato. gm]

La formazione delle fumettiste e dei fumettisti

La formazione delle fumettiste e dei fumettisti

Quando Giulio mi chiese se fossi interessato a curare una nuova rubrica su vibrisse, non dissi subito di sì.
Si trattava di contattare colleghi fumettisti e offrir loro l’opportunità di raccontarsi solo con le parole. Di farli parlare del loro percorso professionale, della pratica quotidiana e della loro idea di Fumetto. Soprattutto: di come a quel mestiere fossero arrivati. Attraverso quali prove, dubbi, difficoltà. La rubrica non aveva ancora un nome.
L’occasione sulla carta era ghiotta, ma c’era il fatto che io sentivo che non sarei riuscito a essere un curatore super partes. Non avrei spedito mail a pioggia tutte uguali agli autori che conoscevo – o a quelli che non conoscevo affatto – solo per essere corretto, men che meno per mettermi al sicuro ogni volta sull’uscita settimanale avendo sempre pezzi già stivati. Non avrei contattato i fumettisti sulla base della (sola) amicizia, o della fama, o di qualunque altra cosa avrebbe potuto farci gioco. Lo avrei fatto sulla base dei miei, sindacabilissimi, gusti. Delle mie sensazioni.
Poi c’era il discorso del tempo. Sospettavo che curare una rubrica – sia pur settimanale, sia pure online – avrebbe rappresentato un dispendio di energie superiore a quanto sarebbe potuto sembrare in un primo momento. E considerando che Giulio me lo chiese in un pomeriggio di fine estate, con tre figlie piccole a casa da scuola da più di due mesi e il sottoscritto già in ritardo sulle consegne, la cosa ebbe non poco peso sulla mia decisione finale.
Risolsi il primo dubbio non appena compresi che quel che io consideravo un atteggiamento arbitrario, è precisamente ciò che fa un curatore: decide una direzione, compie delle scelte. Le scelte sono sue. Riguardo al secondo dubbio decisi invece che non fosse così importante: mi era chiaro che quella del tempo è alla fine spesso una scusa. È come quando dici che non hai tempo per leggere, o per andare a correre, o impastare una pizza. Se una cosa ti interessa la fai, il resto è filosofia. Del resto, col senno di poi posso dire che su questo punto mi sbagliavo: il dispendio di energie è stato di molto superiore a quel che credevo all’inizio.

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Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo (finalmente)

21 luglio 2015 by

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Dieci buoni motivi per leggere il libro “Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo”

19 luglio 2015 by
Ulay incontra Marina Abramovich

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19 luglio 2015 by
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Volete farvi un’idea di che cosa succede nella Bottega di narrazione?

17 luglio 2015 by

di giuliomozzi

Potete dare un’occhiata al sito della Bottega, in particolare a due esempi di lavorazione dei testi: uno riguarda un racconto di Simonetta Viterbi, Gero, l’altro il racconto As an old memoria di Mimmo De Musso.

Potete dare un’occhiata alle videolezioni di Giulio Mozzi, o ascoltare la sua recente lezione triestina sull’esitare prima di scrivere.

Potete leggere le 100 puntate della rubrica del corso di scrittura a puntate pubblicato a suo tempo nella rivista Stilos.

Tutto questo senza spendere un soldo.

Necessità di una collezione di poesia?

17 luglio 2015 by
Dal fotoromanzo Droit de regards, di Marie-Françoise Plissart

Dal fotoromanzo Droit de regards, di Marie-Françoise Plissart

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16 luglio 2015 by
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