Radiofavole

25 aprile 2015 by
Il Mozzi alla Radio della Svizzera Italiana (tempo fa)

Il Mozzi alla Radio della Svizzera Italiana (tempo fa)

Interviste radiofoniche su Favole del morire:
RAi3, Fahrenheit (intervistatore: Tommaso Giartosio),
Radio Onda d’Urto, Flatlandia (intervistatrice: Monica Winters),
FizzShow (intervistatore: Alessandro Fizzotti),
Radio24, La prima volta (intervistatrice: Cristina Carpinelli).

Dieci leggende false o vere che circolano sul mondo dell’editoria indipendente

24 aprile 2015 by
Un editore indipendente, colto in un momento di relax

Un editore indipendente, colto in un momento di relax

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Giacomo Verri, “Racconti partigiani”

23 aprile 2015 by

di Demetrio Paolin

Il racconto proemiale dell’ultima fatica di Giacomo Verri (Racconti partigiani, Edizioni Biblioteca dell’immagine) ha per titolo “Festa per la liberazione”: una sorta di monologo in cui un partigiano si rivolge alla propria nipote nel momento in cui sente la proprie forze venir meno (“forse i pensieri che io credo dettati dalla ragione sono solo i capricci di un corpo e di una mente, come i miei, che vanno alla malora”) e passa il testimone della sua esistenza di lotta (lo dovrai dire tu, […], ma ai tuoi bimbi). Questo esemplifica, anche, il nucleo estetico e etico dell’opera di Verri: una riflessione inesausta sui temi legati alla guerra partigiana e alla sua rappresentazione. Già nell’opera prima, Partigiano inverno (Nutrimenti), l’autore aveva messo in scena una riscrittura efficace di quel periodo e già allora mi aveva colpito il suo tentativo di scrivere quella storia come se ne fosse stato protagonista. Racconti partigiani riprende in questo senso il discorso che il testo d’esordio aveva iniziato e lo porta a una più matura conclusione.

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Che cosa si fa in una Bottega di narrazione?

22 aprile 2015 by
Vuoi leggere le presentazioni e gli estratti dei romanzi scritti dagli "apprendisti" della Bottega di narrazione? Clicca sulla fotografia

Vuoi leggere le presentazioni e gli estratti dei romanzi scritti dagli “apprendisti” della Bottega di narrazione? Clicca sulla fotografia

La formazione della fumettista, 23 / Silvia Califano

21 aprile 2015 by

di Silvia Califano

[Questa è la ventitreesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Silvia per la disponibilità. gm].

Fisso Harlan Draka. Ho appena finito di disegnarlo. Se ne sta lì in piedi mentre gli edifici della piazza cinese intorno a lui si dissolvono nella nebbia. Il peggior vampiro della zona è nei paraggi. Forse è troppo spaventato. In fondo ne abbiamo già viste di queste situazioni, non c’è niente di cui aver paura, è il mio mestiere. Cioè, è il suo mestiere. Aggrotto le sopracciglia, raddrizzo la schiena, mi rendo solida. Cancello e ridisegno. Harlan è più sicuro, adesso siamo pronti al peggio. Guardo intorno a lui e penso che se fossi nebbia sarei più subdola. Allungo qualche filo di vapore verso le gambe del dampiro (il figlio di un vampiro e di una donna umana), come lo volessi afferrare, come volessi salirgli fino alla gola e soffocarlo. Questa cosa di essere della nebbia assassina mi sta piacendo.
Poso la penna della Cintiq e guardo di nuovo la scena. C’è da sistemare un po’ la prospettiva. Ai panneggi penserò in fase d’inchiostrazione. Adesso devo scrivere questo pezzo.

Per un momento ho la sensazione che la nebbia sia uscita dalla tavoletta grafica e abbia aggredito la mia, di gola. Ma a darmi i brividi sono due parole. Spuntano dal titolo di questa rubrica e mi guardano minacciose: una è “formazione”, l’altra è “fumettista”.

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Appunti su Kubrick

20 aprile 2015 by
2001, Odissea nello spazio

2001, Odissea nello spazio

 

di Marco Candida

(2001: Odissea nello spazio)

Di solito si definisce 2001 un film visionario e surreale. La qualità migliore del film di Kubrick è tuttavia il suo realismo. I viaggi interplanetari sono la rappresentazione più verosimile di quel che accade nello spazio. All’interno delle navicelle il the può essere servito a testa in giù data la possibilità di giocare con la gravità. Certo, di solito vediamo le persone camminare a testa in giù solo nei sogni o nelle allucinazioni. Quindi quando vediamo la stessa cosa possibile in una navicella spaziale l’effetto che ci fa è surreale. Però è reale. Kubrick compie un’operazione da artista vero. Non racconta storie surreali, ma individua gli elementi surreali presenti nella realtà. L’assenza di gravità è uno degli ingredienti fondamentali di ogni buona visione surreale. L’uomo che vola. L’uomo a testa in giù. L’uomo in grado di sollevare pesanti macigni con un dito. Cose possibili solo in particolari condizioni di gravità. Kubrick mostra il surreale che è nel reale. Un breve appunto ora sulla colonna sonora. Queste stazioni spaziali e astronavi che orbitano e girano nello spazio sembrano ricreare i movimenti di un ballerino di danza classica. Ed ecco quindi Danubio Blu e Strauss come colonne sonore perfette questa forma di danza. Ma torniamo al realismo di 2001. Il computer Hal 9000 impazzisce. Diventa una pericolosa minaccia per l’equipaggio a bordo. Astutamente Kubrick mette solo due unità a bordo della navicella spaziale. Altrimenti un numero maggiore avrebbe richiesto una pellicola di una decina di ore almeno. Hal 9000 procede all’eliminazione dei due soggetti. S’inventa un guasto al di fuori della navicella spaziale. Per ripararlo uno dei due deve indossare la tuta e uscire. L’operazione però viene rappresentata realisticamente. I movimenti sono lenti. Non c’è nulla di spettacolare. Quando l’astronauta perde ossigeno e precipita nello spazio profondo non ci sono urla o rumori. Nulla. Perché nello spazio non si possono udire. L’effetto realistico ha come conseguenza la despettacolarizzazione. Kubrick non si domanda soltanto “Cosa accadrebbe se” ma “Cosa accadrebbe realmente se”. (In fondo non c’è molta differenza tra Hal 9000 e lo squalo dell’omonimo film di Spielberg. Sarà forse per questo che nel sequel di 2001 fu chiamato come attore protagonista lo stesso attore protagonista di Lo Squalo?) Hal impazzisce e diventa un eliminatore mortale. L’idea potrebbe persino essere degna di un horror se non fosse che il degonflage operato da Kubrik rende impossibile l’utilizzo di questa categoria. Ora qualche breve annotazione sul monolite. Nel sequel di 2001 apprendiamo che l’astronauta ha incontrato un monolito di due chilometri diverso da quello avvistato dall’equipe di astronauti sulla Luna: questi era assai più piccolo. Vi entra all’interno cominciando un viaggio interstellare che si tramuta alla fine in un viaggio cerebrale. Oltre l’infinito (questo il titolo dell’ultima parte di 2001: Beyond the Infinite) l’uomo trova se stesso, la sua mente, la sua vita. Non è dissimile da quanto accade nel film recentissimo Interstellar.  Anche se il significato del viaggio in 2001 è probabilmente molto più ampio. Ultima annotazione. All’inizio di 2001 le scimmie scoprono di poter usare l’osso di un animale come arma contundente. A turno picchiano un’altra scimmia girandole intorno e dandole una bastonata. I compagni di Soldato Palla di Lardo nel film di Kubrick Full Metal Jacket passano uno per volta dandogli un colpo allo stomaco con un sapone avvolto in una federa ricordando la tribù di scimmie di 2001.

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Pubblicità / Corso fondamentale di narrazione

20 aprile 2015 by
Affrettarsi! C'è tempo fino a mercoledì

Affrettarsi! C’è tempo fino a mercoledì

Dieci parole alle quali Giulio Mozzi è allergico

19 aprile 2015 by

di giuliomozzi

1. Bhè.

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Pubblicità / Corso fondamentale di narrazione

19 aprile 2015 by
Non spingete! C'è posto per tutti

Non spingete! C’è posto per tutti

Dieci leggende false che circolano sul mondo della grande editoria

16 aprile 2015 by
Coccodrillo newyorchese, fotografato nel suo ambiente naturale

Coccodrillo newyorchese, fotografato nel suo ambiente naturale

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16 aprile 2015 by
Un Corso fondamentale di narrazione? Magari...

Un Corso fondamentale di narrazione? Magari…

Davanti e dietro la scrittura. Donne e uomini alle prese con identità di genere, ruoli, gerarchie e riconoscimento pubblico

15 aprile 2015 by
Leggi il programma del convegno (Bologna, sabato 18 aprile)

Leggi il programma del convegno (Bologna, sabato 18 aprile)

Link. Pdf.

Dieci cose che possono capitare quando si tratta di decidere se pubblicare o no un certo romanzo

15 aprile 2015 by
La tavola rotonda

La tavola rotonda

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La formazione della fumettista, 22 / Valentina Romeo

14 aprile 2015 by

di Valentina Romeo

[Questa è la ventiduesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Valentina per la disponibilità. gm].

valentina_romeoHo sempre avuto una forte passione per il racconto attraverso le immagini, sono cresciuta divorando cartoni animati della Disney e giapponesi, e sognavo un giorno di poter disegnare proprio per la Disney, o comunque di diventare una disegnatrice e far vivere i miei personaggi nel modo più realistico ed elegante possibile.
I classici Disney come Cenerentola, La bella e la bestia, La spada nella roccia, mi colpivano particolarmente per l’eleganza dei disegni, per l’espressività dei personaggi, per le atmosfere fiabesche e per quell’umorismo che non appesantisce mai le storie. Ero affascinata dai movimenti realistici ma nello stesso tempo idealizzati, come se ogni movimento fosse tanto naturale quanto una forma d’arte. Che poi, quest’ultima cosa, è quello che mi affascina anche della cultura giapponese. In Memorie di una geisha per esempio, la protagonista parla proprio di questo aspetto, dicendo che i giapponesi riescono a trasformare le abitudini in arte, rendendo più affascinante perfino prendere un tè in compagnia. Il gesto più comune si trasforma in una visione che mi ipnotizza, dove l’amore per il bello cattura immediatamente la mia attenzione.
Per riuscire a realizzare il mio sogno di diventare disegnatrice bisognava studiare molto, e l’avrei fatto se la mia famiglia mi avesse appoggiata, ma non è stato così. Certe realtà, magari lontane da quelle che sono le aspirazioni più comuni possono spaventare i genitori, e infatti i miei non volevano rimanessi delusa nell’intraprendere una strada così difficile. Ma, raggiunta la maggiore età, mi sono spostata a Napoli per studiare prima Architettura e poi, con un atto di coraggio, mi sono iscritta alla Scuola del Fumetto per tentare una prima e forse ultima volta di realizzare il mio sogno di infanzia.
Con tenacia e disciplina mi sono diplomata con il massimo dei voti e ho trovato subito dei piccoli lavori che mi hanno permesso di continuare la strada dei miei sogni fino al punto in cui mi ero prefissata di arrivare: essere assunta dalla Sergio Bonelli Editore, la casa editrice più prolifica e importante di Italia.

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14 aprile 2015 by
Ma cos'è quello? Un corso di scrittura?

Ma cos’è quello? Un corso di scrittura?

Botta e risposta / La “donna fiera” risponde a Claudio Tolomei

13 aprile 2015 by

Cuore_di_Pietra__by_Corvola

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Botta e risposta / La “donna sua” risponde a Giosue Carducci

12 aprile 2015 by
Contrasti in famiglia

Contrasti in famiglia

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Botta e risposta / La sera risponde a Ugo Foscolo

10 aprile 2015 by
Una sera nel Salento, 2005

Una sera nel Salento, 2005

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Francesco Paolo Maria Di Salvia e “La circostanza” / Terza domanda

9 aprile 2015 by

[Sono convinto che il romanzo di Francesco Paolo Maria di Salvia, La circostanza, sia un’opera di altissimo livello. Ho deciso di fare qualche domanda a Francesco, pregandolo di darmi le risposte più lunghe possibile. gm]

[Prima domanda e risposta] [seconda domanda e risposta]

3. Italo Saraceno. Italo Svevo. Che c’è tra loro due? A parte il fatto che Italo Saraceno sembra essere un narratore inattendibile più o meno come è un narratore inattendibile lo Zeno Cosini inventato da Svevo. Il suo raccontare mi sembra un continuo riformulare, riaggiustare il passato – per dargli una coerenza e un senso.

3172038Tutti hanno una loro personale ultima sigaretta. Questa è, secondo me, una delle intuizioni fondamentali di Svevo; e uno dei motivi per cui l’opera sia riuscita a sopravvivere al suo autore. Un mio amico mi prendeva in giro, – quand’ero tornato, come un Alfonso Nitti qualunque, al paesello nel tentativo di terminare La circostanza, – dicendomi: «Stai facendo il remake di Svevo: l’ultima paginetta!». Una ancora e poi smetto; un’altra! Dai, questa è l’ultima, giuro!

Italo Saraceno se ne accende parecchie di ultime sigarette; ma ce n’è una che è più importante delle altre: la sua sigarettina all’oppio è la rivoluzione, ossia la forma d’idealismo che ho scelto di appioppargli. «La Rivoluzione! Eccola! A portata di mano! La crisi del capitalismo! La crisi, evviva! Ci siamo! No, non era un’opzione reale, hai visto? Poi arriva un’altra crisi! Allora forse ci sbagliavamo: era davvero un’opzione reale! Dai, a organizzarsi! Ma come? Niente rivoluzione neanche stavolta? Cerchiamo di combattere dall’interno, allora! Ma poi: ecco l’inizio di un’altra crisi! Dai, dai, stavolta ce la facciamo: la rivoluzione era proprio un’opzione reale! Ma dici sul serio? La crisi è già finita pure stavolta?». L’ultima sigaretta per intere generazioni di oppiomani. Inetti con aspirazioni che gli americani definirebbero larger than life.

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Botta e risposta / La sorella risponde a Marino Moretti

9 aprile 2015 by
L'ospite è come il pesce...

L’ospite è come il pesce…

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