24 maggio

24 maggio 2015 by

Dichiarazione.

Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita.
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra perché “mi vuol bene”
“per me” nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire.

Altri morirà per le medaglie e per le ovazioni
ma io per questo popolo illetterato
che non prepara guerra perché di miseria ha campato
la miseria che non fa guerre, ma semmai rivoluzioni.
Altri morirà per la sua vita
ma io per questo popolo che fa i suoi figlioli
perché sotto coperte non si conosce miseria
popolo che accende il suo fuoco solo a mattina
popolo che di osteria fa scuola
popolo non guidato, sublime materia.

Altri morirà solo, ma io sempre accompagnato:
eccomi, come davo alla ruota la mia spalla facchina
e ora, invece, la vita.

Sotto ragazzi,
se non si muore
si riposerà allo spedale.
Ma se si dovesse morire
basterà un giorno di sole
e tutta Italia ricomincerà a cantare.

Piero Jahier
(da Poesie in versi e in prosa, ed. 1964).

Dieci domande serie sui corsi di scrittura e di narrazione (8)

24 maggio 2015 by
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Un minuto nella vita di Giulio Mozzi

21 maggio 2015 by

Milano, mercoledì 20 maggio 2015, ore 05.35.

Mario Capello, “L’appartamento”

21 maggio 2015 by

di Demetrio Paolin

Nel romanzo breve L’appartamento (Tunué) Mario Capello ci consegna uno squarcio interessante su un preciso momento della nostra storia patria. La scelta, però, è quella di non affrontare questo tema direttamente, ma eleggendo un punto di vista laterale, non volendo quindi mettere al centro la Storia, ma invece una piccola particella di vita che incrociamo come per caso.

L’appartamento narra le vicende di Angelo, che ha una moglie e un figlio, lavora come editor e lettore per alcune case editrici e vive in San Salvario a Torino. Il romanzo inizia con la consapevolezza del protagonista che la vita che sta conducendo è destinata al fallimento e alla sconfitta. Angelo decide di fare un passo indietro, di mettere da parte le sue velleità artistico culturali, tornando a vivere al paese, dove si guadagna da vivere facendo l’agente immobiliare.

La crisi famigliare, la crisi del lavoro, il ritorno a casa: Angelo rappresenta perfettamente il risultato di quella generazione nata nei ’70 e detentrice di ricordi che per quanto vividi si perdono nell’ovatta dell’infanzia. Capello ci descrive non il percorso che ha portato la nostra generazione a questo fallimento, ma semplicemente lo mostra.

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Dieci domande serie sui corsi di scrittura e narrazione (5, 6, 7: dove si parla anche di soldi)

21 maggio 2015 by
Clicca su Rischiatutto per vedere le domande

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La formazione della fumettista, 27 / Elena Cesana

19 maggio 2015 by

di Elena Cesana

[Questa è la ventisettesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Elena per la disponibilità. gm].

elena_cesanaCi sono cose che scegli e cose che scelgono te.

Questo l’ho capito a nove anni, quando già soffrivo di mal di schiena perché avevo il vizio di disegnare fino a tardi con le spalle al divano di casa, il culo a terra e un blocco bianco o a quadretti sulle ginocchia. Amavo disegnare cavalli. Cavalli, mostri e belle donne. Il “bagaglio culturale” è una delle cose che non è che sempre puoi sceglierti, e nel mio caso quello che disegnavo arrivava in buona parte dal fatto che avessi con mio padre il rito del film horror del week end: La casa, L’esorcista, La cosa, Freaks e le trasposizioni dei racconti di Poe con Vincent Price. Il mio gusto si è formato così, tra le inquadrature di grandi registi del genere horror, le stesse che riuscivo a trovare nei Dylan Dog di Corrado Roi, perché quelli erano gli unici Dylan che mio padre comprava, assieme a quelli di pochi altri disegnatori. Gli unici che secondo lui raccontavano con il giusto peso le faccende di colui che è stato in assoluto il mio primo amore. Cartaceo, s’intende. In quegli effetti a spugnetta, in quei tratti graffiati e in quella nebbiolina così morbosamente presente, mi perdevo. Volevo capire come potesse farlo. Perché era tutto così bello e nero. Volevo farlo anche io.

Con la benedizione del papà e la rassegnazione della mamma, io e Dylan abbiamo approfondito la nostra conoscenza, tanto da portarlo “con me” alla tesi di maturità.

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Le “formazioni” a Milano (scrittrici e scrittori)

18 maggio 2015 by
Clicca sulle copertine, leggi la scheda

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Martedì 19 maggio alle 18.30, a Milano presso lo Spazio Melampo (via Carlo Tenca 7) prima pubblica presentazione dei due volumi – La formazione della scrittrice e La formazione dello scrittore – pubblicati dall’editore Laurana: il primo a cura di Chicca Gagliardo, il secondo a cura di Gabriele Dadati. I due volumi prendono ispirazione dalle due rubriche pubblicate per diversi mesi in vibrisse, e intitolate appunto La formazione della scrittrice e La formazione dello scrittore.

Un minuto nella vita di Giulio Mozzi

17 maggio 2015 by

“Fanciulli di sabbia” di Lorenzo Muratore.

17 maggio 2015 by

di Luigi Preziosi

“Romanzo di tormenti, di vite scomparse nelle acque, ma fatto di una lingua che si inarca e implode, si estende, si spezza quando gli archi non reggono, una lingua, insomma, ed è la cosa che più conta”: così Marino Magliani, in un recente intervento sul blog della rivista torinese Atti impuri, ci introduce alla lettura di Fanciulli di sabbia, di Lorenzo Muratore, in uscita presso Nerosubianco. Ed in effetti, ciò che in primo luogo colpisce di questa opera prima lungamente meditata, è la lavorazione sapiente della parola, la tornitura complessa ed articolata, talvolta onusta, della frase, la straordinaria capacità di narrare per contorni, piuttosto che dettagliare eventi o fatti. L’arpeggio virtuoso, insistito fino ad estreme risonanze, prevale volutamente sull’ordito della storia, retta su dissolvenze, su descrizioni senza contorni, sull’indefinitezza del singolo episodio: di gran lunga preminente deve essere, nelle intenzioni dell’autore, ed anche negli esiti narrativi, la rappresentazione di emozioni che dagli eventi scaturiscono. E ciò è tanto più plausibile se si pensa che Fanciulli di sabbia è un romanzo di formazione, più precisamente la storia dell’educazione sentimentale di un ragazzo dell’entroterra ligure degli anni Cinquanta del secolo scorso.

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Richiesta d’informazioni

15 maggio 2015 by

di giuliomozzi

Suona il telefono. Numero sconosciuto. Rispondo.
“Buongiorno signor Mozzi, volevo parlare con il signor Mozzi, è lei?”, dice una voce femminile leggermente ansiosa.
“Sono io”, dico.
“Buongiorno signor Mozzi. Le telefonavo per avere qualche informazione sui suoi corsi di scrittura”, dice la voce femminile leggermente ansiosa.
“Mi dica”, dico.
“In realtà, signor, Mozzi, volevo alcune informazioni su di lei”, dice la voce femminile leggermente ansiosa.
“Anch’io voglio un’informazione su di lei”, dico.
“Quale informazione?”, dice la voce femminile leggermente ansiosa.
“Il suo nome”, dico.
“Ah, mi scusi. Sono Arianna. Arianna Bondi”, dice Arianna.
“Bene”, dico. “Allora, Arianna, quali informazioni le servono?”.
“Lei capirà che la qualità di un corso”, dice Arianna, “a prescindere dal programmma che poi è sempre quello che deve essere, con tutti gli argomenti che ci devono essere, dipende sempre dalla qualità del docente”.
“Sono d’accordo”, dico.
“Allora io vorrei sapere se lei ha frequentato la Scuola Holden”, dice Arianna.
“No”, dico.
“Ah, peccato”, dice Arianna.
“Perché peccato?”, dico.
“Perché io cercavo un docente che avesse frequentato la Scuola Holden”, dice Arianna.
“Io ho insegnato nella Scuola Holden”, dico.
“Ha insegnato?”, dice Arianna.
“Sì”, dico.
“Eh, ma non è la stessa cosa”, dice Arianna.

Un minuto nella vita di Giulio Mozzi

15 maggio 2015 by

“La formazione della scrittrice”, “La formazione dello scrittore”: intervista

14 maggio 2015 by
Clicca sull'immagine (che non c'entra niente) per ascoltare l'intervista a Gabriele Dadati.

Cliccate sull’immagine (che non c’entra niente, come avrete capito subito) per ascoltare l’intervista a Gabriele Dadati.

Dieci domande serie sui corsi di scrittura e narrazione (3 e 4)

14 maggio 2015 by
La seconda e la terza domanda

La seconda e la terza domanda

Dieci criteri per orientarsi nel magico mondo della punteggiatura

13 maggio 2015 by

Ponctuation-2

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La coscienza increata di “Ulysses”

12 maggio 2015 by

di Marco Candida

Incontrare per la milionesima volta
la realtà dell’esperienza
e forgiare nella fucina della mia anima
la coscienza increata della mia razza
(Gente di Dublino)

Intro

Alcune annotazioni in seguito alla lettura dell’Ulisse di Joyce. L’edizione è quella dei Tascabili Mondadori. Traduzione Giulio de Angelis. Nella quarta di copertina c’è scritto: “Un uomo a spasso per Dublino dalle 8 alle 2 di notte del 16 giugno 1904: le sue azioni, i pensieri, le azioni e i pensieri della città, delle cose, della gente che incontra, di Stephen Dedalus…”. Le azioni e i pensieri delle cose? No, l’Ulisse non arriva a tanto… Ma quasi.

Birra

L’Ulysses si apre con questo paragrafo:

Solenne e paffuto Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò:
“Introibo ad altare Dei”

E’ interessante soffermarsi, in quest’incipit, sul particolare del “bacile di schiuma”. Il bacile viene JamesJoyceStatue2anche levato in alto e offerto a Dio. E’ possibile che Joyce abbia voluto servirsi dell’immagine del “bacile di schiuma” come succedaneo alla birra?
La birra è un liquido sacro nell’Ulysses. A pag. 306 leggiamo:

Una bella cotta, s’era preso, in una gargotta di Bride Street dopo l’ora di chiusura, brancicava due sciupate col magnaccia che stava di guardia e beveva birra in tazze da tè.

Addirittura la birra è degna d’essere versata in pregiate tazze da tè! E ancora a pagina 404:

Da quattro minuti circa teneva gli occhi fissi su un certo quantitativo di birra Bass numero uno imbottigliata da Bass e Co di Burton-on-Trent che si trovava situata in mezzo a un gran numero di analoghe bottiglie esattamente difronte a dove egli stava e che erano certamente intese ad attirare l’altrui attenzione a cagione del loro aspetto scarlatto.

La birra torna, nell’Ulysses, e viene sempre presentata e descritta sotto una luce aurea, sacrale, è un nettare divino.
Come mai Joyce dava così tanta importanza al luppolo? Forse solo perché gli piaceva? Oppure è un elemento simbolico? Non potrebbe essere che tanto l’Ulysses quanto il Finnegans Wake rappresentino la schiuma alfabetica dei fatti? Quanta minor birra versi nel bicchiere, quanto più velocemente lo fai, tanto maggiormente otterrai schiuma.

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Dieci domande serie sui corsi di scrittura e narrazione (1 e 2)

12 maggio 2015 by
Le prime due domande

Le prime due domande

La formazione della fumettista, 26 / Tina Valentino

12 maggio 2015 by

di Tina Valentino

[Questa è la ventiseiesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Tina per la disponibilità. gm].

tina_valentino«Oh mà, senti n’attimo sta’ cosa che ho scritto?»
«Dopo metti a Peppino di Capri?»
«Sì mà …mò sentimi, così vedo se va bene.»
«…e jà, vai!»
«E tu che vuoi fare da grande?»
«Uà, io sò vecchia!»
«…no mà, era la parte iniziale…statti zitta!»
«Ah, ok.»

«E tu? Che vuoi fare da grande?». «I disegni!», risposi dal castigo dietro la lavagna in prima elementare, mentre la polvere di gesso che cadeva faceva ben capire la mia idea di punizione.
I miei primi contatti con i fumetti furono quelli su cui, a 4 anni, iniziai a leggere e cioè Diabolik e Geppo ma, fondamentalmente, la mia idea di far disegni mi veniva dalle ore passate a guardare la miriade di cartoni animati di quegli anni, in cui la morale fondamentale e prevalente era «se vuoi puoi…ma devi farti il culo!» (e volendo buttarci sul teatrale, metterti pure le catene ai polsi come Mimì nella nazionale della pallavolo). Puoi farlo in compagnia come Holly e la New Team o da sola come l’attrice Maya, ma una cosa era chiara…ci sarebbero stati un Mark Lenders con tutta la Muppet o un’Ayumi. Fatto sta che io volevo disegnare!
Il primo pubblico sostenitore era composto dai colleghi di mio padre che appendevano ovunque i miei disegni in giro per gli uffici postali, e il mio piccolo sano ego sociale si costruiva, frammisto alla tenera fiducia che si forma a quell’età. Il primo trauma invece avvenne nelle “vicinanze”, ritrovando in un cassetto tutti i mille disegni che mio padre giurava di spedire alla posta di Bim Bum Bam e che non arrivavano mai perché «erano fatti male» ( testuali parole ), mentre io passavo il tempo a guardare il programma speranzosa di sentirmi nominare, con mamma che ripeteva «dopo lo vedi…mò studia!».

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Un minuto nella vita di Giulio Mozzi

10 maggio 2015 by

Dieci trucchi sicuri per diventare un classico

8 maggio 2015 by
Questo non è un classico.

Questo non è un classico.

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Un’altra scuola, di Giovanni Accardo

6 maggio 2015 by

[Giovanni Accardo è insegnante di Lettere presso il Liceo Pascoli di Bolzano. Oggi arriva in libreria, pubblicato da Ediesse nella collana Carta bianca curata da Angelo Ferracuti, il suo libro-diario Un’altra scuola. Ecco le prime pagine. Chi preferisce, può prelevare l’estratto in pdf gm].

Ottobre

Lunedì 1

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Cominciano le riprese di Aquadro, così s’intitola il film, scritto e diretto da Stefano Lodovichi, prodotto dalla Mood Film, in coproduzione con Rai Cinema. Per tutta la settimana con la collega Ieraci siamo esonerati dalle lezioni, il nostro compito sarà quello di assistere la troupe e seguire gli studenti delle due classi che faranno da comparse. Chiedo alla preside se mercoledì la collega può stare da sola per le prime due ore perché devo interrogare su I promessi sposi in seconda e D’Annunzio in quinta.
Ieri mi è arrivato un sms di Elizabeth, la responsabile del cast: mi chiedeva se sono disponibile a fare la comparsa in alcune scene in cui serve un insegnante. Non ci penso neppure un secondo e do la mia disponibilità. È la prima volta che vedo un set.
Alle 8.00 del mattino, con la collega Ieraci e gli studenti delle due quinte che faranno da comparse, ci troviamo al terzo piano del liceo. Un’aula è stata trasformata in sartoria e sala trucco. Non va bene come sono vestito, hanno deciso che i costumi dovranno essere omogenei e su tonalità del grigio o del blu. Niente colori accesi, niente magliette con scritte, niente camicie a righe o a quadri.
Non vorrete mica dare l’immagine di una scuola grigia?, dico, questa è una scuola allegra e colorata. Ginevra, la costumista, mi sorride, ma mi chiede di cambiare la maglia. Mi cambio e aspetto il mio turno. Intanto i ragazzi domandano come funzionerà col pranzo, visto che per una settimana dovranno restare a scuola fino alle 18.00. Chiedo al produttore, se hanno previsto un cestino per gli studenti. Non abbiamo soldi, mi dice, non riusciamo a pagare il pranzo, però possono prendere da bere, ma anche il caffè e le merendine che il catering mette a disposizione durante le riprese. Spiego la situazione alla preside, non mi sembra giusto che i ragazzi stiano qui mattina e pomeriggio e si devono portare il pranzo da casa, oppure pagarselo al bar, dico. Senta la segretaria, se abbiamo soldi.
«Professore», mi fulmina la segretaria, «non ci sono soldi».
«Su, faccia la brava, provi a cercare qualcosa».
Mi guarda e ride, dopo si avvia verso la cassaforte.
«Ci sono le cauzioni delle chiavi degli armadietti, quelle degli anni precedenti che non abbiamo restituito perché non hanno riconsegnato la chiave alla fine dell’anno scolastico».
«Ha visto che qualcosa c’era», le dico.
Proviamo a contare, ma non c’è molto. Vado al bar, chiedo quanto costa uno sfilatino con salame e formaggio o prosciutto e formaggio, me ne servono quarantacinque, dico a Piero, il barista. Riusciamo a coprire soltanto tre giorni. I ragazzi ringraziano comunque. Vedrò di inventarmi qualcosa per gli altri giorni, prometto.
Dopo una giornata ad aspettare, non arriva il turno delle mie riprese. Restituisco la maglia in sartoria e alle 18.30 me ne torno a casa.

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