“ADA39”, di Cosimo Lupo / Sesto e ultimo estratto

22 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39”. Ve ne propongo sei estratti – oggi l’ultimo -, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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“Dal disincanto all’innocenza”

16 marzo 2018 by

Il cammino dei sette personaggi di Claudia inizia quando sono ormai maturi, i giochi fatti, i destini compiuti. Giovani adulti che hanno combattuto come potevano il loro destino. Il lettore fa il tifo per tutti loro, o quasi, ma non può più sperare che si salvino. Può solo riannodare i fili delle vite di quei personaggi scritti dagli stessi scaltri autori che scrivono le vite di molti di noi: difficoltà economiche, violenze familiari, perbenismo soffocante, solitudine.
Claudia Grendene decide così di procedere all’indietro, dal disincanto all’innocenza, e la narrazione si mantiene perfettamente coerente e conseguenziale. Pagina dopo pagina il carattere dei personaggi si delinea e prende forza ma alla fine di ogni capitolo ci si chiede come abbia fatto a gestire la marcia contraria, come sia riuscita a ragionare invertendo futuro e passato. (continua)

In Cultweek Roberta Virduzzo recensisce il romanzo di Claudia Grendene Eravamo tutti vivi, testè pubblicato presso Marsilio.

“ADA39”, di Cosimo Lupo / Quinto estratto

15 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39”. Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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Che cosa c’entrano Jane Birkin e Serge Gainsbourg con il racconto del paesaggio?

14 marzo 2018 by

C’entrano, c’entrano. E neanche poco. Per scoprirlo, leggete l’articolo Je t’écoute moi non plus, nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione. gm.

“Fantasmi e fughe”: un libro in omaggio

13 marzo 2018 by

Fantasmi e fughe, di Giulio Mozzi

Clicca e preleva il libro

Uno scrittore viaggia a piedi per mezza Italia, nell’estate più calda del secolo. Incontra persone, osserva luoghi, sta giorni interi senza parlare con nessuno, vive piccole avventure di inospitalità. Poi torna a casa e racconta la piattezza dell’Emilia, l’orrore della circonvallazione di Bologna, l’interminabilità della costa marchigiana. E, curiosamente, dal racconto di questo viaggio nascono racconti di altri viaggi, sempre a piedi, attraverso città, paesi, stanze, bar, uffici pubblici, corridoi di treno.

Questo non è un libro di viaggio, né un libro di racconti, bensí un libro di storie incontrate e ricordate camminando. È nato da un desiderio dell’autore («Voglio vedere l’Italia com’è, guardarla da vicino»), e si è trasformato in un’avventura della percezione. Lo scrittore-viaggiatore si muove negli spazi urbani, nelle periferie, nelle campagne, lungo il Po e lungo l’Adriatico, come una sorta di Palomar-Hulot concentratissimo e distratto, osservatore e sognante, libero e impedito.
Chi ha apprezzato i precedenti libri di Giulio Mozzi, troverà qui uno scrittore diverso; spesso comico, a volte avventuroso, appassionato alla superficie delle cose: ciò che si può vedere, ossia tutto ciò di cui possiamo avere davvero conoscenza.

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“ADA39” di Cosimo Lupo, quarto estratto

9 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio / Mappe in profondità

8 marzo 2018 by

di giuliomozzi

[Nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio sto pubblicando degli Esercizi per l’esplorazione del paesaggio. Vi propongo quello di oggi. gm].

Focalizziamo. Un vecchio proverbio statunitense dice, più o meno: se qualcosa accade nel Kansas, può accadere ovunque (o forse dice l’inverso: se qualcosa accade da qualche parte, può accadere anche in Kansas). Il Kansas è più o meno al centro fisico degli Stati Uniti d’America (trascurando Alaska e Hawaii):

Il centro degli Usa: il Kansas

Il centro degli Usa: il Kansas

Non esattamente al centro del Kansas, ma proprio per questo forse più vicina al centro degli Stati Uniti, c’è la Chase County:

Chase Conuty, Texas

Chase Conuty, Texas

Poco meno di 2.700 abitanti, densità di una persona e mezza (scarsa) per chilometro quadrato, fondata l’11 febbraio del 1859 dal signor Salmon Portland Chase, la Chase County è quello che si potrebbe ben definire un posto da nulla. Un luogo trascurabile. Ai bordi, ma già immersovi, dell’immensa prateria che ricopre quasi completamente la Grande Pianura.

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Desiderare figlio non è come scolpire marmo

5 marzo 2018 by

di Demetrio Paolin

[questo articolo è stato pubblicato nel numero de La lettura, supplemento del Corriere della sera, in edicola questa settimana].

Gabriele Dadati con L’ultima notte di Antonio Canova (Baldini & Castoldi, 2018) ci consegna, coraggiosamente, un romanzo storico alla vecchia maniera. Siamo a Venezia nel 1822, il grande scultore Antonio Canova, prossimo alla morte, decide di raccontare al fratellastro Giovan Battista Sartori una vicenda di cui è stato protagonista e spettatore, e che riguarda l’uomo più potente del quel tempo: Napoleone Bonaparte. Nel 1810 Canova è a Fontainebleu, l’imperatore di Francia l’ha chiamato perché vuole che Maria Luisa d’Austria venga ritratta in un busto di marmo. Lo scultore, mentre è a corte, viene avvinto nelle spire di una strana congiura, che riguarda Napoleone, la sua sposa e il futuro della Francia.

L’ultima notte di Antonio Canova è un serie di cerchi via via più stretti, che corrispondono a diversi punti focali della narrazione: in primo luogo abbiamo il grande artista alle prese con la sua morte solitaria, la sua debolezza fisica, la malinconia per il tempo sprecato e i rimpianti per la gioventù. In questo contesto si inserisce un secondo quadro temporale, l’ottobre del 1810, dove nello sfarzo della corte di Napoleone lo scultore viene a conoscenza del terribile segreto, che  viene raccontato – e abbiamo qui il terzo e più importante scenario –  dal punto di vista di Maria Luisa.

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Uno scrittore

2 marzo 2018 by

Andrea Comotti. Clicca sulla sua barba

“ADA39” di Cosimo Lupo, terzo estratto

1 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

[Leggi o ascolta il primo e il secondo estratto].

Da ADA39

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Fermo-paesaggio: un gioco-concorso serio (e facile) (con premi) (non costa niente)

26 febbraio 2018 by

Winslow Homer, Artists Sketching in the White Mountains

di Fiammetta Palpati e Giulio Mozzi

Il gioco è facile davvero. Vi chiediamo di mandarci una vostra fotografia di paesaggio (una!, ci raccomandiamo, non dodici dozzine di dozzine di fotografie!), possibilmente una di quelle fotografie che si fanno po’ al volo, senza stare tanto a pensarci, perché qualcosa colpisce e – senza nessuna intenzione o ambizione di fare bellezza o altro – lo si vuol ricordare.

Vi chiediamo di mandarci non solo la fotografia, ma anche un breve testo. Su cosa significhi “breve”, vedete un po’ voi. Il testo dovrà avere una relazione con la fotografia, ma – possibilmente – una relazione non esplicita, non evidente, magari proprio segreta. Come regola generale (ma da non prendere troppo rigidamente): il testo non nomini ciò che compare nell’immagine.

Nel sito del laboratorio Raccontare il paesaggio, tutte le istruzioni per partecipare al gioco Fermo-paesaggio.

Ragionamento intorno a una tendenza della narrativa italiana attuale

22 febbraio 2018 by

di Demetrio Paolin

Esiste nella letteratura un personaggio più complesso di Dio? Mi sembra questa una di quelle domande che dovremmo prima o poi iniziare a farci con una certa profondità di analisi. Il problema in questo caso non è tanto essere credenti o meno, quanto riconoscere che il cristianesimo, la Scrittura, la sua teologia e le sue narrazioni sono una miniera inesauribile di immaginazioni. A questo discorso di immaginario si aggiunge, poi, un dato narratologico interessante. Per chi pratica la scrittura osservare il fenomeno di come nasce Dio; o di come Dio si sviluppa nella Bibbia (pensiamo alla differenza tra il Dio della Genesi e quello del Levitico)  è assolutamente centrale.  E questo gioco legato a quale Dio credi potrebbe continuare a lungo, pensiamo solo alle differenze tra il Dio di Paolo e il Dio di Pietro, così pure il Cristo di Luca così differente da quello di Giovanni o di Matteo.

A dire il vero punto focale di questo intervento non è neppure il crociano “non possiamo non dirci cristiani”, ma prendere atto che molte delle categorie che noi usiamo, seppure traslate e rese più liquide dalla modernità, sono in realtà categorie che hanno a che fare con la religione. Il pezzo nasce, quindi, anche dall’esigenza di mettere ordine pensieri che sono nati leggendo una serie di novità  editoriali, che hanno posto al centro la tradizione del libro e la tradizione religiosa, legata alla Scrittura.

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio

22 febbraio 2018 by
John Constable, Malvern Hall

John Constable, Malvern Hall

Da qualche giorno vado pubblicando, nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio della Bottega di narrazione, alcuni “esercizi per l’esplorazione del paesaggio”. Chi fosse interessato a darci un’occhiata, clicchi sul paesaggio qui sopra.

“ADA39” di Cosimo Lupo, secondo estratto

22 febbraio 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

[Leggi o ascolta il primo estratto].

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“Eravamo tutti vivi”, di Claudia Grendene

21 febbraio 2018 by

di Francesca Visentin

[Questo articolo è apparso il 20 febbraio 2018 nel Corriere del Veneto, dorso regionale del Corriere della sera. Claudia Grendene è tra gli insegnanti della Bottega di narrazione. gm]

Claudia Grendene, Eravamo tutti vivi, MarsilioÈ una full immersion in una Padova percorsa in ogni angolo, il romanzo d’esordio di Claudia Grendene, bibliotecaria, nata a Villafranca di Verona, ma da sempre vissuta a Padova. Attraverso le storie di sette amici seguiti e narrati negli ultimi vent’anni, Grendene in Eravamo tutti vivi (Marsilio, 282 pagine, 17 euro) mette a fuoco una città, un’epoca e il mutare di un tessuto sociale e politico.

Illusioni, amori e sogni a Padova

Dai centri sociali alla borghesia, dal muro di via Anelli alle rivolte studentesche, dagli scontri politici all’amoreggiare sui muretti della Specola, l’autrice porta in scena luoghi e personaggi, sogni e realtà di un gruppo di giovani che, come spesso accade, dovrà poi scontrarsi con le disillusioni dell’età matura. Amori perfetti che quando si trasformano in matrimoni diventano gabbie soffocanti e passioni osteggiate che invece non si spegneranno mai.
Ideali di libertà che inseguono utopia e rivoluzione ma si scontreranno con la morte. Il palcoscenico su cui si muovono i sette protagonisti è il tipico oscillare tra poesia e bellezza della giovinezza e degli anni universitari in cui tutto sembrava possibile, e l’amaro risveglio dell’età adulta. E la domanda – quando si ritrovano tutti al funerale di uno di loro, il più sognatore – sembra d’obbligo: «Che cosa abbiamo fatto delle nostre vite? Delle nostre speranze? Dei nostri desideri?»

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Raccontare il paesaggio / Roma-Amelia, passando per Orte

20 febbraio 2018 by

Fotografia di Marcello Paolocci

di Fiammetta Palpati

Arrivai ad Amelia la prima volta a metà pomeriggio di un sabato, dopo un pranzo che si era protratto in chiacchiere in un ristorante di campagna in fondo a una piccola valle – non dico agriturismo perché di turistico c’era davvero poco. Mio marito e io venivamo dalla delusione di aver visitato una casa in vendita a Orte: un rudere di blocchetti di tufo su un terreno ripidissimo, in alto a sinistra i piloni del viadotto della superstrada, in basso a destra la ferrovia. Nell’andarcene, alla svelta, imboccammo casualmente la via Amerina. In macchina, naturalmente.

Era stata l’ennesima delle ricognizioni nelle zone in cui avremmo potuto andare ad abitare da quando avevamo deciso di lasciare Roma, e alle quali dedicavamo i fine settimana. La scelta del giorno era dettata dalla pagina degli annunci immobiliari. Generalmente visitavamo le case al mattino – le tipologie più disparate: terreni, casali, cielo-terra nei centri storici – e poi rimanevamo a gironzolare nei dintorni. Da neo-genitori – mediamente agiati, mediamente velleitari – cercavamo i palloni bianco sporco dei centri sportivi, le palette dello scuolabus sparse nelle campagne o quelle con gli orari dei pullman extraurbani, le scuole e scuolette di musica, le ludoteche. Generalmente tutto si esauriva in una scampagnata e un pranzo in trattoria.
Nel giro di qualche mese, comunque, perlustrammo e poi scartammo la maggior parte delle zone, soprattutto quelle residenziali: volevamo evitare di insediarci in uno dei numerosi neo-nati quartieri satellite della enorme fascia urbanizzata in cui si è trasformata la storica campagna romana. Nelle nostre convinzioni non si poteva lasciare Roma se non a patto di abitare un luogo, di trovare un’identità alternativa. Allargammo dunque il nostro raggio d’esplorazione.
Finché arrivò il turno di Orte.
Era il limite nord, la porta per l’Umbria – l’Umbria che solo a nominarla ti si allarga il petto.

Continua a leggere il racconto di Fiammetta Palpati nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio.

“L’ultima notte di Antonio Canova”, di Gabriele Dadati

16 febbraio 2018 by

di giuliomozzi

E’ in libreria più o meno da oggi questo romanzo di Gabriele Dadati, L’ultima notte di Antonio Canova (Baldini e Castoldi). Io ne lessi una prima e una seconda (appena aggiustata) versione, se non ricordo male nel settembre del 2014. Se ce ne vuole, di pazienza, per pubblicare un romanzo! Ma Gabriele, devo dirlo, era tranquillamente sicuro e moderatamente ottimista. Dopo un libro di racconti (con almeno due perle dentro) e tre romanzi tutti in qualche modo (traslato, autofinzionale ecc., come si usa oggi) legati alla sua esperienza di vita (ricordo in particolare, ma solo per affetto, Piccolo testamento, Laurana), sentiva che era arrivato per lui il momento di osare il romanzo-romanzo. E poiché da un pezzo si era trovato a dedicarsi, per lavoro e per passione, e per appassionato lavoro, ad Antonio Canova, gli venne naturale metterlo al centro del suo progetto.

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“ADA39”, di Cosimo Lupo / Primo estratto

15 febbraio 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne proporrò sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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“Raccontare il paesaggio”. Un laboratorio di scrittura ad Amelia (Terni)

29 gennaio 2018 by

Clicca su Amelia per leggere il programma del laboratorio

Il laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione, si svolgerà ad Amelia, in provincia di Terni, dal 14 al 21 luglio 2018. Sarà condotto da Fiammetta Palpati e da Giulio Mozzi. I docenti ospiti saranno il critico letterario Andrea Cortellessa, la fotografa Sabrina Ragucci, lo scrittore Giorgio Falco. Il programma del laboratorio e tutte le informazioni si trovano nel blog dedicato Raccontare il paesaggio. Il termine ultimo per iscriversi è il 31 marzo.

Caravaggio astratto

5 gennaio 2018 by

di Demetrio Paolin

[Nell’aprile del 2017 ho partecipato a un convegno presso il Monastero di Fonte Avellana dal titolo Viaggio al termine della notte. Oscurità, penombra e splendore. In questi giorni la casa editrice Nicomp ne ha pubblicati gli atti. Per gentile concessione dell’editore pubblico di segiuto il mio intervento su Caravaggio].

Sono seduto alla scrivania nella scomoda situazione di dover scrivere un saggio a proposito di Caravaggio Astratto. In realtà la scomoda situazione me la sono creata da me quando ad aprile 2017 al Convegno, di cui questi atti sono testimonianza, ho deciso di parlare a braccio di questo tema. Ecco, il problema principale è questo: non ho più gli appunti che avevo redatto su di un piccolo quadernino con la spirale. In questo momento non ho nessuna idea del percorso che avevo intrapreso nella mia comunicazione. Potrei chiedere a Matteo se si ricorda qualcosa o alle persone che erano lì, ma invece quasi mi diverte costruire questa cosa partendo da questo vuoto totale di quello che ho detto. Quindi perché astratto?

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