“10”, di Dario Voltolini

24 aprile 2018 by

[Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’introduzione alla nuova edizione del romanzo 10, di Dario Voltolini, per la Collana Laurana Reloaded].

di Demetrio Paolin

Dario Voltolini è uno scrittore d’occasione e di trasparenze. So che questo sembra un incipit facile e a effetto, ma sono queste due tra le caratteristiche migliori della sua prosa e della sua opera, che in particolar modo in 10 si trovano riunite.

Ora ovviamente il lettore vorrebbe capire perché io abbia usato queste due categorie per descrivere la prosa dello scrittore torinese, ma mi si permetta, in omaggio al modo un po’ svagato di procedere di Voltolini stesso, di raccontare un piccolo fatto personale.

Io sono un giocatore di calcetto e una persona che scrive; e quando uscì il libro di racconti di Voltolini fu per me una specie di piccola rivelazione. 10 sanciva la possibilità di scrivere di calcio in un modo totalmente nuovo. La scrittura sul calcio in Italia aveva sempre significato Brera, Arpino e Viola; e guardando fuori i cantori del calcio erano sudamericani (Osvaldo Soriano su tutti). La principale caratteristica di questi narratori, soprattutto delle triade italiana, era costituita da una certa coloritura linguistica, che va dalla barocchismo gaddiano di Brera, al tono neorealistico di Arpino, alla vaga ironia ariostesca di Viola, per non parlare dell’epicità che si respira nei testi di Soriano. Ecco questo tipo di modo di raccontare il calcio era dominante, anche per chi, come me, dovendo pagarsi l’università scriveva di sport sui giornali provinciali e parrocchiali, redigendo cronache di scontri in terza categoria simili a resoconti da poema omerico.

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Note di lettura: “Brevi nuove della terra e del cielo” di Jean – Pierre Jossua.

21 aprile 2018 by

di Luigi Preziosi

Carlo Bo scrive in uno dei testi fondativi dell’ermetismo (Letteratura come vita, del 1938) che la letteratura (come la vita) è uno strumento di verità, un tramite per conseguire la condizione esistenziale di “attendere con dignità, con coscienza, una notizia che ci superi”. Lo stesso atteggiamento di attesa, e la stessa concezione della letteratura come ausilio indispensabile per la comprensione del mondo,  si ritrova (e non per caso) nell’intera opera del domenicano Jean – Pierre Jossua. Teologo e critico letterario, studioso particolarmente attento ai rapporti tra teologia e letteratura, nei suoi studi ha valorizzato quella parte dell’universo letterario che possiede anche significato teologico nel senso etimologico del termine, si costituisce cioè come un discorso da cui traspare il divino, e non soltanto in praesentia ma anche e soprattutto in absentia, come nostalgia o come rimpianto. Leggi il seguito di questo post »

La stitichezza della letteratura italiana

19 aprile 2018 by

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Appunti su Una grazia di cui disfarsi di Elisa Ruotolo

18 aprile 2018 by

di Demetrio Paolin

Elisa Ruotolo torna in libreria con un breve testo dedicato a Antonia Pozzi Una grazia di cui disfarsi (rueBallu editore, con disegni di Pia Valentinis). Uso la parola “testo” non a caso perché in questo frangente mi risulta difficile spiegare al lettore quale sia il genere a cui le pagine della Ruotolo appartengono. Da un lato potrebbe essere una sorta d’invito alla lettura per i più giovani; l’autrice infatti descrive e traccia una breve biografia della poetessa accompagnata da disegni molto belli e concludendola con una breve antologia di poesie della Pozzi, tra l’altro con una scelta non scontata e diversa dalle liriche che solitamente si legano al nome della giovane poetessa suicida.

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Il bando per la Bottega di narrazione 2018-19

10 aprile 2018 by

Paura, eh? Ma no, niente paura. Il bando si può leggere qui.

“ADA39”, di Cosimo Lupo / Sesto e ultimo estratto

22 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39”. Ve ne propongo sei estratti – oggi l’ultimo -, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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“Dal disincanto all’innocenza”

16 marzo 2018 by

Il cammino dei sette personaggi di Claudia inizia quando sono ormai maturi, i giochi fatti, i destini compiuti. Giovani adulti che hanno combattuto come potevano il loro destino. Il lettore fa il tifo per tutti loro, o quasi, ma non può più sperare che si salvino. Può solo riannodare i fili delle vite di quei personaggi scritti dagli stessi scaltri autori che scrivono le vite di molti di noi: difficoltà economiche, violenze familiari, perbenismo soffocante, solitudine.
Claudia Grendene decide così di procedere all’indietro, dal disincanto all’innocenza, e la narrazione si mantiene perfettamente coerente e conseguenziale. Pagina dopo pagina il carattere dei personaggi si delinea e prende forza ma alla fine di ogni capitolo ci si chiede come abbia fatto a gestire la marcia contraria, come sia riuscita a ragionare invertendo futuro e passato. (continua)

In Cultweek Roberta Virduzzo recensisce il romanzo di Claudia Grendene Eravamo tutti vivi, testè pubblicato presso Marsilio.

“ADA39”, di Cosimo Lupo / Quinto estratto

15 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39”. Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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Che cosa c’entrano Jane Birkin e Serge Gainsbourg con il racconto del paesaggio?

14 marzo 2018 by

C’entrano, c’entrano. E neanche poco. Per scoprirlo, leggete l’articolo Je t’écoute moi non plus, nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione. gm.

“Fantasmi e fughe”: un libro in omaggio

13 marzo 2018 by

Fantasmi e fughe, di Giulio Mozzi

Clicca e preleva il libro

Uno scrittore viaggia a piedi per mezza Italia, nell’estate più calda del secolo. Incontra persone, osserva luoghi, sta giorni interi senza parlare con nessuno, vive piccole avventure di inospitalità. Poi torna a casa e racconta la piattezza dell’Emilia, l’orrore della circonvallazione di Bologna, l’interminabilità della costa marchigiana. E, curiosamente, dal racconto di questo viaggio nascono racconti di altri viaggi, sempre a piedi, attraverso città, paesi, stanze, bar, uffici pubblici, corridoi di treno.

Questo non è un libro di viaggio, né un libro di racconti, bensí un libro di storie incontrate e ricordate camminando. È nato da un desiderio dell’autore («Voglio vedere l’Italia com’è, guardarla da vicino»), e si è trasformato in un’avventura della percezione. Lo scrittore-viaggiatore si muove negli spazi urbani, nelle periferie, nelle campagne, lungo il Po e lungo l’Adriatico, come una sorta di Palomar-Hulot concentratissimo e distratto, osservatore e sognante, libero e impedito.
Chi ha apprezzato i precedenti libri di Giulio Mozzi, troverà qui uno scrittore diverso; spesso comico, a volte avventuroso, appassionato alla superficie delle cose: ciò che si può vedere, ossia tutto ciò di cui possiamo avere davvero conoscenza.

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“ADA39” di Cosimo Lupo, quarto estratto

9 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio / Mappe in profondità

8 marzo 2018 by

di giuliomozzi

[Nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio sto pubblicando degli Esercizi per l’esplorazione del paesaggio. Vi propongo quello di oggi. gm].

Focalizziamo. Un vecchio proverbio statunitense dice, più o meno: se qualcosa accade nel Kansas, può accadere ovunque (o forse dice l’inverso: se qualcosa accade da qualche parte, può accadere anche in Kansas). Il Kansas è più o meno al centro fisico degli Stati Uniti d’America (trascurando Alaska e Hawaii):

Il centro degli Usa: il Kansas

Il centro degli Usa: il Kansas

Non esattamente al centro del Kansas, ma proprio per questo forse più vicina al centro degli Stati Uniti, c’è la Chase County:

Chase Conuty, Texas

Chase Conuty, Texas

Poco meno di 2.700 abitanti, densità di una persona e mezza (scarsa) per chilometro quadrato, fondata l’11 febbraio del 1859 dal signor Salmon Portland Chase, la Chase County è quello che si potrebbe ben definire un posto da nulla. Un luogo trascurabile. Ai bordi, ma già immersovi, dell’immensa prateria che ricopre quasi completamente la Grande Pianura.

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Desiderare figlio non è come scolpire marmo

5 marzo 2018 by

di Demetrio Paolin

[questo articolo è stato pubblicato nel numero de La lettura, supplemento del Corriere della sera, in edicola questa settimana].

Gabriele Dadati con L’ultima notte di Antonio Canova (Baldini & Castoldi, 2018) ci consegna, coraggiosamente, un romanzo storico alla vecchia maniera. Siamo a Venezia nel 1822, il grande scultore Antonio Canova, prossimo alla morte, decide di raccontare al fratellastro Giovan Battista Sartori una vicenda di cui è stato protagonista e spettatore, e che riguarda l’uomo più potente del quel tempo: Napoleone Bonaparte. Nel 1810 Canova è a Fontainebleu, l’imperatore di Francia l’ha chiamato perché vuole che Maria Luisa d’Austria venga ritratta in un busto di marmo. Lo scultore, mentre è a corte, viene avvinto nelle spire di una strana congiura, che riguarda Napoleone, la sua sposa e il futuro della Francia.

L’ultima notte di Antonio Canova è un serie di cerchi via via più stretti, che corrispondono a diversi punti focali della narrazione: in primo luogo abbiamo il grande artista alle prese con la sua morte solitaria, la sua debolezza fisica, la malinconia per il tempo sprecato e i rimpianti per la gioventù. In questo contesto si inserisce un secondo quadro temporale, l’ottobre del 1810, dove nello sfarzo della corte di Napoleone lo scultore viene a conoscenza del terribile segreto, che  viene raccontato – e abbiamo qui il terzo e più importante scenario –  dal punto di vista di Maria Luisa.

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Uno scrittore

2 marzo 2018 by

Andrea Comotti. Clicca sulla sua barba

“ADA39” di Cosimo Lupo, terzo estratto

1 marzo 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

[Leggi o ascolta il primo e il secondo estratto].

Da ADA39

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Fermo-paesaggio: un gioco-concorso serio (e facile) (con premi) (non costa niente)

26 febbraio 2018 by

Winslow Homer, Artists Sketching in the White Mountains

di Fiammetta Palpati e Giulio Mozzi

Il gioco è facile davvero. Vi chiediamo di mandarci una vostra fotografia di paesaggio (una!, ci raccomandiamo, non dodici dozzine di dozzine di fotografie!), possibilmente una di quelle fotografie che si fanno po’ al volo, senza stare tanto a pensarci, perché qualcosa colpisce e – senza nessuna intenzione o ambizione di fare bellezza o altro – lo si vuol ricordare.

Vi chiediamo di mandarci non solo la fotografia, ma anche un breve testo. Su cosa significhi “breve”, vedete un po’ voi. Il testo dovrà avere una relazione con la fotografia, ma – possibilmente – una relazione non esplicita, non evidente, magari proprio segreta. Come regola generale (ma da non prendere troppo rigidamente): il testo non nomini ciò che compare nell’immagine.

Nel sito del laboratorio Raccontare il paesaggio, tutte le istruzioni per partecipare al gioco Fermo-paesaggio.

Ragionamento intorno a una tendenza della narrativa italiana attuale

22 febbraio 2018 by

di Demetrio Paolin

Esiste nella letteratura un personaggio più complesso di Dio? Mi sembra questa una di quelle domande che dovremmo prima o poi iniziare a farci con una certa profondità di analisi. Il problema in questo caso non è tanto essere credenti o meno, quanto riconoscere che il cristianesimo, la Scrittura, la sua teologia e le sue narrazioni sono una miniera inesauribile di immaginazioni. A questo discorso di immaginario si aggiunge, poi, un dato narratologico interessante. Per chi pratica la scrittura osservare il fenomeno di come nasce Dio; o di come Dio si sviluppa nella Bibbia (pensiamo alla differenza tra il Dio della Genesi e quello del Levitico)  è assolutamente centrale.  E questo gioco legato a quale Dio credi potrebbe continuare a lungo, pensiamo solo alle differenze tra il Dio di Paolo e il Dio di Pietro, così pure il Cristo di Luca così differente da quello di Giovanni o di Matteo.

A dire il vero punto focale di questo intervento non è neppure il crociano “non possiamo non dirci cristiani”, ma prendere atto che molte delle categorie che noi usiamo, seppure traslate e rese più liquide dalla modernità, sono in realtà categorie che hanno a che fare con la religione. Il pezzo nasce, quindi, anche dall’esigenza di mettere ordine pensieri che sono nati leggendo una serie di novità  editoriali, che hanno posto al centro la tradizione del libro e la tradizione religiosa, legata alla Scrittura.

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio

22 febbraio 2018 by
John Constable, Malvern Hall

John Constable, Malvern Hall

Da qualche giorno vado pubblicando, nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio della Bottega di narrazione, alcuni “esercizi per l’esplorazione del paesaggio”. Chi fosse interessato a darci un’occhiata, clicchi sul paesaggio qui sopra.

“ADA39” di Cosimo Lupo, secondo estratto

22 febbraio 2018 by

di Cosimo Lupo

[Cosimo Lupo ha scritto, un po’ durante e un po’ dopo aver frequentato la Bottega di narrazione, un romanzo il cui misteriosissimo titolo è: “ADA39” (e, no, non è il nome di un agente segreto). Ve ne propongo sei estratti, ciascuno in due versioni: il testo scritto e il testo letto. E’ il genere di romanzo che, oggi come oggi, gli editori faticano parecchio a pubblicare (ma, se qualcuno si incuriosisse, si faccia avanti). A me sembra che sia piuttosto bello; e anche divertente; e anche, quando occorre, commovente. Buona lettura, buon ascolto. gm]

[Leggi o ascolta il primo estratto].

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“Eravamo tutti vivi”, di Claudia Grendene

21 febbraio 2018 by

di Francesca Visentin

[Questo articolo è apparso il 20 febbraio 2018 nel Corriere del Veneto, dorso regionale del Corriere della sera. Claudia Grendene è tra gli insegnanti della Bottega di narrazione. gm]

Claudia Grendene, Eravamo tutti vivi, MarsilioÈ una full immersion in una Padova percorsa in ogni angolo, il romanzo d’esordio di Claudia Grendene, bibliotecaria, nata a Villafranca di Verona, ma da sempre vissuta a Padova. Attraverso le storie di sette amici seguiti e narrati negli ultimi vent’anni, Grendene in Eravamo tutti vivi (Marsilio, 282 pagine, 17 euro) mette a fuoco una città, un’epoca e il mutare di un tessuto sociale e politico.

Illusioni, amori e sogni a Padova

Dai centri sociali alla borghesia, dal muro di via Anelli alle rivolte studentesche, dagli scontri politici all’amoreggiare sui muretti della Specola, l’autrice porta in scena luoghi e personaggi, sogni e realtà di un gruppo di giovani che, come spesso accade, dovrà poi scontrarsi con le disillusioni dell’età matura. Amori perfetti che quando si trasformano in matrimoni diventano gabbie soffocanti e passioni osteggiate che invece non si spegneranno mai.
Ideali di libertà che inseguono utopia e rivoluzione ma si scontreranno con la morte. Il palcoscenico su cui si muovono i sette protagonisti è il tipico oscillare tra poesia e bellezza della giovinezza e degli anni universitari in cui tutto sembrava possibile, e l’amaro risveglio dell’età adulta. E la domanda – quando si ritrovano tutti al funerale di uno di loro, il più sognatore – sembra d’obbligo: «Che cosa abbiamo fatto delle nostre vite? Delle nostre speranze? Dei nostri desideri?»

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