Dieci suggerimenti comportamentali per aspiranti scrittori (maschi)

6 aprile 2017 by

Questo non è un aspirante scrittore (maschio)

di giuliomozzi

[Vedi anche: Dieci cose che le giovani scrittrici devono sapere (se vogliono fare carriera)]

portaménto s. m. [der. di portare, portarsi]. – 1. a. Modo di atteggiare la persona, il corpo, soprattutto nel muoversi, nel camminare: un p. distinto, elegante, solenne, altero, o stanco, dimesso, curvo; avere un bel p., un p. goffo; è molto disinvolto nel portamento. Con riferimento ad animali: un cavallo di p. imponente; il superbo p. del leone. b. fig. Con senso più generico, il contegno d’una persona, il suo modo di operare, di procedere, di comportarsi: nel condurre le trattative ha avuto un p. poco chiaro; la laude o biasimo degli uomini ha a nascere da’ p. loro, non dallo stato in che si truovano (Guicciardini). [Treccani]

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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 6

6 aprile 2017 by

di Federica Pittaluga

[Puntata precedente] [Tutte le puntate]

Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

* * *

Eravate entrambi contenti di celebrare le nozze? Vi siete accostati ai Sacramenti della Riconciliazione (Confessione) e Comunione? Se no, per quali motivi? Come passò il giorno nuziale?

Caterina sorrideva mentre attraversava la chiesa al braccio di suo padre. Non ricordo il vestito o i fiori, nemmeno la pettinatura o il trucco. Ricordo solo il sorriso, sincero, aperto e rivolto a me, solo a me.
Quello doveva essere il primo giorno della nostra nuova vita insieme, e tutto sembrava come l’avevo immaginato.

Per mesi mia suocera ci aveva ripetuto che aprile era un mese infelice per sposarsi – «il tempo è troppo instabile, ragazzi, se piove sarà un vero disastro. Dove farete le foto? Nel fango?» – invece quella mattina il cielo era limpido e l’aria fresca. Ero andato in bicicletta in parrocchia, perché avevo appuntamento alle dieci per la Confessione. Pedalando, mi ero sentito al posto giusto, sotto quel cielo terso che era un altro segno di benevolenza.
Davanti al portone della chiesa mi aspettava Enrico, che, in qualità di mio testimone, voleva condividere con me quei momenti. Dopo esserci confessati, siamo rimasti per una mezz’oretta in raccoglimento, seduti uno accanto all’altro su una panca in fondo alla chiesa. Una volta fuori, avevamo ancora il tempo di un caffè prima che Enrico andasse a prendere Veronica dal parrucchiere. Leggi il seguito di questo post »

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 5

3 aprile 2017 by

di Federica Pittaluga

[Puntata precedente] [Tutte le puntate]

Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Avete messo qualche condizione al vostro matrimonio? Quale?

Nessuna.
Non posso pensare che qualcuno ponga delle condizioni davanti a un gesto così grande come il matrimonio. E comunque io no. Se riconosco che sono fatto da un Altro – e io lo riconosco, ogni momento lo riconosco – come posso pensare di mettere dei paletti a un gesto che mi rende presente qui e ora questo Altro? Posso solo essere grato di quello che mi aspetta, nelle circostanze in cui si manifesterà.
Ho deciso con Caterina di riservare un momento della giornata a fare memoria: del fatto che l’amore che condividevamo non ce lo davamo noi, che il nostro essere coppia non dipendeva da uno sforzo della nostra volontà.
Dopo alcune discussioni, abbiamo stabilito che il momento giusto fosse la sera, dopo cena e prima di andare a dormire. Io avrei preferito il mattino, ma Caterina e Paolo recitavano le lodi sul posto di lavoro. Sarebbe stato significativo iniziare insieme la giornata, ma è importante, lo penso oggi come ieri, fare memoria di chi siamo nelle circostanze quotidiane ed esserne testimoni dove siamo chiamati a stare. Quindi era giusto che Caterina dicesse le lodi con i colleghi e io pure. Leggi il seguito di questo post »

Breve notizia su “Fiction 2.0”

31 marzo 2017 by

[Dalla Breve notizia premessa alla nuova edizione presso Laurana del mio libro Fiction – in libreria in un qualche momento del maggio 2017. gm]

Il libro Fiction apparve nel 2001 presso Einaudi. Era un libro sbagliato, costituito di fatto da due libri – il libro delle storie basate su fatti di cronaca, l’antologia di eteronimi – che non potevano stare insieme. D’altra parte sentivo che ormai, come narratore, ero prossimo alla fine; e trattai il libro come un baule nel quale il viaggiatore, non sapendo che cosa gli accadrà lungo il viaggio e di che cosa avrà bisogno davvero, stipa un po’ di tutto.
Questa nuova edizione è stata sfoltita: sia perché alcuni pezzi, a rileggerli, mi sono sembrati davvero brutti; sia nella speranza di raddrizzare un po’ il libro e dargli un certo equilibrio – o uno squilibrio più artisticamente giustificato. Tanto per spiegarsi, i racconti fino a Narratology costituiscono il “primo libro”, i racconti da Narratology in poi costituiscono ciò che resta del “secondo libro”, e Narratology – un pezzo che, per me, costituisce un mistero – se ne sta in mezzo a tenere a bada questi e quelli.
Ero convinto, nel 2001, che Fiction fosse un libro importante, capace di mettere in crisi il concetto stesso di ‘finzione’. Come tutti coloro che possiedono un talento – e il mio talento è che quando racconto qualcosa, tutti mi credono – mi ero reso conto che avrei dovuto scegliere tra metterlo al lavoro sul serio o sputtanarlo. Tentai di fare entrambe le cose in una mossa sola. Fallii.

Perché non si parla mai del fatto che con i libri digitali si possono fare cose che con i libri di carta non si possono fare, e viceversa? (con un link in fondo)

30 marzo 2017 by

di giuliomozzi

Il titolo è ovviamente esagerato, e serve solo ad attirare l’attenzione. Non è che non si parli mai della faccenda. Nel 2014-15 (oggi si sono un po’ calmati tutti) mi imbattevo a ogni piè sospinto in discorsi che celebravano le virtù del libro digitale o le virtù del libro cartaceo: mi stupiva che questi discorsi celebrassero di solito in assoluto le virtù del libro digitale o in assoluto le virtù del libro cartaceo; quando a me pareva, e tuttora pare, che i libri digitali e i libri cartacei siano oggetti differenti, e che l’uno non possa essere migliore in assoluto dell’altro, bensì che in quanto oggetti differenti – differenti in alcune cose sostanziali e in una quantità di dettagli – siano questi migliori per certi impieghi e questi altri migliori per altri impieghi. Inoltre in questi discorsi trovavo in continuazione affermazioni puramente sentimentali (“Ah! L’odore della carta, dell’inchiostro, della colla…”, come se un tascabile d’oggi fosse tecnologicamente simile a una cinquecentina) o semplicemente false (“Gli editori sono disperati per l’avvento del digitale”, come se gli editori non vendessero libri digitali – guadagnando, su ogni singolo scaricamento, più di quanto non guadagnino dalla vendita di una copia cartacea) o iperboliche (“Con un lettore digitale puoi avere a disposizione decine di migliaia di libri, tutti lì, a portata di mano”, come se avere a disposizione decine di migliaia di libri fosse di per sé un bene o una necessità universale) o basate su preconcetti improbabili (“I libri digitali se li leggeranno solo i nativi digitali”, che è sensata tanto quanto “I telefoni touch screen li useranno solo i nativi digitali”), e così via.

E allora adesso, stimolato da un paio di domande che mi sono state fatte in questi giorni, provo a mettere giù una lista di affermazioni relative al rapporto tra libro digitale e libro cartaceo. Sia chiaro che tutto ciò che dirò vale per l’ambito italiano.

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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 4

30 marzo 2017 by

di Federica Pittaluga

[Puntata precedente] [Tutte le puntate]

Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Sposandosi in chiesa accettava di assumere un impegno definitivo, per tutta la vita? Quale era la posizione dell’altra parte su tale impegno?

Ogni incontro del corso fidanzati iniziava con “La ballata dell’amore vero”, che conoscevo poco. Il canto paragona l’amore che l’uomo prova per la donna prima a un bambino sperduto senza la madre e poi a un fiore che ha sete della pioggia e muore se non c’è il sole.
Non è la più bella canzone di Chieffo, anche se il giro di chitarra tra il ritornello e la strofa mi piace. Sono le parole a colpirmi, perché io quella fragilità me la sento addosso, me la sentivo anche allora, ma non vuol dire che non fossi pronto a giocarmi tutto in quella scommessa, il matrimonio, dico.
Come ci diceva don Mario, non dobbiamo scandalizzarci del nostro essere piccoli e fragili e peccatori. Se fossimo bravi, se non avessimo bisogno di essere salvati non dovremmo nemmeno sposarci in chiesa. Invece il senso del sacramento è offrire a Gesù il nostro essere finiti perché ci salvi.
Quello che voglio dire è che io desideravo che il mio matrimonio con Caterina fosse per la vita.
Quanto a lei, non so.
Diceva di sì. O non lo diceva, ma lo faceva intendere.
Ripeteva che il nostro matrimonio era la sua vocazione, e Dio non è che ti chiama per farti soffrire, ti chiama per la pienezza del vivere. Citava Padre Alfonso: il Signore ci prende sul serio, non scherza con le nostre vite e quindi abbracciare la propria vocazione non è altro che il cammino verso la realizzazione di sé.
D’altra parte, mi rendo conto ora che quella che io credevo essere una vocazione sincera in realtà era solo la ripetizione di parole di altri.
Quando abbiamo iniziato il percorso con don Mario per decidere in definitiva se andare avanti con il matrimonio oppure no, confesso di aver forse sottovalutato il problema.
Non è raro avere dei ripensamenti a ridosso della data. Era successo al mio amico Eugenio e anche lui aveva risolto facendo un percorso di approfondimento con il suo padre spirituale. Perché la libertà non è scegliere, la libertà te la senti addosso quando aderisci alla tua vocazione. Il peccato in fondo altro non è che negare la propria vocazione. Eugenio ora è sposato e ha tre bambini, è felice e grato. Leggi il seguito di questo post »

Il misterioso mistero dei libri introvabili che invece si trovano

28 marzo 2017 by

Un libro davvero raro: la Bibbia di Gutenberg

di giuliomozzi

Un giorno sì e uno sì ricevo lettere del tipo: “Sto cercando il tale libro, non riesco a trovarlo da nessuna parte, tu che si un bibliofilo [non lo sono, ma passi] sapresti aiutarmi?”. La gran parte delle volte, nel giro di pochi minuti da quando leggo la lettera sono in grado di indicare dove il tale libro può essere acquistato. Pertanto, e mi scuso per la pedanteria, provo a fornire qui qualche indicazione di massima.

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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 3

27 marzo 2017 by

di Federica Pittaluga

[Puntata precedente] [Tutte le puntate]

Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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In epoca precedente alle nozze, avete avuto bisogno di cure psichiche? Per quali motivi? Avete conservato documentazione clinica?

Io non sono tipo da cure psichiche. Se la domanda è se sono mai stato dallo psicologo oppure dallo psichiatra, la risposta è no, mai. Non ho mai nemmeno preso pastiglie, niente. Non ho fatto uso di droghe, non fumo neanche. Magari una sigaretta ogni tanto, ma non tutti i giorni.
Non conosco nessuno che ci sia stato, tranne uno del quartiere. Andrea è un ragazzo eccentrico, ha tre o quattro anni meno di me. I suoi genitori sono molto amici dei miei, e in effetti ricordo che avevano parlato con papà per questo figlio che dava loro problemi. Bigiava la scuola, ma non andava a zonzo. Tornava a casa e stava a guardare la tivu fino all’ora di pranzo, usciva e poi fingeva di rientrare. Era un solitario, non aveva interessi particolari. Quando la scuola aveva convocato i genitori per dire che lo avrebbero bocciato, era venuta fuori tutta la storia, del bigiare e dello stare a casa. Fino a quel momento, era un ragazzo come tutti. Con la testa fra le nuvole, non giocava a pallone, strimpellava con la chitarra ma mai all’oratorio e se gli davano una chitarra e gli chiedevano di fare il canto prima del gioco comunitario, lui rispondeva sempre che non ne era capace.
Mio padre, interpellato dai genitori di Andrea, aveva consigliato loro di mandarlo in una scuola del Movimento a Milano, la stessa che aveva frequentato Albina. Se ne era interessato di persona, perché Franco, preside e fondatore, era un suo amico dai tempi del Berchet. Ma anche nella nuova scuola si erano ripresentati gli stessi problemi. Ci eravamo mossi in prima persona: papà aveva provato a parlare con Andrea, mia mamma cercava di aiutarlo nei compiti, ero stato precettato anch’io per dargli una mano con la matematica.
Andrea era una provocazione per la mia umanità: non dava spiegazioni del suo comportamento né ai suoi genitori, né ad altri (non mio padre, non il don dell’oratorio e nemmeno quello della scuola).
Alla fine l’avevano mandato da uno psicologo specializzato in problemi dell’adolescenza, Leggi il seguito di questo post »

“Fare i conti con il ragazzo che ero e l’uomo che sono diventato”.

24 marzo 2017 by

[Esattamente un anno fa Conforme alla gloria veniva pubblicato da Voland e iniziava la sua vita negli scaffali delle librerie. Proprio in questi giorni Chiara Pasin ha discusso una tesi dal titolo Tra umano e disumano. Dal corpo memoria di Primo Levi al corpo-performance contemporaneo (relatore Alessandro Cinquegrani) , in cui un’intera parte, la terza e conclusiva dal titolo Tra corpo-memoria e corpo-performance: il caso di Conforme alla gloria di Demetrio Paolin, è dedicata al mio testo. La sua tesi ha come appendice una intervista che Chiara mi ha fatto nei giorni in cui completava il suo lavoro. Con il suo permesso e con molta mia gioia la pubblico qui. dp]

Chiara Pasin&Demetrio Paolin

Le pagine di Conforme alla gloria racchiudono numerosi riferimenti a fonti più o meno esplicite: Levi, Fergnani, Arendt, Kakfa, Celan, Covacich, solo per citarne alcuni, ma anche artisti e performer. Quali sono i suoi modelli più cari?

“È certamente difficile stabilire un canone letterario, ancorché personale e privato. Se dovessi dire le fondamenta sulle quali poggiano le pagine di Conforme alla gloria, direi che il primo testo di riferimento è la Sacra Scrittura. Soprattutto l’Antico Test amento e gli scritti di Paolo; credo che il Dio che compare più volte nel romanzo debba molto a queste mie letture, che sono state anche le letture della mia infanzia. […]Nello stesso tempo mi rendo conto che in Conforme alla gloria Cristo è assente, l’agnello mite e sacrificale, colui che prende e porta sulle sue spalle i peccati di tutti, non c’è. Dal punto di vista teologico, questo romanzo è stato scritto prima della nascita di Cristo, e il Dio a cui io faccio riferimento è il Dio dell’Antico Testamento e quindi concetti come colpa, peccato e male hanno nel romanzo risuonano al lettore in un modo diverso. Sono, se posso usare un termine, più tragici e originari. Hanno qualcosa che riguarda le scaturigini più profonde nel nostro essere umano.

Altrettanto fondamentali sono state per me le opere di De Sade. Dell’opera del marchese mi interessava soprattutto il trattamento dei corpi. Ovvero mi pare che in De Sade, so che sto semplificando, ma mi si perdonerà, c’è in germe l’idea del corpo asservito a una idea, anzi meglio ancora una ideologia, che è poi quello che sottolinea Pasolini – altra fondamenta del mio testo – in Salò. A me interessava questa ipotesi di corpi che passivamente diventano un luogo dove una ideologia si incarna e fa male.”

Leggi l’intervista di Chiara Pasin a Demetrio Paolin su Conforme alla gloria

Dieci considerazioni attorno al problema di decidere se un libro è buono o non è buono

24 marzo 2017 by

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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 2

23 marzo 2017 by

di Federica Pittaluga

[Puntata precedente] [Tutte le puntate]

Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.
La seconda parte del romanzo racconta invece la versione di Caterina, moglie imperfetta di Giorgio e anima perduta, oltre alla storia di un maneggio, ora chiuso, di un padre missionario e di un uomo diviso tra il bene che desidera compiere e i mezzi illeciti che utilizza per realizzarlo.
Per lungo tempo ho pensato che il romanzo raccontasse uno spaccato di mondo che credevo di conoscere abbastanza bene. Ora, invece, so che tutte le vicende ruotano intorno alle ossessioni di Giorgio e niente le racconta meglio della sua viva voce.

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Quando e come siete arrivati alla decisione di sposarvi in chiesa? Eravate convinti? Avevate dei dubbi su questa scelta?

Ho sempre dato per scontato che ci saremmo sposati in chiesa ed ero certo che Caterina capisse e sapesse che l’amore che provavamo non ce lo stavamo dando noi, ma ci era dato da un Altro. E solo quell’Altro, io lo sapevo, poteva rendere eterno il nostro amore. Caterina forse si è lasciata traviare dall’aspetto mondano della cosa e ha insistito perché celebrassimo il matrimonio nella sua parrocchia. Io non avevo preferenze, mentre per Caterina era importante sposarsi nella stessa chiesa dov’era stata battezzata, dove aveva fatto la prima comunione e la cresima. Anche se non capivo il sentimentalismo che la spingeva in quella direzione, so bene che è tradizione che il matrimonio si celebri nella parrocchia della sposa. Ho accettato questo, anche se mi sarebbe piaciuto che a celebrare fosse don Mario Casati, un prete che aveva fatto GS con mio papà e a cui la mia famiglia è molto legata. Leggi il seguito di questo post »

“Libro non scritto non letto mai aperto bellissimo”, di nessunautore

22 marzo 2017 by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati sostiene d’essere un bibliofilo. Sostiene anche di essere, spesso, se non sempre, l’unico lettore dei libri che recensisce].

Ma quanti ne abbiam visti, signori miei, signore mie, dico voi che una certa età ce l’avete, che eravate giovani quando non esistevano ancora i ggiovani, tanti anni fa, negli anni Sessanta, negli anni Settanta, vi ricordate?, quanti ne abbiam visti, di libri, che facevano l’impossibile per essere nonlibri, e di spettacoli teatrali, che sgomitavano per essere nonteatro, e quanta musica abbiamo ascoltata, che riusciva perfettamente a essere nonmusica, per tacer della nonpittura, della nonscultura, della nondanza, ve le ricordate?, quelle cose alle quali pazientemente assistevamo, quei libri che ostinatamente leggevamo, quelle musiche che sonnolentamente ascoltavamo, quelle robe lì, quelle cose che si facevano in teatro che all’improvviso ti saltavano addosso, proprio addosso, e tu diventavi lo spettacolo e loro il pubblico, il pubblico, anzi no, loro per esempio ti processavano davanti al pubblico, ti facevano parlare male della mamma davanti al pubblico, ti facevano piangere di vergogna e di dispetto per la tua animaccia piccoloborghese irrefrenabilmente vivace dentro di te, nella tua mente, nella tua condizione socioculturale, nella tua carne, nelle tue viscere, nel tuo buco del culo, nel tuo cazzo e nella tua fica, ve li ricordate?, quei pensosissimi penosissimi pallosissimi libri che non ci si capiva né una Eva né un Adamo, e a leggerli non sapevamo se sentirci come il cattivo Caino o il poveraccio Abele, e discutevamo, fumosissimamente vinosamente discutevamo, che la birra non c’era ancora, non so quando sia stata creata la birra ma in quegli anni non c’era, c’era il vino rosso, cattivo, c’era il vino bianco, più cattivo, c’era la grappa, cattivissima, e c’era la nonarte, c’erano le nonperformance, c’erano i nongesti, ve li ricordate?, e si faceva tutto così convintamente, così politicamente, così privatamente, tanto il privato era politico, e il politico non era ancora stato privatizzato, e ci avevamo le barbe, noi maschi, ci avevate le gonnellone, voi ragazze, ed eravamo pieni del senso del dovere di liberarci dal senso del dovere, e dovevamo liberarci dalla letteratura, dovevamo, dovevamo liberarci dall’arte, dovevamo, dovevamo liberarci dalla bellezza, dovevamo, dovevamo liberarci dal piacere, dovevamo, vi ricordate?, quanto dovevamo, dovevamo, dovevamo – no, lo so, non vi ricordate. E chi si ricorda, preferisce non ricordare.

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Ammalarsi con i libri (si cercano suggerimenti)

21 marzo 2017 by

di giuliomozzi

Che leggere sia un’attività positiva, è un luogo comune. I libri sul “curarsi con i libri” non si contano (e recente e duraturo è il Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno, appunto, di Ella Berthoud e Susan Elderkin, pubblicato in edizione italiana – non una semplice traduzione: un’edizione italiana, in cui il corpus originario è in parte sfrondato e in parte integrato con titoli nostrani – presso Sellerio) i libri sulla “libroterapia”, da quelli assai garbati di Miro Silvera a quelli più – secondo me – profondi come La biblioteca delle emozioni. Leggere romanzi per capire le nostra vita emotiva di Carola Barbero, filosofa del linguaggio, che non si propone esplicitamente (anzi, direi che se ne guarda bene) come “terapeutico”, ma che sicuramente guida a una riflessione su di sé potenzialmente benefica.

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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 1

20 marzo 2017 by

di Federica Pittaluga

Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.
La seconda parte del romanzo racconta invece la versione di Caterina, moglie imperfetta di Giorgio e anima perduta, oltre alla storia di un maneggio, ora chiuso, di un padre missionario e di un uomo diviso tra il bene che desidera compiere e i mezzi illeciti che utilizza per realizzarlo.
Per lungo tempo ho pensato che il romanzo raccontasse uno spaccato di mondo che credevo di conoscere abbastanza bene. Ora, invece, so che tutte le vicende ruotano intorno alle ossessioni di Giorgio e niente le racconta meglio della sua viva voce.

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Allegato B
Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica

Cognome e nome del richiedente: Giorgio Bonomi
Cognome e nome dell’altra parte: Caterina Ravizza

Quando avvenne la conoscenza? Come si svolse il fidanzamento?

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“Tette fantastiche, e come trovarle”, di autore incerto

16 marzo 2017 by

di Ennio Bissolati

Hop-là, èccomi qua. La lunga latitanza del Mozzi ha costretto anche il soprascritto, che dalle volontà e dagli umori del Mozzi dipende, a stare muto e celato. Ma Zefiro torna, il bel tempo rimena, e i fiori e l’erbe si danno ormai il loro bel daffare; e come la gallina, tornata in sulla via, ripete il suo verso, ecco il vostro Bissolati pronto a invibrissirsi ed eventualmente a bissarsi, per il vostro spasso (si speri) e la vostra estenuazione (si tema). Hop-là, èccomi qua.

Il libro introvabile del giorno (lo vedete qui accanto) è parossisticamente un libro che insegna, o pretende di insegnare, a trovare: non libri, però, bensì morbidi caratteri sessuali secondari femminili della specie umana. Chi ne sia l’autore, non è noto.

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“Il giro del miele”, di Sandro Campani

16 marzo 2017 by

di Edoardo Zambelli

Fin qui, non oltre.

Nel corso della lunga notte raccontata da Sandro Campani nel suo ultimo romanzo (Il giro del miele, Einaudi), questa frase ritornerà di continuo. La tacca sulla bottiglia di grappa e poi la frase: fin qui, non oltre. È il modo che i due protagonisti, Davide e Giampiero, hanno di misurare il tempo di questo loro (forse ultimo) incontro.
I due, in un passato non troppo lontano, sono stati molto vicini. Nonostante la differenza d’età, in qualche modo sono stati addirittura figli dello stesso uomo, Uliano, che per Davide – il figlio biologico – è stato un padre distante, incapace di grandi slanci, mentre per Giampiero – suo apprendista – è stato un maestro generoso, gli ha insegnato un lavoro e si è lasciato leggere e capire in modo più profondo.
La narrazione si apre, quindi, con Davide che una notte si presenta a casa di Giampiero e chiede di essere ascoltato, portando con sé l’urgenza di un conflitto da risolvere. Inizia da qui un lungo dialogo e presto il tempo della narrazione si sdoppia, il lettore si ritrova a seguire tanto il confronto tra i due quanto la ricostruzione delle loro vite.

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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 0

16 marzo 2017 by

di giuliomozzi

Nel corso di una Bottega di narrazione, e nell’anno (almeno un anno) successivo, Federica Pittaluga ha lavorato a un romanzo che dopo un po’ di esitazioni è stato chiamato Sequela (“La sequela, termine di origine tardo-latina che deriva da sequi («seguire»), esprime nel contesto teologico un atteggiamento di dedizione e obbedienza nei riguardi di Dio, con particolare attenzione e aderenza alla condotta di Gesù Cristo, sul modello degli apostoli e dei primi discepoli, che accolsero la chiamata diretta di Gesù”: Wikipedia). L’intenzione di Federica, lo dico con le sue parole, era di rappresentare “uno spaccato di mondo” che “credeva di conoscere abbastanza bene”, attraverso la narrazione di un evento drammatico: la fine di un matrimonio (ricordiamo la prima celebre massima iniziale di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, tr. Pietro Zveteremich); connessa poi ad altre sottostorie la cui costante era: il fare del male nella convinzione (più o meno profonda e sincera, ec.) di fare del bene. Nulla di machiavellico, nessuna giustificazione dei mezzi con il fine: quasi una sorta di opaca insensibilità.

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Zoologie fantastiche, e come trovarle

15 marzo 2017 by

di giuliomozzi

Quella che vedete qui a fianco è la copertina di uno dei libri che ho più volte riletto nei miei verdi anni (diciamo, più o meno, tra la fine delle elementari e l’inizio delle scuole medie): Il mondo vivente nei mari tialiani, di Enrico Tortonese, celebre biologo, e L. Rossi, scrittrice per l’infanzia della quale non so nulla. Si tratta di un romanzo didattico, come se ne scrivevano una volta: un gruppo di ragazzini, in vacanza al mare, incontra un giovane naturalista che li introduce a una conoscenza scientifica (molto accurata, e con ottimi disegni) della fauna e della flora marina; perlomeno di quella fauna e flora che si possono conoscere tra spiagge e scogliere. Essere figli di una coppia di biologi facilita certe opportunità.

Un altro libro che lessi e rilessi, ma del quale non ricordo l’autore o gli autori, s’intitolava Le rocce. Un altro ancora s’intitolava forse Dal pallone all’aeroplano, ma nel ricordo l’immagine del libro si confonde con quella di Dalla terra alla luna, di Jules Verne. Ma di tutti questi libri, scientifici o fantascientifici (di Verne avevamo anche Viaggio al centro della terra oltre a, naturalmente, Ventimila leghe sotto i mari), quello più affascinante era uno che non potevo leggere: perché era scritto in francese.

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“L’ombra abitata”, di Alberto Ongaro

12 marzo 2017 by

di giuliomozzi

Istigato da Edoardo Zambelli, che considera Alberto Ongaro un suo maestro, se non addirittura il suo maestro (e, innegabilmente, il romanzo d’esordio di Zambelli, L’antagonista, è tutto un omaggio a Ongaro – o, se si vuole, a un certo modo di far funzionare l’immaginario del quale Ongaro, ma anche il suo a lungo sodale Hogo Pratt, è un esponente assai rappresentativo), ho finalmente letto il romanzo appunto di Ongaro L’ombra abitata, pubblicato da Longanesi nel 1988 e ora disponibile in edizione digitale presso Piemme. E’ un romanzo ottimamente scritto, con quella scrittura apparentemente sbrigativa ma in realtà precisissima che è il marchio di fabbrica di Ongaro; ma di questo non parlerò. Vi parlerò della storia, e del modo in cui viene raccontata.

Il dispositivo d’avvio è semplice: un uomo maturo, con un’intensa vita alle spalle, italiano di Venezia, proprietario a Londra di un prestigioso negozio di arte africana e oceanica, va a vedere una mostra di un grande fotografo scomparso un paio d’anni prima. E s’imbatte in un’immagine che ritrae, presa di spalle e di nascosto, Rose, la ragazza che lo fece impazzire (d’amore e di disperazione) a Parigi più di vent’anni prima, mentre a un tavolino di bistrot si protende a baciare un ragazzo del quale non si vede il viso (la testa di Rose lo copre) ma sicuramente non è il ragazzo che lui era più di vent’anni prima. Cosa fareste voi al suo posto? Non importa: lui prende su, sistema due affari, avvisa la molto più giovane compagna Pauline (ma non le dice il vero motivo; peraltro il suo lavoro impone frequenti viaggi) e va a Parigi. Qui fa ciò che vi aspettate: cerca.

Che cosa cerca? Perché cerca? Non è importante: importante è la ricerca in sé; è la ricerca che ha un significato, e non ciò che si cerca.

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Quanto ci vuole per diventare veneti? (invito a firmare una petizione)

9 marzo 2017 by

di giuliomozzi

Il 14 febbraio 2017 il Consiglio regionale del Veneto ha modificato la legge regionale n.32 del 23 aprile 1990 Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: asili nido e servizi innovativi. L’articolo 8 ora stabilisce che

Hanno titolo di precedenza per l’ammissione all’asilo nido nel seguente ordine di priorità:
a) i bambini portatori di disabilità;
b) i figli di genitori residenti in Veneto anche in modo non continuativo da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni, compresi eventuali periodi intermedi di cassa integrazione, o di mobilità o di disoccupazione.

Il criterio sarà applicato negli asili nido comunali, che coprono circa il 20% del fabbisogno; non sono tenuti ad applicarlo gli asili nido privati.

La ratio della modifica è, come scrissero a suo tempo i proponenti, l’intento di

privilegiare quei cittadini che dimostrino di avere un serio legame con il territorio della nostra regione, vuoi perché vi risiedono da almeno quindici anni, vuoi perché vi lavorano da almeno quindici anni.

Al di là della banale considerazione che se si volesse davvero garantire la serietà del legame si dovrebbe piuttosto chiedere ai genitori un formale impegno a risiedere e lavorare nel Veneto fino al compimento del quindicesimo anno di età del figlio (non saremo mica così coglioni da agevolare negli asili nido i figli di gente che poi va a contribure al Pil di Mantova o di Pordenone, eh!); al di là che sulla poca serietà dei concetti di serietà e di legame si potrebbero dire molte cose (e io le dissi già il 18 agosto e il 19 agosto del 2010: e non sto a ripetermi); a me pare evidente che un simile provvedimento, in un mondo nel quale si vive oggi qui e domani là, e si cerca il lavoro dove lo si trova, eccetera, è semplicemente stupido.

Certo: la maggioranza del Consiglio regionale veneto, dominata dalla Lega Nord, l’ha adottato sapendo che è un provvedimento stupido. L’ha adottato solo per ragioni di bandiera. Ma non è che sventolando una bandiera si smette di essere stupidi.

Se condividete questa mia opinione, vi invito a firmare questa petizione. Se non la condividete, parliàmone.