Archive for the ‘Archivio giulio mozzi’ Category

L’ultimo democristiano rimasto sulla faccia della terra

13 giugno 2017

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“E finalmente, spero, smetterò di scrivere” (il lungo cammino verso “Fiction”)

6 giugno 2017

di giuliomozzi

[Il 22 novembre 1999, mentre stavo lavorando al libro Fiction – che apparve presso Einaudi nel 2001 e la cui nuova edizione, Fiction 2.0, sarà a giorni in libreria per Laurana – scrissi all’editor che mi seguiva per fare il punto della situazione (peraltro l’editing, poi, lo feci con un’altra persona). All’epoca l’effettivo titolo del libro non era ancora stato concepito. Pubblico la lettera con qualche doverosa omissione. Vi si parla anche di racconti mai portati a termine. gm]

Padova, 22 novembre 1999

[…] èccoti il libro nuovo. È praticamente finito, nel senso che si vede com’è e come andrà a finire, anche se forse uno solo dei pezzi (Lettera ai direttori) è effettivamente finito, uno (Calcoli) è appena un abbozzo, uno è ancora a metà strada (La fede in Dio) e uno forse è fallito e sarà da buttare (Giustizia poetica?). In realtà è scritto al 70% e riveduto al 30%, più o meno: ma adesso si capisce che cosa ne verrà fuori, e quindi mi sembra il momento buono per parlarne.

Un paio di questi pezzi (La fede in Dio e Calcoli) te li mandai prima delle vacanze d’agosto – il giorno dopo l’ultima volta che siamo riusciti a parlarci. Allora non avevo la minima idea di come sarebbe andata la faccenda.

La faccenda è che io – Giulio Mozzi – ho deciso di editare una serie di testi: lettere, dichiarazioni, memoriali eccetera di alcuni personaggi curiosi, strampalati o tragici. Testi non scritti da me. Come editore, mi limito a corredare questi testi – non sempre: quando serve – con chiarimenti, allegati, ritagli di giornale e così via.

La faccenda diventa estremista con Ultima comunicazione: un testo di quattro righe, la lettera di addio di una adolescente che poi si butterà dal cavalcavia, per il quale prevedo circa venti pagine di allegati. Ne ho fatta un’occasione per lavorare insieme a un po’ di amici: L* P*, S* B*, Umberto Casadei, M* N*) eccetera: loro scriveranno gli allegati, io poi farò un po’ di assemblaggio e di cut-up. [1]

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Ultimi libri letti o riletti

6 giugno 2017

di giuliomozzi

Lirici della scapigliatura, a c. di Gilberto Finzi, Mondadori 1965, pp. 303 (leggiucchiato). (Comperato a Bologna, Libreria Ibs).

– Giuseppe Caliceti, Miti bambini. Come rispondere alle grandi domande dei piccoli, Bompiani 2017, pp. 171 (ricevuto in omaggio).

– Edoardo Albinati, La comunione dei beni, pref. Giordano Meacci, Nino Aragno 2017, pp. 159 (ricevuto in omaggio).

Almanacco 2017. Mappe del tempo. Memoria, archivi e futuro, a c. di Ermanno Cavazzoni, Quodlibet Compagnia Extra 2017, pp. 162 (Comperato a Bologna, Libreria Ibs).

– Salvador Elizondo, Farabeuf o La cronaca di un istante, tr. Enrico Cicogna, Feltrinelli 1970, pp. 158 (rilettura). (Comperato molto tempo fa, chissà dove).

– Alberto Arbasino, Super-Eliogabalo, Feltrinelli 1969, pp. 322 (rilettura). (Comperato molto tempo fa presso Il Libraccio, Milano).

– Christoph Theobald, Il cristianesimo come stile. Un modo di fare teologia nella postmodernità, tr. delle Benedettine dell’Isola di San Giulio, rev. Maurizio Rossi, vol. I, pp. 445, Dehoniane Bologna 2009 (appena iniziato, sono a p. 84). (Acquistato presso la Libreria San Paolo di Cagliari).

E voi?

Acqua

24 maggio 2017

Franco Brizzo rende omaggio, molto dal basso, a Italo Calvino

[Nei primi giorni di giugno 2017, così assicura l’editore (Laurana), se l’Autore non s’inventerà qualcosa di strano, sarà in libreria Fiction 2.0, di Giulio Mozzi, nuova edizione parecchio riveduta del libro Fiction già pubblicato presso Einaudi nel 2001. Ci sarà dentro qualcosa di un po’ cambiato, qualcosa in più e qualcosa in meno. A questo “qualcosa in meno” – racconti che all’Autore sono sembrati incompatibili col resto dell’opera, o che non gli piacciono più, o che come questo sembrano sorpassati dagli avvenimenti – diamo un’estrema chance di sopravvivenza pubblicandoli qui. Ecco il secondo, attribuito a Franco Brizzo. Come tutti ricorderanno, Qwfwq è “il narratore e protagonista di alcune storie scritte da Italo Calvino, tra cui le Cosmicomiche e Ti con zero” (Wikipedia). gm]

Qwfwq si stiracchiò.
Forse non era esattamente uno stiracchiarsi, quello, comunque si trattava della cosa più simile allo stiracchiarsi che fosse capace di fare.
Fece entrare acqua, fece uscire acqua.
Si avvicinò alla riva, pulsando.

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Proposta per pubblicare un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Pubblico appello a Sua Santità il Papa, il dottor Maurizio Costanzo e l’avvocato Giovanni Agnelli (in attesa di “Fiction 2.0”)

23 maggio 2017

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Breve notizia su “Fiction 2.0”

31 marzo 2017

[Dalla Breve notizia premessa alla nuova edizione presso Laurana del mio libro Fiction – in libreria in un qualche momento del maggio 2017. gm]

Il libro Fiction apparve nel 2001 presso Einaudi. Era un libro sbagliato, costituito di fatto da due libri – il libro delle storie basate su fatti di cronaca, l’antologia di eteronimi – che non potevano stare insieme. D’altra parte sentivo che ormai, come narratore, ero prossimo alla fine; e trattai il libro come un baule nel quale il viaggiatore, non sapendo che cosa gli accadrà lungo il viaggio e di che cosa avrà bisogno davvero, stipa un po’ di tutto.
Questa nuova edizione è stata sfoltita: sia perché alcuni pezzi, a rileggerli, mi sono sembrati davvero brutti; sia nella speranza di raddrizzare un po’ il libro e dargli un certo equilibrio – o uno squilibrio più artisticamente giustificato. Tanto per spiegarsi, i racconti fino a Narratology costituiscono il “primo libro”, i racconti da Narratology in poi costituiscono ciò che resta del “secondo libro”, e Narratology – un pezzo che, per me, costituisce un mistero – se ne sta in mezzo a tenere a bada questi e quelli.
Ero convinto, nel 2001, che Fiction fosse un libro importante, capace di mettere in crisi il concetto stesso di ‘finzione’. Come tutti coloro che possiedono un talento – e il mio talento è che quando racconto qualcosa, tutti mi credono – mi ero reso conto che avrei dovuto scegliere tra metterlo al lavoro sul serio o sputtanarlo. Tentai di fare entrambe le cose in una mossa sola. Fallii.

Esercizio

9 marzo 2017

di giuliomozzi

Ritornerò, ritornerò alla vita
futura, quando tutto sarà morto;
ritornerò, nel corpo luminoso
che sarà dato per la nuova vita.

Ritornerò, ritornerò all’amore
e sarà vinta per l’eterno Morte;
e sarà tolto il giogo doloroso,
e guarderò negli occhi il Creatore.

Nessun giudizio sarà pronunciato:
occhi negli occhi sarà detto tutto;
da me, per me, sarò salvo o dannato.

La vita al mondo è vera, non fasulla;
la vita nella carne è vita in tutto:
è questa la speranza, e il resto è nulla.

Esercizio: Qualsiasi atto con cui si addestri il corpo o si applichi la mente con lo scopo di svilupparne o conservarne le forze, l’agilità, l’efficienza, per acquistare assuefazione, pratica e sim. Nel sing., indica per lo più la ripetizione abituale di tali atti (Treccani).

L’uomo col giornale in mano

25 novembre 2016
Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

di giuliomozzi

[Scritto a fine 2005 o inizio 2006, su richiesta di Stefano Fugazza e Gabriele Dadati, per la collana Scrivere l’arte della Galleria d’arte moderna Ricci-Oddi di Piacenza. Forse non è vero che questo quadro è il primo in cui compare un giornale quotidiano: comunque dev’essere uno dei primi].

L’uomo col giornale in mano
ha il braccio destro abbandonato lungo il fianco.
L’uomo col giornale in mano
regge il giornale con la mano destra,
alza lo sguardo e volta il viso verso
noi, che lo guardiamo.
L’uomo col giornale in mano
ha interrotta la lettura del giornale
per guardare
noi, che lo guardiamo.

L’uomo col giornale in mano è morto.
Noi, per ora, siamo vivi.

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Cose sentite dire negli ultimi cinque giorni

21 novembre 2016

di giuliomozzi

1. (per la strada). “Certo che è comodo, fare gli scrittori. Scrivi il tuo libro, lo pubblichi, e ogni mese ti arriva il bonifico dei diritti”.

2. (in chat). “I corsi di scrittura creativa non servono a niente. Io ho fatto un corso di rebirthing, e non mi è servito a una cippa. E’ la stessa cosa”.

3. (sul treno). “Una fiera del libro a Milano non serve a niente, ci sono già tutti gli editori, a che gli serve? Le fiere bisogna farle dove i libri non arrivano, tipo Venezia”.

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Un momento un po’ così

21 novembre 2016

Quel fragoroso silenzio: il testo completo

6 novembre 2016
Clicca su Rossini per prelevare il testo

Clicca su Rossini per prelevare il testo

Quel fragoroso silenzio (buffonata rossiniana a Riva del Garda e a Nonantola)

3 novembre 2016

Giacchino Rossini manifesta tutto il suo entusiasmo

di giuliomozzi

Domani venerdì 4 novembre 2016, alle 21, a Riva del Garda presso l’Auditorium del Conservatorio, andrà in scena una faccenda che s’intitola Quel fragoroso silenzio. Non è una commedia in prosa (e tantomeno in versi), non è un’operetta (e tantomeno un’opera): è – me lo dico tra me e me, sperando che non mi si senta – una specie di buffonata. Gioacchino Rossini, che da lassù (spero non da laggiù) forse ci sentirà schiamazzare, e magari si sporgerà dai balconi celesti a vedere che succede, spero non s’adonterà.

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Il vero motivo per cui Giulio Mozzi non scrive più libri

19 ottobre 2016

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Un’improvvisa sordità

29 settembre 2016

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di giuliomozzi

[Ogni tanto della roba vecchia e dimenticata spunta fuori dagli archivi. Questa qui è del 3 marzo 2011].

La mattina del 4 agosto 1999, dopo una notte per le mie abitudini quasi di bagordi (ero uscito a cena con Gianni Dezanni e Angela Burzo – il proiezionista e la cinefila – e il pittore matematico Claudio da Recoaro; avevamo cenato all’aperto presso la trattoria da Modesto, che è quel che il nome dice nei prezzi e nella qualità del cibo, ma non nel numero delle zanzare; avevamo chiacchierato e chiacchierato; e quando, a mezzanotte ormai passata, il da Recoaro ci aveva salutati per tornarsene tra i suoi monti, noi tre rimasti eravamo andati a disinfettarci dall’astemismo quasi religioso di costui presso il locale di Mario, detto il cinese assente, dato che da quattro anni il locale, pub nel nome ma piuttosto una stube nella fattura, era gestito dalla gaia moglie e dalla cameriera punk, senza che del destino di Mario – nome fittizio, ovviamente, assunto da Tseng Ho Wuei solo per evitare di sentirsi chiamare col nome proprio orrendamente distorto dalla nostra inettitudine di pronuncia – si fosse più saputo nulla, liquidando la moglie ogni domanda con una gaia risatina, e la cameriera punk con un “Domandate a lei” e un’occhiata alla moglie; e alla fine ci eravamo salutati davanti alla porta di casa mia, ormai quasi le tre, interrompendo per stanchezza una discussione della quale solo oggi riconosco l’importanza per la mia vita), mi svegliai alle sette in perfette condizioni: libera la mente, frizzante il corpo, subito pronto ad alleggerirsi il ventre.

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Storia del mio sangue

3 agosto 2016

di Demetrio Paolin

a Mastro Limitri

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Immaginate una serie di case lungo un viale che si chiama Gebbione, immaginatele a grappoli lungo questa via che quando finisce c’è una fabbrica che si chiama l’Omeca, a Reggio Calabria. Ora se vi sporgete da uno di quei balconi, che danno sulla via piena di alberi, intravedete il mare. Seguite la linea dell’orizzonte lungo i tetti dei palazzi fino a che il vostro sguardo non strapiomba su una piccola strada stretta d’asfalto. Lì c’è un piccolo ingresso alla spiaggia. Immaginate di camminare lungo la battigia, l’acqua vi copre i piedi. Andate avanti fino a quando trovate un uomo seduto su alcune casse di legno e una canna da pesca in mano. L’uomo che ha in bocca una sigaretta è mastro Limitri, lui fa il muratore, ma ora si sta godendo il risposo e pesca. A pochi metri da lui ci sono io suo nipote, Demetrio. Gioco sulla sabbia e salto; mentre lo faccio mi graffio un ginocchio. Immaginate, ora, il sangue che esce. Guardate come si impossessa della superficie della pelle.

Ora riempite i polmoni, entrate nel mio sangue.

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Nuovi esercizi, 7

23 luglio 2016

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Nuovi esercizi, 1

26 giugno 2016

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Proesia (più prosa che poesia) del desiderio di fare l’amore

16 febbraio 2016

di giuliomozzi

C’è stato un tempo
nel quale avrei voluto tanto fare l’amore con te
ma non te l’ho mai detto
perché credevo
che tu non avresti mai voluto fare l’amore con me
e non sapevo
che invece tu avresti voluto tanto fare l’amore con me
ma non me l’hai mai detto
perché credevi
che non avrei mai voluto fare l’amore con te
e così
per molti anni ci siamo frequentati
e io desideravo tanto fare l’amore con te
e tu desideravi tanto fare l’amore con me
però non facevamo l’amore
non se ne parlava neanche
a ciascuno dei due sembrava che la vita dell’altro
dovesse essere così com’era
che così com’era avesse un qualche tipo di perfezione
di rifinitura
e che proporre un cambiamento così importante
e che manifestare un desiderio così grande e così preciso
avrebbe potuto fare solo danni
e così
la nostra amicizia è andata avanti per anni
ed è stata una bella amicizia
io ne sono contento tu ne sei contenta
però peccato

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“Tre corpi” / In musica

26 gennaio 2016
L'incontro dei tre vivi e dei tre morti

L’incontro dei tre vivi e dei tre morti

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 3

24 gennaio 2016

Vedi l’articolo del’altro ieri. Pubblico qui il terzo melologo. La musica sarà di Nicola Straffelini.

Tre corpi

3. Quello che era dall’altra parte

Che strana pretesa avete,
che la storia – la storia! – la facciano
i giusti.

La storia, da che tempo è tempo,
la fanno i vincitori.

Quanto a me,
sono di quelli che hanno perso.

Sono morto,
sono stato ucciso,
anch’io sono stato ucciso!
E tuttavia
– poiché sono di quelli che hanno perso –
la morte e l’uccisione
non hanno fatto di me
una vittima.

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