Archive for the ‘Archivio giulio mozzi’ Category

Qfwfq e Yhwh

24 novembre 2017

Qfwfq, I suppose (click!)

di Marco Candida

[Il racconto di Giulio Mozzi Acqua comparve nella prima edizione, Einaudi 2001, della raccolta Fiction. Non compare nella nuova edizione, Fiction 2.0, Laurana 2017, Si può leggere qui. gm].

Mi butto.

E se Qfwfq e Yhwh appartenessero alla stessa tribù?

Prima di tutto, chi sono Qfwfq e Yhwh?

Qfwfq è il protagonista di una serie di racconti scritti da Italo Calvino; appare nelle raccolte Le Cosmicomiche, Ti con zero e qua e là ancora. Yhwh, invece, per chi non lo avesse riconosciuto subito, oramai tutti lo abbiamo presente con il nome di… Dio. Qfwfq è noto alle cronache dal 1963 d.c., quando apparve per la prima volta all’interno di un racconto pubblicato sulla rivista Il Caffè. Yhwh, invece, è noto da tempi molto più antichi.

Dunque, ripartiamo: e se Qfwfq e Yhwh appartenessero alla stessa grande famiglia?

(more…)

Come sono fatti certi libri, 25 / “Fiction 2.0”, di Giulio Mozzi

20 settembre 2017

di Edoardo Zambelli

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). Naturalmente, e sia chiaro soprattutto per questo articolo, la bizzarria della forma non comporta necessariamente un’alta qualità letteraria. gm].

Fiction 2.0:

Fiction, libro di Giulio Mozzi uscito per Einaudi nel 2001, torna oggi in libreria per Laurana Editore in edizione «sfoltita e incrementata» e con il titolo di Fiction 2.0.

(more…)

“Vero e proprio manifesto della letteratura cattolica del ventunesimo secolo”

18 settembre 2017

di Paolo Pegoraro

[Questo articolo di Paolo Pegoraro, che ringrazio, è apparso nel numero di settembre 2017 del mensile Jesus].

Quando, nel 2001, Fiction fece la sua comparsa in libreria, i social network non esistevano e i reality sbarcavano nel nostro paese. Rileggere questi racconti di Giulio Mozzi sedici anni dopo – Fiction 2.0, nuova edizione «sfoltita e ampliata» per Laurana Editore – riconferma la sensazione di un libro speciale. E non perché “profetico” dell’avvenuto tracollo della realtà nel suo racconto, e del racconto nelle sue forme. Quasi tutte queste storie propongono fin dall’incipit il confronto con la morte: minacciata, dispensata, vagheggiata. Di fronte all’ineluttabile, personaggi asserragliati nella trincea delle parole. Non è un caso che il primo racconto, La fede in Dio, insceni lo scontro tra profeti del niente e suoi nemici (ma attenti a dire chi è chi). Nell’inedito I mostri il demiurgo Giulio Mozzi viene pregato da un personaggio di essere consegnata al nulla. Qual è dunque, la vocazione della parola? Risponde il racconto Narratology, autentica “narratheology”, vero e proprio manifesto della letteratura cattolica del ventunesimo secolo. «In esso», spiega lo stesso Mozzi, «un uomo domanda: perché il dio, che tanto parlò nei tempi antichi da riempire la duemila pagine della Bibbia, dall’Apocalisse a oggi non parla più? Perché non ha più “ispirato” nessuno?». E la risposta che quest’uomo non trova, ma che dà Fiction nel suo complesso, è: perché gli uomini hanno inventato la finzione credibile. Morale della favola: la scrittura di Mozzi è una sfida continua all’esattezza, formale e contenutistica. Senza mai disumanizzarsi. La sua è una chiarezza appassionata, un grottesco da cattedrale romanica, naturalmente a proprio agio tra le pieghe contraddittorie della «sacra oscenità» di questo mondo materiale.

“Fiducia incrollabile, rigorosa coerenza”

18 settembre 2017

di Cesare De Michelis

[Fa sempre una certa impressione essere recensiti dal proprio datore di lavoro. L’articolo è apparso ieri 17 settembre 2017 nel Corriere del Veneto, dorso regionale del Corriere della sera. gm].

Mozzi ha fatto coincidere la propria storia di narratore con quella del secolo scorso. In questo si è dedicato, oltre che ai testi degli altri, a ripercorrere i propri passi, tornando sui suoi testi narrativi per ristamparli con i ripensamenti che intanto gli sembravano indispensabili, in qualche caso appena percepibili tanto erano lievi e «formali», veri e propri ritocchi. In altri, invece, profondi e strutturali, tanto che il libro che ora abbiamo di fronte è davvero un altro rispetto al precedente e suggerisce, quindi, diverse riflessioni e proposte interpretative: è il caso di questo Fiction 2.0 (Laurana, pp. 284, € 15,90), che riprende un precedente Fiction (Einaudi 2001), ora liquidato dall’autore come «un libro sbagliato, costituito di fatto da due libri che non potevano stare insieme». Allora, nella fretta di chiudere i conti col secolo e con il millennio, lo scrittore, «che ormai, come narratore, era – o si sentiva – prossimo alla fine», aveva messo insieme «un po’ di tutto», puntando sul fatto che a tenerlo insieme sarebbe bastata la tensione che aveva deliberatamente aperto tra la vita e la letteratura, o tra la realtà e la finzione, nella certezza di non trovarsi di fronte a un’alternativa, ma a due facce della stessa medaglia, a due aspetti complementari – e inscindibili – che inevitabilmente sulla pagina interagiscono.

(more…)

“Un insieme di materiali che abbatte il confine tra vero e falso, tra letteratura e vita, tra artificio e cosmologia”

14 agosto 2017

di Cristina Taglietti

[Questo articolo di Cristina Taglietti, che ringrazio, è apparso oggi nel quotidiano “Corriere della sera”.]

Bisogna leggere Fiction per rendersi conto di quanto Giulio Mozzi abbia anticipato temi e questioni che oggi sono diventati di moda nel dibattito culturale. Fiction 2.0 è il nuovo titolo dato alla raccolta che uscì nel 2001 da Einaudi e viene ora ripubblicata in una nuova edizione «sfoltita e incrementata» da Laurana, l’editore che a Mozzi si è affidato e a cui lo scrittore veneto affida i suoi testi.

Mozzi è uno scrittore che si mette in discussione, che si rilegge e ripensa il suo lavoro; uno sperimentatore che ama mescolare generi e tecniche ridefinendo continuamente la sua scrittura ma sempre sotto il segno di una straordinaria coerenza stilistica. Prima di molti altri ha praticato l’autofiction, prima di molti altri ha messo al centro l’idea stessa di finzione che, in questo libro, imbocca due strade distinte accomunate dal fatto di giocare sul paradosso e sull’equivoco.

(more…)

“L’unico scrittore che Mozzi abbia deciso di nascondere è lui stesso”

22 luglio 2017
Andrea Cortellessa

Andrea Cortellessa

di Andrea Cortellessa

[Questo articolo di Andrea Cortellessa, che ringrazio, è apparso oggi in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa]. [Il medesimo articolo, in una versione un po’ più lunga, è poi uscito in Le parole e le cose].

Cos’hanno in comune Laura Pugno e Vitaliano Trevisan, Giorgio Falco e Franco Arminio? A parte la statura di scrittori niente, si direbbe, o quasi. Il loro link d’origine è un altro scrittore che, in quanto tale, poco parrebbe avere a che fare con tutti loro. Questo scrittore è Giulio Mozzi, che – come consulente editoriale (se ciò basta a designarne la vocazione rabdomantica) – tra la metà dei Novanta e i primi del decennio seguente ha permesso loro di riconoscere la propria voce, poi di farla conoscere ai lettori. Se un giorno si farà un bilancio, di questo passaggio di secolo, si dovrà ammettere che è stata una delle stagioni più fertili, per la terra della prosa. E che, se per ogni generazione c’è un maestro segreto – non perché non riconosciuto, ma in quanto arduo è circoscriverne il magistero –, il maestro di questa generazione è Giulio Mozzi.

(more…)

Il codice del dolore (e la consolazione del gioco)

12 luglio 2017

di Franco Foschi

[Franco è un amico, questo devo premetterlo. E’ uno scrittore bravo ed eclettico, in prosa e in versi, ed è un eccellente pediatra. E ha altre qualità morali, sulle quali qui sorvolo. Ha letto Fiction 2.0 e mi ha mandato questo. gm].

Quanti, tra coloro che scrivono, partono sin dall’inizio ponendosi un obiettivo alto? Quanti, tra questi, hanno la forza, le idee e quel filo di presunzione necessari?

La massima parte degli scrittori, sfogliandoli nelle librerie, mi pare abbia a che fare più che altro col mondo del commercio. L’altra fetta che mi sembra dominante è quella di chi scrive senza tanti perché. Infine, nella “torta” statistica, c’è quella strisciolina esigua, di solito dipinta con un colore intenso perché altrimenti sparirebbe, che appartiene agli scrittori con un perché. I quali con ogni probabilità rifiuterebbero questa nicchia, alcuni magari sarebbero pronti a schermirsi, altri a sostenere una leggerezza che poi i loro testi contraddicono, altri, forse la maggioranza, sceglierebbero il silenzio.

Mozzi ha il talento, la forza, le idee e quel pizzico di presunzione da appartenere agli scrittori con un perché. E che gran perché, nel suo caso. I racconti di questo Fiction 2.0, remake riveduto e corretto di un libro già uscito sedici anni fa, possiedono un piglio, una carica emotiva e una elettricità tali, soprattutto nella prima metà del libro, che ci prendono a spallate lasciandoci barcollanti, stupefatti, ma soprattutto pieni di domande. Il che è una caratteristica di ogni forma d’arte che meriti rispetto. Sì, perché gli argomenti di Mozzi non sono mai light, diciamo così dietetici (per l’anima, ovvio): il suicidio, la malattia della mente, il sesso anche patologico, il disamore, la frustrazione esistenziale… Argomenti che non possono che essere resi sulla pagina se non in maniera provocatoria, violenta: niente di consolatorio, quieto, quella letteratura che ti lascia lì tranquillo a crogiolarti nel nulla, nel vuoto, nello sterile riposo…

(more…)

Che cos’è il libro “Fiction 2.0” del 2017 e in che cosa è diverso dal libro “Fiction” del 2001

6 luglio 2017

Un certo numero di Giulio Mozzi

di giuliomozzi

Un uomo ha un’intuizione. Comincia a scrivere un romanzo. Scrive con foga, quasi senza pensare, come se una voce gli dettasse da dentro. Ha la sensazione che ciò che sta scrivendo sia bello. Porta i primi capitoli a un suo professore. Il professore legge, è perplesso, fa due controlli, poi meravigliato dice: “Figliolo, ma tu hai semplicemente copiato il Don Chischiotte di Cervantes!”. L’uomo, che non ha mai letto il Don Chisciotte, resta sbalordito.

Questa è la storia, notissima, raccontata da Borges nel racconto intitolato appunto Pierre Menard, autore del “Chisciotte”. Ma non è importante la storia in sé, quanto uno dei possibili significati proposto da Borges: il Don Chisciotte scritto da Cervantes all’inizio del Seicento e quello scritto da Pierre Menard in pieno Novecento, per il solo fatto di essere scritti da autori diversi e in tempi diversi, benché identici parola per parola sono due libri completamente diversi. Il Don Chisciotte cervantino, per dire, non potrà che essere letto alla luce della cultura spagnola del Seicento; quello di Menard alla luce di quella francese del Novecento. Eccetera. Ma vi ho ingannati.

(more…)

“Non ho smesso, semmai ho finito”

5 luglio 2017

Nicolò Menniti-Ippolito intervista Giulio Mozzi

[Questo articolo è apparso nei quotidiani Il mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso, oggi 5 luglio 2017].

Torna in libreria in questi giorni Fiction, la quarta raccolta di racconti di Giulio Mozzi, che fu pubblicata nel 2001 da Einaudi. Ora, lievemente ritoccata, si intitola Fiction 2.0 ed è edito da Laurana editore, che sta riproponendo tutti i lavori dello scrittore padovano, tributo a un autore che ha precocemente deciso di continuare a occuparsi di libri ma soprattutto dei libri degli altri, considerandosi un ex-scrittore. Cosa rarissima, quasi innaturale. In qualche modo Fiction, che veniva dopo altre tre raccolte di racconti, è stato l’ultima opera autenticamente narrativa di Mozzi.

Quando ha scritto Fiction, era considerasto uno dei maggiori autori italiani di racconti. Ma nel libro sembra esserci la voglia di uscire da una forma classica, di cui tutti la riconoscevano maestro.

Forse si trattava di uscire non da una «forma classica» ma dall’ingenuità. A suo tempo (la prima edizione è del 2001) percepivo Fiction come un libro molto “tecnico”, nel quale gliela facevo vedere io che cosa ero capace di fare: «Dàtemi una prima persona, e vi farò credere qualunque cosa!». E mi pareva un libro molto nitido, molto pulito. Mi accorsi solo molto dopo (ma l’illusione doveva essere forte, perché non se ne accorse in fondo nemmeno l’editore), che sulla nitidezza e pulizia formale prevalevano le follie e i delirii dei personaggi.

(more…)

L’ultimo democristiano rimasto sulla faccia della terra

13 giugno 2017

(more…)

“E finalmente, spero, smetterò di scrivere” (il lungo cammino verso “Fiction”)

6 giugno 2017

di giuliomozzi

[Il 22 novembre 1999, mentre stavo lavorando al libro Fiction – che apparve presso Einaudi nel 2001 e la cui nuova edizione, Fiction 2.0, sarà a giorni in libreria per Laurana – scrissi all’editor che mi seguiva per fare il punto della situazione (peraltro l’editing, poi, lo feci con un’altra persona). All’epoca l’effettivo titolo del libro non era ancora stato concepito. Pubblico la lettera con qualche doverosa omissione. Vi si parla anche di racconti mai portati a termine. gm]

Padova, 22 novembre 1999

[…] èccoti il libro nuovo. È praticamente finito, nel senso che si vede com’è e come andrà a finire, anche se forse uno solo dei pezzi (Lettera ai direttori) è effettivamente finito, uno (Calcoli) è appena un abbozzo, uno è ancora a metà strada (La fede in Dio) e uno forse è fallito e sarà da buttare (Giustizia poetica?). In realtà è scritto al 70% e riveduto al 30%, più o meno: ma adesso si capisce che cosa ne verrà fuori, e quindi mi sembra il momento buono per parlarne.

Un paio di questi pezzi (La fede in Dio e Calcoli) te li mandai prima delle vacanze d’agosto – il giorno dopo l’ultima volta che siamo riusciti a parlarci. Allora non avevo la minima idea di come sarebbe andata la faccenda.

La faccenda è che io – Giulio Mozzi – ho deciso di editare una serie di testi: lettere, dichiarazioni, memoriali eccetera di alcuni personaggi curiosi, strampalati o tragici. Testi non scritti da me. Come editore, mi limito a corredare questi testi – non sempre: quando serve – con chiarimenti, allegati, ritagli di giornale e così via.

La faccenda diventa estremista con Ultima comunicazione: un testo di quattro righe, la lettera di addio di una adolescente che poi si butterà dal cavalcavia, per il quale prevedo circa venti pagine di allegati. Ne ho fatta un’occasione per lavorare insieme a un po’ di amici: L* P*, S* B*, Umberto Casadei, M* N*) eccetera: loro scriveranno gli allegati, io poi farò un po’ di assemblaggio e di cut-up. [1]

(more…)

Ultimi libri letti o riletti

6 giugno 2017

di giuliomozzi

Lirici della scapigliatura, a c. di Gilberto Finzi, Mondadori 1965, pp. 303 (leggiucchiato). (Comperato a Bologna, Libreria Ibs).

– Giuseppe Caliceti, Miti bambini. Come rispondere alle grandi domande dei piccoli, Bompiani 2017, pp. 171 (ricevuto in omaggio).

– Edoardo Albinati, La comunione dei beni, pref. Giordano Meacci, Nino Aragno 2017, pp. 159 (ricevuto in omaggio).

Almanacco 2017. Mappe del tempo. Memoria, archivi e futuro, a c. di Ermanno Cavazzoni, Quodlibet Compagnia Extra 2017, pp. 162 (Comperato a Bologna, Libreria Ibs).

– Salvador Elizondo, Farabeuf o La cronaca di un istante, tr. Enrico Cicogna, Feltrinelli 1970, pp. 158 (rilettura). (Comperato molto tempo fa, chissà dove).

– Alberto Arbasino, Super-Eliogabalo, Feltrinelli 1969, pp. 322 (rilettura). (Comperato molto tempo fa presso Il Libraccio, Milano).

– Christoph Theobald, Il cristianesimo come stile. Un modo di fare teologia nella postmodernità, tr. delle Benedettine dell’Isola di San Giulio, rev. Maurizio Rossi, vol. I, pp. 445, Dehoniane Bologna 2009 (appena iniziato, sono a p. 84). (Acquistato presso la Libreria San Paolo di Cagliari).

E voi?

Acqua

24 maggio 2017

Franco Brizzo rende omaggio, molto dal basso, a Italo Calvino

[Nei primi giorni di giugno 2017, così assicura l’editore (Laurana), se l’Autore non s’inventerà qualcosa di strano, sarà in libreria Fiction 2.0, di Giulio Mozzi, nuova edizione parecchio riveduta del libro Fiction già pubblicato presso Einaudi nel 2001. Ci sarà dentro qualcosa di un po’ cambiato, qualcosa in più e qualcosa in meno. A questo “qualcosa in meno” – racconti che all’Autore sono sembrati incompatibili col resto dell’opera, o che non gli piacciono più, o che come questo sembrano sorpassati dagli avvenimenti – diamo un’estrema chance di sopravvivenza pubblicandoli qui. Ecco il secondo, attribuito a Franco Brizzo. Come tutti ricorderanno, Qwfwq è “il narratore e protagonista di alcune storie scritte da Italo Calvino, tra cui le Cosmicomiche e Ti con zero” (Wikipedia). gm]

Qwfwq si stiracchiò.
Forse non era esattamente uno stiracchiarsi, quello, comunque si trattava della cosa più simile allo stiracchiarsi che fosse capace di fare.
Fece entrare acqua, fece uscire acqua.
Si avvicinò alla riva, pulsando.

(more…)

Proposta per pubblicare un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Pubblico appello a Sua Santità il Papa, il dottor Maurizio Costanzo e l’avvocato Giovanni Agnelli (in attesa di “Fiction 2.0”)

23 maggio 2017

(more…)

Breve notizia su “Fiction 2.0”

31 marzo 2017

[Dalla Breve notizia premessa alla nuova edizione presso Laurana del mio libro Fiction – in libreria in un qualche momento del maggio 2017. gm]

Il libro Fiction apparve nel 2001 presso Einaudi. Era un libro sbagliato, costituito di fatto da due libri – il libro delle storie basate su fatti di cronaca, l’antologia di eteronimi – che non potevano stare insieme. D’altra parte sentivo che ormai, come narratore, ero prossimo alla fine; e trattai il libro come un baule nel quale il viaggiatore, non sapendo che cosa gli accadrà lungo il viaggio e di che cosa avrà bisogno davvero, stipa un po’ di tutto.
Questa nuova edizione è stata sfoltita: sia perché alcuni pezzi, a rileggerli, mi sono sembrati davvero brutti; sia nella speranza di raddrizzare un po’ il libro e dargli un certo equilibrio – o uno squilibrio più artisticamente giustificato. Tanto per spiegarsi, i racconti fino a Narratology costituiscono il “primo libro”, i racconti da Narratology in poi costituiscono ciò che resta del “secondo libro”, e Narratology – un pezzo che, per me, costituisce un mistero – se ne sta in mezzo a tenere a bada questi e quelli.
Ero convinto, nel 2001, che Fiction fosse un libro importante, capace di mettere in crisi il concetto stesso di ‘finzione’. Come tutti coloro che possiedono un talento – e il mio talento è che quando racconto qualcosa, tutti mi credono – mi ero reso conto che avrei dovuto scegliere tra metterlo al lavoro sul serio o sputtanarlo. Tentai di fare entrambe le cose in una mossa sola. Fallii.

Esercizio

9 marzo 2017

di giuliomozzi

Ritornerò, ritornerò alla vita
futura, quando tutto sarà morto;
ritornerò, nel corpo luminoso
che sarà dato per la nuova vita.

Ritornerò, ritornerò all’amore
e sarà vinta per l’eterno Morte;
e sarà tolto il giogo doloroso,
e guarderò negli occhi il Creatore.

Nessun giudizio sarà pronunciato:
occhi negli occhi sarà detto tutto;
da me, per me, sarò salvo o dannato.

La vita al mondo è vera, non fasulla;
la vita nella carne è vita in tutto:
è questa la speranza, e il resto è nulla.

Esercizio: Qualsiasi atto con cui si addestri il corpo o si applichi la mente con lo scopo di svilupparne o conservarne le forze, l’agilità, l’efficienza, per acquistare assuefazione, pratica e sim. Nel sing., indica per lo più la ripetizione abituale di tali atti (Treccani).

L’uomo col giornale in mano

25 novembre 2016
Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

di giuliomozzi

[Scritto a fine 2005 o inizio 2006, su richiesta di Stefano Fugazza e Gabriele Dadati, per la collana Scrivere l’arte della Galleria d’arte moderna Ricci-Oddi di Piacenza. Forse non è vero che questo quadro è il primo in cui compare un giornale quotidiano: comunque dev’essere uno dei primi].

L’uomo col giornale in mano
ha il braccio destro abbandonato lungo il fianco.
L’uomo col giornale in mano
regge il giornale con la mano destra,
alza lo sguardo e volta il viso verso
noi, che lo guardiamo.
L’uomo col giornale in mano
ha interrotta la lettura del giornale
per guardare
noi, che lo guardiamo.

L’uomo col giornale in mano è morto.
Noi, per ora, siamo vivi.

(more…)

Cose sentite dire negli ultimi cinque giorni

21 novembre 2016

di giuliomozzi

1. (per la strada). “Certo che è comodo, fare gli scrittori. Scrivi il tuo libro, lo pubblichi, e ogni mese ti arriva il bonifico dei diritti”.

2. (in chat). “I corsi di scrittura creativa non servono a niente. Io ho fatto un corso di rebirthing, e non mi è servito a una cippa. E’ la stessa cosa”.

3. (sul treno). “Una fiera del libro a Milano non serve a niente, ci sono già tutti gli editori, a che gli serve? Le fiere bisogna farle dove i libri non arrivano, tipo Venezia”.

(more…)

Un momento un po’ così

21 novembre 2016

Quel fragoroso silenzio: il testo completo

6 novembre 2016
Clicca su Rossini per prelevare il testo

Clicca su Rossini per prelevare il testo