Posts Tagged ‘Marino Magliani’

Note di lettura sui racconti di Marino Magliani

31 maggio 2016

Marino-Magliani

di Luigi Preziosi

La misura breve del racconto pare particolarmente consona alle esigenze espressive di Marino Magliani, e lo si intuisce anche nelle sue opere di respiro più vasto, come, tra le più recenti, Soggiorno a Zeewijk (Amos edizioni, 2014) e Il canale bracco (Fusta editore, 2015). Qui il serrato monologare, la pratica assidua dell’osservazione attenta delle cose, il riannodare ricordi minimi alla attualità quotidiana per trarne significati non effimeri per le azioni del presente, se non possiedono il respiro largo del romanzo, possono però servire come fondamento ad una scrittura che si perfeziona nella brevità della descrizione perfetta, nell’emozione che è evento in se stessa, nel dipanarsi lento di impressioni che di colpo rivelano, trasfigurandola, una realtà diversa da quella apparente.

(more…)

“Carlos Paz e altre mitologie private”, di Marino Magliani

2 marzo 2016

di Marco Candida

magliani-383x600Prendiamo l’attacco del terzo racconto “Andante crociera”. “Con un paio di amici argentini vivevamo a Gulpen, una cittadina del sud dell’Olanda, nella regione Limburg. Un giorno, non so per quale motivo – forse perché si trovava sulle rotte del Grande Nord, o perché avevamo nostalgia delle montagne – comprammo tre biglietti per la Norvegia. Destinazione Stavanger. Il traghetto salpò al tramonto da Amsterdam, infilò il Nordzeekanaal e costeggiò la cittadina di JImuiden, con le sue case di mattoni e i bunker della seconda guerra, il porto affollato di pescherecci e gru, con la spiaggia e i quartieri di Zeewijk” O il secondo paragrafo del quinto racconto dal titolo “Un taxi a Utrecht”: “Utrecht è al centro dell’Olanda, ripeteva il professore indicandola sulla carta geografica. Utrecht, ragazzi, sta con precisione millimetrica al centro dell’Olanda e ha il campanile più alto dell’Olanda.” Poi c’è il secondo racconto dal titolo “Carlos Paz”, dove ci sono capitoletti intitolati “La Germania”, “La Spagna” oltre a “Il Piemonte”.
“Carlos Paz e altre mitologie private” di Marino Magliani fa venire voglia di pensare che dovrebbero sempre essere gli autori italiani a scrivere storie ambientate all’estero. A parte qualche eccezione come La neve nera di Oslo di Luigi di Ruscio o Norvegia di Angelo Ferracuti, e Tabucchi e Magris, i paesi stranieri ci arrivano, come sappiamo, grazie alle traduzioni. Ma se ci si riflette, un libro straniero presenta una sorta di doppio esotismo che lo rende sempre un po’ oscuro: sono stranieri, infatti, sia la storia che l’autore. Pertanto, non solo risultano stranianti le ambientazioni e i personaggi della storia, ma straniante risulta anche il modo di condurre la narrazione, la scelta di privilegiare alcuni fatti anziché altri, lo sguardo. Diventa difficile sentire una storia come realmente nostra, familiare, vicina. E invece le storie migliori sono forse quelle dove elemento familiare e fattore straniante si incontrano e confrontano trovando un punto d’intesa. Un equilibrio.

(more…)

Note di lettura: “Il canale bracco” di Marino Magliani.

7 dicembre 2015

di Luigi Preziosi

 Si può raccontare un canale? Un fiume può avere una sua storia, un inizio e una fine, tante vicende collaterali che affluiscono in quella principale, una tensione ad evolvere verso una dimensione maggiore, altro fiume o mare che sia, con tutti i simbolismi che ad una simile condizione si possono annettere, uno scorrere che può essere trama ed intreccio, partenza ed approdo. Il mare è avventura, prima di tutto interiore, figura dell’infinito, mutevolezza inesauribile di forme. Ma un canale potrebbe anche non avere una storia, un senso da restituire a chi ne accerta la natura di mero tramite, possibile non luogo nel suo connettere posti che sì hanno una loro identità, fatta di relazioni, di commerci, di attività: al massimo, nella sua mancanza di inizio e di fine mostra la relatività dei rapporti, la variabilità delle prospettive a seconda delle distanze. Occorre una singolare finezza di sguardo, che oltrepassi l’ovviamente visibile per cogliere in un canale vita che meriti di essere raccontata, ed è proprio ciò che dimostra di possedere in abbondanza Marino Magliani in Il canale bracco (Fusta editore, 2015).

(more…)

“Fanciulli di sabbia” di Lorenzo Muratore.

17 maggio 2015

di Luigi Preziosi

“Romanzo di tormenti, di vite scomparse nelle acque, ma fatto di una lingua che si inarca e implode, si estende, si spezza quando gli archi non reggono, una lingua, insomma, ed è la cosa che più conta”: così Marino Magliani, in un recente intervento sul blog della rivista torinese Atti impuri, ci introduce alla lettura di Fanciulli di sabbia, di Lorenzo Muratore, in uscita presso Nerosubianco. Ed in effetti, ciò che in primo luogo colpisce di questa opera prima lungamente meditata, è la lavorazione sapiente della parola, la tornitura complessa ed articolata, talvolta onusta, della frase, la straordinaria capacità di narrare per contorni, piuttosto che dettagliare eventi o fatti. L’arpeggio virtuoso, insistito fino ad estreme risonanze, prevale volutamente sull’ordito della storia, retta su dissolvenze, su descrizioni senza contorni, sull’indefinitezza del singolo episodio: di gran lunga preminente deve essere, nelle intenzioni dell’autore, ed anche negli esiti narrativi, la rappresentazione di emozioni che dagli eventi scaturiscono. E ciò è tanto più plausibile se si pensa che Fanciulli di sabbia è un romanzo di formazione, più precisamente la storia dell’educazione sentimentale di un ragazzo dell’entroterra ligure degli anni Cinquanta del secolo scorso.

(more…)

Note di lettura: “Soggiorno a Zeewijk” di Marino Magliani.

13 luglio 2014

di Luigi Preziosi

Una singolare, malinconica ed insieme pensosa geografia dell’anima si delinea nell’ultimo libro di Marino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, recentemente uscito in raffinata edizione numerata presso Amos edizioni, impreziosita dalle chine di Marco D’Aponte su bozze di Piet van Bert. Con una scrittura di rara densità espressiva, Magliani, certo uno degli autori più rappresentativi della nostra attuale narrativa, qui sublima l’attitudine, già a tratti manifestata in molte sue prove precedenti, a cogliere e far percepire tutta intera l’imprevedibile profondità che possono possedere i gesti e le cose più comuni: non ciò che si cela dietro di essi, ma la contemplazione di quanto spazio può estendersi dietro di loro, non il nascondimento, il mistero, ma la consistenza, e quindi non lo svelamento di verità occulte, ma una misurata tensione all’apprendimento, alla conoscenza del mondo e quindi di sé stesso.

I fatti raccontati devono dunque essere funzionali a questo lavoro di scavo oltre l’apparenza, che in fondo è la vera ragione di essere di questo testo. L’intreccio è essenziale, esemplare per linearità, e generosamente disponibile alle più diverse diramazioni che l’osservazione dei particolari suggerisce: uno scrittore italiano abita a Zeewijk, sobborgo di Ijmuiden, città olandese affacciata sul Mare del Nord, e del posto in cui vive assorbe ogni possibile dettaglio che lo aiuti a decifrarlo, ma anche che si lasci leggere con gli strumenti che gli appronta una persistente larvata nostalgia della nativa Liguria. (more…)

Comunicato stampa n° 2064 del 29/10/2011

30 ottobre 2011

Comunicato stampa n° 2064 del 29/10/2011. (AVN) – Venezia, 29 ottobre 2011
Vincitore unico quest’anno per il Premio letterario “Leonilde e Arnaldo Settembrini – Mestre”, giunto alla sua 49.ma edizione. La giuria tecnica e la giuria dei giovani hanno infatti scelto lo stesso volume di racconti Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) (ed. Mondadori, 2009) di Giulio Mozzi. La proclamazione è avvenuta questa sera a Mestre (Venezia). Il premio è dedicato a novelle o racconti in lingua italiana raccolti in volume e alla valorizzazione della città di Mestre.

(more…)

Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava

15 luglio 2010

di Antonio Celano

[Questo articolo è apparso nel Quotidiano della Calabria l’11 luglio scorso. Per l’articolo in pdf, cliccare qui. gm]

Ho conosciuto Marino Magliani, autore del libro Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava (Senzapatria, 2010), al Salone internazionale del libro. Un uomo dallo sguardo mansueto, il sorriso lontano di una vecchia fotografia, con cui ho scoperto di avere parecchi amici in comune. Magliani, ligure classe 1960, abita oggi in Olanda, sradicato in Olanda: «In quel mondo totalmente altro Marino non può attecchire in radice, e per questo fiorisce mondi» e scrive, aggiunge Rovelli. Mentre quando torna in Liguria «vive, ma non scrive» pur solo là sentendosi pienamente scrittore. E Colonia alpina è un racconto lungo denso, scritto con una liricità sempre molto ben controllata, alla maniera antica, come direbbe il suo amico Vincenzo Pardini.
La storia nasce da uno spunto semplice. Davanti alle dune della spiaggia sempre mutevole di un paese nordeuropeo uno scrittore ricorda la sua infanzia in una stretta vallata della Liguria. Ricorda un padre già vecchio e lontano per lavoro, ricorda la madre dedita ai lavori della terra e alla raccolta delle olive. Ma soprattutto rivive (è altro il ricordare?) la sua infanzia divisa attorno ai due centri della vallata, la propria casa (sotto tutte le altre case, gravata da tutto il loro peso) e la chiesa di San Giovanni del Groppo (di cui diviene chierichetto), legate da un paese «piantato al selvatico, come si intende da noi quando il sole se ne va presto».

(more…)

Marino e minareto

30 novembre 2009

Il mio amico Marino Magliani fotografato – qualche inverno fa – a Ijmuiden, sulla costa olandese, dove vive da molti anni. Sullo sfondo, il minareto di Ijmuiden.

Carlo Coccioli / Presenza dello scrittore assente

16 gennaio 2009

a cura di giuliomozzi

Parla una composita pattuglia di lettori di Carlo Coccioli: Franco Buffoni, Antonella Cilento, Giancarlo De Cataldo, Mario Fortunato, Bruno Gambarotta, Massimiliano Governi, Giuseppe Lupo, Marino Magliani, Sergio Pent, Alcide Pierantozzi, Giacomo Sartori, Giorgio Vasta.

[Questo articolo è stato ripreso il 2 febbraio 2009 in Nazione indiana, qui].

Carlo Coccioli

Carlo Coccioli

“Quello con Carlo Coccioli è stato un esemplare incontro mancato. Non siamo mai riusciti a stringerci la mano, eppure non potrei dire di non averlo conosciuto”. Comincia con queste parole il capitolo che dedica a Coccioli, nel suo bel libro Quelli che ami non muoiono mai, Mario Fortunato (Bompiani 2008). Mi ha colpito sentirmi ripetere più volte queste o simili parole – quasi un ritornello – quando ho provato a domandare a un po’ di scrittrici e scrittori d’Italia chi sia per loro Carlo Coccioli. E, in effetti, non l’ho mai conosciuto, ma è come se l’avessi conosciuto, lo dico anch’io.

Per molti più o meno della mia generazione, la via verso Carlo Coccioli è stata Pier Vittorio Tondelli. Che recensì con entusiasmo, nel 1987, Piccolo Karma; e inserì poi la recensione, ampliandola, in quel formidabile racconto degli anni Ottanta che è il volume Un week-end postmoderno (Bompiani 1987). “In nessun autore italiano contemporaneo”, scriveva Tondelli, “è presente una così grande tensione interiore, un’irrequietezza spirituale che poi si traduce in un nomadismo culturale e metafisico assolutamente originale, per non dire eccentrico”. Tuttavia “quello che si ama nell’opera di Carlo Coccioli non è solo, a ben guardare, l’incessante tormento teologico che lo ha spinto ora verso il cristianesimo ultraortodosso, poi verso l’ebraismo, quindi, fra gli Stati Uniti e il Messico, verso gli Hare Krishna della Casa di Tacubaya (1982), i riti indigeni, lo spiritismo, la psichedelia e gli Alcolisti Anonimi di Uomini in fuga (1973) e, finalmente, verso le filosofie e le religioni orientali, l’induismo e il buddhismo Zen […] ma anche lo stile di vita appartato, l’amore per gli umili e i reietti, l’assoluta fedeltà alle ragioni della propria ispirazione e della propria scrittura che altro non sono, poi, che la ricerca ossessiva di una risposta, mai definitiva, alle ragioni del Bene e, più ancora, del Male. E poi, finalmente, la sensualità di molte sue pagine, l’erotismo, la predilezione omosessuale”.

(more…)