Archive for the ‘Come sono fatti certi libri’ Category

Come sono fatti certi libri, 4 / “Le amicizie pericolose”, di Choderlos de Laclos

21 luglio 2017

di C. P.

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” risulterà, credo, evidente. Se altri volessero contribuire, si facciano vivi in privato (giuliomozzi@gmail.com).]

L’autore delle Amicizie pericolose (Les liaisons dangereuses) era un ufficiale di artiglieria, appassionato di balistica e conosciuto ai suoi tempi per aver vivacemente stroncato, in uno scritto che avrebbe dovuto essere elogiativo, il concetto difensivo dell’architetto militare Vauban. A parte le Amicizie, di Laclos si conoscono i titoli di solo altri due esperimenti letterari, due testi teatrali composti in gioventù di cui non è rimasta traccia e che pare non siano mai stati rappresentati.

(more…)

Come sono fatti certi libri, 3 / “I promessi sposi”, di Alessandro Manzoni

20 luglio 2017

Alessandro Manzoni, in un ritratto giovanile.

di giuliomozzi

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” risulterà, credo, evidente. Se altri volessero contribuire, si facciano vivi in privato (giuliomozzi@gmail.com).]

Un paesotto lombardo, circa il 1630 o 1631 o poco dopo. E’ estate, si prende il fresco. Un giovanotto racconta. Gli sono capitate delle avventure. Doveva sposarsi (e ora è sposato: la sua bella moglie è lì, un po’ discosta come è suo solito, un bimbetto ancora minuscolo tra le braccia), un potente delle sue parti (non è originario di lì) aveva chissà come messo gli occhi sulla promessa sposa (non che lei gliene avesse dato lo spunto: era stato un caso), e così il giorno prima del matrimonio il prete, spaventato da due scherani del potente, aveva imbastito su un sacco di scuse per rimandare. E poi: il tentativo di forzare la mano, presentandosi davanti al prete di notte e di sorpresa a proferire le frasi fatidiche (poiché i ministri del matrimonio sono gli sposi, mica lui); gli scherani del potente che si presentano alla casa della promessa, trovandola fortunatamente vuota; la fuga; il ricovero di lei in un monastero, presso una monaca di buona famiglia, una tipa strana; lui invece a Milano, a cercar fortuna, e a cacciarsi invece nei guai; lei dai guai inseguita, invece, rapita e portata in un castellaccio: il cui castellano, peraltro – la Provvidenza! – quell’istessa notte decide di cambiar vita; e poi la peste, la peste (e qui, l’uditorio al completo fa una faccia cupa: tutti hanno perso qualcuno, in quella peste); e finalmente il ritrovarsi, e il ritrovare nel Lazzaretto di Milano proprio quel potente cattivo, e poterlo perdonare, sgravando il cuore dal risentimento e dall’odio – la Provvidenza, ancora – e finalmente èccoci qui, come vedete, l’abbiamo scampata, l’abbiamo scampata bella.

(more…)

Come sono fatti certi libri, 2 / “La Vie mode d’emploi”, di Georges Perec

18 luglio 2017

Un disegno di Saul Steinberg.

(more…)

Come sono fatti certi libri, 1 / “Il circolo Otes”, di Giuseppe D’Agata, seconda parte

14 luglio 2017

di giuliomozzi

[La prima parte]

Una quantità di testi

Cominciamo dunque a parlare di questo romanzo di Giuseppe D’Agata: del romanzo, e non del libro (come abbiamo fatto finora). Per intanto, il riassunto della storia. Grosso modo: il narratore (prima persona) è un aspirante scrittore. Scrive in forma di diario mensile (ci sono dei titoletti: ottobre, novembre…). Ha un amico, Al, che è invece è già uno scrittore “professionista”, avendo pubblicato “un’opera prima matura e tradizionale, un romanzo (sulla Resistenza) dalla struttura solida come un buon cassettone ‘seicento, di stile, ma in versione un po’ campagnola” (p. 10). I nostri due eroi di giorno sono dei “cetomedisti produttivi”, s’incontrano di notte su un cavalcavia (dove il narratore incontra anche, corporalmente, una certa Lina, impiegata), e lì parlano di letteratura. Al ha la tipica crisi dello scrittore-al-secondo-romanzo, ovvero alla prova della maturità. Ciò che scrive non gli piace mai. Fa leggere qualcosa al narratore. I testi che, nei vari incontri, Al fa leggere al narratore sono riportati in corpo minore. Sono abbozzi, inizi, pezzi in mezzo di questo romanzo che Al non riesce a scrivere. Uno è una scaletta. Che cos’hanno che non va, questi scritti? Non sono politicamente a posto (vedi oltre).

Al è uno scrittore del gruppo B. Una nota a p. 9 spiega: “La più recente classificazione sociologica (met. Mal. mod) pone nel gruppo A gli scrittori che risiedono a Milano e a Roma. Il gruppo B comprende quelli residenti negli altri centri e comunque in quelli che raggiungono almeno i 250.000 abitanti. Il resto forma il gruppo C”. Ovviamente il suo desiderio è diventare uno scrittore del gruppo A, ovvero andare a stare a Milano o a Roma. Milano, soprattutto. E, dopo molte esitazioni, lasciando il lavoro e mettendo in gioco tutti i suoi risparmi, andrà a Milano. Da lì manderà notizie sempre positive, salvo suicidarsi a p. 134. A pagina 135 il narratore alla domanda di Lina “Tu hai smesso, invece, non vuoi più fare lo scrittore, è vero?” risponderà: “Credo di sì, Lina”. Dopo il suicidio una ventina di pagine, fino a p. 155, sono occupate dalla trascrizione del “Quaderno di Al”.

(more…)

Come sono fatti certi libri, 1 / “Il circolo Otes”, di Giuseppe D’Agata, prima parte

14 luglio 2017

di giuliomozzi

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” risulterà, credo, evidente. Se altri volessero contribuire, si facciano vivi in privato (giuliomozzi@gmail.com)]

Anche se non lo sapete, sapete qualcosa di Giuseppe D’Agata: se non altro perché vi sarà capitato di vedere il film, protagonista Alberto Sordi, Il medico della mutua, tratto dall’omonimo romanzo appunto di D’Agata, o perché vi ricordate qualcosa, magari vagamente, dello sceneggiato Il segno del comando (quello del 1971, il rifacimento del 1992 non fa testo), che aveva tra gli sceneggiatori appunto D’Agata; il quale, ma con comodo, nel 1987, ne ricavò anche un romanzo. Quindi sapete qualcosa di Giuseppe D’Agata, anche se non sapete di saperlo. Tanto perché sia chiaro che non vi sto parlando di uno di quegli scrittori assurdi che ogni tanto mi piace tirare fuori dal cappello. Se volete saperne di più, c’è un bel sito dedicato a lui, sommario ma preciso: www.giuseppedagata.it.

Vi parlerò dunque di un romanzo che si intitola Il Circolo Otes, svelandovi subito che Otes è acronimo per Operai, Tecnici e Scienziati. Comincerò dai dintorni del romanzo vero e proprio, dal cosiddetto paratesto, perché ci fu un tempo in Italia (il romanzo è del 1966) nel quale era tale la capacità progettuale di certi autori e di certi editori (l’editore di questo romanzo è Feltrinelli), che opera letteraria e quarta di copertina e bandelle e immagine di copertina e segnalibro (alcune collane avevano su un segnalibro quel tipo di testi che noi oggi siamo abituati a trovare nelle bandelle o nelle quarte) finivano col costituire un tutt’uno.

(more…)