Archive for the ‘Come sono fatti certi libri’ Category

Romanzi, atlanti

29 ottobre 2019

di giuliomozzi

Per capire che cos’è il libro Plotted: a literary atlas di Andrew DeGraff basta spendere due minuti e guardare il video qui sopra. In sostanza, contiene una serie di “mappe” di un mannello di capolavori della letteratura soprattutto anglosassone (eccezioni: Omero, Kafka, Borges). Libri che conosciamo tutti, da Moby-Dick ad Amleto passando per Orgoglio e pregiudizio e Le avventure di Huckleberry Finn. Ho messo tra virgolette la parola “mappe”, perché va intesa nel senso più largo: la “mappa” di Moby-Dick, per esempio, non riporta i viaggi della Pequod, ma illustra gli esterni e gli interni della nave e di un capodoglio; mentre la “mappa” di Amleto riporta fedelmente i movimenti di tutti i personaggi della tragedia all’interno del castello di Elsinore [e mi ha fatto venire in mente, senza possibilità di scampo, l’Amleto a fumetti di Gianni De Luca (disegni) e Raul Traverso (sceneggiatura)].

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio / Mappe in profondità

8 marzo 2018

di giuliomozzi

[Nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio sto pubblicando degli Esercizi per l’esplorazione del paesaggio. Vi propongo quello di oggi. gm].

Focalizziamo. Un vecchio proverbio statunitense dice, più o meno: se qualcosa accade nel Kansas, può accadere ovunque (o forse dice l’inverso: se qualcosa accade da qualche parte, può accadere anche in Kansas). Il Kansas è più o meno al centro fisico degli Stati Uniti d’America (trascurando Alaska e Hawaii):

Il centro degli Usa: il Kansas

Il centro degli Usa: il Kansas

Non esattamente al centro del Kansas, ma proprio per questo forse più vicina al centro degli Stati Uniti, c’è la Chase County:

Chase Conuty, Texas

Chase Conuty, Texas

Poco meno di 2.700 abitanti, densità di una persona e mezza (scarsa) per chilometro quadrato, fondata l’11 febbraio del 1859 dal signor Salmon Portland Chase, la Chase County è quello che si potrebbe ben definire un posto da nulla. Un luogo trascurabile. Ai bordi, ma già immersovi, dell’immensa prateria che ricopre quasi completamente la Grande Pianura.

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Come sono fatti certi libri, 33 / “Siamo in un libro”, di Mo Willems

19 dicembre 2017

Mo Willems al lavoro

di Edoardo Zambelli

[In questa rubrica pubblico descrizioni, talvolta dettagliatissime e talvolta sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano, del tipo di scrittura o del loro valore– presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

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Come sono fatti certi libri, 32 / “Fratelli d’Italia”, di Alberto Arbasino

30 novembre 2017

di giuliomozzi

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie o parzialissime, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Prima edizione, Feltrinelli 1967, 532 pp.

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Come sono fatti certi libri, 31 / “Le note del guanciale”, di Sei Shōnagon

22 novembre 2017

Da The Pillow Book, film di Peter Greenaway, 1996

di Valentina Durante

Tutti sanno che una cosa è impossibile da fare, finché arriva un giapponese che non lo sa, e la inventa. Questa rilettura irriverente di una celebre frase attribuita ad Albert Einstein (“Tutti sanno che una cosa è impossibile da fare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa, e la inventa”) è forse il modo migliore per introdurre un genere – la letteratura femminile del periodo Heian – del quale il Makura no sōshi, ovvero Le note del guanciale, è uno degli esempi più noti e pregevoli.
È risaputo che un contesto socio-politico in cui le donne hanno posizione subalterna e opportunità limitate non può che produrre un’arte femminile altrettanto limitata, dove le eccezioni notevoli – che ovviamente ci sono – sono spesso costrette a mascherarsi dietro pseudonimi maschili.
Ma le dame di corte giapponesi dell’anno Mille questo non lo sapevano. E così, pur obbligate a una condizione di inferiorità e isolamento, queste nyōbō (女房) hanno dato origine a un fenomeno che probabilmente non ha eguali in nessun altra parte del mondo: il netto predominio, nella letteratura prodotta in lingua autoctona, di testi scritti da donne. Predominio che non è solo quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo e di immaginario: tanto che molti uomini, quando a questi testi hanno deciso di accostarsi come autori, hanno scelto di utilizzare degli eteronimi femminili. Si sono finti donne.
Come è potuto succedere?

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Come sono fatti certi libri, 30 / “Istantanee”, di Alain Robbe-Grillet

17 novembre 2017

Dal film L’Eden après, 1970,
regia di Alain Robbe-Grillet

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Come sono fatti certi libri, 29 / “I falsari”, di André Gide

16 novembre 2017

Van Eyck, I coniugi Arnolfini, 1434, dettaglio

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Come sono fatti certi libri, 28 / “Spoon River Anthology”, di Edgar Lee Masters

3 novembre 2017

di giuliomozzi

Edgar Lee Masters

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Come sono fatti certi libri, 27 / “Inventario privato”, di Elio Pagliarani

26 ottobre 2017

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Come sono fatti certi libri, 26 / “Il Maestro e Margherita”, di Michail Bulgakov

17 ottobre 2017

Una copia dattiloscritta (samizdat)
de Il Maestro e Margherita

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Come sono fatti certi libri, 25 / “Fiction 2.0”, di Giulio Mozzi

20 settembre 2017

di Edoardo Zambelli

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). Naturalmente, e sia chiaro soprattutto per questo articolo, la bizzarria della forma non comporta necessariamente un’alta qualità letteraria. gm].

Fiction 2.0:

Fiction, libro di Giulio Mozzi uscito per Einaudi nel 2001, torna oggi in libreria per Laurana Editore in edizione «sfoltita e incrementata» e con il titolo di Fiction 2.0.

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Come sono fatti certi libri, 24 / “Gita al faro”, di Virginia Woolf

16 settembre 2017

di Daniela Russo

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Virginia Woolf ritratta da Roger Fry

Il romanzo di Virginia Woolf To the lighthouse, a lungo noto in Italia come Gita al faro, in diverse edizioni recenti viene proposto col titolo più fedelmente tradotto di Al faro. Nell’Universale economica Feltrinelli, sezione Classici, è pubblicato con la traduzione (e una postfazione) di Nadia Fusini. È lungo 185 pagine e costa (a settembre 2017) otto euro. In copertina, un particolare del Portrait de dame en bleu di Paul Cézanne.

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Come sono fatti certi libri, 23 / “Pedro Páramo”, di Juan Rulfo

15 settembre 2017

di Michela Fregona

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Quando Juan Rulfo acquistò per mille pesos la Remington Rand sulla quale avrebbe scritto il romanzo della sua vita era già stato orfano di un padre ucciso a fucilate, nipote di un nonno di otto dita (i pollici gli erano rimasti attaccati alle corde dalle quali i banditi lo avevano lasciato penzolare), bambino depresso in un orfanotrofio dalla disciplina ossessiva.
A trent’anni suonati aveva alle spalle una intima e solida confidenza con la precarietà della vita: l’infanzia se l’era giocata tra la polvere da sparo del Messico in rivolta (Cristeros contro esercito federale) e il fumo dei ceri nelle infinite veglie funebri per morti sparati, morti annegati, morti e basta che andavano costituendo la sua personale costellazione famigliare.

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Come sono fatti certi libri, 22 / “Curriculum mortis”, di Enrico Emanuelli

7 settembre 2017

di Antonio Celano

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Emanuelli: Curriculum Vitæ

Con quella “novarese” dei Soldati, Zanconi, De Blasi, Bonfantini e Giachino, Enrico Emanuelli può ascriversi a una generazione formatasi alla scuola di un giornalismo intimamente legato alla letteratura. Pur riuscendo poco a incidere sul piano del rinnovamento linguistico e sperimentale, il gruppo dei fondatori della rivista La Libra (che annovera, tra i suoi collaboratori, Piovene, Noventa, Debenedetti, Raimondi ecc.) insiste particolarmente sulla necessaria tensione morale richiesta allo sguardo dello scrittore: risultato da raggiungersi, tra l’altro, attraverso una narrazione quanto più autentica possibile dell’esperienza umana e della vita vissuta.

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Come sono fatti certi libri, 21 / “Greta la matta”, di Geert De Kockere e Carll Cneut

1 settembre 2017

di Claudia Grendene

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Greta la matta, di Geert De Kockere (testo) e Carll Cneut (illustrazioni), pubblicato in Itali da Adelphi nel 2005, viene considerato un libro per bambini/ragazzi. In Internet BooksShop l’età indicata è dai sei anni.
L’autore e l’illustratore si sono ispirati al quadro di Pieter Bruegel il Vecchio Dulle Griet, attualmente esposto al Museo Mayer van der Bergh di Anversa.

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Come sono fatti certi libri, 20 / “Questa storia”, di Alessandro Baricco

25 agosto 2017

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Come sono fatti certi libri, 18 / “Elogi degli uomini illustri”, di Paolo Giovio

16 agosto 2017

Paolo Giovio, Elogia virorum illustrium, Basilea 1577

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Come sono fatti certi libri, 17 / “Finnegans Wake”, di James Joyce

15 agosto 2017

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Come sono fatti certi libri, 16 / “La Bibbia”, di Dio (prima parte)

13 agosto 2017

Come sono fatti certi libri 16 la bibbia di dio prima parte

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Come sono fatti certi libri, 15 / “Hypnerotomachia Poliphili”, di Francesco Colonna

12 agosto 2017

di Luca Tassinari

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” mi pare, ora che ci sono quindici articoli pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Hypnerotomachia Poliphili, ovvero La battaglia d’amore in sogno di Polifilo, è un romanzo quattrocentesco, per quello che può indicare l’etichetta “romanzo” a quell’altezza cronologica. Il libro è comunemente attribuito a Francesco Colonna, frate domenicano probabilmente originario di Treviso, a lungo iscritto nei capitoli del convento dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia, vissuto tra il 1433 e il 1527. L’attribuzione è stata oggetto di lunghe controversie non so fino a che punto sopite ai giorni nostri. L’attribuzione al frate Colonna è fondata su numerosi argomenti fra i quali il più curioso è il fatto che le lettere iniziali dei trentotto capitoli sono un acrostico che forma la frase «Poliam frater Franciscus Columna peramavit» («Fra’ Francesco Colonna amò intensamente Polia»).

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