Archive for the ‘Teoria e pratica’ Category

Dieci regole-base per l’invio di comunicati stampa su libri autoprodotti (e, eventualmente, di libri autoprodotti)

8 gennaio 2017
Un critico letterario si appresta a leggere un comunicato stampa

Un critico letterario si appresta a leggere un comunicato stampa

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Dieci cose che assolutamente non dovete fare se volete mandare in giro un comunicato stampa per promuovere il vostro libro autoprodotto

7 gennaio 2017
Un'opinion maker legge un comunicato stampa

Un’opinion maker legge un comunicato stampa

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Le dieci regole dell’amicizia tra gli abitanti della Repubblica delle lettere

15 dicembre 2016

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di giuliomozzi

1. Gli editor pubblicano solo i libri degli amici, lo sanno tutti.

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Una conversazione con Alessandra Sarchi

14 dicembre 2016
Clicca sull'immagine per vedere e ascoltare la conversazione di Alessandra Sarchi con Marzia Tomasin

Clicca sull’immagine per vedere e ascoltare la conversazione di Alessandra Sarchi con Marzia Tomasin

Aula e piuma

14 novembre 2016
Domenica 13 novembre 2016, ore 7.35

Domenica 13 novembre 2016, ore 7.35

di giuliomozzi

Ieri mattina alle sette e mezza circa sono entrato in quest’aula. Ho acceso il riscaldamento, ho lasciata aperta la porta per cambiare l’aria. Mi sono seduto, mi sono guardato intorno, e ho fatto un conto: negli ultimi sei anni ho trascorso qui dentro, a far lezione, circa millecinquecento ore: poco più di un migliaio con Gabriele Dadati e con ospiti occasionali, le altre da solo.

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Rivoluzione Quentin

11 novembre 2016

di Marco Candida

[Il testo si intitola La rivoluzione di Quentin]

con affetto a Quentin Tarantino

pulpbooks-7-900x1350È sbalorditivo constatare quanto Ernest Hemingway sia debitore di Sherwood Anderson. Eppure, pochi autori come Hemingway hanno consolidato il cammino della letteratura negli ultimi decenni – e qui “letteratura” ha valore altissimo: significa soprattutto “modalità di rappresentazione del mondo”. Esempi come quelli di Hemingway, in letteratura, ce ne sono un bel po’. Generalmente, sappiamo che tutti i grandi autori, o una parte non trascurabile d’essi, sono debitori. Forse, però, questa parola, la parola “debitore”, colpisce ormai in maniera troppo debole la nostra immaginazione. Infatti, se i grandi autori sono “debitori”, allora dobbiamo immaginarci “debitori” “pieni e strapieni di debiti”: non soltanto un paio di collane in una gioielleria e qualche bottiglia di whisky nel negozio di liquori sotto casa. Se sono “ladri”, li dobbiamo immaginare non semplici furfantelli che svaligiano un appartamento o commettono qualche scippo per strada: piuttosto quel tipo di birbanti che s’impadroniscono di capitali interi, società, know-how. Ecco, questo è il tipo di “debitori” o di “ladri”, se vogliamo usare i vocaboli “ladri” e “debitori”, che dobbiamo immaginarci. Ma, se sono “debitori” o “ladri”, che cosa consente a questi grandi autori di seguitare a essere considerati “grandi”? O, ancora meglio: perché questi autori sono indubitabilmente più grandi, importanti, belli e migliori degli altri autori?

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Cinquanta minuti con Tullio Avoledo

2 novembre 2016
Clicca per guardare l'intervista di Marzia Tomasin a Tullio Avoledo

Clicca per guardare l’intervista di Marzia Tomasin a Tullio Avoledo

Come sconfiggere la sindrome della pagina bianca, in dieci mosse

1 novembre 2016
Tre scrittori affrontano la sindrome della pagina bianca

Tre scrittori affrontano la sindrome della pagina bianca

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Come si fa una descrizione?

25 ottobre 2016

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Dieci piccole verità molto utili a districarsi nei meandri della Repubblica delle Lettere

21 ottobre 2016

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La servitù dello scrittore

18 ottobre 2016
In periscritto.it, Marzia Tomasin ha pubblicato una lunga e interessante chiacchierata con Demetrio Paolin. Basta cliccare qui sopra.

In periscritto.it, Marzia Tomasin ha pubblicato una lunga e interessante chiacchierata con Demetrio Paolin. Basta cliccare qui sopra.

L’arte di fingersi autore di finzioni

12 ottobre 2016
Un'opera di Alex Alemany

Un’opera di Alex Alemany

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Ferrante, Pynchon, Rimbaud e alcune (opinabili) ipotesi

5 ottobre 2016

di Enrico Macioci

Dunque Elena Ferrante sarebbe Anita Raja. Che cambia? Nulla, a mio avviso. Ho letto L’amore molesto, I giorni dell’abbandono, La figlia oscura e il volume che apre la tetralogia de L’amica geniale; ho trovato i primi due libri piuttosto contorti, il terzo bello e il quarto una perfetta, coinvolgente macchina narrativa. Non ho mai pensato al fatto di non conoscere l’identità dell’autrice dei testi, né mentre li leggevo né dopo; tutt’al più talora mi domandavo se davvero vi si celasse un uomo. La questione è dibattuta e delicata: esiste un modo di scrivere maschile ed uno femminile? Io non posseggo risposte, però a naso mi pareva che quei libri appartenessero alla sensibilità di una donna. E comunque: finché un romanzo mi piace (o non mi piace), chi l’ha concepito può essere uomo o donna, vivo o morto o moribondo; la biografia dell’autore/autrice non aggiunge e non sottrae un’oncia al godimento estetico. Debbo precisare che le biografie degli artisti mi appassionano; amo frugare nei loro segreti, nelle loro pene, nei loro squallori; ma tengo sempre distanti testo e persona. I dati biografici risultano utili ai fini d’un più preciso inquadramento, la sociologia e la psicologia ci soccorrono; ma non possono rappresentare il perno di un’analisi degna. Di William Shakespeare, forse il più grande scrittore di sempre, sappiamo pochissimo; fu davvero l’umile figlio d’un guantaio o non invece, come riteneva Freud, un nobile d’alto lignaggio? Fu magari Cristopher Marlowe sotto mentite spoglie, che tentava di sfuggire agli agguati politici del tempo? Fu addirittura un certo Crollalanza, siciliano migrato in Inghilterra? Non lo sappiamo, non lo sapremo mai e nemmeno c’interessa quando ci immergiamo nell’Amleto, nel Re Lear o ne La tempesta; allora conta solo la voce flautata che, traversando i secoli, ammalia il nostro orecchio.

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Dieci criteri utili a decidere se pubblicare il proprio libro con questo o quell’editore

3 ottobre 2016
Nessuno di questi asini è un asino di Buridano.

Nessuno di questi asini è un asino di Buridano.

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Dieci proposte per il rinnovamento della letteratura cattolica

30 settembre 2016

di giuliomozzi

1. Tempo fa commisi l’errore di procurarmi un libro che s’intitolava più o meno La letteratura cattolica nel Novecento. Dico “più o meno” perché l’ho poi dato via, e non mi torna in mente il nome dell’autore. L’ho dato via perché in quel libro si identificava la “letteratura cattolica” con (a) narrazioni in prosa, romanzi o racconti, aventi per protagonisti preti o suore; (b) componimenti poetici assimilabili al genere letterario della preghiera. La prima proposta, dunque, è: fare della letteratura cattolica che, se in prosa, non consista di narrazioni aventi per protagonisti preti o suore; se in versi, non consista di componimenti assimilabili al genere letterario della preghiera.

2. Nel 1999 Giovanni Paolo II scrisse una Lettera agli artisti. Vi si parla di arti figurative, di architettura, di musica, di poesia, di teatro, fors’anche di giocoleria e di pirotecnica, ma di romanzi no. I romanzieri, insomma, per la massima autorità dell’organizzazione ecclesiastica cattolica, non esistono. D’altra parte, mi ricordo, più o meno in quel periodo ebbi occasione, dopo la registrazione di un programma di Sat2000, di fare due chiacchiere con il cardinal Paul Poupard, allora presidente del Consiglio pontificio per la cultura: e Poupard mi disse che l’ultimo romanzo che lo aveva veramente colpito era il Diario di un curato di campagna di George Bernanos: un romanzo (molto bello, per carità) con protagonista un prete, per l’appunto, e comunque del 1936. La seconda proposta, dunque, è mandare romanzi in omaggio al papa e ai cardinali. Chissà, magari leggono. (Ve lo vedete, Bergoglio che ogni sera, a letto, prima di spegnere la luce, si legge un capitolo di Infinite Jest? Io sì).

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“Maps of the Imagination: the Writer as Cartographer”, di Peter Turchi

24 settembre 2016

di Franco Foschi

[A volte succedono cose strane. Chiesi questa recensione a Franco Foschi ben due anni fa. Ieri, convinto di averla a suo tempo pubblicata, la cerco. Non la trovo. In effetti, non la pubblicai a suo tempo. Mi scuso con Franco].

peterturchi_mapsofimaginationCi sono dei libri che partono con dei presupposti arditi. Il libro di cui parleremo nelle pagine seguenti ne possiede uno apparentemente sconcertante, e cioè quello di assimilare il lavoro dello scrittore a quello del cartografo. Un gioco intellettuale, un paradosso per professori universitari, un bob bon per degustatori dello sfizio culturale?

A ben pensarci, la premessa teorica non è poi così forzata: se quando scriviamo pensiamo di andare in un luogo, e non di costruire qualcosa, ogni similitudine di questo libro appare chiara. Ma Peter Turchi si sforza di andare oltre. Le metafore non le cerca affatto, e quando accade soprattutto non le forza. Non si arrotola su testi o citazioni per rinvigorire il suo postulato. Non si arrocca in un linguaggio tecnico comprensibile solo ai felici pochi. No. Quel che fa è proprio tuffarsi in un gioco solare, sorridente, comunicativo e affabile, per dire tanto, raccontare, senza annoiare.

Ma veniamo al nucleo del suo argomentare. Le carte geografiche e la scrittura creativa, cos’hanno in comune? Sono, i loro linguaggi, in qualche modo sovrapponibili?

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Riflessione gigantesca su un testo futile (ovvero: le “regole interne” del testo e la “volontà di dire” dell’autore)

21 luglio 2016
Julia Margaret Cameron, Annunciazione, stampa in albumina, 1868, Royal Photographic Society, Bath

Julia Margaret Cameron, Annunciazione, stampa in albumina, 1868, Royal Photographic Society, Bath

di giuliomozzi

Questo articolo è stato suggerito da uno scambio di battute con l’autrice di una delle Lettere delle eroine in corso di pubblicazione qui in vibrisse. Riflettevamo sul fatto che, a volte, produciamo dei testi nei quali, più che la volontà di dire una determinata cosa, sembrano dominare le regole interne al testo. Col risultato che si finisce (o si rischia di finire) col “dire” qualcosa in cui stentiamo a riconoscerci, e di cui stentiamo a prenderci la responsabilità.

A me la cosa sembra (intuitivamente) molto chiara; e non me ne faccio un problema. Se non altro perché nella quasi totalità dei casi, almeno nella mia pratica, le eventuali “regole interne al testo” sono di mia invenzione (o sono regole inventate da altri alle quali ho dato libera adesione: il che è lo stesso). Qualunque cosa il testo finisca col dire, è il risultato di una mia azione. Che la mia autoconsaspevolezza sia talvolta difettiva, non mi pare faccia grande differenza (che io sia o non sia consapevole di star mangiando una mela, una volta che l’avrò mangiata la mela sarà stata mangiata, e da me). Il testo è là, è un significante dotato di una sua autonomia, ma non farò mai finta di non essere stato io a comporlo (e, tendenzialmente, darei credito più al testo composto che a una mia improvvisata testimonianza o labile autocoscienza).

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Dieci cose che ogni scrittore (delle scrittrici non parlo) dovrebbe non fare almeno una volta nella vita

14 luglio 2016

di giuliomozzi

1. Rispondere: “Grazie” a chi ti dice una frase del tipo: “Il tuo romanzo mi è sembrato molto bello”.

2. Dare, a chi ti dice una frase del tipo: “Il tuo romanzo mi è sembrato molto brutto”, una risposta diversa da: “Proveresti a spiegarmi perché? O, più esattamente: che cosa è che ti è sembrato molto brutto?”.

3. Mettere la copertina del libro nella foto di profilo Facebook. A meno che tu non voglia provare a metterla anche nella carta d’identità.

4. Presentarti come “Tizio Caio, scrittore”.

5. Rispondere durante le presentazioni alle critiche che hai ricevute dai recensori.

6. Sempre durante le presentazioni, citare Charles Bukowski tra i tuoi autori di riferimento.

7. Sempre durante le presentazioni, parlare di “Alessandro” (intendendo Baricco) o di “Don” (intendendo DeLillo). Questo vale anche se tu e Baricco siete compagni di scuola e amici da sempre, e se tu e DeLillo state facendo progetti di matrimonio).

8. Sempre durante le presentazioni, dire a chi ti sta presentando: “Lei non ha capito la mia opera”.

9. Al laureando che sta facendo la tesi su di te e ti chiede se hai un po’ di rassegna stampa, dare solo le recensioni positive.

10. Chiedere al libraio che ospita la presentazione una copia del libro per regalarla al tuo ex professore di Lettere del liceo, che non vedevi da vent’anni e che si trovava a passare lì quasi per caso, più che altro spinto dalla curiosità di vedere come fosse questo scrittore curiosamente omonimo di un suo ex allievo testone di vent’anni prima: e non pagarla.

Dieci prudenze che il lettore di recensioni deve mettere in atto (per non farsi fregare)

10 luglio 2016
Un buon recensore è come un coltellino svizzero

Un buon recensore è come un coltellino svizzero

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Dieci principii utili a scrivere una recensione che il lettore apprezzerà

9 luglio 2016
Non sapendo bene quale immagine collegare all'articolo, l'autore dello stesso ha deciso di impiegare un'immagina descrittiva del mercato

Non sapendo bene quale immagine collegare all’articolo, l’autore dello stesso ha deciso di impiegare un’immagina descrittiva del mercato

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