Archive for the ‘Teoria e pratica’ Category

Dieci segreti che un docente di scrittura creativa non rivelerà mai ai suoi allievi

13 giugno 2017

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

I dieci trucchi per pubblicare un libro senza nemmeno scriverlo

9 giugno 2017

Cliccare sull’immagine per leggere l’articolo nel sito della Bottega di narrazione.

Dieci cose che ho pensate nel tempo sul conto degli editori, e che con l’esperienza si sono rivelate vere o false

8 giugno 2017

1992. Fotografia di Basso Cannarsa

di giuliomozzi

1. Quand’ero, boh, diciottenne, diciannovenne, mi facevo dare nelle librerie i cataloghi degli editori (allora esistevano i cataloghi stampati) e poi a casa me li studiavo. Confusamente, nella mia ingenuità, identificavo l’editore con il suo catalogo, cioè con i libri pubblicati. In quelle liste cercavo una logica, un’organizzazione: e in certi casi (esempi massimi: Laterza, Il Saggiatore, Einaudi, ec.) la trovavo facilmente. Questo il mio primo pensiero. Era vero, allora. Oggi è ancora vero, ma non è più reale.

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Dieci sindromi tipiche dello scrittore in cerca di editore (con terapie)

5 giugno 2017

di giuliomozzi

1. La sindrome di Segrate. “O Mondadori, o niente!”. E così, il nostro scrittore in cerca di editore rifiuta le proposte delle Edizioni Nuovi Autori, delle edizioni Scrittura Creativa, di Aldino Truff Editore, di Rumenta Editore, e così via; ma, nel mucchio, rifiuta anche le proposte di case editrici serie, serissime, non segratiane, ma comunque riconosciute dai lettori e dalla critica e ben distribuite. “O Mondadori, o niente!”, e non si riesce a fargli capire che se è vero che essere pubblicati da un piccolissimo editore può significare non arrivare nemmeno nelle librerie (se poi sono editori come quelli della nostra lista: auguri), è anche vero che pubblicare con un grande editore senza essere l’investimento principale di quell’editore può significare essere buttati là, nel mucchio, e ciao.
Terapia: portare lo scrittore in una libreria di libri usati. Fargli vedere quanta roba c’è, pubblicata da Mondadori, anche solo pochi anni fa, della quale si è completamente persa la memoria.

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Pratica, terapia e profilassi dell’errore (in dieci punti, as usual)

16 maggio 2017

Un errore classico.

di giuliomozzi

[Questa decina doveva essere un’altra cosa, ma ha voluto venir così].

1. Chiunque, scrivendo, fa errori banali:
– errori di digitazioen (taluni dovuti alla velocità – e ci sono errori tipici di chi scrive assai velocemente, come quello che avete appena visto, ed errori tipici di chi scrive lentamene, come questo -; altri a perfidi aggeggi come i correttori automatici che trasformano le silfidi in sifilidi e le melanzane – giuro! – in fidanzate);
– errori in quelle cose infide come le “i” che compaiono e scompaiono dalle valigie, dalle provincie e da certi verbi dalla coniugazione impertinente (lascieremo o lasceremo?);
– errori per certi raddoppiamenti e scempiamenti molto regionali,ai quali il nostro orecchio a volte è più assuefatto di quello che crediamo;
– errori per più o meno passeggere mode, come l’orribilissimo affianco per a fianco;
– errori nella scrittura di parole importate da lingue molto esotiche come l’inglese (in vita mia ho letto la parola suspense scritta in diciotto modi diversi: tanto che, per sicurezza, scrivo sempre tensione o attesa, secondo i casi);
– ed errori d’altro genere.
L’unica terapia consigliabile è: rileggere, consultare il dizionario (in rete ce n’è di affidabilissimi). L’unica profilassi consigliabile è: abituare a rileggere, abituare a consultare il dizionario.

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Dieci vite brevi di poeti morti

9 maggio 2017

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Teoria e pratica del salutare, quando si scrive a una persona sconosciuta come per esempio un editore o un agente

6 maggio 2017

La riverenza. Notare la posizione dei piedi.

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Le dieci più tremende frasi di chiusura che ho incontrate nel mio lavoro di lettore di inediti

4 maggio 2017

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Dieci cose che le giovani scrittrici devono sapere (se vogliono fare carriera)

27 aprile 2017

Questa non è un’aspirante scrittrice (donna)

di giuliomozzi

Vedi anche: Dieci suggerimenti comportamentali per aspiranti scrittori (maschi).

1. Potete scegliere se farvi chiamare: scrittore, scrittrice, scrittore donna, scrittrice donna. Se riuscite a farvi chiamare nel primo modo, potete dirvi più che soddisfatte. Se siete chiamate nel secondo modo, potete accontentarvi. Se vi chiamano nel terzo modo, ricordate che il vero scrittore non ha aggettivi (se non, ovviamente, grande). Se vi chiamano nel quarto modo, cercate almeno di evitare qualunque conversazione nella quale compaia (pronunciata dall’interlocutore o interlocutrice, certamente non da voi) la parola veterofemminismo.

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Sul disprezzo necessario per la letteratura. Dieci affermazioni

25 aprile 2017

Michelangelo, Pietà Rondanini (1554-1564).

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Dieci sistemi usati dalle case editrici per rendere infelici i loro autori

24 aprile 2017

Vedi il punto 7.

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Complesso non coincide completamente con complicato

21 aprile 2017

L’attuale Biblioteca universitaria alessandrina

di Fiammetta Palpati

[Gli altri articoli della discussione in corso].

Provo a contribuire con una digressione a questo interessante dibattito innescato da Policastro, rilanciato da Mozzi e ripreso, nei suoi diversi addentellati, dai numerosi e rilevanti interventi.

Molto interesse hanno suscitato in me – per ragioni anche personali – soprattutto i contributi che, esplorando le coppie antinomiche «facile/difficile» e «semplice/complesso», hanno cercato di distinguere e semplificare una materia che è – appunto – complessa. Tanto più se si estende l’osservazione al di fuori dall’ambito letterario e si instaurano parallelismi tra diverse forme artistiche, o mezzi espressivi, o di dichiarato intrattenimento (e con questo ultimo termine ho già evocato, senza distinguere, ahimè, annose questioni sul «valore» del mezzo, quando non dell’opera). Mozzi ha sostenuto che si è generata una certa confusione (e se lo dice lui sarà bene fidarsi) tuttavia se semplificare è l’atto di ridurre dal molteplice all’unico (il semplice è, primariamente, il costituito da un unico elemento – il «piegato una sola volta» dell’etimologia – e solo secondariamente – in modo figurativo – sinonimo del facile) io sono ben contenta che tutto ciò che ho letto in questi giorni, e su cui ho ragionato, abbia contribuito innanzitutto a rendere più complesso – e quindi più ricco, più sfaccettato, più piegato – il mio pensiero in merito a certe questioni letterarie. Farò del mio meglio per contribuire alla confusione.

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Come scrivere un romanzo veramente letterario, al giorno d’oggi

21 aprile 2017

Рома́н О́сипович Якобсо́н

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Complessità e semplificazione nei videogiochi (un breve e parziale appunto )

20 aprile 2017

di Edoardo Zambelli

[Altri articoli sullo stesso argomento].

Una premessa d’obbligo. Non sono un grande videogiocatore e le mie considerazioni qui sono solo approssimazioni, ragionamenti su quel poco che so, e non intendono essere in alcun modo esaustive, solo dare uno spunto in più alla discussione. I videogiochi mi piacciono, ci sono cresciuto, ci gioco ancora ogni tanto, ma sono sicuro che c’è gente molto più preparata di me sull’argomento e che saprebbe argomentare meglio e arricchire ancora di più la discussione.

Detto questo, parto di nuovo dalla domanda, così come formulata da Giulio Mozzi: perché alla letteratura si chiede semplificazione e, invece, a film, serie tv e videogiochi si chiede sempre più complicazione?
Dato che, come ho detto, la mia conoscenza del mondo dei videogiochi è parziale, dico già da ora che la mia riflessione riguarderà un ambito (o, se si vuole, un genere) in particolare, quello delle avventure grafiche, e i suoi derivati (tra l’altro, le stesse avventure grafiche sono un derivato di quelle che una volta erano le avventure testuali), che comunque sono i videogiochi “narrativi” per eccellenza.

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Complessità/semplificazione: considerazioni e appunti

19 aprile 2017

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Un cuore intelligente, appunti su critica e scrittura.

19 aprile 2017

di Demetrio Paolin

[Altri articoli sullo stesso argomento]

Scriptor, non doctor. Questa breve glossa di Benvenuto da Imola al verso 27 del canto X del Paradiso mi è venuta in mente leggendo i diversi contributi che, qui su vibrisse ma anche su altri siti e social network, sono apparsi dopo la pubblicazione dell’articolo di Gilda Policastro sull’eutanasia della critica e delle due recensioni della Marzano e di Trevi all’ultima fatica di Siti.

Quando nascono queste polemiche e discussioni, io ho un problema ovvero devo capire da dove parlo

La cosa più comoda in questo caso è definirmi: in che veste prendo la parola? (Lo so che è un problema tutto mio, ma secondo me è sempre necessario capire chi è che parla) Parlo da scrittore? Parlo da critico che collabora con alcune testate e giornali nazionali?  Scrittore/Critico. Una delle tensioni sottotraccia che mi è parso di ravvisare nelle diatribe di questi giorni è appunto l’eterna distinzione tra critico e scrittore.

Io mi sono guardato dentro, ho provato a osservare le cose che faccio ogni giorno, quando apro il pc e mi metto davanti a una pagina di word o davanti a un libro che leggo. Io faccio dei discorsi, dei ragionamenti in cui provo a dire come è il mondo, quale è la mia idea di bellezza, di giustizia di amore o di letteratura. In questo senso la divisione tra critico e scrittore è fuorviante: il critico è uno scrittore ovvero una persona che scrive immaginazioni, e che declina la sua particolare visione di mondo tramite una riflessione su testi altrui.

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Era così bella nella sua bara: la letteratura e i cliché

19 aprile 2017

di Francesca De Lena

[Altri articoli sullo stesso argomento].

Potendo scegliere tra materiale banale raccontato in modo brillante e materiale profondo raccontato male, il pubblico sceglierà sempre quello banale raccontato brillantemente. I maestri narratori sanno come spremere vita dalla più banale delle cose, mentre i narratori scadenti riducono a banalità le cose più profonde. Potete avere l’intuito illuminato di un Buddha, ma se non sapete narrare le vostre storie diventeranno aride come gesso.

A partire da queste battute di Robert McKee, autore di Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie, Francesca de Lena svolge un ragionamento interessante.

Leggi l’articolo.

Questa immagine è facile o difficile da decodificare?

19 aprile 2017

di giuliomozzi

Guardiamo l’immagine qui sopra. Quali informazioni servono per decodificarla? Vado un po’ in ordine sparso.

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Come scrivere un bestseller (in dieci mosse)

18 aprile 2017

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Complessità/semplificazione: tre specie di opere

18 aprile 2017

Due eroi della narrativa d’intrattenimento

di Alberto Cristofori

[Ricevo e volentieri pubblico. Altri articoli sullo stesso argomento. gm]

La discussione innescata da Gilda Policastro e poi sviluppata da Giulio Mozzi e altri [Alessio Cuffaro, Valentina Durante, Edoardo Zambelli, Alessandro Canzian, gm] sullo spazio gestito da quest’ultimo [e altrove, gm] ha suscitato in me qualche riflessione che spero possa risultare utile. Provo a dire sinteticamente.

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