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Note di lettura: “Floridiana” di Emanuele Pettener.

17 novembre 2021


pettener emanuele - floridiana

“Strappatemi il cuore e mettetelo sulla pagina bianca (attenzione alle sbavature di sangue). Sono un uomo vecchio e, improvvisamente, celibe. Single. Ho lasciato mia moglie a settantun anni, dopo quarantotto di matrimonio, senza contare quelli di fidanzamento. Poh! Il gesto più coraggioso della mia esistenza. Amo mia moglie. Ma mia moglie non mi ama, non mi ha mai amato, almeno negli ultimi quarantott’anni, era giusto farglielo notare, sono stanco e così – dopo l’ultima delusione – le ho detto addio.” 

L’ incipit di Floridiana, il romanzo di Emanuele Pettener recentemente uscito presso Arkadia, immette il lettore direttamente al centro tematico della vicenda narrata, preannunciando fin dalle prime righe un ritmo narrativo notevole,  che si manterrà senza particolari ripiegamenti a sostenere brillantemente l’intera vicenda. 

Tom vive agiatamente la sua vita di dentista in pensione a Boca Raton, in Florida, tra ville con piscina, giardini e barche alla fonda nel vicino porticciolo. Ha una moglie, April, docente universitaria, affascinante, intelligente e che continua a considerare il bellissima a dispetto dell’età, e quattro figli ormai adulti. Ma l’apparenza inganna. Tom ha convissuto con la strisciante frustrazione di non essere riuscito a diventare ciò che più sentiva di essere, uno scrittore, avendo troppo a lungo rimandato di impegnarsi a fondo (a parte la gioia – soprattutto la prima – incommensurabile, della sporadica pubblicazione di qualche racconto). Quando sul peso di questi rimpianti comincia ad incombere una sopraggiunta consapevolezza che la moglie non solo non lo ami più, ma non lo abbia mai amato, decide di dare una svolta alla sua vita, lasciando la sua casa e rintanandosi in un motel. Una serie di indizi lo induce a sospettare che la moglie April abbia una relazione con Juan, suo antico compagno di un corso di scrittura creativa, riapparso dal passato come ginecologo di April. Decide allora, con tre amici più o meno suoi coetanei, di aggregarsi ad un gruppo di studenti di italiano per una vacanza-studio a Venezia. Qui l’approfondimento dell’amicizia con Laura, una ragazza argentina, allargherà l’ambito delle sue riflessioni sul tempo fino ad allora vissuto, finché anche le ombre che oscuravano il rapporto con la moglie verranno dissipate.

La scrittura di Pettener rende al lettore un’impressione di complessiva leggerezza, di non definitività delle situazioni narrate. Ma leggerezza in Floridiana non significa affatto superficialità. In un rutilante avvicendarsi di metafore e suggestioni immaginifiche, di straordinarie descrizioni paesaggistiche e di di dialoghi scoppiettanti, Tom ragiona su se stesso, riepilogando momenti e scelte che, a posteriori (ah! averlo compreso prima!) si rivelano svolte esistenziali, che non consentono ripensamenti. Ma i rimpianti in cui si dibatte Tom sono in fondo anche segni di una vitalità che si mantiene intatta negli anni, di una capacità di desiderare e di progettare che non si cura del fluire del tempo e del suo progressivo consumarsi. Tom vive così l’incertezza di una discrasia esistenziale che caratterizza i nostri tempi, il contrasto tra una senilità esteriore ed il prolungato permanere, senza mutamenti sensibili, della personalità del giovane che si è stati. Di qui il suo trascorrere quasi affannoso tra le attività più diverse, dalla serata al night in cerca di ragazze ( e quali ragazze troverà…) al corso di italiano, all’immediata adesione alla proposta di entrare nel gruppo in partenza per Venezia, inizialmente composto di studenti che potrebbero essere abbondantemente suoi figli. Di qui anche lo sfogarsi delle pulsioni in ricorrenti fantasie erotiche, ma anche in un inesausto ripensare a situazioni passate, forse per porre loro rimedio, forse per trarne ispirazione. 

Finezza psicologica e maestria descrittiva: nella controllata modulazione di una scrittura assai brillante, utilizzata per sondare i caratteri dei personaggi a profondità psicologiche inaspettate, risiede non solo la principale ragione di dignità letteraria del libro, ma anche l’evidenza della consapevole sapienza narrativa dell’autore.

Note di lettura: “Il postino di Mozzi” di Fernando Guglielmo Castanar.

9 Maggio 2019

di Luigi Preziosi

A queste Note di lettura non può proprio mancare Il postino di Mozzi (Arkadia editore), che con tutta evidenza fin dal titolo lascia intuire un coinvolgimento del fondatore di questo sito. E’ opera di Fernando Guglielmo Castanar, autore appartato a quanto si sa, e che, a voler attribuire al racconto una coloritura di autofiction, realizza il suo progetto letterario solo dopo una lunga e tormentata attesa della pubblicazione. Il libro sfugge ad una definizione precisa, pur essendo a prima lettura evidente la sua natura di raccolta di racconti: come tale se ne può anzitutto parlare, senza dimenticare però altre sfaccettature che lo rendono un’opera più complessa di quanto appare.

In questa prospettiva, il libro risponde, con felice tempestività, a quella tendenza a rivalutare il genere che ultimamente sembra farsi strada con una certa insistenza. Una recente indagine tra alcuni critici promossa da L’indiscreto ha sancito l’insorgere di una sorta di nostalgia del racconto, pur nel predominio straripante del romanzo (per lo meno sotto il profilo della sua fruizione di massa, e del conseguente successo editoriale). Ad essa si affianca una specie di incredulo stupore circa la contraddizione tra l’attitudine contemporanea al consumo veloce delle emozioni e la posizione marginale del racconto rispetto ad altre forme del narrare. Comunque sia, il racconto non pare oggi comunque in cattiva salute, e lo dimostra la vivacità di alcune iniziative (siti e case editrici specializzate) e certe recenti uscite meritevoli di ben più di una citazione. In prima fila, questo Postino di Mozzi, raccolta notevole anche ad una prima superficiale lettura per la straordinaria invenzione narrativa che la sostiene.

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Note di lettura: “N.B. Un teppista di successo” di Riccardo Ferrazzi.

27 gennaio 2019

Riccardo Ferrazzi, con questo suo N.B. un teppista di successo (Arkadia Editore, 2018) intreccia con mano felice il romanzo storico e la biografia, riuscendo a rendere non solo godibile, ma molto spesso anche non scontata, una narrazione su un tema la cui bibliografia è peraltro immensa, di dimensioni proporzionate alla grandezza del mito di cui tratta. Ferrazzi affronta l’impresa senza mostrare timori reverenziali, tentandone piuttosto semplificazioni e cercando, nel dipanarsi degli episodi decisivi, quelle coerenze interne alla vicende senza le quali si rischia di disorientare il lettore di narrativa. Perché questa è infatti una prova di narrativa, prima che un saggio storico, o per lo meno, di essa ha il passo, il senso dei tempi propri del racconto, la cura dei personaggi, la ricostruzione degli ambienti per descrizioni suggestive. (more…)