Archivio dell'autore

Note di lettura: “Qui come altrove” di Zena Roncada.

9 dicembre 2016

di Luigi Preziosi

   Quarantanove brani raccolti in mazzetti di sette per affrescare un tempo e un mondo diversi da quelli che per obbligata consuetudine, o magari anche a volte per colpevole indugio sull’effimero che riempie i nostri giorni, ci tocca frequentare nella quotidianità. Anche il lettore ormai assuefatto a ben diversi scampoli di prosa riuscirà ad individuare i piccoli gioielli di scrittura che Zena Roncada offre con il suo Qui come altrove (Effigie edizioni, 2016). Ognuno dei testi occupa una sola pagina, e l’incipit è il sempre ritornante “qui come altrove…”, a segnare al tempo stesso la peculiarità del grumo di terra dove le storie si formano, e la possibilità che le sensazioni e le emozioni che germinano da queste stesse storie si universalizzino.

(more…)

Note di lettura: “Una visita serale e altri racconti” di Emmanuel Bove.

2 agosto 2016

di Luigi Preziosi

La misura breve del racconto, si dice – ormai quasi un luogo comune – soprattutto e a maggior ragione in tempi di videoclip come il nostro, favorisce la definizione esatta della narrazione, ne stabilisce con precisione geometrica i contorni, evidenzia con certezza ciò che al racconto è necessario. Può anche, e solo apparentemente al contrario, lasciare scivolare oltre il termine temporale e narrativo della trama situazioni destinate a restare irrisolte, creando o talvolta amplificando l’effetto di separazione tra la trama e il significato complessivo della narrazione. Entrambe queste caratteristiche sono presenti nei racconti di Emmanuel Bove antologizzati in Una visita serale e altri racconti, uscito da qualche mese presso Fusta Editore (collana Bassa stagione, diretta da Marino Magliani e Stefano Costa), nella traduzione di Claudio Panella.

(more…)

Note di lettura sui racconti di Marino Magliani

31 maggio 2016

Marino-Magliani

di Luigi Preziosi

La misura breve del racconto pare particolarmente consona alle esigenze espressive di Marino Magliani, e lo si intuisce anche nelle sue opere di respiro più vasto, come, tra le più recenti, Soggiorno a Zeewijk (Amos edizioni, 2014) e Il canale bracco (Fusta editore, 2015). Qui il serrato monologare, la pratica assidua dell’osservazione attenta delle cose, il riannodare ricordi minimi alla attualità quotidiana per trarne significati non effimeri per le azioni del presente, se non possiedono il respiro largo del romanzo, possono però servire come fondamento ad una scrittura che si perfeziona nella brevità della descrizione perfetta, nell’emozione che è evento in se stessa, nel dipanarsi lento di impressioni che di colpo rivelano, trasfigurandola, una realtà diversa da quella apparente.

(more…)

Note di lettura: “Il canale bracco” di Marino Magliani.

7 dicembre 2015

di Luigi Preziosi

 Si può raccontare un canale? Un fiume può avere una sua storia, un inizio e una fine, tante vicende collaterali che affluiscono in quella principale, una tensione ad evolvere verso una dimensione maggiore, altro fiume o mare che sia, con tutti i simbolismi che ad una simile condizione si possono annettere, uno scorrere che può essere trama ed intreccio, partenza ed approdo. Il mare è avventura, prima di tutto interiore, figura dell’infinito, mutevolezza inesauribile di forme. Ma un canale potrebbe anche non avere una storia, un senso da restituire a chi ne accerta la natura di mero tramite, possibile non luogo nel suo connettere posti che sì hanno una loro identità, fatta di relazioni, di commerci, di attività: al massimo, nella sua mancanza di inizio e di fine mostra la relatività dei rapporti, la variabilità delle prospettive a seconda delle distanze. Occorre una singolare finezza di sguardo, che oltrepassi l’ovviamente visibile per cogliere in un canale vita che meriti di essere raccontata, ed è proprio ciò che dimostra di possedere in abbondanza Marino Magliani in Il canale bracco (Fusta editore, 2015).

(more…)

Note di lettura: “Rogo” di Giacomo Sartori.

10 ottobre 2015

di Luigi Preziosi

Una sottile sensazione di sgomento percorre le tre storie di donne che, anche senza ricorrere a simmetrie eccessivamente meccaniche, Giacomo Sartori intreccia nel suo ultimo romanzo, Rogo, uscito qualche mese fa presso CartaCanta editore. Ben poco in apparenza accomunerebbe le vicende di Lucilla, Gheta e Anna, separate prima di tutto da notevoli distanze temporali: la prima si svolge al crepuscolo degli anni Settanta, la seconda in un Seicento tenebroso e terribile, la terza nei nostri anni smemorati ed inconsapevoli. Ognuna di queste storie è fortemente caratterizzata dai guasti prodotti delle culture prevalenti, e di queste ognuna delle protagoniste è vittima inconsapevole: per Gheta, si tratta dei pregiudizi da cui germinò la persecuzione delle streghe; per Lucilla, è l’euforia di uno spontaneismo anarchico e refrattario all’assunzione di responsabilità che tende a negare ogni regola nelle relazioni; la deriva verso una ostinata sordità alle voci degli altri e l’attenzione esasperata alle apparenze che intristiscono questi nostri anni, per Anna. Sartori insiste proprio sulle diversità degli sfondi davanti ai quali agiscono le protagoniste per far risaltare per contrasto come affini le angosce che risalgono da profondità di anime forse malate, certamente difficili da comprendere. (more…)

Note di lettura: “Fight night” di Stefano Trucco.

22 settembre 2015

di Luigi Preziosi

stefano_trucco_fight_nightDue ragazzi, per diversi motivi attratti dal kick boxing, fino a diventarne protagonisti, si confrontano, percorrono senza conoscersi strade diverse, ma caratterizzate da un che di violento che si manifesta non solo nello sport che praticano, ma permea il loro modo di stare al mondo. Su di essi aleggiano, anche se materialmente assenti, ingombranti figure paterne. Ettore è figlio di un carabiniere, che è anche il primo caduto in Afghanistan, Alessandro è orfano di un maneggione disonesto, suicidatosi al momento di rendere il conto, finanziario ed esistenziale. Su queste premesse, Stefano Trucco sviluppa il suo romanzo di esordio, Fight Night (Bompiani).

Le vicende dei due giovani pugili si sviluppano su linee destinate ad intrecciarsi solo nell’ultima parte della storia, essendo la gran parte della narrazione dedicata a progressivi approfondimenti delle personalità dei due protagonisti. Ettore e Alessandro, nomi evocativi di ellenici splendori virili, utilizzati per conclamarne la vocazione epica, percorrono itinerari evidentemente simmetrici, anche se la narrazione tende positivamente ad occultare forme di meccanica specularità delle loro vicende.

(more…)

24 maggio

24 maggio 2015

Dichiarazione.

Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita.
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra perché “mi vuol bene”
“per me” nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire.

Altri morirà per le medaglie e per le ovazioni
ma io per questo popolo illetterato
che non prepara guerra perché di miseria ha campato
la miseria che non fa guerre, ma semmai rivoluzioni.
Altri morirà per la sua vita
ma io per questo popolo che fa i suoi figlioli
perché sotto coperte non si conosce miseria
popolo che accende il suo fuoco solo a mattina
popolo che di osteria fa scuola
popolo non guidato, sublime materia.

Altri morirà solo, ma io sempre accompagnato:
eccomi, come davo alla ruota la mia spalla facchina
e ora, invece, la vita.

Sotto ragazzi,
se non si muore
si riposerà allo spedale.
Ma se si dovesse morire
basterà un giorno di sole
e tutta Italia ricomincerà a cantare.

Piero Jahier
(da Poesie in versi e in prosa, ed. 1964).

“Fanciulli di sabbia” di Lorenzo Muratore.

17 maggio 2015

di Luigi Preziosi

“Romanzo di tormenti, di vite scomparse nelle acque, ma fatto di una lingua che si inarca e implode, si estende, si spezza quando gli archi non reggono, una lingua, insomma, ed è la cosa che più conta”: così Marino Magliani, in un recente intervento sul blog della rivista torinese Atti impuri, ci introduce alla lettura di Fanciulli di sabbia, di Lorenzo Muratore, in uscita presso Nerosubianco. Ed in effetti, ciò che in primo luogo colpisce di questa opera prima lungamente meditata, è la lavorazione sapiente della parola, la tornitura complessa ed articolata, talvolta onusta, della frase, la straordinaria capacità di narrare per contorni, piuttosto che dettagliare eventi o fatti. L’arpeggio virtuoso, insistito fino ad estreme risonanze, prevale volutamente sull’ordito della storia, retta su dissolvenze, su descrizioni senza contorni, sull’indefinitezza del singolo episodio: di gran lunga preminente deve essere, nelle intenzioni dell’autore, ed anche negli esiti narrativi, la rappresentazione di emozioni che dagli eventi scaturiscono. E ciò è tanto più plausibile se si pensa che Fanciulli di sabbia è un romanzo di formazione, più precisamente la storia dell’educazione sentimentale di un ragazzo dell’entroterra ligure degli anni Cinquanta del secolo scorso.

(more…)

“Ranocchi sulla luna e altri animali” di Primo Levi.

5 maggio 2015

di Luigi Preziosi

“Primo Levi è uno scrittore di racconti. Il suo primo libro Se questo è un uomo, pubblicato nel 1947, è composto di brevi racconti racchiusi entro una doppia cornice: tematica, la testimonianza, e narrativa, l’inizio e l’epilogo della sua vicenda concentrazionaria /…/Anche La tregua, la storia del suo viaggio di ritorno, è costruita attraverso una serie di quadri successivi disposti in una sequenza temporale e spaziale ed è, a suo modo, un libro di racconti”. Così Marco Belpoliti, nel suo saggio introduttivo all’einaudiana Tutti i racconti del 2005. L’inclinazione per il genere è del resto denunciata dallo stesso autore come necessità di corrispondere all’ “intuizione puntiforme” che guida la misura breve del narrare, cioè, sempre secondo Belpoliti, quella “capacità di far nascere la narrazione a partire dai dettagli, particolari, punti attorno a cui si raggrumano e si dipanano storie”.

(more…)

Note di lettura: “Albergo Italia” di Carlo Lucarelli.

30 dicembre 2014

di Luigi Preziosi

I carabinieri celebrano quest’anno il bicentenario della loro fondazione (avvenuta il 13 luglio 1814). Oltre che con diverse manifestazioni più specificamente idonee ad esaltarne le tradizioni militari, l’Arma ha deciso di festeggiare la ricorrenza affidando alla narrativa, tramite il suo ente editoriale, l’onere di rendere testimonianza della plurisecolare centralità della sua presenza nella nostra collettività. L’intento è comporre un mosaico di ambientazioni e situazioni assai diverse tra loro, nelle quali la missione dell’Arma possa comunque trovare adeguato risalto. Così, i carabinieri attraversano l’epopea risorgimentale, e subiscono i sommovimenti emotivi che quegli anni tumultuosi potevano suscitare anche in chi ha come ragione di esistenza la fedeltà allo Stato, ma deve contemporaneamente possedere la particolare sensibilità di leggere il proprio tempo per distinguere nelle più impensate contingenze il bene dal male: proprio come riesce al protagonista del romanzo di De Cataldo Nell’ombra e nella luce. Mentre le inchieste del colonnello Reggiani, dovute a Valerio Massimo Manfredi, raccontano vicende che vedono come protagonista il particolare (e poco sfruttato, narrativamente parlando) Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, il solo Carofiglio con Una mutevole verità sembra voler tornare alla vocazione originaria e più popolare dell’Arma, l’attitudine al controllo del territorio, che ha nella stazione il luogo di elezione e nel suo comandante il protagonista assoluto, elementi fondanti della tradizione della Benemerita già magistralmente evocati da Soldati nei suoi Racconti del maresciallo.

(more…)

Note di lettura: “Roderick Duddle” di Michele Mari

16 settembre 2014

di Luigi Preziosi

Con il romanzo Roderick Duddle (Einaudi, 2014, ampiamente e positivamente recensito, anche in rete: vedi, tra gli altri, almeno qui, qui, qui, e qui), Michele Mari è entrato nella cinquina del Premio Campiello 2014.

La storia è tanto lineare nello sviluppo generale, quanto complessa nella scansione degli episodi. Roderick è un bambino di dieci anni cresciuto in una locanda malfamata del paese di Castlerough, frequentata da marinai, carrettieri, vagabondi ed avventurieri di tutte le risme. Alla morte della mamma, il ragazzino scappa dall’osteria e dalle angherie del suo padrone, il signor Jones. Porta con sé solo un medaglione, ricordo della madre, per il possesso del quale si scatenerà la caccia di una serie eterogenea di personaggi, perché prova della sua condizione di ultimo erede illegittimo della ricca e nobile famiglia Pemberton. Sulle sue tracce si pongono in tanti, dallo stesso Jones, che assolda due grassatori di strada, alla potente ed equivoca madre Badessa del locale convento che, coadiuvata da suor Allison, la cui enigmaticità nasconde una segreta condizione di ermafrodito, incarica della caccia un misterioso e terribile sicario dal beffardo soprannome di Probo. Roderick, intanto, trova un primo e precario rifugio presso un vecchio pescatore, che prima di soccombere tenterà più di una volta, nel corso dell’intricata vicenda, di aiutare il bambino.

(more…)

Note di lettura: “Soggiorno a Zeewijk” di Marino Magliani.

13 luglio 2014

di Luigi Preziosi

Una singolare, malinconica ed insieme pensosa geografia dell’anima si delinea nell’ultimo libro di Marino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, recentemente uscito in raffinata edizione numerata presso Amos edizioni, impreziosita dalle chine di Marco D’Aponte su bozze di Piet van Bert. Con una scrittura di rara densità espressiva, Magliani, certo uno degli autori più rappresentativi della nostra attuale narrativa, qui sublima l’attitudine, già a tratti manifestata in molte sue prove precedenti, a cogliere e far percepire tutta intera l’imprevedibile profondità che possono possedere i gesti e le cose più comuni: non ciò che si cela dietro di essi, ma la contemplazione di quanto spazio può estendersi dietro di loro, non il nascondimento, il mistero, ma la consistenza, e quindi non lo svelamento di verità occulte, ma una misurata tensione all’apprendimento, alla conoscenza del mondo e quindi di sé stesso.

I fatti raccontati devono dunque essere funzionali a questo lavoro di scavo oltre l’apparenza, che in fondo è la vera ragione di essere di questo testo. L’intreccio è essenziale, esemplare per linearità, e generosamente disponibile alle più diverse diramazioni che l’osservazione dei particolari suggerisce: uno scrittore italiano abita a Zeewijk, sobborgo di Ijmuiden, città olandese affacciata sul Mare del Nord, e del posto in cui vive assorbe ogni possibile dettaglio che lo aiuti a decifrarlo, ma anche che si lasci leggere con gli strumenti che gli appronta una persistente larvata nostalgia della nativa Liguria. (more…)

La narrazione originaria

4 giugno 2014

di Luciano Curreri

Simone Gambacorta, nella breve e calibratissima quarta di copertina, presenta bene La narrazione originaria (Galaad, 2014, € 5) di Michele Toniolo: “Un saggio che trova nella maschera del racconto il pretesto per esplorare un altrove di densità, un’oltranza di scrittura”. La riflessione di Toniolo, in effetti, è intensa e ha i suoi esiti migliori – almeno a mio avviso – nella giustificazione della stringata testualità, delle pochissime parole, per un uso intimo e lirico che è inizialmente teso verso l’altro e l’alto, quasi come in certo laudario di Iacopone. C’è un figlio che getta a un padre – “in grembo” (in seno a materna, significativa espressione che accoglie l’incipit del testo) – una manciata di parole che hanno il potere di uccidere il primo e incatenare il secondo. Poi, il movimento narrativo, nutrito di rinvii di natura saggistica, dai profeti biblici a Bonhoeffer, da Blanchot a Benjamin, procede anche e soprattutto verso un “sé” che non abusa delle parole degli altri perché le deve riferire, per l’appunto, a sé stesso: altrimenti, ci si chiede, “a che scopo leggere?”. Ma usare le parole degli altri non è pratica deresponsabilizzante, come in tanta chiacchiera conformista o in quell’attualissima prosa critica e narrativa dei nostri giorni.

(more…)

Note di lettura: “Quartiere non è un quartiere” di Luciano Curreri

4 maggio 2014

di Luigi Preziosi

E’ possibile che una delle declinazioni della scrittura della memoria più adeguate a questi nostri anni sia piuttosto vicina alle forme espressive con le quali Luciano Curreri caratterizza il suo Quartiere non è un quartiere, da poco uscito presso Amos Edizioni. Per quanto la nostalgia per ognuno di noi abbia molti volti, spesso uno di essi prevale, e regala le impressioni dominanti di un periodo preciso della nostra vita: uno di essi in particolare Curreri raffigura, con partecipi cesellature nei particolari minimi, quello della nonna Dolenes, che corrisponde a quel passato che si dipana nel particolare segmento della vita situato tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza. La nostalgia è per Curreri anche evocazione di luoghi, tutti racchiusi in un perimetro di pochi chilometri intorno al sobborgo di Portomaggiore vicino a Ferrara chiamato Quartiere, dove maggiormente si addensa la memoria dei giorni di straordinaria contiguità spirituale con la nonna.

(more…)

Note di lettura: “Margini” di Zena Roncada.

23 marzo 2014

di Luigi Preziosi

Zena Roncada antologizza in  Margini. Storie di donne e di uomini senza storia (2013, edizioni Pentagora, curatela di Lucia Saetta) una serie di racconti, alcuni dei quali già apparsi sul suo blog Colfavoredellenebbie (interessante esempio di travaso dalla rete alla carta stampata). Li annoda in sequenze coerenti i cui titoli (Mappe di terra, di fiume di cielo, Il tempo delle formiche sulla tavola, Orti, corti e cortili, Amori e spose) permettono di intuire facilmente sia la materia trattata sia il modo scelto per trattarla. Sono storie di terre basse, che dicono di distese di campi rigate da strade impolverate e chiuse su fondali di pioppi, di lanche di Po e argini a presidio di strenue fatiche di generazioni di contadini, di cascine che accolgono e preservano, un po’ templi rustici un po’ rustiche fortezze. Le popola un’umanità umile, caratterizzata da un ricco catalogo di individualità piuttosto spiccate: in Margini uomini e donne sono anche la terra che abitano, i cieli a cui alzano lo sguardo, le strade di paese, i cortili di cascine dove si intrecciano dialoghi, si possono modellare emozioni ed affastellare ricordi

(more…)

Note di lettura: “Sacrificio” di Giacomo Sartori.

26 dicembre 2013

di Luigi Preziosi

SacrificioIl ritorno in libreria, per merito di Italic, a pochi anni dalla prima uscita presso PeQuod, di Sacrificio di Giacomo Sartori, può intendersi come implicita attestazione del suo valore, misurabile appunto su una sua particolare capacità di persistere nel tempo, certo non comune nell’attuale produzione narrativa. Il romanzo esplora miserie morali purtroppo durevoli nei nostri anni, nascoste nei recessi più segreti che ognuno a volte intuisce in sé, e forse ben più facilmente riconosce nella collettività di cui fa parte. Nessuno, infatti, può illudersi di essere immune da colpe, non fosse altro che di pura omissione, o, peggio, di mancata resistenza al male, nella deriva in cui questi nostri giorni paiono irreversibilmente trascinati. Di essa Sartori enuclea alcuni tra gli effetti che più ci depauperano della nostra umanità, esibendo una scrittura asciutta, controllata fino a lambire l’impersonalità, che, non prestandosi a qualsivoglia contiguità emotiva con i personaggi, si rivela particolarmente adatta a rappresentare il nulla delle loro esistenze.

(more…)

Note di lettura: “Il Dio che fa la mia vendetta” di Federico Platania.

18 novembre 2013

di Luigi Preziosi

platania_IlDioCheFaLaMiaVendettaUn’umanità disorientata, avara di disponibilità all’ascolto ed incapace di immaginare condizioni esistenziali diverse dalle proprie, esitante, perfino nelle persone più disponibili all’esplorazione dell’altro, nella ricerca di qualche cosa di comune per cui sia possibile sognare un’aggregazione solidale, popola l’ultimo romanzo di Federico Platania, Il Dio che fa la mia vendetta (Gallucci, € 15,00). Su di essa pare aleggiare una colpa collettiva, che non sminuisce certo le responsabilità individuali, individuate del resto con chirurgica accuratezza; rende, invece, plausibile lo smarrimento dei singoli, che, posti improvvisamente di fronte ad una vicenda drammatica, ne sono in buona parte, anche se in diversa misura, travolti. Tutto ha inizio con l’incidente stradale, nel quale Ivan, giovane dal passato turbolento, di ritorno da una festa investe con l’auto un uomo e lo uccide. Dell’omicidio è testimone Tommaso, che decide di non palesarsi per cogliere l’occasione di mettere in atto un suo sciagurato piano di riscatto. Nell’episodio intravede una possibilità di rivincita verso una sorte che da tempo gli si accanisce contro, costringendolo dentro un’esistenza rattrappita, compressa tra la penosa assistenza prestata alla madre invalida, un lavoro oscuro ed una totale assenza di relazioni personali. La sua vendetta contro il destino si dovrebbe consumare rivelando in via anonima ai familiari della vittima l’identità del pirata, figura in sé squallida ma che, nell’immaginazione deviata di Tommaso, possiede tutto ciò che questi desidera essere, ancor più di tutto ciò che desidera avere, per indurli a farsi giustizia da sé.

(more…)

Note di lettura: “La pelle dell’orso” di Matteo Righetto.

23 settembre 2013

di Luigi Preziosi

[Oggi Luigi Preziosi comincia a collaborare con vibrisse, dove pubblicherà le sue “note di lettura”. Se questa recensione vi sembrerà ben fatta, potete trovarne altre qui. gm]

Matteo_Righetto_-_La_pelle_dell_orso

Sorprende felicemente, questo La pelle dell’orso di Matteo Righetto, uscito qualche mese fa presso Guanda: per diversi motivi, tra i quali spicca l’insolita esplorazione di temi poco frequentati dalla narrativa italiana di questi anni. La guida una concezione epica dell’esistenza, assimilata dalle pagine di alcuni grandi narratori di area anglosassone dell’Otto – Novecento (tra i quali, con maggior evidenza, Conrad, London, Hemingway) a cui l’autore del resto fa abbastanza apertamente riferimento. La storia è esemplarmente lineare: Domenico è un ragazzino dodicenne orfano di mamma, che abita con il padre in un villaggio delle Dolomiti nei primi anni Sessanta. Vive gli anni in cui con cautela ed incoscienza insieme si comincia ad esplorare il mondo: vaga per i boschi intorno al paese, passa ore al torrente a pescare e a sognare, mescolando con inconsapevole facilità, com’è proprio dei preadolescenti, fantasticheria e realtà. La fantasia gli si infiamma alla storie di Tom Sawyer che la professoressa di italiano racconta a scuola, e dal futuro immenso che gli si squaderna davanti attende un seguito di avventure straordinarie.

(more…)