La formazione del fumettista, 33 / Mauro Uzzeo

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di Mauro Uzzeo

[Questa è la trentatreesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Mauro per la disponibilità. gm].

mauro_UzzeoSono uno di quelli che credono nel qui e ora, perché il futuro faccio fatica a capirlo persino nei film e indietro, come dicevano quei due, non ci torno mai, neanche per prendere la rincorsa.
Risalire alle origini di un percorso, poi, è nuotare vestiti e controcorrente tra le rapide di un fiume incazzato, per questo posso raccontarmi soltanto mettendo a fuoco pezzi di fotografie.

Come su Tralfamadore, le cose non sono avvenute nel passato e non avverranno domani, il tempo è una linea retta in cui tutto accade nel medesimo momento.
Tutto accade ora.

E ora è il 2001, ho 22 anni e la mia odissea non è ambientata nello spazio ma in un volume di 64 pagine che – scopro adesso – non verrà più pubblicato da quella stessa casa editrice che ho contribuito a fondare un paio d’anni prima e con cui ho firmato un contratto.
Questo è il primo problema.
Il secondo è che devo dire a Marco Marini – che quelle pagine le ha disegnate e colorate TUTTE – che il volume non si fa più.
Uhm.
S.E.S.S.A.N.T.A.Q.U.A.T.T.R.O. pagine, disegnate in sette stili diversi, scritte in sette stili diversi per rendere unico ognuno dei sette protagonisti di quei sette racconti che avevano un solo filo comune: il desiderio di avere qualcuno vicino, almeno per un minuto. E Almeno un minuto insieme sarebbe stato il titolo di quel volume nato l’anno prima e ancora schiavo di quell’adolescenza alla quale speravo d’essere sopravvissuto.
Come glielo dico a Marco?

Ora è il 1995, ho 16 anni e sono seduto nel retro dell’Associazione Nuvoloso, unica fumetteria dei Castelli Romani e, proprio per questo, fondamentale punto d’aggregazione per centinaia di tossicodipendenti come noi. Al mio stesso tavolo, Elisabetta Melaranci, disegnatrice bravissima, che frequenta la mia stessa scuola. E’ più grande di me di un paio d’anni e l’ho conosciuta perché teneva un corso di disegno a fumetti durante l’autogestione.
Ci sono Dario, un libraio romano e Massimo, uno di quei nerd onniscenti che si diverte a umiliarci ogni volta che non riconosciamo un disegnatore degli X-Men.
C’è Aurelio, un disegnatore metallaro, e poi c’è Roberto Recchioni, che ha appena scritto un fumetto di supereroi con un vampiro protagonista ed è venuto qui direttamente con il “prof” che, dal suo canto, vorrebbe iniziare la prima lezione del corso di sceneggiatura cui ci siamo tutti iscritti, ma non può, perché manca uno degli iscritti.
Tale “Giovanni Masi”, ci dicono i gestori del negozio.
“E’ uno che viene al liceo con me, so dove cercarlo.” Dico, e vado.
Percorro le vie del paese di corsa, sono emozionato, invento storie da che ho memoria e sapere come si scrivono i fumetti è una cosa che non vedo l’ora d’imparare, ma a quanto pare Giovanni Masi non è d’accordo. Il maledetto non è in nessuno dei posti in cui credevo di trovarlo, per questo torno al negozio a mani vuote.
Lo trovo lì, seduto al mio posto, mentre tutti mi guardano chiedendomi che fine avessi fatto come se il ritardatario fossi io. Ingoio un’imprecazione.
“Maurio, viett’a sede’ qua, che così cominciamo!”, dice il nostro insegnante cedendomi il suo posto. “Maurio”, non Mauro. “Maurio”.
Lorenzo Bartoli iniziò a insegnarci come si sceneggiano i fumetti, subito dopo aver storpiato, per gioco, il mio nome. Continuerà a farlo per tutta la vita, il mio maestro.

Ora è il 1986 e tra poco compirò sette anni.
E’ luglio, in edicola c’è il secondo numero di Tutto Zagor, la ristampa completa e cronologica delle avventure dello Spirito con la Scure inventato da Guido Nolitta.
Me lo regala mio padre per farmi contento, e io, contento, lo sono davvero.
Nella ricerca continua della sua approvazione trascorro i pomeriggi a leggere Tex, il suo noiosissimo personaggio preferito. Le storie sono interminabili, le tematiche lontanissime dai miei gusti, ma papà è orgoglioso di me quando lo leggo, quando ci sediamo vicini a leggerlo, per cui va bene così.
E’ nella quarta di copertina dell’albo intitolato Il ritorno della mano rossa che vedo la pubblicità di questa ristampa e per la prima volta mi ritrovo davanti a quello che sembra un vero e proprio supereroe: Zagor, con la sua casacca rossa e il simbolo dell’aquila stilizzata, armato di una scure primitiva invece che della solita pistola.
E’ amore a prima vista, e senza averne ancora letta una riga so già che sarà il mio fumetto preferito.

Ora è il 2013. Dicembre. E’ appena nato mio figlio e si chiama Zagor, come il protagonista dell’albo che ho comprato in edicola qualche ora fa. Sono usciti insieme, lo stesso giorno.

Ora è il 2009 e ho 30 anni. Telefono a Roberto Recchioni per raccontargli una storia di Dylan Dog che m’è venuta in mente unendo il mio disprezzo nei riguardi dei talent show televisivi e il mio amore per Elephant di Van Sant. Lui mi risponde di sceneggiarla insieme.
Riattacco e non ci credo neanche. Forse è una cazzata detta sul momento. Domani gliene parlo e sentiamo che dice.

Ora è il 2001 e ho 22 anni.
Con Marco siamo un po’ demoralizzati. Credevamo che Almeno un minuto insieme sarebbe uscito e sarebbe stato un successo. Di Velo di Maya e dei nostri racconti su Blue avevano parlato tutti bene ma questo rappresentava davvero quell’idea di fumetto che volevamo fare.
Vedere quelle pagine sparire nel nulla ci ha fatto capire che, per un po’ faremo bene a starcene lontani dai fumetti, noi vogliamo continuare a collaborare ma dobbiamo cambiare aria.
Facciamo i camerieri, lavoriamo in un call center, facciamo i commessi e conosciamo un sacco di persone che di fumetti non ne hanno mai letto uno.
Io continuo a studiare lettere e discipline dello spettacolo, non tanto per laurearmi quanto per non partire militare e di notte, senza dirlo a Marco, ho ripreso a scrivere racconti.

Ora è il 1988 e ho 9 anni. Sono in Abruzzo e leggo a Cinzia le storie di Super Liuke (proprio così, con l’errore nel nome) e di suo nonno Lord John Satan, che ho scritto sul mio quaderno di Braccio Di Ferro.

Ora è il 2010 e ho 31 anni. Sono seduto a casa di Lorenzo Bartoli e, insieme a Roberto, stiamo scrivendo il plot di quella che sarà l’ultima stagione di John Doe.

Ora è il 2004, ho 25 anni e sto lavorando con i Tiromancino per un loro videoclip. In programma ci sono Subsonica, Jovanotti, Ligabue e Snoop Dog. Sono assunto a tempo indeterminato, ho quindici mensilità e mi pagano anche la casa. Sembra tutto perfetto se non fosse che il prezzo da pagare è abitare a Latina. Nessun Inferno potrà essere più terribile di abitare a Latina, e comunque andrà, se sopravvivo a Latina, sarò un cazzo di reduce. Tutti mi dovranno rispetto.

Ora è il 2011, ho 32 anni. Gipi mi lascia un messaggio in segreteria. Vorrebbe che io mi occupassi degli effetti speciali de L’ultimo terrestre, il suo film d’esordio.
“Ah, il film è in concorso a Venezia!” dice prima di riagganciare.
Lo richiamo: “Quanto tempo abbiamo?”
Silenzio.
Lo incalzo. “Dai, dimmi.”
“Due settimane”.
Silenzio.
Mio, stavolta. Ci penso. “Ok”, gli dico, “Ce la facciamo solo se tu, per due settimane, ti chiudi da noi e non esci neanche per vedere il sole”.
“Andata.”

Ora è il 1989 e ho 10 anni. Le storie di Super Liuke adesso le disegno anche, a fumetti, in un albo di 48 pagine che contiene anche due comprimari e alcuni giochini copiati dalle riviste che compra mio nonno. La tiratura di ogni albo è di sei copie, non possedendo una macchina fotocopiatrice, ridisegno da capo ogni singolo albo e le porto in edicola, dove Gianfranco lo vende a 1500 lire l’una. I ricavi vanno tutti a me che tanto, torno a spenderli proprio lì da lui. Tutto Zagor è diventato quindicinale.

Ora è il 2006 e ho 27 anni. Sono il direttore responsabile del reparto creativo della Rainbow CGI. Il nostro compito è quello di creare una nuova società e portare un film delle Winx al cinema in soli sette mesi.
E’ un’impresa assurda, ma per la prima volta c’è la possibilità di riportare in Italia tutta una serie di talenti della cgi fuggiti all’estero. Io ci provo.

Ora è il 1996 e ho 17 anni. Alla Lucca di Novembre escono i miei primi fumetti, Antares e Mick & Eva, un supereroistico il primo e una commedia romantica e paranormale il secondo. Noi allievi del corso di Lorenzo Bartoli abbiamo fondato, sotto la sua supervisione, la Tesauro Comics, una piccola etichetta che produce fumettini indipendenti. Firmo le mie prime dediche e sento una ragazza sconsigliarne l’acquisto a un suo amico: “L’ho letto, non lo comprare che è una stupidata.” Dice. Io sorrido e poi mi giro a vomitare.

Ora è il 2013, devo compiere 34 anni. Roberto mi dice che ha per me due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che mi vuole accanto per scrivere la seconda stagione di Orfani, la cattiva è che, se accetto, sono già in ritardo.

E’ il 1998. Ho 19 anni, io e Emiliano Mammucari ci siamo classificati primi a un concorso di autori emergenti, per questo lui, insieme a Alessandro Bilotta, mi chiama per fondare una nuova casa editrice di fumetti. Trascino con me Franco Urru e Marco Marini, lo scopo è fare dei fumetti bellissimi, liberi da qualsiasi compromesso, senza inseguire alcuna corrente del periodo. Decidiamo di chiamare la casa editrice Montego, proprio in onore dei più liberi tra i personaggi della narrativa: i pirati.

E’ il 2007, ho 28 anni. Sono a Hong Kong, in una stanza dell’Hotel Universal. Davanti al mio letto c’è una vetrata immensa, che domina la città. Domani sarò a Shenzen per incontrare gli animatori che rifiniranno alcune sequenze del nostro film, ma per il momento, il mio unico pensiero è che mi hanno pagato un viaggio intercontinentale, per venire qui e coordinare i lavori. Per la prima volta mi addormento pensando di essere arrivato a un punto della mia carriera in cui, come nei videogiochi, posso salvare.
Dovessi perdere tutto, posso sempre ripartire da qui.

Ora è il primo aprile del 2002 e ho 23 anni. Io e Marco, autoconvincendoci che non sarà uno scherzone, siamo appena stati assunti in Animantis, una società di produzione televisiva che vuole realizzare un cartone animato tratto da una nostra storia. Gli abbiamo proposto di assumerci per creare un reparto di preproduzione gestito interamente da noi due, incredibilmente hanno accettato. Vogliono farci lavorare coi loro clienti e i primi saranno Vodafone, Enel e alcuni cantanti emergenti. Se non saranno fumetti, quindi, che siano spot, cortometraggi e videoclip musicali, non abbiamo nulla da perdere e al massimo torniamo a fare i camerieri.

Basta così.
Finiti i pezzi, finite le fotografie, mi rimane un pensiero.
La prima immagine che ho ricordato è stata quella di un fallimento, la scoperta di aver buttato quasi un anno della mia vita nella realizzazione di un intero volume a fumetti che non sarebbe mai stato né stampato, né distribuito.
In anni in cui era impensabile pubblicarlo anche solo online era una delusione potentissima.

Quel volume lì, ad oggi, non è mai stato pubblicato e quei racconti esistono solo negli hardisc miei e di Marco Marini.
Però – perché le storie si concludono solo quando arriva la risposta a un però che non ci aspettavamo – è stato proprio grazie a quel fallimento, a quell’errore di percorso, che io ho scelto di prendermi una pausa dal fumetto e mettermi a studiare cinema pagandomi l’università facendo il cameriere.
E’ stato facendo il cameriere che ho conosciuto il direttore artistico dell’Animantis che mi disse che cercavano qualcuno che gestisse la preproduzione della loro azienda.
Ed è stato proprio grazie a Il bambino che ha spento le stelle, uno dei racconti presenti all’interno di Almeno un minuto insieme che io e Marco siamo stati assunti e abbiamo cominciato a lavorare per la tv.
E’ stato grazie a quei lavori per la tv che abbiamo iniziato a lavorare per il cinema e a collezionare esperienze girando mezzo mondo.
E’ stato grazie a questa preparazione che sono tornato al fumetto trasformandolo, finalmente, in una professione vera.
Per questo, a quel fallimento, io devo tutto quel che professionalmente ho raggiunto dopo.
Almeno un minuto insieme è ufficialmente, il volume che mi ha dato di più, e non è neanche stato stampato.

Io non lo so se quelle storie, voi, le leggerete mai, ma so che è la prima volta che racconto questa storia qua e in faccia c’ho il sorriso di chi finalmente ha trovato le parole giuste.

Ora è il 2010 e ho 31 anni. Mi decido anch’io ad aprire un blog.
Lo chiamo Nontistavocercando, per onorare tutto quello che mi è arrivato davanti mentre ero distratto da altro.
Devo scegliere un’immagine per l’header. Alzo il telefono.
“Marco?”
“Oh?”
“Ho aperto un blog.”
“Quanto sei giovane.”
“Per l’header posso usare il disegno che avevi fatto per la copertina di Almeno un minuto insieme?”
“Certo.”
“Grazie.”

Attivo a 360° nel campo dell’intrattenimento, Mauro Uzzeo è da anni al servizio del fumetto, del cinema e della televisione. In ambito fumettistico spazia dall’editoria indipendente (Montego, Edizioni BD, Coniglio Editore, Bao e NicolaPesceEditore) a quella della grande distribuzione (Editoriale Aurea, Sergio Bonelli Editore) e oggi è uno degli sceneggiatori dello staff di Orfani e di Dylan Dog. Dal 2001 svolge l’attività di sceneggiatore e regista di cortometraggi animati (Tricky’n’Ducks, Il Bambino che ha spento le stelle), spot televisivi (Coca-cola, Vodafone, Particella di Sodio dell’Acqua Lete) e videoclip musicali (Tiromancino, Jovanotti, Subsonica, Planet Funk, Coolio & Snoop Dogg), attività che porta avanti tuttora (recenti le uscite dei suoi ultimi videoclip: Dimentichiamoci realizzato per il nuovo singolo di Bungaro feat. Paola Cortellesi e Claude & Marlene per la giovane cantautrice Lilin) ottenendone riconoscimenti italiani e internazionali (premiato al Future Film Festival, ai Castelli Animati e al Festival tedesco Animago). Insegna comunicazione e narrazione cross-mediale e affianca Iginio Straffi nella realizzazione delle avventure delle fatine Winx, sia nella loro incarnazione televisiva sia in quella cinematografica, e porta a termine l’impresa di consegnare nelle sale italiane ed internazionali, il kolossal animato in computer grafica Gladiatori di Roma, grazie al lavoro e alla dedizione di tutto il team della Rainbow Cgi, società di cui è stato – dal 2006 al 2012 – direttore responsabile del reparto creativo. Per la Lucky Dreams di Andrea Lucchetta realizza le sceneggiature di Spike Life, serial tv di 23 puntate, coprodotto dalla Rai e rivolto a un pubblico di adolescenti. In campo cinematografco, dopo aver lavorato agli effetti visivi del film L’ultimo terrestre (esordio alla regia del fumettista/illustratore Gipi) che gli sono valsi la nomination per il David di Donatello, e aver curato la regia della sigla animata del film di Fausto Brizzi Com’è bello far l’amore, entra a far parte dello staff degli autori Wildside, per la quale sta scrivendo due lungometraggi.
Continua ad essere una delle penne in forza al magazine XL di Repubblica e dopo aver girato #Cose da Uomini primo serial web realizzato in collaborazione col Dipartimento delle pari opportunità per sensibilizzare sul tema della violenza sulla donna, ha scritto le sceneggiature di due lungometraggi horror (il primo dei due: Monolith, è attualmente in fase di produzione a Los Angeles) contraddistinti da un curioso elemento in comune: sono entrambi ambientati dentro un’automobile. E Mauro, in tutta la sua vita, di automobili, non ne ha mai guidata una. Membro del collettivo dei 5Blogger, nel 2015, insieme ad altri quattro pazzi inventa l’ARF!, festival romano che vede il fumetto tornare protagonista anche nella capitale! Nasce il 25 agosto del 1979 cominciando malissimo e migliorando man mano.

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