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La formazione del fumettista, 33 / Mauro Uzzeo

7 luglio 2015

di Mauro Uzzeo

[Questa è la trentatreesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Mauro per la disponibilità. gm].

mauro_UzzeoSono uno di quelli che credono nel qui e ora, perché il futuro faccio fatica a capirlo persino nei film e indietro, come dicevano quei due, non ci torno mai, neanche per prendere la rincorsa.
Risalire alle origini di un percorso, poi, è nuotare vestiti e controcorrente tra le rapide di un fiume incazzato, per questo posso raccontarmi soltanto mettendo a fuoco pezzi di fotografie.

Come su Tralfamadore, le cose non sono avvenute nel passato e non avverranno domani, il tempo è una linea retta in cui tutto accade nel medesimo momento.
Tutto accade ora.

E ora è il 2001, ho 22 anni e la mia odissea non è ambientata nello spazio ma in un volume di 64 pagine che – scopro adesso – non verrà più pubblicato da quella stessa casa editrice che ho contribuito a fondare un paio d’anni prima e con cui ho firmato un contratto.
Questo è il primo problema.
Il secondo è che devo dire a Marco Marini – che quelle pagine le ha disegnate e colorate TUTTE – che il volume non si fa più.
Uhm.
S.E.S.S.A.N.T.A.Q.U.A.T.T.R.O. pagine, disegnate in sette stili diversi, scritte in sette stili diversi per rendere unico ognuno dei sette protagonisti di quei sette racconti che avevano un solo filo comune: il desiderio di avere qualcuno vicino, almeno per un minuto. E Almeno un minuto insieme sarebbe stato il titolo di quel volume nato l’anno prima e ancora schiavo di quell’adolescenza alla quale speravo d’essere sopravvissuto.
Come glielo dico a Marco?

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La formazione della fumettista, 2 / Elisabetta Melaranci

4 novembre 2014

di Elisabetta Melaranci

[Questa è la seconda puntata della rubrica dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti, che uscirà in vibrisse il martedì. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Elisabetta per la disponibilità].

elisabetta_melaranciHo sempre avuto le idee chiare riguardo al mio futuro.
Da piccolissima guardai mio padre e gli dissi:
“Papà, da grande voglio fare la giornalaia”.
“Si dice giornalista”, mi corresse lui spinto da un’ondata di ottimismo.
“Nono”, replicai io, “proprio la giornalaia. I signori che vendono i giornali fanno un sacco di soldi!”.
Primo campanello d’allarme.
Avevo uno spiccato quanto fallimentare senso degli affari, tratto inconfondibile di ogni fumettista.
Solo qualche anno più tardi espressi la mia seconda vocazione:
“Ho cambiato idea, mi piacerebbe fare l’allevatrice di orche assassine”.
Ero una bambina poliedrica.
Mio padre, stimato pediatra, rovesciò gli occhi al cielo, emise un rumoroso rantolo di disapprovazione mista a rassegnazione, e ingoiò una pillola per la pressione, reazione che in effetti aveva a circa l’80% delle cose che dicevo.
Non volli fare l’artistico e optai per il classico.
Furono anni bui.
Ero brava eh, per carità, soprattutto a capire da chi potevo copiare greco, chi poteva passarmi latino e chi m’avrebbe salvato le penne a matematica.
Dopo la maturità mi ritrovai di fronte a un bivio.
In realtà davanti a me vedevo una strada dritta e asfaltata sovrastata da un grosso cartello verde come quello delle autostrade con su scritto “DISEGNO”, ma mio padre, che non lo riteneva un lavoro, montò su una ruspa e asfaltò alla bell’e meglio una seconda uscita su cui troneggiava la scritta “se ti va male almeno non vai pe’ stracci”.
Avrei potuto frequentare la scuola di fumetto a patto che, contemporaneamente, avessi fatto anche l’università.
C’era solo una facoltà che mi interessava, ed era medicina.

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