“Il tentativo (riuscito) di raccontare un buio”

by

di Edoardo Zambelli

A casa, la sera, Anita mi osservava mentre ripassavo un disegno.
“Mettici più buio” mi disse. “Sporca di più l’intorno, lì.”
“Perché?”
“Perché hai dentro il buio. Mettine un po’.”

Queste battute si riferiscono a un personaggio in particolare, eppure, a ben guardare, potrebbero riferirsi a tutti i personaggi di Nudi come siamo stati, il nuovo romanzo di Ivano Porpora. Non sarebbe infatti sbagliato, a mio avviso, dire che tutto il romanzo è il tentativo (riuscito) di raccontare un buio.
Il buio di Severo, l’uomo malato che è protagonista e voce narrante della prima parte; il buio di Arsène, pittore famoso che di Severo accetta di diventare il maestro (e che ritroveremo anche più avanti, nelle restanti due parti); e infine il buio di Anita, la donna di Severo, figura femminile che oscilla nel buio degli altri due.

“Come sai il nome di mio padre?”
“Lascia spazio ai misteri.”

La prima parte (che del libro è la più lunga, occupandone oltre la metà) pare quasi il racconto di un’allucinazione. Il mondo in cui si muove Severo è un mondo claustrofobico, fatto di poche stanze, poche persone, febbri, accessi di tosse che diventano sangue, incontri/scontri con Arsène, ed è tutto raccontato attraverso il suo tentativo di fare arte, di elaborare il proprio buio e renderlo arte.
Ad accentuare il carattere allucinato della narrazione ci sono altri piccoli elementi: il padre, che Severo non vede da otto anni pur abitando solo due piani sotto; un cameriere che pare uscito da un fumetto argentino (così dice Severo) e che sembra comparire un po’ ovunque; e poi il tono quasi elusivo che assume la lingua del narratore, che certe volte pare più suggerire che dire, dando sempre un certo grado di ambiguità alle vicende raccontate.
Centrale, in tutto questo, è il rapporto di Severo con Arsène, personaggio misterioso, di cui poco si sa ma il cui segreto verrà poi chiarito più avanti. Il loro è un rapporto quasi vampiresco. È difficile infatti capire chi dei due stia assorbendo l’altro. Forse, anzi, chi si stia trasformando nell’altro.

“Parli strano, Seve.”
“Forse ci stiamo scambiando.”
“Hai intenzione di passargli anche il tumore?”

E la trasformazione, in un romanzo che parla tanto di corpi, che addirittura in alcuni momenti si fa scrittura dei corpi, è un tema che riveste un’importanza essenziale (basti pensare alla contrapposizione continua tra il corpo grande, grasso di Severo e quello asciutto e muscoloso di Arsène). Non è un caso, infatti, se nella narrazione ricorre continuamente il cambiamento fisico: dimagrimenti, i piccoli gonfiori di un inizio gravidanza, il tagliarsi barbe, capelli. Tutte azioni, queste, che assumono un significato simbolico, di cambiamento avvenuto o accettato, a seconda dei casi.

Il giorno dopo Arsène si vide allo specchio. Aveva un capello bianco; un capello, bianco, che gli scendeva lungo la fronte. Fu il suo primo capello bianco, all’età di nove anni e qualche mese. Che fosse per Bastien, per suo padre che non aveva più un lavoro, per un nonno mai conosciuto, un prete naufragato o un cinghiale che non l’aveva voluto caricare, o forse sì, forse solo un torso di mela che era lui e non un alieno qualunque, questo non lo seppe e non se lo chiese.
Che fosse perché a nove anni e qualche mese certi carichi non si possono portare, questo non lo seppe, né se lo chiese.

Conclusa la prima parte, ciò che resta del libro compie un doppio movimento, uno all’indietro e uno in avanti. Nella seconda parte, infatti, il racconto si sposta nel passato, quando Arsène ha nove anni, è in Francia, e accade qualcosa che lo segnerà per il resto della vita.
Il lettore verrà a conoscenza del microcosmo che Arsène ha abitato da bambino (il villaggio di Collobrières, i suoi abitanti) e dei suoi rapporti con la famiglia e gli altri personaggi che ne hanno popolato l’infanzia (è interessante segnalare monsieur Verano, che stando alle parole di Porpora sarà il protagonista del suo prossimo romanzo).
La narrazione qui si fa meno allucinata, pur mantenendo quel tratto elusivo di cui ho parlato prima. Si potrebbe pensare questo “episodio francese” come lo svelamento del mistero di Arsène. Qui infatti si trovano le risposte ad alcuni degli interrogativi che il libro pone lettore nella prima parte. Non è però un racconto funzionale solo a questo svelamento, è soprattutto il racconto di una colpa, di un trauma magari non compreso ma sicuramente subito (si parla pur sempre di un bambino, sarà l’uomo poi a farci i conti).

La terza e ultima parte, invece, fa un salto (anzi, doppio salto) in avanti, riportando la narrazione al 2005, prima, e spostandola poi nel 2008.
Nei primi capitoli sarà protagonista Arsène, finalmente pronto a fare i conti con il buio che per tanto tempo lo ha abitato. Negli ultimi, invece, si fa avanti una voce narrante nuova, quella dello stesso Porpora, testimone accanto a Severo dei fatti che accadono.

In una nota introduttiva all’inizio del libro, l’autore avverte il lettore che tutti i personaggi e gli accadimenti che andrà a mettere in scena sono finzioni (almeno in buona parte), ma al contempo parla anche di un libro, questo Nudi come siamo stati, che lo ha accompagnato per nove anni della sua vita. Ecco quindi che il fatto di veder comparire l’autore in prima persona al fianco dei suoi personaggi pare il naturale esito di questo lungo percorso, quasi che avesse voluto accompagnarli nel finale per un ultimo saluto, almeno fino al prossimo libro.

Tag: ,

3 Risposte to ““Il tentativo (riuscito) di raccontare un buio””

  1. Hanna Derrida Says:

    Bella Recensione.

  2. rossana v. Says:

    concordo, e molto desiderio di leggere il libro, cosa che farò. Grazie, GM.

  3. Many Kazem Goudarzi Says:

    Fa venire molta voglia di leggerlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...