Posts Tagged ‘Ivano Porpora’

Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo (finalmente)

21 luglio 2015

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“Favole del morire”: recensioni e varie

17 giugno 2015

favole_del_morireRecensioni e altro su Favole del morire, negli ultimi giorni:

– recensione di Monica Bauletti, in Terzo Millennio;

– microintervista di Daniela Grandinetti, in Youbookers.

– recensione di Giuseppe Caliceti, in il manifesto;

– recensione di Marco Candida, nel suo blog;

– chiacchierata tra Sara Meddi e Ivano Porpora, in Pagina successiva.

Notizie varie e aggiornamenti nel sito dedicato a Favole del morire.

La formazione dello scrittore, 31 / Ivano Porpora

19 febbraio 2015

di Ivano Porpora

[Questo è il trentunesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Ringrazio Ivano per la disponibilità. Le due rubriche ormai escono irregolarmente, seguendo l’arrivo dei contributi. gm]

Domenica è morta mia nonna Teresa.
Aveva 86 anni e andava per gli 87. La testa, ormai, andava e veniva. Quando veniva diceva cose come: È ora che io vada. Non parlava di essere stanca o meno, ma di necessità; e in questo è stata la nonna di Correggioverde, in provincia di Mantova. (Per quella di Napoli ricordo sempre una delle due imprecazioni più divertenti che abbia sentito in vita mia, un giorno che la esclusero da un problema tenendola all’oscuro di quanto stesse realmente accadendo: Azz, cazz e stracazz).
Quando la testa andava, la nonna Teresa diceva: C’è il prete nell’aia – e non c’era nessuno –, oppure: C’è il nonno, e il nonno sono due anni che è morto.
Ho assistito alla cerimonia funebre, officiata da un prete cieco, in una panca della terza fila della chiesa di Dosolo. Quella di Correggioverde, una chiesolina di campagna, è inagibile dal terremoto. Quando sono arrivato al cimitero che stava proprio di fronte alla casa della nonna, nel mio dolore di petto causato dalla bronchite, ho pensato: Se ne vanno radici che non ho mai voluto. Un pensiero patetico.
Poi ho visto l’inserviente del cimitero darsi da fare come un pazzo con la pala per caricare dal cumulo di terra quanto più peso, e rovesciarlo sulla bara; caricare e rovesciare; caricare e rovesciare. Quando l’inserviente, dai capelli bianchi, si è girato, ho scoperto che non di quello si trattava ma di mio zio Ivano. Aveva detto al vero inserviente di farsi da parte, e con un’intelligenza che gli è tutta nelle mani, e che sempre e solo nel lavoro si è rivelata, ha deciso che l’addio a sua madre avrebbe dovuto darlo in un modo solo: con il lavoro. Ci sono volute le insistenze dei fratelli, e alcuni minuti di sessanta secondi l’uno, per fermarlo.

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I problemi di un grande scrittore

6 gennaio 2013

di giuliomozzi

Al bar.
“Scusi”, dice un tipo con un grosso dattiloscritto sotto il braccio.
“Mi dica”, dice Ivano Porpora.
“Lei è Porpora?”, dice il tipo.
“Se vuole accertarsene andiamo fuori, che c’è la luce naturale”, dice Ivano Porpora.
“Non dica cazzate”, dice il tipo.
“Non lo farò mai più”, dice Ivano Porpora.
“Lei è dunque Porpora?”, dice il tipo.
“Ivano”, dice Ivano Porpora.
“Porpora Ivano?”, dice il tipo.
“Ivano Porpora”, dice Ivano Porpora.
“Quello che ha scritto un libro?”, dice il tipo.
“Sì”, dice Ivano Porpora, “ho scritto un libro”.
“Ma quello che ha scritto quel libro lì?”, dice il tipo.
“Ma quale libro intende?”, dice Ivano Porpora.
“Quello che ha scritto lei”, dice il tipo.
“Sì”, dice Ivano Porpora, “l’ho scritto io”.
“Dunque lei è proprio quell’Ivano Porpora”, dice il tipo.
“Sì”, dice Ivano Porpora.
“Proprio quell’Ivano Porpora lì”, dice il tipo.
“Sì”, dice Ivano Porpora.
“Quello che ha scritto un libro”, dice il tipo.
“Sì”, dice Ivano Porpora.
“E proprio quel libro lì”, dice il tipo.
“Sì”, dice Ivano Porpora, “sono io”.
“Ah, ecco”, dice il tipo. “Mi pareva“.
Se ne va.

“La conservazione metodica del dolore”, di Ivano Porpora

12 dicembre 2012

porporaivanoIvano Porpora, autore del romanzo La conservazione metodica del dolore, pubblicato da Einaudi Stile libero qualche settimana fa, sarà giovedì 13 dicembre alle ore 18.30 a Padova, presso la liberia La forma del libro di via XX settembre, per una chiacchierata con Giulio Mozzi.

E’ possibile leggere un estratto dal romanzo qui.

Gli stinchi di Gattuso e il profilo di Bianca

2 luglio 2009

di Ivano Porpora

Parlo a proposito di un argomento che mi sta a cuore.

Sono circa due anni che ci penso. Voglio dire: che penso quasi ininterrottamente a questo argomento fatti salvi altri pensieri, pur profondi, ma – diciamo – centrali. Per dire: se mangio, se parlo con mia moglie, se leggo un libro, se porto fuori il cane di mio cognato non posso dire che pensi a questo argomento (posso dire di pensare ad altri argomenti, ma non è questo il punto). Ma posso affermare con certezza che esiste una parte di me che lavora incessantemente a questo argomento, lo mastica e lo sputa, lo guarda a terra, lo riprende in mano, lo rimette in bocca, mastica e lo sputa.

Parlandone con il curatore di questo bollettino ho accennato, se non mi sbaglio, alla concezione etica della costruzione del personaggio. Penso però di potermi allacciare a quanto ho letto oggi qui, da lui, e di dire che si tratta del confronto tra invenzione e creazione.

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“Avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”

27 giugno 2009

di Ivano Porpora

I fatti, come si dice, sono noti.

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Perché vorrei conoscere Giorgio Falco

12 giugno 2009

di Ivano Porpora

Leggo Falco a letto, girato di schiena. Lo leggo sulla poltrona alle tre di notte, di ritorno da una serata passata a giocare a scacchi. Lo leggo in cucina, i piedi sulla seduta. Silvia passa, mi chiede (ha questo modo delizioso di chiedere) di leggere un passaggio ad alta voce.
Le leggo due righe sul fotografo di matrimoni.
«È un saggio», mi fa.
«No. È un romanzo».
Ci pensa un attimo; nell’uscire dice: «Sembra un saggio».
È questa, penso, la forza di L’ubicazione del bene. In uno dei miei continui lapsus stavo scrivendo L’illusione del bene, benché il titolo originale sia molto più forte, indubbiamente ben scelto. È un romanzo che è un saggio, e non viceversa. E quindi uno di quegli strumenti che si cercavano, di cui abbisogniamo per capire l’oggi – per situarlo in una topografia dell’essere umano, dell’Italia, del 2009, delle lettere.

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