Una chiacchierata con Ivano Porpora, 1 / Il creatore di universi

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giuliomozzi conversa con Ivano Porpora

[Al romanzo di Ivano Porpora Nudi come siamo stati, da poco apparso per Marsilio, tengo particolarmente. Inizio oggi un’intervista a puntate].

Il co-protagonista di Nudi come siamo stati (Marsilio 2017), Severo, appare per un attimo – un cameo, potremmo dire – nel romanzo La conservazione metodica del dolore (Einaudi 2012). Altri personaggi comuni a questo e a quello attraversano la scena. Il territorio comunque è quello: Viadana, vicino al Po (con una puntata a Collobrières, Provenza). Nel terzo romanzo – al momento intitolato L’argentino, già completamente scritto – si torna a Collobrières, e il lettore reincontrerà personaggi già a lui noti e scoprirà frammenti per ora sconosciuti della loro vita. E’ come se, Ivano, tu lavorassi da tempo a un immaginario unico, compatto, e popolatissimo.




Unico, compatto e popolatissimo.

Il lavoro più duro non è stato, paradossalmente, né quello sulla unicità né quello sulla, diciamola così, popolazione.

Anzi. I personaggi sono venuti fuori a grappoli, ne so il nome, ne conosco le storie; mi aiuta tanto sapere chi sono perché so da dove vengono, cos’hanno vissuto, in libri precedenti o successivi ne racconto la storia. Molto meglio che le schede dei personaggi: non ho mai fatto una scheda personaggio, per me la scheda personaggio è la storia che ha vissuto, possibilmente depurata dai suoi pensieri, mi dice chi è. Paradossalmente questo succede più ai personaggi che chiamerei fuori fuoco nella storia – dirli comparse mi risulta offensivo, le comparse si prendono il cestino e qualche spicciolo, non è il caso dei miei personaggi, loro non prendono l’elemosina -; Benito de La conservazione è lì, gli voglio bene ma non ho voglia di raccontarlo, Severo e Anita e Arsène sono detti, sono altri, quelli che non sono stati protagonisti, che stanno saltando fuori.

Ti faccio qualche esempio.

Il libro successivo, L’argentino, è la storia di monsieur Verano il quale compare nel primo capitolo della seconda parte di Nudi come siamo stati. Arsène gli fa qualche domanda, lui risponde – come ci accade – in modo insoddisfacente o elusivo; io sapevo cosa ometteva perché so la sua storia. Scrivere L’argentino in contemporanea a Nudi mi ha fatto vedere da un’altra prospettiva questo personaggio, mi ha fatto capire da dove proviene, perché la gente di Collobrières è diffidente nei suoi confronti, addirittura mi ha fatto conoscere la sua sessualità (ne L’argentino molto di ciò che è omesso in Nudi viene detto); in qualche modo si spiega ne L’argentino addirittura il significato della croce tòrta che Verano lavora in Nudi.

Collobrières

Nel libro ancora dopo, la storia è quella di Romolo e Margherita. Romolo ne La conservazione metodica del dolore comprava la Polaroid di Benito, in Nudi come siamo stati si capisce perché; in Nudi appare in un lavoro particolare (è una sorta di badante del padre di Severo), nel romanzo successivo si capirà perché parla come parla, si muove come si muove, si capirà perché Margherita – che muore a pagina 1 de La conservazione – è morta ed è morta a Genga, eccetera. Potrei continuare: so che tornerà Anita in un libro cui lavoro nei tempi morti, molto breve e molto duro, e so dell’altro libro che è attualmente al centro del mio interesse che finché non si collegherà con tutto questo immaginario resterà una sorta di isola, isola in cui non voglio che stia.

La difficoltà reale, come vedi, non è nel popolare ma è nel rendere compatto. Ho da sempre una fantasia esondante – di situazioni, non di storie; ho sempre scritto in bello stile storie che non portavano da nessuna parte, ero un terribile narratore -, e nel momento in cui quella sorta di guscio si è rotto mi sono trovato ad avere a che fare con storie che mi tirano ovunque. Il libro-monstre che sto scrivendo ho idea che sarà una sorta di trilogia, sono a pagina 100 e so che ne chiederà almeno 700 in tutto, non ho mai scritto storie così lunghe e che attraversano tanta parte di mondo – dal fascismo a oggi; è nato tutto da un racconto, Bruciavamo formiche, pubblicato in un libello di Armillaria e che ho capito subito mi chiedeva tanto più spazio.

Non avrei mai detto così tanto, sinceramente.

Un po’ di tempo fa Marco Missiroli da qualche parte diceva: come fate voi scrittori a scrivere se non avete una storia?

Per me il tema è diverso. Diventa: come fate voi scrittori a capire quale storia scrivere quando ne avete troppe? O, ancora meglio: È degna di esser raccontata una bella storia?

Per me la risposta è No. Le storie non devono essere belle ma forti; di storie belle è pieno il mondo, di nudi artistici, di film carini.

Ho un file excel pieno di personaggi, libri in cui compaiono, date di nascita, data di morte; di Anita conoscevo il ciclo mestruale, di Viadana il clima che faceva ogni giorno dell’anno di cui si parla nel libro; ma questo paradossalmente non mi ha significato: documentarmi sulla storia, quanto: testimoniare il mio amore per la storia. Essere, come dire, più inserito nella storia e non più estraneo; capire la rilevanza per me di quello che dicevo, entrando a piè pari in quel mondo che così facilmente indichiamo col dito e con altrettanta difficoltà definiamo che è: la verità.

Rendere l’universo compatto per me equivale a dire: che storie sono degne, per me, di essere raccontate?

O meglio: che storie per me riflettono le mie domande e i miei sentimenti?

Ho preso un libro a Torino edito da Utet, l’Atlante delle emozioni umane, classifica le emozioni che proviamo e non sappiamo di provare perché non diamo loro un nome. Ieri mi è capitata questa cosa leggendo in libreria Il laureato di Charles Webb: come chiamare l’emozione di Benjamin Braddock quando indossa malvolentieri la muta regalatagli per il compleanno per un teatrino allestito dai suoi genitori, e vorrebbe stare sott’acqua ma non riesce, e il padre gli dà un peso in cemento che lo aiuti a sprofondare? Queste emozioni, quelle cose che a un certo punto ti tirano giù, giù nelle profondità dell’interesse, per me sono una costante del fatto che il libro parli di me e rifletta una mia domanda; e solo allora si rivela la compattezza, ossia la volontà di dire: questa storia è degna di essere vissuta e raccontata.

Ripeto: fa ridere detto da me, sto scrivendo la storia di un cacciatore di uomini (nome in codice: LCSDCDM), quella di un becchino che deve morire (nome in codice: LSS), quella di un folle impiegato delle poste convinto di essere una rockstar (nome in codice: 5SS), quella di Romolo e Margherita e di un treno che non può partire (nome in codice: TQCD) e diversi racconti li ho già finiti. Ma scrivere per me, intendo: per la persona che sono io, è dare vita a un universo collettivo nel quale l’incontro tra un personaggio e l’altro di romanzi diversi non è un cameo alla Hitchcock o un divertissement ma una risposta meravigliosa a ciò che meravigliosamente ci accade in vita: assistiamo muti a persone che per noi diventano personaggi ma che sono portatrici sane di storie; e quando a una presentazione abbraccio chi viene a me, abbraccio la storia e la persona, non un personaggio vuoto.

Alla lettura de La conservazione, molte persone mi dissero: quel personaggio che appare nel bar con il tabarro, Severo, sembra vero.

Risposi: capirete il motivo.

Ecco. Spero con questa risposta di aver spiegato il motivo.

[continua]

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3 Risposte to “Una chiacchierata con Ivano Porpora, 1 / Il creatore di universi”

  1. “Il tentativo (riuscito) di raccontare un buio” | vibrisse, bollettino Says:

    […] altri personaggi che ne hanno popolato l’infanzia (è interessante segnalare monsieur Verano, che stando alle parole di Porpora sarà il protagonista del suo prossimo romanzo). La narrazione qui si fa meno allucinata, pur […]

  2. Eugenia Says:

    Che scrittore meraviglioso che è Ivano, un vero creatore di universi, di personaggi forti e selvaggi, che senti come persone tra i tuoi amici, di storie forti, di emozioni violente, perchè una storia ti rimanere dentro, ti deve anche fare male, molto male, ma solo allora sarà valsa la pena di leggerla…..tutto il suo mondo è selvaggiamente bello e affascinante, come il fatto di scrivere tante storie contemporaneamente…di andare avanti e indietro con il tempo e poi ancora avanti….ma non vieni disorientato . No, vieni rapito in un altro mondo, un mondo a volte buio, un tramonto dalle tinte violente…è esattamente lì che vorresti che si fermasse il tempo …..un tempo che si dilata e continua …fino a quando la storia finisce, ma non tu non lo vorresti mai. Auguri Ivano sono in attesa delle altre storie !! Grazie a te Giulio Mozzi

  3. Eugenia Says:

    Che scrittore meraviglioso che è Ivano, un vero creatore di universi, di personaggi forti e selvaggi, che senti come persone tra i tuoi amici, di storie forti, di emozioni violente, perchè una storia ti deve rimanere dentro, ti deve anche fare male, molto male, ma solo allora sarà valsa la pena di leggerla…..tutto il suo mondo è selvaggiamente bello e affascinante, come il fatto di scrivere tante storie contemporaneamente…di andare avanti e indietro con il tempo e poi ancora avanti….ma non vieni disorientato . No, vieni rapito in un altro mondo, un mondo a volte buio, un tramonto dalle tinte violente…è esattamente lì che vorresti che si fermasse il tempo …..un tempo che si dilata e continua …fino a quando la storia finisce, ma non tu non lo vorresti mai. Auguri Ivano sono in attesa delle altre storie !!

    Grazie a te Giulio Mozzi !!

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