Parlare nel vuoto

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di giuliomozzi

Il ministro della Cultura del governo italiano ha un’opinione – la leggo in Panorama, qui – su Quentin Tarantino, presidente della giuria nell’appena conclusa Mostra del cinema di Venezia:

Non so quanti spettatori abbiano avuti i film di Quentin Tarantino; ma, così a occhio, direi che è un po’ azzardato sostenere, come sembra sostenere il ministro, che ciò che fa Quentin Tarantino interessi solo a quattro gatti. Uno può benissimo appartenere all’élite della cultura, ed essere pure snob, ma produrre opere popolari. Giusto? (Se serve un esempio: Alessandro Manzoni).

Poi: la questione importante, della quale si potrebbe discutere, è se effettivamente “i sentimenti e i gusti del popolo” siano o non siano “rozzi e superati”. Magari lo sono davvero. Chi lo sa? E comunque: dove sta scritto, che la giuria della Mostra del cinema deve rispettare “i sentimenti e i gusti del popolo”? E dove sta scritto, che “i sentimenti e i gusti del popolo” siano, in quanto “del popolo”, sentimenti e gusti buoni e da assecondare?

Ciò che mi pare notevole, insomma, è che la dichiarazione del ministro contiene una quantità di presupposti che sarebbero un po’, almeno un po’, da verificare.

Interessante, per di più, è l’accostamento delle parole “elitario” e “snob” a una parola che appartiene a un campo semantico completamente diverso: “relativista”. Quando l’ho letta ho pensato: che c’entra? E poi ho pensato: forse che il popolo non è relativista? C’è qualcuno che lo sa? C’è qualcuno che può sostenere se il popolo è o non è relativista? E, considerati i precedenti (ossia che, per esempio, tra chi sostiene questo governo c’è chi pensa che ci sia “gente” che è “la gente”, e gente che non lo è, o chi definisce il popolo attraverso distinzioni piuttosto ambigue), forse varrebbe la pena di chiedere al ministro che cosa, chi è questo “popolo” del quale parla. (E rinuncio a parlare della “tradizione”). In realtà mi pare che, per il ministro, sia “relativista” chiunque non creda che l’attuale capo del governo sia “il prototipo di una nuova umanità che sta cambiando pelle” (qui).

Naturalmente al giornalista non viene in mente di sollevare nessuna di queste obiezioni e domande. D’altra parte, potrebbe dire il lettore ingenuo, è un giornalista “di famiglia”, ossia Panorama. Ma se guardo il Corriere della sera, ad esempio, trovo (qui) una dichiarazione molto simile:

Pensate che il giornalista faccia notare che il ministro sta usando semplicemente delle parole d’ordine? Macché. Manco per sogno. Si limita a contrapporre alle dichiarazioni del ministro le dichiarazioni di altre persone – che non toccano, peraltro, le questioncine che ho appena additate.

La situazione è ormai questa: chi prende la parola, per lo più parla come se parlasse nel vuoto; si limita a emettere parole d’ordine – le quali, evidentemente, producono il loro effetto.

Poi ci sarebbe un’altra cosetta. Sempre nell’intervista a Panorama:

Sarei felice di sapere che cosa significa, dal punto di vista istituzionale, “mettere becco”.

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29 Risposte to “Parlare nel vuoto”

  1. enrico Says:

    Ah, il relativismo, questa malattia contemporanea – ma a quale arsenale pesca la volpe Bondi per “bombardare” l’artista?
    … per rispondere si risolva il quiz.
    Chi l’ha detto? “Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo”…
    (sob! il “vero umanesimo”!) (aiutino: da allora, era il 2005, non ha cambiato idea…)

  2. Ezio Says:

    Ciliegina: l’occhiello di Repubblica è diventato: “metterò becco sui film da premiare”. Quando poi l’attacco, mezzo centimetro più sotto, riprende la frase bondiana così come l’ha detta: “metterò becco nella scelta dei membri”…
    Ezio

  3. Ezio Says:

    E nel merito: se c’è un’estetica cinematografica che tiene conto dei gusti del popolo e della tradizione questa è quella di Tarantino. Come sanno (quasi) tutti.
    ezio

  4. Antonio La Malfa Says:

    Privare del Festival Internazionale di Venezia una persona come Tarantino? Sarebbe una gran pirlata. Quentin Tarantino è un genio del cinema.

    L’ho avvertito durante e dopo la visione del suo film “Kill Bill 2”, l’ho rivisto di recente in dvd. Non so bene perchè, però. Sono qui che sto pensando a cosa dirvi.
    Dunque.
    Prima di tutto perchè è un bellissimo film. Per me.

    E’ un film western, anche se ambientato ai giorni nostri. Perchè ci sono duelli all’ultimo sangue, spietati killer e mandanti, una gara ad eliminazione dove, alla fine, rimarranno in due. Se uno non capisce che è un film western, ci aiuterà Tarantino con dei richiami a musiche di Ennio Morricone.

    E’ un film di arti marziali giapponesi. Perchè c’è il maestro, un maestro crudele ma leale, coraggioso e forte come non mai. Vengono asportati un paio di bulbi oculari, si spezzano tavole di legno, si fanno dei balzi degni di saltatori con l’asta, si raccontano storie antiche. E se uno non capisce che è un film di arti marziali giapponesi, ci penserà Tarantino con dei richiami di musiche da film con Bruce Lee.

    E’ un film Horror: un richiamo a “La notte dei morti viventi” con una mano – in un cimitero – che spunta dalla terra. Ma non si tratta di uno zombie.

    E’ un film grottesco:
    un black mamba che spunta da una valigia con la relativa lettura all’avvelenato di tutte le modalità tossico-farmacologiche comprese le possibili variabili sui tempi di morte;
    una improbabile “mossa delle cinque dita” che spappola il cuore della vittima; una tipa che viene colpita a bruciapelo con una pistola alla tempia e rimane viva;
    una donna – che sta per essere uccisa – che comunica alla sua killer di essere incinta, la killer la lascia e se ne va facendogli gli auguri;
    uno strano siero della verità che viene sparato ad una gamba con un fucile;
    una tipa che trascina con fatica un passo dopo l’altro, sanguinante, sporca, disperata, entra in un bar, si siede, si ricompone e chiede un bicchier d’acqua.

    E’ un film d’amore, un amore disperato, inscindibile tra due killer – a tratti ci si immedesima in loro, ci si dimentica che lo siano stati – che si confessano cose non dette, pensieri inespressi, un malinteso che segnerà le loro vite; e un amore profondo tra una madre ed una figlia. Che traccerà un solco.
    Amore e morte.

    Un sapiente uso della regia con visioni dall’alto, o con inquietanti riprese che simulano gli occhi – a noi sconosciuti – di qualcuno che osserva, un passaggio dal bianco e nero al colore, talvolta colori strani da sogno, tipo quelli di vecchie foto kodak anni 70 che hanno virato a tonalità più sbiadite.
    E’ suddiviso in capitoli che danno ordine e stimolano la curiosità fermandosi sul più bello – pause, rewind, play, forward, play – e tenendoci con gli occhi incantati da tanta bellezza.
    Come in una struggente e appassionante favola.

    Un caro saluto

  5. enrico Says:

    “Sono certo che pochi anni di governo politico e sociale n… porteranno ricche innovazioni nel campo della produzione artistica e grandi miglioramenti nel settore (…) Per raggiungere tale fine, l’arte deve proclamare imponenza e bellezza e quindi rappresentare purezza e benessere. Se questa è tale, allora nessun’offerta è per essa troppo grande. E se essa tale non è, allora è peccato sprecarvi un solo marco. Perché allora essa non è un elemento di benessere, e quindi del progetto del futuro, ma un segno di degenerazione e decadenza.”
    Ok. Chi è questo signore che potrebbe essere piuttosto in sintonia con Bondi? Siamo nella Germania n… e lui ha due baffetti da sparviero…

  6. cletus Says:

    Occhei prostriamoci al genio di Tarantino, esacriamo il volgo del ministro, ma come non leggere dietro le dichiarazionii di Bondi, da un lato la paura per una nuova versione, riveduta e corretta, del minculpop, insieme, però, ad una punta di fastidio per la totale mancanza di premi a pellicole di produzione nostrana (e da Rai e Stato, cioè noi contribuenti, spesso robustamente sostenute). Il recente leone alla sua ex Sofia Coppola, per carità, ferme le scelte estetiche di ciascuno, come dire, potrebbe avergli dato il là.

    parzialmente off-topic, sul film della Coppola, visto proprio ieri sera, ne parlo qui: http://cletus19.blogspot.com/2010/09/somewhere-di-sofia-coppola-quenquin.html

  7. jacopo nacci Says:

    Se ho capito bene, per Bondi sono i gusti e la tradizione di un insieme di persone (il popolo) a decidere cosa sia bello e di valore.
    Questa non è una posizione relativista?

  8. enrico Says:

    ecco jacopo – no; almeno secondo il dettato bondiano/berlusconiano che suona:
    – la maggioranza del “popolo” o quasi (quindi – non stiamo a sofisticare – diciamo “il popolo”) delega una classe politica a governare (nulla di “relativo”: sono numeri…)
    – la classe politica, designata da questo popolo che ha ragione da vendere (soprattutto se VOTA TE), può fare, nel nome di quel popolo che ha ragione da vendere, TUTTO, è LIBERO di fare TUTTO (non mi si venga a dire che la democrazia è un equilibrio tra poteri e soggetti diversi…)
    – per la proprietà transitiva, se il popolo ha ragioni da vendere, la classe politica che lo rappresenta ha assolutamente e sempre RAGIONI DA VENDERE
    COROLLARIO IN SECONDA BATTTUTA
    – il popolo in Italia è cattolico – a capo dei cattolici chi c’è? Il papa! Il papa ha detto che la malattia della contemporaneità è il relativismo. Il popolo è stanco del relativismo, è contrario, come il suo papa, AL RELATIVISMO. Diamogli… l’assolutismo (?!)… oh oh… bhe perché no… l’assolutismo! Riscopriamolo insieme!

  9. roberto Says:

    Avete visto ‘Lost in translation’ di Sofia Coppola? E’ FAVOLOSO!

  10. Gloria Zerbinati Says:

    Cletus: sì, il sottotesto del discorso di Bondi è appunto questo: nessun premio a un italiano. Certo non è una novità. Domenica tutti i giornali (destra e sinistra) accennavano al fatto che l’Italia ne era uscita a mani vuote. Tra l’altro, lo scrivono ogni anno. Ora, la kermesse veneziana è una Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Internazionale. Chi l’ha detto che deve vincere un italiano? Tra l’altro, nelle varie sezioni, Retrospettiva esclusa, c’erano 43 titoli italiani. A parte Controcampo, in cui gareggiano solo film italiani e non poteva che vincere un italiano, l’Italia non ha vinto nulla. Come mai? Perché nessuno ha il coraggio di dire (sì, Salvatores ce l’ha avuto) che forse rispetto a altre cinematografie la nostra è in una fase di stallo? Poi, quando i registi di questa nazione decidono di far cinema e non tv, in Italia e all’estero, i premi li vincono (“Gomorra”, “Il divo”, “L’uomo che verrà”, “Le quattro volte”, ecc.). Inoltre, il verdetto della Giuria, non consta solo del Leone d’oro, ma di una serie di altri premi, che sono andati, tra l’altro, a Skolimowki, eccellete, e a Hellman, che con “Road to Nowhere” ha fatto un film straordinario, geniale. Detto questo, quando si consegna il proprio film a una commissione di selezionatori (vedi Pupi Avati e annesse polemiche sul non inserimento in concorso del suo nuovo film), o a una Giuria, si accetta il verdetto, a meno che non ci sia la prova inconfutabile di brogli. In Giuria non c’era solo Quentin Tarantino, ma anche lo scrittore-sceneggiatore-regista messicano Guillermo Arringa; l’attrice lituana Ingeborga Dapkunaite; il regista e sceneggiatore francese Arnaud Desplechin; il musicista e cantante statunitense Danny Elfman; il regista e sceneggiatore italiano Luca Guadagnino; il regista e sceneggiatore italiano Gabriele Salvatores. Non credo abbiano tutti avuto una relazione sentimentale con la Coppola. E se anche Tarantino avesse fatto valere, come Presidente di Giuria, il doppio voto (cosa che, a quanto pare, non ha fatto), c’erano altre sei persone che potevano non votare la Coppola. Che invece ha vinto all’unanimità. Che Tarantino li abbia plagiati? Non credo. Il fatto è che tutti gli anni il Leone d’oro viene contestato. E sì che la Giuria non è sempre la stessa. Credo che succeda la stessa cosa a Cannes o a Berlino, ma probabilmente in Francia e in Germania i ministri della cultura non hanno la pretesa di intervenire nelle scelte artistiche di un direttore e di un festival, e i critici cinematografici che scrivono sui quotidiani parlano dei film, non della mancata vittoria di un loro connazionale.
    Poi, Cletus, se anche noi contribuenti sosteniamo certo cinema, non è per ottenere una coppa o un leone, non è un baratto. Alcuni film non vedrebbero luce senza i contributi statali. Infine Rai Cinema è una cosa, i contributi statali un’altra. Ora, bisognerebbe aprire una lunghissima digressione sull’annosa questione della legge sui finanziamenti al cinema, ma temo questo non sia il luogo.
    L’intervista a Bondi su “Panorama”, mostra, come ben mette in luce Giulio, la non volontà o l’incapacità da parte dell’interlocutrice del ministro di porre alcune semplici domande su snobismo, relativismo, elitarismo e di mostrare le contraddizioni delle sue stesse risposte; inoltre, ancora una volta, palesa l’intenzione, mai mascherata, di intervento/controllo da parte del Governo su Enti e Fondazioni che dovrebbero godere, almeno artisticamente, di una certa autonomia. Comunque Bondi non è nuovo a queste uscite: se qualcuno ha tempo e voglia, può tentare di trovare alcuni suoi interventi sullo stato dell’arte (contemporanea) e sulla bellezza (che deve essere morale, secondo lui). Anche in quel caso il desiderio di intervenire è dichiarato.

  11. abo Says:

    Eh, già, come è snob Tarantino quando osanna le filmografie di Umberto Lenzi e Lucio Fulci, o quando corteggia attori notoriamente elitari come Lino Banfi ed Edwige Fenech!

    Le parole di Bondi, quando “mette il becco” in qualsivoglia discorso anche solo marginalmente culturale, non sono nel vuoto, ma dal vuoto.

  12. cletus Says:

    Gentile Gloria,
    Temo che il minculpop sia già in auge, qui da noi.
    E comunque è un fatto che l’attuale governo e l’establishment culturale del paese non siano, come si dice, proprio in sintonia (vedi anche recenti polemiche su enti teatrali)
    Le risulta che negli USA le casse dello stato finanzino Hollywood ?
    E come la vogliamo chiamare in quel caso ?
    L’entrata a gamba tesa di Bondi, sgradevole, senz’altro, prim’ancora che ledere il principio di autonomia artistica, sembra comunque voler denunciare (e questo si, piacerebbe capire anche a me in forza di cosa) un principio di elitarismo, certo adatto a chi può sentirsi suggerire di mangiare brioches, un pò meno a chi forgia poesie certo non indimenticabili.

    E comunque, al di là della “consueta” querelle sul Festival, a me stavolta (perchè invece con Maria Antonietta e con Lost in Traslation si) il film della Coppola non è piaciuto.

  13. Fabio Carpina Says:

    Giulio dice: “è l’accostamento delle parole “elitario” e “snob” a una parola che appartiene a un campo semantico completamente diverso: “relativista”. Quando l’ho letta ho pensato: che c’entra? E poi ho pensato: forse che il popolo non è relativista? ”

    Mi pare che il rapporto tra “elitario” e “relativista” non sia un “che c’entra?”, ma sia invece un rapporto tra opposti. Si può essere “elitari” se non si crede in una scala ASSOLUTA di valori rispetto ai quali si costituisce l’élite e si determina chi ne fa parte e chi no? Che cosa sarebbe un’ “élite relativa”? Ogni sorta di elitarismo, di esoterismo, ha a che fare con l’assoluto, è perciò stesso antirelativista. sbaglio?

  14. Ulisse Says:

    Dalla famosa sparata di Mr. B. sul miglior presidente in 150 anni di storia, in rete esiste un “generatore automatico di proclami berlusconiani” dove la tecnica combinatoria si applica a una serie sterminata di assunti ridicoli e paradossali, per non dire anche assurdamente falsi, in linea cogli originali.
    Mi pare che esista anche un “generatore automatico di poesie di Bondi” su questa falsariga, ovviamente stesse modalità e declamazioni da demente in perfetto stile Ministro della Cultura Italiana (alcune escono anche ‘carine’).
    Ovviamente, l’opinione – non dichiarata apertamente, quindi in sottotesto – di Bondi è: “A me e al mio padrone Mr. B. Tarantino non piace, quindi non deve piacere a nessuno!” – solo che poi deve dargli una giustificazione da personaggio pubblico qual è, allora inizia a sparare la sua serie di cazzate!

  15. jacopo nacci Says:

    Enrico,
    certo, non mi sfuggono i presupposti della questione. Mi interessa l’inversione di senso cui la parola sembra sottoposta. “Relativista” non è più generalmente chi guarda ai valori come convenzioni sociali, bensì, paradossalmente, è “relativista” chi oppone al relativismo la possibilità di rinvenire i valori nella realtà stessa e dire “questo è bello e questo è brutto, perché…”, “questo è giusto e questo è sbagliato, perché…”.
    Non credo che l’uso che fa anche Bondi del termine sia casuale, e non solo perché è nota la battaglia del papa contro il “relativismo”: un’inversione di senso come questa disinnesca la possibilità di dare dei relativisti – cioè di mettere in discussione l’assolutezza dei loro presunti valori – a coloro che credono sia l’autorità a decidere i valori, e che in questo non si sentono affatto relativisti. Il risultato, paradossale, è che la parola “relativista”, con tutte le connotazione di debolezza del pensiero e di dissolutezza, sembra definire oggi chi non crede che sia l’autorità a generare i valori.

  16. Simone Ghelli Says:

    Il problema, come emerge chiaramente dal post di Giulio Mozzi, non è tanto la bravura o meno di Tarantino, quanto la gravità/assurdità delle dichiarazioni del ministro. E’ evidente che costui se la sia presa con la giuria, che in un’edizione della Mostra ricchissima di opere italiane, non ha dato riconoscimenti importanti agli artisti italiani (e qui, per associazione di idee, non si può non pensare che per il ministro il popolo crede fortemente nell’espressione artistica del proprio paese e della tradizione che rappresenterebbe – quale, di cortesia?). Sulla bontà di tali scelte se ne può discutere da un punto di vista estetico, e ci mancherebbe, ma auspicare un’intromissione della politica nella valutazione di opere artistiche non può che rammentarci epoche oscurantiste, al confronto delle quali il relativismo tanto osteggiato dal nostro ministro, diventa un bene da preservare ad ogni costo…

  17. Giulio Mozzi Says:

    Abo, ma apprezzare Lenzi, Fulci, Banfi e Fenech è esattamente da snob.

  18. abo Says:

    Se apprezzare Banfi è snob, dovrebbe esserlo anche apprezzarne gli epigoni recenti (Boldi, De Sica, etc).
    Quindi anche l’immenso pubblico dei cinepanettoni, film “popolari” per antonomasia, sarebbe snob ed elitario?
    Io credo che Bondi, senza averne mai visto uno, pensi ai film di Tarantino come a cinema “alto”, d’autore, intellettuale nel senso più deteriore del termine. Cosa che non mi sembra proprio si possa dire, o sbaglio?

  19. cletus Says:

    abo, a Bondi je rode perchè l’investimento nun jè arientrato…

  20. A Tuscan Foodie in America Says:

    Tutto molto vero. Tra l’altro se c’e’ uno a cui non si puo’ dire di “odiare” il popolo e’ proprio Tarantino. Anzi. I suoi film sono spesso criticati propio perche’ affonderebbero le radici troppo nei film di serie B di natura popolare!

  21. A Tuscan Foodie in America Says:

    PS: magari se l’Italia smettesse di fare film di m qualche premio lo vincerebbe. Chi glielo spiega al Ministro?

  22. paperinoramone Says:

    Tarantino è un perfetto esempio di quello che viene chiamato “post-moderno”, anche se io non so cosa voglia dire. Lui è alto e basso, anzi per chi lo vuole capire è la rottura di questa linea immaginaria fra alto e basso. Di cinema ne ha visto a pacchi, lo ha digerito e lo sa riversare a suo modo, perché è un autore. Poi le sue interviste, quelle serie, vanno lette o viste a fondo, così si capisce cosa intende per cinema di serie b ecc. A lui piace Edvige Fenech, non certo i film che faceva, stesso discorso per Banfi, discorso diverso per Fulci, Lenzi, Castellari ecc. dai quali avrà preso ciò che gli serviva. Quando parla di quegli anni si riferisce al rammarico per un’industria cinematografica se ha dilapidato un settore, quello dei film di genere, che portavano soldi. E gli dispiace che i film italiani arrivano in USa, quando arrivano, con il contagocce. Io non penso che oggi si possa più parlare di popoli, e di gusti del popolo. Forse di sentimenti sì, perché riguardano le persone indipendentemente da come crescono. Quando si pensa ai gusti della “gente” in fatto di cultura ( libri, film, musica, le cose che conosco un po’ ) ci si dimentica che la maggior parte delle persone non è appassionata di queste cose; le apprezza, ne trae beneficio, ma la cultura non rappresenta una parte così importante della vita. Ecco perchè i “cinepanettoni hanno successo”, sono un modo come un altro di passare un pomeriggio o una serata, chi li va a vedere non ci va con l’idea di vedere del cinema, ma di andare al cinema, come si va al pub, in pizzeria, a bowling, in centro ecc. Bondi dovrebbe stare zitto, dimettersi, imparare a memoria i film di Tarantino e poi forse riprovarci.

  23. paperinoramone Says:

    un’intervista a Tarantino. la prima parte, le altre si trovano facilmente.

  24. Giovanni Says:

    Quando Bondi afferma di parlare a nome del popolo che rappresenta, parla anche per me? Io vorrei pregarlo di non contarmi, perché gradirei che non mettesse becco o bocca nella Biennale di Venezia e che lasciasse in pace Tarantino, di cui evidentemnete non apprezza il cinema, e questo è un fatto suo personale, sono i suoi gusti, appunto. Vorrà mica decidere anche per noi? Perché a noi ci piace essere così: snob, elitari e relativisti! A volte anche popolari…

  25. Gloria Zerbinati Says:

    Sono perfettamente d’accordo con la spiegazione di paperinoramone sull’ispirazione di Tarantino e sull’uso che fa del cinema alto a basso (chiamiamolo così).
    Cletus: no, gli Usa non finanziano Hollywood. Hollywood è un’industria che si finanzia da sola. Anche Cinecittà lo era negli anni Cinquanta e Sessanta, quando ospitava non solo le produzioni italiane ma anche quelle americane, per esempio (pensare ai peplum). Oggi non è più così. Ma nemmeno gli americani vengono più a girare a Cinecittà (l’ultima grossa produzione credo sia stata “Gangs of New York” di Scorsese). Detto questo, i modi per finanziare il cinema nazionale sono differenti nei diversi paesi. In Francia vigono leggi differenti rispetto all’Italia. Ad esempio su ogni biglietto staccato per un film Usa (che di solito invade il mercato), una percentuale viene investita per produrre film francesi. Ma questo è solo uno dei possibili casi. Son d’accordo che la legge attuale vada modificata. Ma questo non significa finanzare solo i film che ottengono un qualche successo al botteghino (che infatti di principio difficilmente chiedono finanziamenti). Un fim come “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti non credo abbia guadagnato molti soldi (non è nemmeno uscito in moltissime copie), eppure senza i finanziamenti pubblici non sarebbe mai stato fatto. E sarebbe stato un vero peccato visto che è uno dei migliori film della stagione appena trascorsa. Poi, in Italia, c’è il problema della distribuzione che, neanche a dirlo, (così come la produzione) è in mano a un duopolio (Medusa-RaiCinema/01, sbilanciato a favore di Medusa). Come dicevo prima, sevirebbero ore e pagine su pagine per spiegare come funziona o come potrebbe funzionare il finanziamento al cinema. Però, poichè l’argomento mi pare sia l’ingerenza di Bondi in campi che non lo riguardano e l’ambiguo lavoro svolto dalla giornalista che lo intervistava, e da chi poi, su altri quotidiani, ha riportato stralci dell’intervista, non mi dilungo ulteriormente sui finanziamenti.

  26. Tommaso Piazza Says:

    bravo jacopo nacci. Se uno che dice che i valori estetici di riferimento sono quelli di una comunità particolare, in un tempo e luogo particolari non è relativista, allora chi è relativista? Ma poi, cosa c’è di così scandaloso nell’essere relativisti, in particolar modo quando si parla di giudizi estetici?

  27. federica sgaggio Says:

    Giulio, ma quand’è che tu e io schiodiamo le terga e ci mettiamo a fare ciò che dovevamo?

  28. vbinaghi Says:

    Il punto non è il relativismo, o meglio l’uso grossolano che di questa parola fa Bondi. Il punto è la “semplicità” e “purezza” in nome delle quali fa riferimento ai valori di un “popolo”. Dimenticandosi che questo popolo non è una casta genìa, appena uscita dal seno di madre natura, ma un proletariato televisivo forgiato e abbruttito dal padrone (di Bondi) a proprio uso e consumo.
    E, come direbbe Girolamo De Michele (sto leggendo il suo libro sulla scuola e mi condiziona un po’) questo ricorso a tale presunta “semplicità”, che terrebbe lontano il “popolo” dalla tossica “complessità”, è squisitamente fascista.

  29. Sir Robin Says:

    Oppure Bondi sa delle cose che noi non sappiamo … Eh, l’industria dell’intrattenimento!

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