“Un girotondo in cui la morte guida tutti”

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di Daniele Giglioli

[…] Dire che Mozzi si sia riconciliato, e abbia riconciliato il suo lettore, col morire se non con la morte, è dire troppo. Credo piuttosto che in lui si sia operato uno spostamento dal lutto come fatto privato al morire come evento pubblico, collettivo, con un esito di realismo creaturale simile a quello che anima i Trionfi della morte degli affreschi tre-quattrocenteschi, del resto citati nel libro. Un girotondo in cui la morte guida tutti, la dama e il cavaliere, il contadino e il vescovo. Un trapasso perenne che è anche danza, festa, spettacolo, condivisione, mistero e riso. Senza risentimento, accettando di essere anima e nello stesso tempo cibo e merda, e non è un risultato da poco. Non so se questo basti a Mozzi. A chi lo legge, finché legge, sì. A libro chiuso il problema ricomincia, com’è ovvio.

Leggi tutta la recensione di Daniele Giglioli a Favole del morire di Giulio Mozzi.

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