Dieci buone ragioni per non leggere la narrativa contemporanea

by
Roma, Cimitero del Verano, Colombario (da Wikipedia)

Roma, Cimitero del Verano, Colombario (da Wikipedia)

di giuliomozzi

1. Quasi tutto ciò che si pubblica è destinato a finire nell’oblio. Tanto vale anticipare i tempi.

2. Basta farsi un giro al mercatino dell’usato per capire che ciò che oggi ci coinvolge, ci appassiona, ci piace o ci fa andare in bestia – tra pochi anni ci risulterà addirittura estraneo. “Davvero”, ci domanderemo, “ci scaldavamo per ‘sta roba qua?”.

3. E’ una questione di investimento razionale del tempo. Se ho a disposizione un’ora di lettura, mi conviene dedicarla a un’opera che quasi certamente è bella (poiché questa è l’opinione condivisa dai più, e sedimentata nel tempo) o a un’opera che quasi certamente è destinata a finire nell’oblio?

4. Bisogna ammettere che non sono destinati all’oblio solo i libri brutti; ma anche quelli mediocri, quelli interessanti, quelli piacevoli, quelli belli. Sì, anche quelli belli. Solo i capolavori resistono, e mica per l’eternità.

5. Non ascoltate quegli accademici che vi parlano di autori geniali misconosciuti e così via. Il rischio di perdersi qualcosa di fondamentale è basso. Gli accademici sono riesumatori di cadaveri. Lo scrittore buono, per loro, è quello che può generare un certo numero di tesi di laurea; lo scrittore ottimo è quello che può generare un certo numero di tesi di dottorato; lo scrittore genio è quello che può generare una giornata di studi; lo scrittore mostruoso è quello che può generare una giornata di studi con uno o due ospiti non italiani: e così via. Il massimo è lo scrittore che può generare una rivista dedicata solo a lui.

6. Un autore che non influisce sulla letteratura del tempo successivo al suo è un autore trascurabile, per quanto belle o interessanti o piacevoli siano le sue opere. Quindi quasi tutti gli autori del tempo immediatamente precedente al nostro sono trascurabili: e perché mai quelli del nostro tempo dovrebbero fare di meglio?

7. E’ vero che la storia della letteratura, diversamente da come vi hanno insegnato a scuola, dovrebbe essere una storia della produzione e del consumo delle opere letterarie – e non una collezione di medaglioni dedicati agli autori sommi o alle opere-capolavoro. Ma è anche vero che la storia della letteratura è roba da specialisti, mentre la letteratura è per tutti.

8. Se quando entrate in una libreria, zona novità, avete la sensazione di essere in un cimitero preventivo: allora è meglio che vi dedichiate esclusivamente alla lettura dei pochissimi sopravvissuti tra gli scrittori morti.

9. Se poi, come tante lettrici e tanti lettori di questo bollettino, avete in qualche modo che fare con l’editoria o – peggio – la letteratura: è meglio nutrire bene il cervello (e sciacquarlo ogni tanto), che imbottirlo di junk food.

10. Scusate, eh: tra un libro nuovo mio – tanto per fare un esempio – e la possibilità di rileggere e rimeditare, che so, Al poco sole ed al gran cerchio d’ombra o Né più mai toccherò le sacre sponde: ma dite, vi pare che ci sia paragone? (Non c’è, non c’è).

68 Risposte to “Dieci buone ragioni per non leggere la narrativa contemporanea”

  1. Elianto Says:

    Al netto di lavatrici da caricare, infanti da crescere (da accompagnare all’asilo, cui applicare cerotti, con i quali giocare e via elencando), impieghi orribili e scarsamente retribuiti, bollette da pagare, sporte da riempire, pranzi e cene da allestire (e, di nuovo, via elencando), direi che, per quanto ne sappiamo, la vita che ciascuno di noi ha è una, giusto? Non riuciremo mai a leggere tutto. Neppure tutti i classici. Neppure i soli “capolavori”, forse (che poi, anche la storia, onestamente, non sempre sa essere una buona maestra… Magari leggo “Cime tempestose” e muoio di noia, va’ a sapere!). Quindi, con buona pace della povera Brontë, appena il mio libraio di fiducia (noto spacciatore veneziano) chiamerà dicendo “Favole del morire” è arrivato, io ne sarò lieta. Così come lo sono quando Benni ne sforna uno dei suoi, o compare un’intervista formato-libro con Pennac; così come lo sarò quando, alla zozza Feltrinelli di Mestre (che “sì, è in ordine, ma non ne abbiamo ancora copie, qui), finalmente, si manifesterà “Breve storia del talento” di Macioci. Avrò un animo gotico, magari, ma non mi pare male, ‘sto cimitero.🙂

  2. gianlucabarbera Says:

    Le metto in ordine di forza persuasiva: 3, 2, 1, 4, 6, 7, 8, 5, 9, 10

  3. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1976] – fermo restando che del poeta è anticipare / i tempi (inaugurai per mio conto / alcuni mesi or sono spinto dai debiti / verso il passato recente un pertinente / recovery programme trattasi di una siberia / casalinga dove le colpe povere di povero / studente fuori sede corso di sé sono / redente a patto di conseguire il diploma / di laurea e perseguire hobbies congeniali / al mediocre status del povero sopracitato. / è consentita ogni filosofia del ciclo quale / scoprendo nelle cose un moto circolare / autorizzi a sperare. è consigliata la rige / nerazione.), / la domanda è che serva arrivare in anticipo / quando sarebbe del tutto lo stesso aspettare / restando fermo. “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 224

  4. Il grande marziano Says:

    Sono 10 ragioni, ma non sono “buone”, anche solo perché partono dal presupposto che tutta la letteratura contemporanea sia mediocre da meritare l’oblio. Va bene Melville, va bene Dostoevskij. Ma non voglio perdermi neanche Foster Wallace o Franzen o Roth o tanti altri. Adesso aspetto le 10 buone ragioni per leggerli.😉

  5. Ermanno Felli Says:

    Gentile Sig. Mozzi, pur trovando attraente il suo invito a non leggere la letteratura contemporanea, mi permetto di evidenziare alcune mie perplessità sulle sue tesi. La prima non è chiaro se ci si riferisce alla letteratura di adesso o a quella contemporanea in astratto, cioè presupposto un lettore fuori dal tempo egli non debba leggere quella a lui contemporanea. Due tesi completamente diverse che portano a ragionamenti diversi. La seconda è nel concetto di oblio, che sinceramente non riesco a comprendere nella produzione umana. Sappiamo tutti come l’arte abbia bisogno di fallimenti per riuscire, e ogni tentativo fallito e caduto in oblio in realtà permette il successo di un secondo. Se poi per oblio intendiamo quel concetto creato dal mercato allora bisogna prendersela con esso, non con la produzione in quanto tale. Nel caso Lei si riferisca alla produzione contemporanea, nel senso di oggi, come spero – altrimenti nel secondo caso cadremmo in un tentativo di cercare nella logica e nel paradosso le motivazioni di un comportamento, il non leggere la letteratura contemporanea – allora data la bassa qualità espressa oggi dovremmo estendere l’invito a tutti i rami della produzione, cinema, musica, architettura, design etc. Sarebbe un interessante grido di allarme, il segno illuminante in un periodo estremamente buio dell’ essere umano, dove all’ orizzonte non solo non si vedono grandi menti, ma sempre meno si vede l’orizzonte stesso. Tale gesto estremo sarebbe però a mio avviso tinto di un pessimismo eccessivo, che non tiene in considerazione della ricchezza e delle potenzialità del nostro cervello.
    Wittgenstein accennava alle forbici di un barbiere che tagliano nel vuoto, ma permettono di tanto in tanto di dare il colpo netto al capello, così il nostro pensiero. Le opere che Lei vede cadere nell’oblio in realtà sono quel sostrato umano che accumulandosi nel tempo permette alla grande opera di emergere. Una frase, un accenno, un sentimento espresso in un libro, anche in un brutto, pessimo, insignificante libro, letto e dimenticato, che però riposa nella mente di un lettore e che ad un certo punto come un tizzone spento solleticato da un lieve alito di vento può prendere fuoco divampando in incendio. La letteratura è un atto di libertà a prescindere dalla sua validità. Oggi come oggi abbiamo bisogno di storie, di racconti, e soprattutto di ottimi racconti, ma l’ottimo lo raggiungiamo con un lavoro faticoso, lento, molecolare, molto più difficoltoso di un tempo, quando non vi erano tante distrazioni e la lettura era un vero riposo ed eccitazione dell’animo. Proprio oggi direi il contrario: leggere la letteratura contemporanea buona o cattiva è sempre più necessario per affrancarci dall’ oblio a cui siamo altrimenti destinati. Bisogna stampare di più e criticare di più. Mi fermo qui perché troppo bisogna ancora dire, e non voglio annoiare. La ringrazio in ogni caso dello spunto di riflessione.

  6. angelo orsingher Says:

    Sono molto combattuto tra il darti ragione e darti torto. Per un verso è indispensabile leggere i “classici” che appartengono al sentire comune da cui non si può non partire però a me piace leggere cose che mi divertono ed appartengono al presente. Vado spesso in libreria e sono uno che acquista molto e legge molto. Un libro a settimana, di media. Lo posso fare (sono in pensione). E’ come andare al cinema, mi piace la commedia e certi film impegnati alle volte li reggo per dovere e se posso, scelgo anche di divertirmi trascorrendo un paio d’ore in santa pace. Tornando ai libri classici, io mi regolo così. Ogni tanto mi leggo qualcosa che appartiene ai miti. Un dostoevskij impegna molto. Bisogna farsi degli schemi per ricordarsi i tanti personaggi che vi sono dentro. Si fa perchè una volta letto capisci anche certe citazioni che si trovano. E’ comunque questione di stati d’animo e di disponibilità. Dalle bancharelle e mercatini dell’usato, se trovo libri interessanti (anche doppi purchè prime edizioni), li acquisto. E mi piace farlo. Però ai classici ci si arriva per gradi. A Mantova loscorso anno ho partecipato all’incontro di chi a ritradotto “il giovane holden” dandogli una riverniciata ed attualizzando dialoghi vecchi e fuori tempo. Interessante. Forse certe traduzioni di classici andrebbero riviste per avvicinare di più queste letture. Stammi in gamba

  7. poetella Says:

    ed io aspetto che si decidano a tradurre in italiano uno qualsiasi degli ultimi tre o quattro libri che Antonio Lobo Antunes ha scritto dopo Arcipelago dell’insonnia. Ché il portoghese ancora non lo so… e …

    Aspetto con ansia… direi trepidazione… e chi se ne frega se Antunes non è un classico, morto. Per me è il top!

  8. mariagiannalia Says:

    Anch’io le aspetto le 10 buone ragioni per leggerli. Perchè, se è vero, come spesso mi è capitato, di maledire i soldi (buttati) per un acquisto improvvido di un libro pubblicizzatissimo che non mi ha mosso un pelo, è pur vero che qualcuno buono l’ho trovato e magari, guarda caso, non ho neanche speso soldi, perchè me l’hanno pure prestato. Ma perchè, scusate, dovremmo leggere in vista dell’eternità? Non basta se un libro ci piace qui ed ora e ci dà pure qualche bella sensazione e qualche pensiero su cui riflettere? I classici, certo, continueremo a leggerli, ma non disdegneremo qualche contemporaneo, Mozzi compreso.

  9. maria Says:

    Leggo molto e ormai solo opere contemporanee.I classici sono i libri formativi,ormai quel che è fatto è fatto…La letteratura mi deve aiutare a capire la sostanza di cui è fatta la mia vita presente.La sensibilità dello scrittore mio contemporaneo mi accompagna ,mi sollecita a capire,mi apre gli occhi dell’anima con più facilità.Le recensioni sono il filtro delle mie letture,purtroppo a volte il recensore è troppo bravo,più bravo dello scrittore…

  10. acabarra59 Says:

    “ 6 aprile 1989 – Quasi mi aveva convinto il giovane recensore a leggere il giovane scrittore quando si è deciso a citarne un testo. E allora anche io, l’eterno bischero, ho capito che libri non ne esistono più ma solo recensioni e recensori, un mestiere come un altro. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 225

  11. dm Says:

    Comunque, c’è anche da considerare che la forza di persuasione degli scrittori morti è maggiore. A parità di scrittura, diciamo, il morto è più persuasivo del vivo.
    Anche la presenza o meno dell’autore in questo mondo è un fattore che concorre all’effetto del testo (e in alcuni casi, forse, alla bellezza percepita). Ci pensa quasi nessuno a questo.

  12. Andy Says:

    Perchè il morto dovrebbe essere può persuasivo del vivo? Esiste della bibliografia a tal proposito?

  13. Andy Says:

    E forse ci pensa quasi nessuno perchè trattasi di teoria basta sul nulla?

  14. dm Says:

    Be’, Andy, abbiamo tutti i nostri morti. L’esperimento è: pensa all’effetto di un racconto, di un aneddoto o anche solo di un consiglio ascoltato dalla viva voce di un parente. Poi pensa all’effetto dello stesso discorso letto o ascoltato la prima volta dopo la morte del parente. Nel secondo caso non è forse più persuasivo (vale a dire più convincente, più emozionante, più vero)?
    Ovviamente, traslando la faccenda nella letteratura: sta poi allo scrittore l’abilità di accreditarsi come “parente” presso i lettori.

  15. Libreria ulisse Says:

    Che saggezza nella nota di Maria , un appunto per vivere .

  16. remobassini Says:

    infatti Giulio, infatti

  17. Simona Scravaglieri Says:

    Adoro i tuoi decaloghi, questo un pochino più degli altri. Ogni tanto mi stupiscono, qualche volta mi sento punta nel vivo ma, spesso mi vien da sorridere, come in questo caso. Lo trovo un ottimo modo per testare le proprie convinzioni. Poi per quanto riguarda il capitolo accademico, c’è anche una grossa verità. Il punto dieci, geniale, non si può dir di più! Buona giornata, Giulio.

  18. Cristian Says:

    11) risparmi; i classici nelle pubbliche biblioteche ci sono sempre, gli autori contemporanei che vorresti leggere non sempre, e allora, se proprio li vuoi leggere, ti tocca comprarli.

  19. Paolo Coltro Says:

    Pensieri sparsi. 1) la storia della letteratura è tutta al passato e si ferma al presente. Quanto si scrive ora lo sarà per le future generazioni. 2) Quindi la “memoria” di un libro attuale non ci riguarda. 3) Noi abbiamo la lettura, che è momentanea e può o non può lasciar tracce. Come bere un bicchiere di vino: inebria, stupisce, affascina, è sciocco, sbagliato, eccessivo, disarmonico oppure fa schifo e lo lasci a metà. 4) Il piacere (della lettura) è diverso dal giudizio. 5) Il sistema scrittori-editori-recensori è solo commerciale e non ha nulla a che fare con la qualità, caratteristica peraltro non assoluta di per sè. A qualcuno, per qualche motivo, può piacere un testo mediocre, oppure dieci pagine su duecento, una qui una là. 6) entrando in una libreria, settore novità, come si fa ad avere la sensazione di cimitero preventivo senza aprire i libri? Sono curioso, non polemico. Si può immaginare mediocrità a palate, assenza di futuro, copie al macero ma si parte comunque da un pregiudizio. 7) il decalogo di Giulio è molto ben scritto. 8) Mi fermo qui perché il mio non è un decalogo

  20. Andy Says:

    Daniele, già col secondo intervento aggiusti un po’ il tiro, spostando la faccenda sui morti di nostra conoscenza. Che, ammetterai, è ben altra cosa: la traslazione a parente sarebbe quindi la discussione, il che rimanda al punto iniziale, la persuasività dello scrittore.

    La tua prima affermazione mi è parsa strampalata secondo il seguente ragionamento:

    La persuasività di una scrittore è irrilevante rispetto alla persuasività dell’opera.

    Ammesso per un momento che lo status di morto aumenti la persuasività di uno scrittore, come può questo essere sufficiente a rendere persuasiva un’opera che non lo è?

    Oppure, uno scrittore vivente totalmente non persuasivo con un’opera molto persuasiva, come fa a rendere meno persuasiva la sua opera?

    Etc.

    Vero è che leggere Foster Wallace e pensare che si è suicidato, ne aumenta la potenza, ma la sua opera è potente a prescindere: quindi la domanda è se questo aumento di potenza (cfr. Persuasione) è statisticamente rilevante, cioè è significativo?

    Non dico di no, ma nemmeno di sì perchè perchè non ci sono abbastanza elementi per una analisi rigorosa.
    Attendo bibliografia.

  21. cartaresistente Says:

    Perché aspettare qualche secolo per leggere Foster Wallace, De Lillo, Roth…?🙂

  22. Pierluigi Lupo Says:

    11. Bisogna leggere i contemporanei, per capire meglio il nostro tempo e perché sono molto più vicini a noi.

    12. Bisogna leggere romanzi anche di largo consumo, quelli che ci catturano fin dalla prima riga. Perché la lettura è soprattutto un piacere, come mangiare cioccolata o giocare a tennis.

    13. Basta con tutta questa sacralità attorno ai libri!
    Adoro anch’io Proust e Dostoesvkij, però adoro anche Stephen King, e ogni tanto mi piace leggere perfino Kinsella, Deaver o Baricco.

  23. morlaura Says:

    ormai ci sono più scrittori contemporanei che lettori contemporanei .. anche i lettori morti erano meglio, c’erano vita e cultura e competenza intorno alla fruizione della letteratura…si stanno sfaldando i confini e chissà quale sarà l’evoluzione della scrittura.Certamente però non è leggendo i classici che le cose cambieranno, o smetteranno di cambiare. E per fortuna tutto cambia.

  24. pienotto Says:

    Conosco gente che legge solo classici, e conosco gente che arriva a dirmi “non credo sia mai stato scritto nulla di buono prima del 1900″… Bah. Io vado a periodi: periodi in cui passo da un classico all’altro, e periodi in cui sento il bisogno di novità, di retoriche diverse. Un mio amico legge sempre in contemporanea un classico e un testo contemporaneo: io non ce la farei.
    ***
    In verità sul fatto che gli scrittori morti siano più “persuasivi” io ci ho pensato molto, ci ho anche scritto qualcosa (naturalmente nel mio diario!). Non credo però che la questione sia il fatto che siano morti quanto il fatto che i morti mi paiono più celebrati e considerati. Certo non so come dimostrarlo, ma quel che vedo io è che lo studente se ne esce dal liceo con la convinzione che gli autori”sacri e intoccabili” si fermino a Pirandello e Ungaretti, e che dopo ci sia mediocrità. Pure credo sia cosa comune credere che, al di là del valore dei viventi, i più grandi siano autori passati; e in fondo non credo ci siano molte persone disposte ad azzardare un confronto tra un autore vivente e: Omero, Dante, Cervantes, Shakespeare, Goethe…
    È anche giusto non azzardare un tale confronto, e non solo per una questione di valore, ma proprio perché è un confronto insensato: gli autori passati scrivevano (immagino…) per un pubblico con una mente completamente diversa da quella degli uomini di oggi: diverse erano le aspettative, diversa era la sensibilità, diverso era il modo di porsi nei confronti dell’opera…
    Certo, è comunque cosa complicata: lo scrittore contemporaneo dovrebbe essere più vicino alla sensibilità del lettore contemporaneo? Ed esiste questa”sensibilità del lettore contemporaneo”, ed è diversa da quella, per esempio, del lettore dell’ottocento? E se è così, perché molti classici continuano ad essere così celebrati? Forse nessuno ha il coraggio di dire ciò che pensa? Forse si giudica in modo diverso? Forse la propria sensibilità si è anche formata sui classici?
    …tutte cose sulle quali rifletterò un po’. Sono abbastanza sicuro comunque che, in effetti, il lettore contemporaneo abbia, nei confronti dell’autore contemporaneo, un modo di giudicare diverso rispetto a quello che usa con il classico. Certo, perché ci sono diverse aspettative, perché se non si apprezza il lavoro celebrato da tutti si da colpa a se stessi, perché il lettore rinuncia al giudizio obiettivo…
    E giustamente mi si può dire: be’, se credi che sia così, dimostralo. …e io non saprei bene dove prendere. Dei testi interessanti in merito però si trovano. Per esempio, cito Luca Francesco Ticini, neurobiologo della società italiana di neuroestetica:

    “per esempio, qualche anno fa, uno studio di Semir Zeki e del collega Andreas Bartels ha avuto molta eco sulla stampa internazionale perché ha permesso di identificare aree del cervello coinvolte nell’amore romantico e materno. I ricercatori hanno dimostrato che l’amore stimola le regioni cerebrali che generano la sensazione di piacere e ricompensa. Ciò spiega perché l’amore (e anche l’arte) rende euforici e ci fa stare bene. Inoltre, Zeki e Bartels hanno notato che mentre alcune aree del cervello si attivano, altre si disattivano: tra queste ultime ci sono i lobi frontali, che ci permettono di avere un giudizio critico sulle persone. […] Non avrei meraviglia di scoprire che fattori suggestionanti esterni (socio-culturali, per esempio) possono causare una inibizione dei nostri lobi frontali rendendoci meno parziali nei nostri giudizi estetici. Se si dimostrasse che l’influenza socio-culturale disattiva i lobi frontali e modula così i giudizi estetici, avremmo capito scientificamente come un’opera esteticamente non valida, ma inserita in un contesto noto (ad esempio, quando ci è conosciuto l’autore e quando sappiamo che tale artista è universalmente riconosciuto), possa essere rivalutata esteticamente.”

    Un’altra delle chiavi secondo me si trova in”Character and Reader emotions in literary texts” (Dijkstra, Zwaan, Graesser, Magliano):

    “F-emotions are rapresented at the level of the situation model. They are linked to the contents of the story, or more specifically, to the protagonists and the course of the narrative events. Whether or not reader experience F-Emotions depends in their willingness to be immersed in the events and situation in the story (expectations, fear, interest in the course of narrative events) and of their willingness to become involved in the reactions of the characters (empathy)”.

    Solo che a queste f(iction)-emotioms vanno aggiunte le a(rtefact)-emotions. A tal proposito scrive Massimo Salgaro:

    “Il lettore può per esempio provare una paura causata dagli eventi narrati – quindi f-emotions – che può anche trasformarsi in ammirazione per la capacità dell’autore di creare suspense (a-emotions).”

    Ora, mi pare chiaro allora che ad emozionare del David di Michelangelo non è solo la statua in sé ma anche l’idea che sia stato proprio Michelangelo a scolpirla (e non a caso una copia non fa lo stesso effetto). Ugualmente non mi stupirei se un lettore si emozionasse leggendo un un mio racconto firmato”Shakespeare” e non provasse nulla leggendo l’Amleto con la mia firma. Non mi stupirei dico, ma se avvenisse davvero ciò, vorrebbe dire che l’aspettativa causata dal nome famoso ha una influenza abnorme nel giudizio. Chiaramente può avere una influenza più o meno ampia da individuo a individuo (e a me, a dirla tutta, l’Amleto annoia…), ma quantificarla rimane quasi impossibile, vista l’enormità dei numero dei fattori che contribuiscono a formare un giudizio personale.

  25. dm Says:

    Allora, Andy. Secondo me ti sfuggono due cose. La prima: questo passaggio.

    A parità di scrittura, diciamo, il morto è più persuasivo

    Insomma, è evidentemente che non basta morire per diventare dei buoni scrittori. Altrimenti il mondo sarebbe pieno di kamikaze letterari.

    La seconda cosa. Il testo di Giulio qui sopra non richiede un’interpretazione proprio, ehm, letterale. Ma dice sicuramente alcune cose vere. Se uno intende l’inclinazione giusta per l’interpretazione del post, be’ allora potrebbe adottare la stessa lettura obliqua per i commenti che seguono. Sotto a un post focalizzato su una qualche “teoria del romanzo” e rivolto a un pulpito di accademici sarebbe certo azzeccato quel tuo interrogatorio bibliografico (ma più azzeccato ancora sarebbe il silenzio). Qui è fuori luogo, insomma.

    : – D

  26. dm Says:

    * evidente, evidentemente

  27. Andy Says:

    Daniele, non mi sfugge proprio niente, anzi.

    Ricitare una tua affermazione strampalata non la rende più veritiera: a parità di scrittura (anche qui, spiegare questa parità sarebbe utile) il morto è più persuasivo del vivo. Ma perchè? Ma quando?

    Lettura obliqua? Con che angolazione, ottusa (la mia?) o acuta (la tua?) ?

    Il senso della mia critica è che non ha molto senso (scusa la tautologia) attribuire variabili indipendenti all’opera stessa per determinare la persuasività (ma si può dire persuasività? Dovrei googolare ma sono pigro, oggi) dell’opera in oggetto, a meno che non si sia in grado di provarne la rilevanza. La tua affermazione avrebbe avuto molto più senso se l’avessi proposta come una personale opinione e non come una regola riconosciuta.

    Poi ognuno c’ha i suoi pulpiti, eh.

    Ciao

  28. dm Says:

    Ma Andy, proprio non cogli: è il fatto di avere proposto una tesi abbastanza paradossale come un’ovvietà a cui nessuno pensa il succo del giuoco, su ricalco dello stile di questo decalogo e in un clima da post apodittico. Ma bisogna sempre spiegare tutto? E perché non fai gioco anche tu invece di pretendere la spiegazione della barzelletta?
    Mah.

  29. Stefano Trucco Says:

    Leggere libri nuovi è un atto di fede. Il passato ha avuto il tempo di essere scremato e dimenticare milioni di libri, lasciando in vita solo i più forti. Il presente invece ci arriva addosso tutto assieme, bello e brutto e indifferente mescolati senza ordine, e tocca a noi fare la scrematura. E’ un processo collettivo ma a tutti noi tocca una quota di ciofeche che sprecano il nostro tempo. Uno sporco lavoro ma qualcuno deve farlo.

  30. Lidia Del Gaudio Says:

    Non solo quello che si pubblica è destinato a finire nell’oblio, ma noi stessi e le nostre certezze…

  31. Antonella Says:

    L’ha ribloggato su Antoscarperossee ha commentato:
    Condivido

  32. Pietropaolo Morrone Says:

    L’ha ribloggato su Il pennaiolo.

  33. Pietropaolo Morrone Says:

    🙂 L’ho ribloggato

  34. deborahdonato Says:

    Per circa quindici anni, sono rimasa fedele al decimo punto. Poi, ho cambiato idea, sebbene nelle mie letture il rapporto classici/contemporanei sia di 7/1. Perché ho cambiato idea? Perché era un modo implicito di accettare l’idea hegeliana di “morte dell’arte”.

  35. enrico ernst Says:

    anni e decenni per chiudere con la nostalgia di profondità passate, in sostanza aliene… di valori imperituri, ma perciostesso, andati, “stati”, anni e decenni a soffrire per ciò che non si è stati ieri, e a dirsi: dio mio come doveva essere meraviglioso l’altroieri… ma poi… Godard diceva spesso qualcosa come “il cinema deve essere ancora inventato” – e la letteratura, anche…

  36. enrico ernst Says:

    e ancora: se siamo pronti a parlare di fondamentalità (è un neologismo?) della “persuasività” della letteratura (degli autori? Anzi la letteratura sarebbe una concrezione della persuasività degli autori?), e non della sua bellezza, e della sua capacità di urto e di sublime, di disequilibrio, e di comprensione del reale, e di avventura immaginativa e sentimentale… bene… è forse il caso davvero (cioè è una proposta) di abbandonare il termine di letteratura, e parlare solo di “retorica”, mi parrebbe assolutamente conseguente, se non necessario… in fondo gli scrittori lavorano per persuadere (il problema è, forse: persuadere di che?)…

  37. Andy Says:

    Daniele quindi avevi detto una cazzata deliberatamente, ho capito.

  38. Giulio Mozzi Says:

    Trovo curioso che non si apprezzi il dato statistico. Quasi tutta la letteratura dei secoli passati è oggi, per noi, priva di qualunque interesse (che non sia l’interesse, e mica sempre, di chi studia nella sua materialità la storia della letteratura). Anche opere al loro tempo celebrate sono diventate illeggibili (e figuriàmoci quelle che manco al loro tempo furono celebrate).

    E’ scandaloso pensare che anche la letteratura a noi contemporanea avrà l’identico destino? E’ “pregiudizio” una predizione su base statistica?

    E, rispondo a Maria Giannalia: perché siamo eterni.

  39. deborahdonato Says:

    Non è una questione di dato statistico, per quel che mi riguarda. È un po’ come chiedersi cosa è un evento storico e cosa non lo è. Mentre siamo immersi nella storia, non lo capiamo, possiamo intuirlo, annusarlo, scommetterci su. Sappiamo già che non ci è dato essere gli storici (quindi coloro che comprendono) del nostro presente. Però la non-comprensione, o quanto meno la non totale comprensione, non puù spingerci al disinteresse per ciò che è presente. Lo scrivo, ripeto, dalla mia biblioteca di naftalina.

  40. Nazzarena Says:

    Da diversi minuti sto rimuginando sulla diade classici-contemporanei.
    Da adolescente leggevo solo gente morta che già aveva superato la selezione del tempo. Poi mi sono detta “perché no?” e ho iniziato a leggere quel che mi capita e quel che mi ispira in un determinato momento, classici o contemporanei o “di consumo” (a parte Shakespeare e Oscar Wilde che prescindono i miei stati d’animo).

    Non sono d’accordo con Maria, secondo cui i classici sarebbero solo formativi.
    Credo che un classico resti un classico proprio perché è riuscito a travalicare la sua propria contemporaneità regalando a ognuno dei lettori, in ogni epoca, un messaggio e una sensibilità diversi.
    Poi, nostro malgrado, ci sono i gusti personali e quelli non guardano in faccia a nessuno.

    Comunque Stefano non ha mica tutti i torti.
    La vera sfida è cercare di indovinare quali opere contemporanee verranno lette nel 2418 d.C.

  41. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 9 marzo 2015 – Stamani penso che mi è sempre piaciuto soprattutto leggere. Leggere: una forma di sottomissione? “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 227

  42. Cristian Says:

    mariagiannalia: “spesso mi è capitato, di maledire i soldi (buttati) per un acquisto improvvido”. Appunto. Guarda fai così: vai alla Feltrinelli ti leggi una cinquantina di pagine del libro che ti interessa, o più, o meno, e se proprio vedi che la cosa gira te lo compri ( a meno che tu non decida di leggertelo tutto alla Feltrinelli, può essere, a rate, tipo 40 pagine alla volta, un po’ al giorno, in una settimana ce l’hai fatta, gratis).

  43. enrico ernst Says:

    “La vera sfida è cercare di indovinare quali opere contemporanee verranno lette nel 2418 d.C.” scrive Nazzarena. Leggiamo sempre dal futuro, dunque, anche quando leggiamo nel presente: l’antica, greca, gloria immortale degli eroi (dei poeti) ancora ci tocca e condiziona. Ho sentito Marco Cubeddu a Radio3: perché, diceva, non è forse desiderio di qualsiasi scrittore scrivere il capolavoro?

  44. guido mura Says:

    Non sarà necessario essere morti per essere bravi, però aiuta molto. L’artista morto suicida ha sempre un certo fascino. Se ha avuto anche una vita, diciamo, o una morte “straordinaria” sicuramente troverà un editore o un critico che lo riscoprirà.
    Provenendo dalla “storia della letteratura” e dallo studio della letteratura di consumo di altri tempi, vorrei far notare come proprio quella letteratura sia stata fonte d’ispirazione di tanta scrittura contemporanea di successo e anche di buona scrittura, a volte.
    Al di là di queste strane predilezioni, devo confessare di aver letto un gran numero di classici, ma di dedicarmi, da qualche tempo, alla lettura di testi contemporanei, che mi aiutino meglio a comprendere il mio tempo. Non so se gli autori di oggi verranno ancora letti tra qualche decennio, ma non posso isolarmi in una sfera con una sola finestra rivolta al passato. Poi leggere il contemporaneo è un’esigenza inderogabile di chi voglia produrre oggi narrativa. Già mi è capitato di scrivere cose troppo ispirate alla letteratura di qualche era fa, da Hoffmann a Tarchetti, da Bontempelli a Landolfi, ovviamente rifiutate da fior di editori, che desideravano presumibilmente storielle alla CSI, silenzi di giovani ovini, dotte elucubrazioni busiane o pensieri fabiovolpopolari. Ascoltare il proprio tempo è importante per chi voglia fare della letteratura, senza limitarsi ovviamente a parlare di serial killer di particolare atrocità o di investigatori dalla vita incredibilmente sfigata, soggetti che paiono rappresentare l’80% della produzione degli autori emergenti.

  45. Carlo Capone Says:

    Per chi intende scrivere è importante leggere la narrativa o la letteratura attuali. Perchè scrivere ignorando lo stato dell’arte può condurre a sbagli madornali.
    Un esempio banale. In scuola di scrittura capitava di ascoltare i racconti di un distinto e affettato signore. Scriveva “ella”, senza avvedersi di essere fuori dai tempi. Evidentemente non leggeva. Ancora, salvo alcuni casi di scrittori contemporanei l’incipit con pagine su pagine di descrizione non si usa più. Se uno non si guarda intorno, capace che lo faccia.

  46. deborahdonato Says:

    Carlo, faccio una domanda senza alcun intento polemico, ma solo per capire. È importante “essere alla moda” nella scrittura? O forse non è proprio l’allineamento allo stile del tempo che crea i romanzi morituri? Grazie, è un argomento che mi interessa.

  47. dm Says:

    Andy, non capisco bene il motivo della tua agitazione. Se è perché ti ho strapazzato un po’ nella foga del discutere, qualche tempo fa da queste parti, be’ mi dispiace. Ci sono certamente dei modi meno rozzi per rivalersi, e giustamente, sugli interlocutori. Il mondo scritto è pieno di affermazioni paradossali (c’è ad esempio chi consiglia di non leggere i contemporanei, anche con un certo divertimento, e poi si mette in gioco per proporre e dunque far leggere nuovi autori. C’è tutto e il contrario di tutto, nel mondo scritto) e chieder conto di ogni cosa con una “dimostrazione analitica” è, fammi dire, donchisciottesco. Fatti onore con le cazzate a vento…)

  48. mariagiannalia Says:

    Cristian: è una mia costante abitudine.Ho letto così due libri di Erri Deluca che hanno il pregio della brevità e uno (breve) di G. Garcia Marquez.
    Il tuo non è un suggerimento peregrino comunque. Avendo tempo…
    :-))

  49. dm Says:

    Comunque, per tornare alle discussioni utili. Credo anch’io che sia indispensabile sciacquare i panni nella contemporaneità, per gli scrittori e soprattutto per i poeti, e come Carlo anch’io ho conosciuto persone che abitavano con la propria scrittura dentro a un tempo (cioè dentro alla: caricatura di un tempo) finito.
    C’è qualcosa nella grana della scrittura dei contemporanei (anche nella scrittura dei contemporanei meno interessanti) che consente all’aspirante scrittore di guadagnarsi l’aderenza al tempo presente. Non credo che si possa scrivere in un altro tempo, in questo senso mi pare non ci sia scampo. Anche chi vuole a tutti i costi liberarsi della zavorra degli stilemi “alla moda” deve lo stesso cominciare da quelli, o è destinato a perdersi. Almeno credo. Ma esistono sempre delle eccezioni (e illustri).

  50. Stefano Trucco Says:

    Uno non può evitare di scrivere come si scrive nel proprio tempo, fosse anche per combatterlo. Lo facevano anche quei contemporanei che il tempo ha reso dei classici, specie quelli che ai loro tempi vennero tacciati di esssere ‘alla moda’. Se no finiamo per elogiare Albertino da Mussato perchè scriveva in latino e si atteneva ai buoni modelli classici e non cedeva alla moda ‘moritura’ del volgare come il suo contemporaneo Dante Alighieri. Oppure Shakespeare che scriveva teatro e sonetti come andava di moda nel suo tempo e non romanzi o poemi epici per i quali non c’era mercato (o più realisticamente, tragedie rigorosamente classiche come il suo amico Ben Jonson).
    Vero anche che quello che regge meglio al tempo è chi in qualche modo dallo stile del suo tempo riesce ad aggiungere qualcosa, a scartare e metterci del suo.

  51. Carlo Capone Says:

    Deborah, scrivi:
    “Carlo, faccio una domanda senza alcun intento polemico, ma solo per capire. È importante “essere alla moda” nella scrittura? O forse non è proprio l’allineamento allo stile del tempo che crea i romanzi morituri? Grazie, è un argomento che mi interessa.”

    Non mi riferivo “all’essere alla moda” o a pareggiare l’esistente quanto alla corretta percezione dell’enviroment in cui si viene a scrivere. Solo partendo da un’analisi del genere si può partire per qualsivoglia meta.
    Per dire, se acquisto un titolo in Borsa, senza conoscere lo stato attuale dell’economia e situazione finanziaria dell’azienda e i parametri che lasciano intendere un eventuale trend positivo, non è detto che sbagli e però ho molte probabilità di farmi male.

  52. deborahdonato Says:

    Grazie Carlo, è chiaro. Erano state queste tue frasi “Scriveva “ella”, senza avvedersi di essere fuori dai tempi. Evidentemente non leggeva. Ancora, salvo alcuni casi di scrittori contemporanei l’incipit con pagine su pagine di descrizione non si usa più” a farmi pensare a una questione non solo di comprensione dello spirito del tempo, ma anche di utilizzo dello stile del tempo. Sono d’accordo con quanto scrivi.

  53. Roberto Arquati Says:

    “Chiamatemi Ismaele” e “.. venne allora che il corpo straziato e l’anima ferita sanguinarono l’uno nell’altra.” sono già due buone ragioni per essere d’accordo con Mozzi. Però, continuo a cercarne altre: per riuscire a leggere cosa viene scritto oggi (anche ieri).
    Dura trovarne, nella ricerca mi consolano i versi di Jaccottet (vivente, anzi vivissimo) “La mer est de nouveau obscure. Tu comprends, c’est la dernière nuit. Mais qui vais-je appelant?
    Hors l’écho, je ne parle à personne, à personne.”
    E quelli della mia adorata Alejandra Pizarnik ” Disegni su un muro bianco le allegorie del riposo, ed è sempre una regina pazza che giace sotto la luna sopra l’erba triste del vecchio giardino. Ma non parlare dei giardini, non parlare della luna, non parlare della rosa, non parlare del mare. Parla di ciò che sai. Parla di ciò che vibra nel tuo midollo e da luci e ombre al tuo sguardo, parla del dolore incessante delle tue ossa, parla della vertigine, parla della respirazione, della tua desolazione, del tuo tradimento. È così buio…”
    Lei, morta, e immortale, lui, vivo, continuerà a vivere (dopo). Sicuro.
    Il problema è che nascono solo due o tre grandi poeti per secolo. Ma qualche granello di scrittura in giro si trova … che fatica!
    (della mia foto e del mio nome, solo uno dei due è vero)

  54. Andy Says:

    No Daniele, nessuna agitazione. Strapazzato poi: in quella occasione dovresti ricordarti che ti diedi ragione, anche privatamente. su una questione peraltro meramente linguistica. Questa dietrologia e’ decisamente off-Topic. .

    Se non si puo’ dire nemmeno cavolata (eufemismo), stiamo freschi: tu pero’ non dovresti raccontare barzellette che non fanno ridere, se vuoi evitarlo.

    Ora che abbiamo fatto a chi ce l’ha piu’ lungo, prendo atto della tua altera reazione verso chi ti chiede spiegazioni nei confronti di affermazioni apparentemente serie (anche se poi indicate come facezie) e di notevole portata (la superiorita’ dei morti sui vivi, brevemente) se supportata da una qualche analisi.

    La prossima volta evitero’ di affliggere il tuo sofisticato senso dell’umorismo col mio ragionierismo donchissciottiano, va bene?

    Saluti rozzi.

  55. dm Says:

    Andy, mi dici:

    Se non si puo’ dire nemmeno cavolata (eufemismo) …

    Ma hai chiamato “cazzata” l’idea del tuo interlocutore, lanciandoti peraltro in un tentativo di argomentazione ridicolo.
    E:

    pero’ non dovresti raccontare barzellette che non fanno ridere, se vuoi evitarlo.

    Ma non è stata raccontata alcuna barzelletta, l’analogia era solo col senso di spaesamento di quando qualcuno ti chiede di spiegare una barzelletta (lo stesso spaesamento di quando l’interlocutore non ti azzecca il piano del discorso e si butta su un’argomentazione inconsapevolmente comica)…
    E continuo a non capire perché diamine ti sei lanciato nel vespaio, quando si poteva ragionare sulle cose con un po’ di divertimento o con il pretesto di uno spunto per argomentare d’altro (come ha fatto pienotto).
    Mai sentito parlare di “pensiero laterale”?

  56. Giulio Mozzi Says:

    Guido Mura scrive:

    …mi è capitato di scrivere cose troppo ispirate alla letteratura di qualche era fa, da Hoffmann a Tarchetti, da Bontempelli a Landolfi, ovviamente rifiutate da fior di editori, che desideravano presumibilmente storielle alla CSI, silenzi di giovani ovini, dotte elucubrazioni busiane o pensieri fabiovolpopolari.

    Ovviamente, noi che non le abbiamo lette, dobbiamo fare anche un’altra ipotesi: che quelle “cose” siano state “rifiutate da fior di editori” non in quanto inattuali ma in quanto brutte.

  57. Francesco Says:

    Sul punto 5: il massimo(per quelli del punto 5, si intende) è fraintendere, rivoltolare, sottosoprare un autore, attraverso tesi di triennale, di magistrale, di dottorato, convegni, fino a quando, parlando di quell’autore, non si ritrovano a parlare di se stessi.
    Ho da poco dato un esame che, nel materiale di studio, prevedeva un saggio del professore di circa 28 pagine fitte fitte su una terzina di Dante: sorprendente non tanto, chiaramente, per lo spazio dedicato alla terzina, ma proprio perché, a lettura ultimata, la sensazione era che lo scrivente altro non avesse voluto fare se non spiegare Dante allo stesso Dante, come se quella terzina e tutta la Commedia, altro non fossero stati se non un momento accessorio-seppur necessario, eh-al futuro saggio dell’illuminato.
    Usanza, quella di usare gli altri(intendo la loro opera chiaramente) per parlare solo e soltanto di se stessi, che non passa mai di moda, non certo solo fra gli accademici(dove è un virus, immagino, inestirpabile) ma anche tra tanti “scrittori” e tra varie figure del mondo dell’editoria.
    Ritornando in senso stretto al punto 5: una volta, una delle poche che ho seguito un corso universitario, un prof si incaponì a tal punto su un autore-cadavere di non ricordo quale epoca, che arrivò a formulare la convinzione che, tutta l’opera di Leopardi non sarebbe stata possibile, nemmeno immaginabile senza questo autore.
    Chiaramente, parlando di questa carcassa letteraria(non ne ricordo il nome ma, chiaramente, la sua figura era legata alla napoletanità dell’ateneo dove lo stesso prof insegna) altro non faceva se non parlare di un altro cadavere, il suo proprio.

  58. acabarra59 Says:

    “ 17 luglio 1991 – Dice Garboli dell’università: « Un’isola potrebbe essere rappresentata dallo specialismo disciplinare, dalla roccaforte degli alti studi. Ma è una pia illusione. Lo spirito corporativo, il trionfo della mediocrità, la prepotenza delle baronie, lo spirito di corpo vi sono mali ormai comici [sic] contro i quali il solo rimedio possibile è di riderci sopra. » (In refuso veritas) “[*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 229

  59. Cristian Says:

    12) tuteli il tuo equilibrio psicofisico in quanto eviti quel senso di spaesamento e ansia (con la pressione che va su e un improvviso bisogno di urinare) che ti prende quando ti prende all’improvviso il pensiero che la roba che che stai leggendo non sia proprio la roba quella giusta

  60. Cristian Says:

    13) ma c’è la tv, la cronaca dei giornali, e se proprio vuoi c’è Zygmund Bauman

  61. Agata (e la tempesta) Says:

    Grazie per la segnalazione. Ribloggo anche questo.

  62. Agata (e la tempesta) Says:

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:
    E qui le 10 buone ragioni per non leggere la narrativa contemporanea.

  63. Carla Says:

    Il motivo per cui non leggo la letteratura contemporanea, o per meglio dire non c’è – quasi – libro contemporaneo di cui riesca a terminare la lettura, è che mi annoia. Non è lo stesso tipo di noia di certe pagine di Proust, parte del tutto di Proust e riprova che un capolavoro tiene a dispetto dell’assenza dell’editing. Non credo neanche sia da attribuire agli argomenti trattati o alla loro “contemporaneità”, perché apprezzo Houellebecq, o Michele Mari, o Yu Hua, tanto per fare i primi e disparati esempi che mi vengono in mente. Mi annoio anche quando rileggo le cose che scrivo io, e avrò pure ancora in mente il mondo che volevo dipingere! Ciò che per me conta, quindi, è semplicemente il talento dello scrittore, messo a dura prova di questi tempi. Perché a furia di essere bombardati da milioni di informazioni facilmente accessibili è come vivere dentro al Colosseo: tante porte aperte davanti a noi. Il bravo scrittore sfonda le porte che la stragrande maggioranza di chi scrive, e a maggior ragione di chi legge, vede già aperte.
    Non posso generalizzare, spiego solo perché se fosse per me l’industria editoriale andrebbe ancora peggio di come sta andando. Assaggio la letteratura contemporanea – che costa troppo, non scordiamocelo – prendendola in prestito dalla biblioteca. E troppe volte, appunto, abbandono la lettura.
    E niente, volevo dire la mia.

  64. acabarra59 Says:

    “ Martedì 26 febbraio 2002 – « M’annoio, lettore. Se qualcuno si darà un giorno la pena d’esaminare il presente manoscritto vedrà che la sua prima lettera è tracciata con somma cura: un’iniziale da calligrafo che m’aiutò a passare un paio di minuti della mia vita. M’annoio. » (Tommaso Landolfi, La bière du pecheur, 1953) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 240

  65. Salvatore Says:

    Tutto ciò che c’è di bello oggi, è stato fatto nel passato. Una visione davvero triste del futuro. E del presente! … no?

  66. Tuileries Says:

    Mentre il Venerdì Santo passava in diretta tv, guardavo, registrata, una trasmissione di Antonio Paolucci sui Musei Vaticani.
    Non l’avevo mai notato (e dire che ci sono stato alcune volte) ma nell’affresco della Disputa del Sacramento Raffaello raffigura fra i più grandi teologi dell’umanità anche Dante, con tanto di corona d’alloro e nasone.
    E in effetti, a pensarci, la Divina Commedia può essere letta anche in questo modo. Il fiume di luce del Paradiso, ad esempio, dove un ragionamento profondo e complesso si traduce in un’immagine vivida, che rimane.
    “E vidi lume in forma di rivera
    fluvido di fulgore, intra due rive
    dipinte di mirabil primavera.
    Di tal fiumana uscìan faville vive,
    e d’ogni parte si mettìen ne’ fiori…”
    Questo per dire che cosa è stata e potenzialmente può (dovrebbe) ancora essere, anche in tante altre direzioni, la letteratura.

  67. sce Says:

    Ma la questione è molto semplice: rimarranno i libri che noi non “conosceremo”. Vale a dire, e la storia lo insegna (manuali, saggi e accordo, più o meno, tra migliaia di critici e gente comune), alla fine resta il capolavoro (altre opere vengono magari riscoperte, tuttavia non saranno mai paragonabili al capolavoro). Quindi non sapremo mai, almeno noi contemporanei, quali opere saranno capolavori che rimarranno come documenti fondamentali nell’immaginario collettivo. Per cui, continuate a legge quello che vi pare, perché tanto è del tutto inutile stabilire oggi quello che sarà domani. Il consiglio che si può dare è che ogni tanto è necessario riprendere in mano i classici, per evitare la passività che alcune opere contemporanee sembrano fomentare come fosse un dogma. Saluti.

  68. Giulio Mozzi Says:

    Sce, quali sono le opere contemporanee che sembrano fomentare la passività come fosse un dogma?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...