La Gettoniera, la carne e i funzionari editoriali

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di giuliomozzi

La Gettoniera, nata in vibrisse, sarà per tre giorni (25, 26, 27 marzo) a Milano, all’interno della fiera Fa’ la cosa giusta. Fisicamente sarà una specie di cabina telefonica: una “scatola”, con dentro due sedie. Su una delle due sedie prenderanno posto, a turno, funzionari di case editrici, consulenti editoriali e agenti letterari. Sull’altra sedia potrà sedersi (ci si prenota sul posto) chiunque voglia proporre una propria opera letteraria. Il candidato avrà a disposizione quindici minuti per presentare il proprio lavoro, descriverlo, leggerne dei passi, fare tutto ciò che riterrà opportuno (corruzione esclusa) per conquistare l’interesse dell’interlocutore. Scaduti i quindici minuti, l’interlocutore di turno dirà: sì, mi sembra una cosa interessante; no, non mi sembra una cosa interessante. Tutti i testi “interessanti” saranno raccolti da Terre di mezzo (che organizza la fiera) e successivamente distribuiti a tutti gli editori partecipanti. Che poi faranno quello che vorranno: leggeranno, non leggeranno, pubblicheranno, non pubblicheranno. Gli editori che hanno aderito alla Gettoniera milanese sono, salvo adesioni o defezioni dell’ultimo minuto, questi:

Paola Borgonovo, Sironi.
Benedetta Centovalli, Nutrimenti.
Gabriele Dadati, Laurana.
Sandrone Dazieri, Mondadori.
Linda Fava, Isbn.
Miriam Giovanzana, Terre di mezzo.
Giulia Ichino, Mondadori.
Stefano Izzo, Rizzoli.
Monica Malatesta, Piergiorgio Nicolazzini literary agency.
Maurizio Matrone, Marcos y Marcos.
Davide Musso, Terre di mezzo.
Guido Ostanel, Beccogiallo.
Marco Peano, Einaudi.
Angela Rastelli, Einaudi.
Gemma Trevisani, Rizzoli.

E ci sarò anch’io, naturalmente.
Ora: che ragioni ci sono per fare una cosa del genere? Più d’una, secondo me; ma una mi interessa particolarmente.
Mi interessa il contatto fisico.

Sono dieci anni che campo facendo – tra altre cose – lo scout editoriale. Mi si chiede di trovare buoni libri, nuovi autori, progetti interessanti. E io questo cerco di fare. E ho imparato che il contatto fisico è fondamentale.

Qualche tempo fa un amico mi raccontò un pettegolezzo. Mi disse che Cesare De Michelis, presidente della casa editrice Marsilio, in non so più quale occasione aveva detto più o meno, tra il serio e il faceto: Giulio Mozzi non pubblica un autore se non ha mangiato con lui allo stesso tavolo. L’amico trovava la dichiarazione un po’ irridente. Io la trovai insufficiente. Con molti autori, con molte autrici ho diviso il cibo. Ma ho anche dormito (su un letto, su un divano letto, su un divano e basta, su una branda, una volta per terra) a casa di Giuseppe Caliceti, di Laura Pugno, di Maria Luisa Bompani, di Giacomo Sartori, di Giovanni Accardo, di Marco Candida, di Tullio Avoledo, di Leonardo Colombati, di Antonio Pagliaro, di Fabio Bussotti, di Diego De Silva, di Gabriele Dadati, di Federica Sgaggio, e così via.

Non voglio dire che il mestiere di scout letterario si faccia andando a dormire di qua e di là. Voglio dire che oggi sono così tante le persone che vogliono proporre i loro testi agli editori, che per i funzionari delle case editrici è diventato necessario evitarle. Per semplici ragioni di tempo. Perché la quota dei testi buoni, o almeno interessanti, sulla massa totale, è minima (vedi qui). E va bene così; va bene perché, che io sappia, non c’è un sistema diverso. O si dedica il proprio tempo di lavoro a incontrare (per iscritto, al telefono, di persona) più o meno chiunque si faccia avanti; oppure si lavora su ciò che è statao esaminato, valutato, approvato secondo una procedura più o meno lunga. Se un editore mi assumesse per lavorare dentro la casa editrice, io non potrei più fare il lavoro che faccio adesso.

E tuttavia, c’è qualcosa che non mi piace. Non mi piace del tutto che tra gli autori e gli editori vi sia una distanza siderale. Non mi piace del tutto che gli editor incontrino i testi solo dopo che altri li hanno selezionati e valutati (e questi altri sono, in parecchi casi, persone giovani e inesperte). Non mi piace del tutto che gli editor incontrino le persone solo dopo che si è deciso di fare un contratto (il più delle volte è così).

La Gettoniera è quindi un modo, un po’ giocoso se si vuole, ma comunque reale, di far incontrare fisicamente degli autori ignoti – che potrebbero aver scritto un capolavoro o una schifezza: non si sa – e dei funzionari editoriali. E’ un piccolo carnevale; una momentanea uscita dei funzionari dalla loro torre d’avorio; un’occasione perché gli autori capiscano che i funzionari editoriali hanno un corpo, una voce, un certo modo di stringere la mano, un certo modo di mettersi in ascolto, un certo modo di formare e dichiarare un’opinione.

Siamo tutti fatti di carne.

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28 Risposte to “La Gettoniera, la carne e i funzionari editoriali”

  1. ramona Says:

    E’ un’iniziativa molto bella e molto umana, e del resto chi ti conosce sa quanto sei disponibile proprio dal punto di vista umano.
    Il contatto personale è fondamentale. Per quel che mi riguarda, provo ancora un’emozione molto forte al ricordo di quella domenica di “mangia-bevi-scrivi”, in cui hai commentato e analizzato poche pagine di un mio testo. Un’esperienza memorabile, dal mio punto di vista emotivo, anche se noi ci conosciamo da tanto tempo, e preziosissima.
    Vorrei tanto riuscire a presentarti qualcosa di compiuto, prima o poi, ma mi sa che la vecchiaia e la conseguente molto probabile demenza mi coglierà prima di riuscire nell’impresa…
    In bocca al lupo per questa ennesima iniziativa originale, buon lavoro a chi vi lavorerà, buona fortuna a chi presenterà il proprio testo con un gran batticuore e una speranza segreta.

  2. Moira Says:

    Accidenti, Giulio.
    Finora avevamo una scusa. Quelli là non escono dalla torre d’avorio per incontrarci. Invece tu ci offri questa possibilità. E chi ha, tra le mani, solo qualche racconto completo e molti frammenti incompiuti si morde le mani. C’è troppo poco tempo. Ti prego, semina altre occasioni come questa. Un caro saluto.

  3. mauro mirci Says:

    E’ disumano. Mi ricorda i provini di X Factor.

  4. Giulio Mozzi Says:

    Sono d’accordo, Mauro. Ma è disumano anche che un semplice consulente riceva più di mille opere l’anno. Bisogna trovare dei sistemi.

  5. Paola Zan Says:

    Buonasera a tutti! Ho letto nel programma di venerdì 25 che l’iniziativa di Gettoniera al Padiglione 20 di FA’LACOSAGIUSTA si svolgerà dalle 10 alle 19. Considerando 15 min a testa, vuol dire infornare al massimo 35-36 candidi candidati al giorno?
    Non mi si aprono le pagine dei giorni successivi. Gli orari variano?

    Nemmeno la scheda dell’offerta di alloggio sullo stesso sito dà cenni di vita. Di-sin-te-res-sa-ta-men-te (uh uh) offro la mia soffitta… una autentica soffitta sui tetti, (l’ho già fatto per il milano film festival..): se ci fosse qualcuno che volesse (per caso) approfittarne, sarà il benvenuto!

  6. Giulio Mozzi Says:

    Paola, mi auguro caldamente che a Milano si presentino meno di 35 persone al giorno.
    Gli orari credo siano gli stessi per tutti i giorni. La pagina dell’Ospitalità (che a me si apre regolarmente) è rivolta agli espositori.
    Peraltro, per ogni informazione su “Fa’ la cosa giusta” è conveniente rivolgersi a “Fa’ la cosa giusta”. C’è una pagina con i contatti.

  7. cletus Says:

    sarebbe, anzi è, un format televisivo perfetto.

  8. Carlo Capone Says:

    Ma dico io – e lo dico da ex frequentatore di ottime scuole di scrittura durante le quali ho avuto fruttuosi contatti con editor e scrittori di vaglia – dico, c’è così bisogno, Giulio Mozzi, di cercare e cercare e cercare nuovi talenti che spesso non vanno oltre la pur con buon editore prima pubblicazione? a che serve questo incessante frugare, il bisogno di proporre novità una dopo l’altra? a una selezione, a un miglioramento darwiniano della specie, numerosissima, degli scrittori? o a creare una nuova classe, di talenti che per pubblicare di nuovo fanno la fila dall’editor affermato [e lo supplicano, a volte, lo scongiurano] più di uno scartellato e ignoto esordiente? e di tutto questo si giova la letteratura (che a dire il vero non so più cosa sia e soprattutto se sia o meno un danno)? io darei l’anima che non posseggo per trovarmi tra le mani un’antologia letteraria del 2100 e leggere la critica postuma su questo periodo, che va dal 1980 a chi sa quando, e soprattutto capire i criteri di scelta operati dal selezionatore. Che farà, il poveretto, andrà a spulciare i testi delle migliaia di ottimi esordienti, scegliendone un certo numero in base al superamento della soglia della quarta pubblicazione (cito esempio a caso, ovvio)? oppure, come credo sia logico, decreterà che fu tutta una fregnacciata e che il tempo ha fatto emergere soltanto quei due o tre degni di menzione e di studio, alla faccia degli editor o chi per loro? In tal caso, mi riferisco alla fregnacciata, il giudizio eventuale dei nostri nipoti sarà di marchio blu a un branco di buoi.

  9. Barbara Says:

    Per me è un po’ presto, ma confido nel futuro!!!
    Questo però mi da fiducia e mi sprona a scrivere di più e più cose!!!!

  10. Giulio Mozzi Says:

    Carlo, scrivi: “c’è così bisogno, Giulio Mozzi, di cercare e cercare e cercare nuovi talenti?”.
    No.
    Tuttavia: sarebbe un peccato, se un buono scrittore, se una buona scrittrice, esistessero e non fossero pubblicati.
    Giusto?
    E quindi, poiché in qualunque plico mi arrivi a casa può nascondersi la loro opera, devo leggere tutto ciò che mi arriva a casa.
    E quindi ha senso organizzare delle occasioni nelle quali si possano incontrare persone le cui opere non sono ancora pubblicate, eccetera.

    D’altra parte, è interessante sentir dire, a giorni alterni, (a) che gli editori ci hanno la mania dell’esordiente, e (b) che agli editori non gliene frega niente degli esordienti. E’ interessante anche perché entrambe le proposizioni, per l’esperienza che ho di questo mondo, sono false.

  11. roberto Says:

    Potrebbe essere uno sconvolgimento del solito sistema tipo Superenalotto di mandare i manoscritti e come va va. Raccontare all’editore (o chi per lui) come e perchè si è arrivati a scrivere ciò che si è scritto, e quali prospettive sono possibili per un futuro lavoro insieme, sarebbe decisamente interessante, e non solo per lo scrittore, che si presume esordiente. E’ un sistema che andrebbe reso prassi su vasta scala per la selezione di scrittori e opere, portando anche un vantaggio sotto il profilo della ‘velocità di esecuzione’. D’altronde l’importanza della ‘comunicazione’ non l’abbiamo scoperta noi oggi. O mi sbaglio, Giulio Cesare Mozzi?

  12. Giulio Mozzi Says:

    No, Roberto, questo non è un sistema che si possa rendere “prassi su vasta scala”. Immagina di stare otto ore al giorno – un orario lavorativo standard – in una stanza, ad ascoltare persone che vengono una dopo l’altra a raccontare una storia. Trentadue persone al giorno. Tutti i giorni. (Perché, se arrivano 1.500 testi l’anno a me, a casa mia, immaginate cosa arriva, che so?, in Mondadori).
    Ricordo che già tutte le case editrici importanti stipendiano delle persone affinché leggano tutto ciò che arriva. Considerando che da questo lavoro vengono fuori, in un anno, uno o due testi pubblicabili, tre negli anni fortunati, vedete che è un bell’investimento.
    Mi chiamo Giulio Mozzi. Cesare non c’entra.

  13. roberto Says:

    La percentuale è il 2 per mille, secondo alcuni. Eppure continuo a pensare che se avessi la possibilità di discutere il mio lavoro, avrei qualche opportunità in più. Oops! scusa. Mi è scappato un Cesare in più. Senza cattiveria.

  14. ezio Says:

    Mi scusi signor Mozzi ma non ho capito una cosa.
    Poniamo per esempio che io mi presenti con un romanzo per ragazzi e il caso vuole che il mio turno mi porti a colloquio con un editor di una casa editrice che non pubblica narrativa per ragazzi, a questo punto che succede? L’editor in questione non mi scarterà a priori? O tutti gli editor prendono in considerazione anche opere e progetti che non rientrano nelle linee editoriali delle loro case editrici?

  15. Giulio Mozzi Says:

    Ezio, ho scritto: Tutti i testi “interessanti” saranno raccolti da Terre di mezzo (che organizza la fiera) e successivamente distribuiti a tutti gli editori partecipanti.
    Quindi è evidente che, chiunque lei si trovi davanti, non prenderà in considerazione solo opere che rientrino nella linea della casa editrice o dell’agenzia per la quale lavora.

  16. Demetra Says:

    Ciao, Giulio.
    Ero intenzionata a partecipare agli incontri, ma ora ho un dubbio. La regola della gettoniera online (non possono partecipare autori che abbiano già un libro in regolare distribuzione, per quanto piccola e limitata possa essere la casa editrice) è valida anche per l’iniziativa di “Fa’ la cosa giusta?”.
    In questo caso eviterò di farvi perdere tempo, anche se credo che un autore che abbia già almeno un libro con una casa editrice di scarso valore sia in un certo senso ancora un esordiente.
    La ringrazio, Demetra.

  17. Giulio Mozzi Says:

    Direi che alla Gettoniera in Fiera può presentarsi chi vuole, senza limiti.

    “Esordiente” è appunto colui che ha già pubblicato un primo libro.

  18. Davide Musso | Terre di mezzo Editore Says:

    concordo con giulio: alla gettoniera presso fa’ la cosa giusta può presentarsi chiunque, che abbia già pubblicato o meno. con un unico vincolo: i posti disponibili non sono infiniti.

  19. Salvatore Lecce Says:

    Buongiorno, Giulio. Putroppo non riuscirò a essere in fiera prima del mezzogiorno di sabato. Da quello che ho capito, rischio di arrivare in fiera e trovare il “tutto esaurito”. Non si potrebbe studiare un metodo per accontentare tutti? Io credo che si presenteranno più di 35 persone al giorno. Comunque, complimenti per l’iniziativa.

  20. Giulio Mozzi Says:

    Salvatore, non credo che sia nostro dovere morale “accontentare tutti”. Gettoniera non è un servizio pubblico, e non è l’unico modo né l’unica occasione per presentare una propria opera a un editore.

  21. Pococurante Says:

    Domanda: è previsto un servizio d’ordine per arginare la marea montante di aspiranti pubblicandi?

  22. Giulio Mozzi Says:

    Nessuna marea.

  23. Lamberto Says:

    Sarebbe interessante sapere quante persone si sono presentate e a quanti è stato accettato il lavoro. Complimenti per l’iniziativa.

  24. Giulio Mozzi Says:

    Sì, Lamberto. Dobbiamo sentirci tra tutti i “turnisti”; poi faccio un po’ di resoconto.

  25. Demetra Says:

    Ciao, Giulio. Sono stata alla Gettoniera (non ho avuto il piacere di parlare con lei) e un mio testo è stato accolto. Mi era stato detto che Terre Di Mezzo mi avrebbe contattata per reperire il file word e smistarlo ai turnisti. Non ho ancora ricevuto nessuna mail. Ho il dubbio di aver capito male. Dovevamo per caso inviarlo noi?
    Grazie, Demetra.

  26. Giulio Mozzi Says:

    Terre di Mezzo scriverà a tutte e tutti. Tenete conto che subito dopo Fa’ la cosa giusta c’era a Bologna la fiera (che è la più importante del mondo) del libro per bambini e ragazzi. E tutti i lavoratori dell’editoria sono stati un po’ (eufemismo) impegnati.

  27. Lamberto Says:

    Buongiorno, Giulio.
    Potrebbe farci un bilancio dell’iniziativa tenutasi in fiera? Quanti aspiranti si sono presentati, quanti manoscritti accettati e quanti presi poi in lettura dai vari editor? In particolare non ho capito se c’è stata un’ulteriore scrematura fra l’accettazione in fiera e poi la distribuzione agli editori.
    Grazie per tutto.

  28. Sara Says:

    Di questa iniziativa non si è saputo più nulla. Il materiale raccolto forse era molto scarso.

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