Chi dovrebbe insegnare italiano a scuola?

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di Claudio Giunta

[Invito a leggere questo articolo di Claudio Giunta, che condivido. gm]

Premetto che
(1) credo che, in media, i migliori, i più colti e motivati (e, che non guasta, i più umili) tra gli studenti di Lettere, e tra i dottori in Lettere, siano gli studenti e i dottori in lettere classiche;
(2) non sono convinto del fatto che nel curriculum di uno studente di Lettere sia giusto dare all’insegnamento della/e letteratura contemporanea/e tutto lo spazio che gli si dà oggi (cioè da due-tre decenni a questa parte), fondamentalmente perché credo che all’università bisognerebbe studiare cose diverse da quelle che ci si vede intorno ogni giorno, che dovrebbero essere note per altre vie, e che non sempre meritano di essere studiate.
Ora che mi sono coperto le spalle con queste due belle premesse reazionarie, aggiungo una terza opinione che invece può suonare leggermente sovversiva: non credo che i laureati in latino o in greco o in glottologia, e insomma in discipline classiche, dovrebbero insegnare la letteratura italiana nelle scuole superiori.

Continua a leggere l’articolo nel blog di Claudio Giunta.

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12 Risposte to “Chi dovrebbe insegnare italiano a scuola?”

  1. dm Says:

    Per quel che conta, sono d’accordissimo con Giunta. Ho avuto la fortuna di avere al liceo un professore di latino, un classicista coi contrafforti, che era pure un grande esperto di Luzi, per dire, e che sapeva consigliare buoni libri usciti negli ultimi decenni, ma ho sempre saputo che fortuna era e nient’altro.

  2. Antonella Says:

    Il problema vero purtroppo è un altro, e cioè il mescolamento e il livellamento delle competenze. Il dramma è la volontà di utilizzare risorse preziose come fossero carte da gioco, e continuare a sostenere che gli insegnanti lavorano poco e che li si potrebbe utilizzare (leggi: sfruttare) meglio.
    Eccetera eccetera e purtroppo ancora eccetera…

  3. cristian Says:

    comunque secondo me non ha più senso insegnare letteratura italiana va insegnata la letteratura europea

  4. Nadia Bertolani Says:

    Lo avevo già letto e, pur comprendendo il punto di vista di Giunta, convengo con dm che tutto dipende dal singolo insegnante e dalla sua “ricchezza”. La mia lunga esperienza mi ha insegnato che molto più della formazione universitaria valgono gli incontri con le persone illuminate. A Bologna avevo avuto come docente Spongano, ma il mio ringraziamento va a Gino Baratta che, pur nell’occasione infelice dei vituperati corsi abilitanti, mi ha aperto un mondo.

  5. dm Says:

    (Precisazione personale. Non so se M.B., il mio vecchio insegnante di latino, fosse un “illuminato”… So però che io, all’epoca, non ero in grado di assorbire luce, suggestione culturale, desiderio di scoperta. Ero un po’ scemo. Questo per dire che sì, la fortuna, la fortuna è importante ma di più la disposizione… Ciao.)

  6. paolbb Says:

    nella mia vita ho incontrato solo due maestri. una dei due è stata la mia professoressa di italiano del liceo. classicista, laureata in glottologia, appassionata di letteratura contemporanea. per me è stata una grande apritrice d’occhi. i miei professori universitari (io ero classicista, ma i corsi di letteratura italiana e di lett. it. contemporanea erano gli stessi dei colleghi modernisti) non le arrivavano ai calzari. e non solo per virtù personali (del resto, umanamente era piuttosto antipatica) ma proprio per la sua formazione. onestamente mi sembra molto miope e ideologico quanto dice il prof. giunta. pensare che un classicista in quanto classicista non sappia, voglia e possa leggere e comprendere la contemporaneità mi sembra una affermazione priva di fondamento sia logico sia reale. inoltre vorrei correggere una grave inesattezza: i docenti di latino e greco della classe A52 non sono in alcun modo “sanati” nel passaggio all’insegnamento di italiano. nel concorso della A52 hanno superato tutte e le stesse prove dei colleghi della A51. prima si sono sciroppati geografia, storia, italiano e letteratura italiana e latino e letteratura latina; poi IN PIU’ hanno superato la prova di greco e lett. greca. nessuno che non abbia superato storia, geografia, italiano e latino, vince il concorso di greco. se mai, alcuni docenti della A51 possono aver tentato ma non superato l’esame di greco della A52. l’apertura delle graduatorie A51 ai docenti della A52 dipende solo dal fatto che se hai insegnato sulla A52 maturi anche metà punti per la A51. nessuna lobby, direi, no? (non sono una docente, ma una classicista sì e credo che l’unica ragione per cui gli studi classici hanno senso è proprio perché grazie ad essi una persona può capire di più del presente; ha più strumenti quando li fa che quando non li fa. non sto naturalmente teorizzando la superiorità dei classicisti in sé. intendo dire che la singola persona vede aumentata la propria possibilità di comprendere in virtù di quegli studi. dopo di che noto, per esempio, che quando revisiono una traduzione dall’inglese – lingua che non ho mai studiato – me la cavo ahimè di gran lunga meglio dei traduttori. e questo – mi è lampante – grazie al latino e al greco.)

  7. Maria Luisa Mozzi Says:

    Dopo il diploma, la laurea, i concorsi occorre continuare a studiare, anche (tanto più?) se si rimane nel mondo della scuola. Se si ha la preparazione accademica giusta per quello che si deve insegnare, sarà necessario comunque usare del tempo per imparare i metodi di trasmissione dei contenuti, delle abilità e della competenze; se non si ha la preparazione accademica giusta, bisognerà anche studiare i contenuti.

    Ogni lezione, nella mia esperienza, va preparata e pensata e succede spesso che alla fine ugualmente non sia del tutto efficace e sia necessario ripensarla.

    E’ indispensabile non fermarsi, continuare a studiare e sperimentare, indipendentemente dalla classe di concorso che ha dato accesso all’insegnamento.

    Trovo corretto comunque, al di là dei discorsi sul dover essere, quanto scritto da paolbb su classi di concorso e insegnamenti.

    La pensavo anch’io come Claudio Giunta sugli studenti e sui laureati in lettere classiche (prima premessa), ma ultimamente ho visto, sia nel quotidiano che nel mondo pubblico delle belle lettere, persone che vivono un modo scioccamente narcisita la loro cultura classica e questo mi ha infastidita.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Mi pare che il discorso di Giunta sia, alla fin fine, riferito all’insegnamento nel triennio (3a, 4a, 5a classe) della secondaria superiore.
    Il lavoro che si fa nel biennio (1a, 2a classe), per tacer delle medie, è tutto diverso.

  9. Antonella Says:

    Io ad esempio per laurearmi in lingue ho dovuto (ai tempi – ma l’esempio è calzante, secondo me) superare uno scritto obbligatorio di letteratura italiana che i colleghi di lettere (sia classiche che moderne) non avevano. Era una cosa che niente aveva a che fare con l’effettiva necessità mia di saper disquisire sul de’ Dottori (a parte il trauma, dico), visto che ipoteticamente avrei insegnato francese e che per testare le mie competenze in italiano c’erano già gli scritti di lingua.
    In più, l’apertura delle classi di concorso X oppure Y a quelle affini, contigue (o come vogliamo chiamarle) non ha proprio nulla a che fare con la realtà dell’insegnamento in classe tra i ragazzi etc, ma con le difficoltà enormi nella gestione dei precari ventennali. Si cerca di metterli da qualche parte, ‘sti poveri disgraziati. Quando la coperta è troppo corta, ogni tanto si tira da un lato, ogni tanto dall’altro.

  10. tucancroiodonna Says:

    Personalmente non sono d’accordo. E motivo la mia opinione sostanzialmente in base alla mia esperienza e a considerazioni che parafraserebbero quelle di Maria Luisa Mozzi. Trovo invece abominevole che l’insegnamento della filosofia sia stato permesso per molti anni a laureati in pedagogia o scienze dell’educazione.

  11. Maria Luisa Mozzi Says:

    Molti insegnanti di lettere sono laureati in filosofia; molti insegnanti di fisica sono ingegneri. Alle medie, gli insegnanti di tecnica sono a volte architetti; quelli di sostegno, se sono in là con gli anni, succede che abbiano un diploma di istituto tecnico e qualche corso frequentato successivamente. Per non parlare degli insegnanti di matematica, che sono geologi, laureati in scienze naturali, forestali, biologiche.

    Sono troppo pigra per andare a vedere se le nuove classi di concorso siano diverse da quelle dei tempi miei (ho fatto il concorso a cattedre del 1982), ma insomma, è questo che ho visto e vedo da dentro la scuola media (ci insegno) e superiore (la frequentano i mei figli).

    Può darsi che qualcosa di quello che dice Antonella riguardo alle motivazioni dell’apertura di alcune classi di concorso sia vero.

    Sicuramente ci sarebbe bisogno di cambiare molto nelle università e nelle regole per l’accesso all’insegnamento.

    E tuttavia, come dice sempre Albus Silente…

    E tuttavia l’università insegna a studiare e ci possono essere nel triennio delle superiori bravi insegnanti di letteratura italiana anche se laureati in lettere classiche, sempre che continuino a studiare e non solo per l’abilitazione, ma anche per trasmettere al meglio il sapere che hanno scelto o è capitato loro di insegnare.

  12. Giulio Mozzi Says:

    Io sono un buon esempio, credo, di incompetenza al potere. Non ho studiato per fare i mestieri che faccio. Non ho fatto l’università, non ho frequentato una scuola di scrittura e narrazione, non ho frequentato una scuola per redattori o editor o funzionari dell’editoria, eccetera.
    E si vede.
    A ciò che faccio mancano sempre completezza e sistematicità. Ho competenze eccezionali su certe parti della materia e crassa ignoranza su altre parti. E così via.

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