12 aforismi da Facebook

by

Magritte-Specchio-Falso

di Valter Binaghi

Uno di questi giorni

Dopo aver creduto ferocemente alla redenzione del mondo attraverso la poesia e aver constatato amaramente la nostra incapacità di praticare con serietà una qualsiasi religione, siamo fortemente tentati di farci commercianti d’armi come Rimbaud in Africa, ma essendo inetti anche a questo superbo cinismo ci accontentiamo di fare spallucce al mondo.
Portiamo a spasso il cane sulle rive del canale, fingiamo di credere alle virtù terapeutiche del tarassaco e al fatto che un presidente femmina salverà il paese dal declino. Riduciamo da 20 a 5 la dose di sigarette quotidiana, leggiamo romanzi scritti dai redattori di Nuovi Argomenti e recensiti da quelli di Nazione Indiana. La disperazione è in agguato, ma ci trova la sera quieti, sul divano, mentre scorrono i titoli di coda di un film dei Fratelli Coen.

Stanco

C’è una stanchezza del corpo, una della mente, e una dello spirito.
La prima è banalmente uguale per tutti, la seconda può creare strane solidarietà tra chi condivide le medesime idiosincrasie, la terza è singolare, incomunicabile. Chi mi ridarà non il bambino che sono stato, ma quello che avrei potuto essere e ancora si agita in me, a 55 anni suonati, come in un bozzolo?
Poi c’è la stanchezza di un’intera cultura: è tutto un linguaggio e i suoi retori di cui ci si vorrebbe liberare, ma accadrà solo quando tutti saranno disposti a un lungo istante di silenzio. Allora, meravigliosamente, dalla prima parola di un dio neonato prenderà forma un mondo senza infamia.

Un motivo perchè ti amo

E’ perchè mi hai raccontato che scrivevi le letterine a Gesù Bambino, e poi le riscrivevi perchè non erano ancora scritte bene. E perchè mi hai obbligato a fare i pacchetti dei regali ai nostri figli e metterli sotto l’albero anche quando hanno compiuto vent’anni, e a casa nostra la notte di Natale è sempre stata magica. E perchè mi hai spiegato il motivo per cui odio le sorprese: per non restare deluso. Perchè odio il bambino che in me si è lasciato deludere. E finchè non tornerò a provare tenerezza per quel bambino, sarò un’anima dannata.
Io ci sto provando, giuro, ci provo prima che sia troppo tardi, ma stammi vicino.
So che non accadrà lontano da te.

Divinazione

C’è un carattere “verbale” delle cose, che il pensiero primitivo dovette scoprire facendo della divinazione il più antico dei saperi. Ben prima che assumesse il carattere tecnico di una mantica esercitata da professionisti del futuro ed eventuali ciarlatani, essa fu semplicemente il dialogo che l’anima intrattiene con il mondo che gli si presenta sottoforma di evento significante. Ancora oggi ci accade di sperimentare qualcosa di simile, quando diciamo che la tal persona in quel preciso momento ci giunge come un “dono”, o che il tale fatto, la tale coincidenza, assume un carattere illuminante rispetto al nostro destino. Forse, è perchè solo in quei rari momenti abbiamo orecchi per intendere e occhi per guardare. Se riuscissimo a permanere in questa condizione di spirito, umile e sincera, il mondo ci parlerebbe di continuo, con la grazia di una lettera d’amore.

Memorabilia(1)

“L’interno della natura esteriore è strettamente affine a quello della nostra natura: poichè la natura, dentro e fuori di noi, è tutt’uno col Divino, radice e fonte della forza creatrice che in noi trae a coscienza i pensieri e fuori di noi chiama le cose alla vita. Donde questo prodigio: più ci ritiriamo in noi stessi, staccandoci dalle apparenze, più penetriamo nella natura delle cose che son fuori di noi”
(Ignaz Paul Vitalis Troxler, citato in: Albert Beguin, L’anima romantica e il sogno, Garzanti 1975)

Rimorsi e pulizia

Un uomo che conosco veniva visitato ogni notte dai suoi rimorsi, che gli apparivano come cornacchie, aggredendogli le carni con quei loro becchi robusti e inesorabili. Lui cercava di sottrarsi allo strazio, rivoltolando il corpo nudo tra le coperte, ma al risveglio del sogno era puntualmente trafitto e dolorante, pur senza sanguinare.
Una notte, durante il sogno ricorrente, riuscì a pensare che ne aveva abbastanza di fare la parte di Prometeo. Così smise di agitarsi, e lasciò che quegli uccellacci facessero banchetto delle sue carni una volta per tutte. Quando ebbero finito, vide che di lui era rimasto solo uno scheletro bianco e lucente. Si alzò, cominciò a camminare. Era leggero, libero dagli spettri del passato. Al risveglio del sogno aveva una gran fame, come non gli capitava da tempo. L’orrore di un passato irredimibile non lo tormentava più, e i corvi non vennero più nel sonno a visitarlo. Pensò che poca o tanta, gli rimaneva un po’ di vita da vivere, strada nuova da fare, e andò a comprarsi un paio di scarpe nuove. Scarpe bianche, da ginnastica, come gli erano sempre piaciute.

Memorabilia(2)

“Non c’è provare. C’è fare o non fare”
(Il Maestro Yoda a Luke Skywalker in “L’impero colpisce ancora”)

Qualità

Ci sono due modi d’intendere la qualità: come diversità irriducibile o come diverse gradazioni dello stesso valore. Nel primo caso la rappresentazione è multiforme, assolutamente plurale. Nel secondo caso si stabiliscono graduatorie di merito. Entrambe sono necessarie, però la prima cela il pericolo dell’anarchia, la seconda lo scivolamento nella pura quantità.
Un bell’esempio della prima sono i colori.
Brutti esempi della seconda: il Premio Strega e l’elezione di Miss Italia.

Letteratura al femminile

Circa i milioni di donne (italiane e non) che hanno fatto di “50 sfumature di grigio” l’indiscusso best seller dell’anno trascorso, vorrei dire quanto segue.
Non commento il libro
(dove campeggiano dialoghi del tipo
Lui: “io non faccio l’amore, io fotto senza pietà“
Lei: “ohhh, come è grosso!!“)
se non per dire che è inutile fingere un impegno letterario per divorare simili classici, quando su Youporn si scarica di meglio e gratis. E per le vestali della cultura libresca aggiungo: questa cosa che bisogna promuovere la lettura a tutti costi, purchessia, è una solenne idiozia. Non conta quanto ma cosa leggi.
Le lettrici della James, dicevo.
Ceste di biancheria senza misericordia, figli stronzi, capricciosi e che vanno pure male a scuola, amiche fedifraghe che ci provano con vostro marito, mariti scoreggioni e ruttaioli, becero sfruttamento e linguaggio sessista del capufficio e dei colleghi maschi, tutto questo vi meritate e anche di più. E non mi venite a parlare di liberazione della donna. Meglio promuovere movimenti per la liberazione del San Bernardo dall’immancabile botticella. Una che si esalta alle umiliazioni sadomaso e chiama letteratura le mille pagine della James è nata per servire, ed è giusto che serva rimanga.

La parte giusta

A tutti quelli che stanno dalla parte “giusta”, quando a stare dalla parte “giusta” non c’è niente da perdere anzi qualcosa da guadagnare (buona stampa, se non denaro) vorrei dire: guardate che quella lì non è la parte giusta. La parte “giusta” è quella che sta nei libri di storia sotto il capitolo “Progresso”, sta nelle riviste alla moda, nella Televisione intelligente. Ripeto: non è la parte giusta.
La parte giusta è chiedersi quanti sono quelli che i libri di storia, le riviste alla moda, la televisione intelligente lascia indietro. Chiedersi quanti sono, chiedersi per quale motivo, capire perchè sono così scazzati, ignoranti e scomposti e disposti a credere al primo pifferaio che passa, purchè non venga dalla parte “giusta” (quella che li disprezza).
La parte giusta oggi per me è mandare affanculo tutto quello che sa di sinistra, anche se il mio passato, e tutti i miei amici, i colleghi scrittori e perfino gli editori sono tutti lì.

Memorabilia(3)

“Avviso ai non comunisti:
Tutto è comune, perfino Dio”
(Charles Baudelaire, Diari intimi)

Finestre sul possibile

Dove finiscono le storie, quando si chiudono i libri?

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30 Risposte to “12 aforismi da Facebook”

  1. Anita Feltrin Says:

    lezioni di vita quotidiana….

  2. lycopodium Says:

    Avviso per Beaudelaire: Dio non è mai -ista…

  3. dm Says:

    Della scrittura di Binaghi mi piace il caratteraccio.

  4. manu Says:

    ma scrivere aforismi in facebook fa curriculum?

  5. RobySan Says:

    “Chi mi ridarà non il bambino che sono stato, ma quello che avrei potuto essere e ancora si agita in me, a 55 anni suonati, come in un bozzolo?”

    Nessuno, Binaghi. E più ci pensi e più naufraghi. E naufragare (alla nostra età) non ci è concesso. Non dalla paura ma dalla mera contingenza, dico.

    “La parte giusta è chiedersi quanti sono quelli che i libri di storia, le riviste alla moda, la televisione intelligente lascia indietro.”

    Binaghi, non ti parrà, ma hai scritto qualcosa di sinistra!

  6. francesca Says:

    volevo dirti mi piace dopo aver letto il primo pezzullo. poi ho scorso i titoli e ho adocchiato quel -letteratura al femminile- insomma dici cose che ho pensato anch’io e adesso che le vedo scritte da un altro mi sembrano cazzate. non tutti sono grandi lettori, c’è gente che vuole leggere proprio quello sta spopolando al momento anche se non è di qualità. povere! adesso mi spiace di aver pensato che chi ha letto quei libri è per forza un minus habens. come dice Renzi “che ci piaccia o no anche questa è l’italia”. le perdono.

  7. francesca Says:

    ps.
    -un motivo perchè ti amo- l’ho trovato imbarazzante…tipo da evitarsi…

  8. francesca Says:

    @manu
    riso moltissimo! 🙂

  9. valter binaghi Says:

    Singolare che una trovi imbarazzante una dichiarazione d’amore e non milioni di di lettrici che inneggiano alla liberazione della donna e leggono la James. Come sempre, i sentimenti veri e la vulnerabilità fanno paura, la messa in scena del potere è rassicurante.

    PS – Se pensi che io snobbo i lettori di fumettoni non hai capito una cippa: niente da dire contro Salgari, Ken Follett e chi li legge, per dire.

  10. manu Says:

    beh, binaghi, da cosa si capisce che tutte quelle (milioni) che leggono o hanno letto le sfumature inneggiano alla liberazione della donna? non mi è chiaro il nesso.

    al pari di francesca, ho letto le righe su ‘un motivo perchè ti amo’ con un punto di domanda sulla testa. anche per me risulta imbarazzante. o meglio. io non l’avrei mai scritto. non direi paura, direi pudore.

    io non ho un profilo fb, so che si pubblica di tutto, andrà bene così ma… sarà che vivo in una ‘ridente cittadina’ dove lo sport preferito è farsi i cazzi degli altri, e se tu sei una persona diciamo così un po’ distratta e NON SAI che quello va con quella e che quelli hanno fallito con l’attività perchè incapaci e che la pina ha partorito e che il dario se l’è svignata con la moglie di gino, e nemmeno riesci a tenere il ritmo di tali interessantissime notizie e non si capisce come mai, visto che amministri condomini e le notizie dovresti averle di prima mano, chissà…forse pure tu hai qualcosa da nascondere…ecco, sarà per questo e altro ancora che voto a favore del pudore, e non sceglierei mai di arrivare al pubblico nel modo in cui lo hai fatto tu. tutto qua.

    N.B. nessuno/a nasce per servire, valter. remember!

  11. valter binaghi Says:

    Anzi. C’è gente che sembra nata per regnare. Tipo quelli che detestano l’esibizione di sentimenti (ovviamente uno scrittore rende pubblico ciò che giudica “scrittura”, le corna della parrucchiera sul mio profilo fb non ce n’è traccia) e intervengono sistematicamente sui blog per: correggere, ironizzare, ecc.
    Scelta nobile, sicuramente, e di maestosa umiltà.

    PS – Il mio curriculum lo conosci benissimo. La tua do0manda è antipaticamente denigratoria e non ti ho risposto come meritavi per pura amicizia. Ma, se insisti…

  12. manu Says:

    ossignor
    ma allora è vero che ti manca l’ironia! ma dai porca miseria! allora ti spiego il diritto d’autore di quella che considero una battuta bellissima.
    quando lavoravo in biennale a venezia un tipo (certo andrea) che per due mesi è stato mio collega mi ha visto leggere ‘no logo’ della klein e mi ha rivolto quella spassosissima domanda. mi è venuta spontanea, però per carità, se ho offeso mi scuso, non era assolutamente nelle mie intenzioni. garantito.

    sono denigratoria nei confronti di facebook, si questo lo confermo.
    per il resto…
    nati per regnare. mamma mia. sono una figura così pessima? mediterò anche su questo (stavolta senza ironia).

    e anche tutto ciò mi sembra in + ma a volte le parole sono insufficienti
    ciao

  13. manu Says:

    dimenticavo
    la domanda era ‘ma leggere no logo fa curriculum?’

  14. valter binaghi Says:

    In effetti leggere “no logo” fa curriculum. Lettura scelta, molto de sinistra radical chic. Facebook no, ci sta tutto il mondo. Però non tutte le bacheche sono uguali. Invece io mediterei sul fastidio che provoca tutto ciò che sa di tenerezza. Agli scrittori si consente di tutto (autoflagellazione, partenogenesi in diretta, autofiction) purchè non si permettano una pagina in ode alla tenerezza. I lettori di Alice Miller sanno molto bene cosa questo significhi. Ed è proprio per questo che io insisto, tutte le volte che posso: il bambino inascoltato e congelato nel corpo della maggior parte di noi qualche volta me ne sarà grato, se la gabbia razionale in cui è chiuso glielo permette.

  15. manu Says:

    quanto al radical chic, esistono anche letture fatte per curiosità. comunque mi tengo l’appellativo, se questo è ciò che arriva.

    non ricordo in quale tuo commento definivi facebook ‘un oceano di stronzate’. stasera invece le bacheche non sono tutte uguali, e soprattutto ci sta tutto il mondo. benedetto fb.

    ma la cosa che più mi incuriosisce è questa frase che hai scritto: ovviamente uno scrittore rende pubblico ciò che giudica “scrittura”.
    sarebbe a dire che se pubblicavo io – che scrittore non sono – quelle righe era una confessione all’oceano, mentre invece essendo state partorite dalla mente di uno scrittore sono “scrittura”? non sarebbe più onesto dire ‘io pubblico ciò che mi pare?’

    per me rimane tenerezza sbandierata, che a te può andar bene, ma a me fa l’effetto che ho spiegato.

    vado a portare a spasso il cane sulle rive del canale, e davvero la finisco qua. scusate

  16. valter binaghi Says:

    Facebook resta un oceano di stronzate, come del resto la vita pubblica in genere. Ci ho fatto un profilo da quando ho chiuso il blog e, si, quel che vi scrivo è pensato da scrittore. Poi l’effetto che fa sui lettori io non lo posso e non lo voglio discutere. Però ti consiglierei sul serio di leggere Alice Miller.
    Ti smuoverebbe l’armatura.

  17. dm Says:

    Boh, “Un motivo perché ti amo” a me non pare un testo spudorato, lì compare una tenerezza naturale, ecco sì, la naturalezza è importante, Leopardi lo scriveva nello Zibaldone quando tenerezza ce n’era in abbondanza, soprattutto in poesia.
    Il problema semmai è “Letteratura al femminile”. Gli scrittori dovrebbero considerare che il lettore è molto spesso una lettrice. La medesima cautela a non allontanare il lettore maschio potrebbe essere spesa per il lettore femmina. L’etica non c’entra, per carità. E’ un accorgimento indispensabile se non si vuole essere scrittori dimidiati.

  18. valter binaghi Says:

    Cioè sarebbe buona politica esaltare l’impegno letterario di chi scrive e di chi legge “50 sfumature di grigio”?

  19. marisasalabelle Says:

    Non capisco tutta questa solfa sulle Cinquanta sfumature. Si tratta di un prodotto che è stato pompato con grande enfasi, lanciato appositamente per costituire una “facile lettura estiva per signore pruriginose”, un’operazione commerciale e stop. Chi ha un minimo di esperienza di lettura l’ha capito all’istante. Tante l’hanno comprato perché “andava”, molte si saranno divertite a leggerlo, molte si saranno accorte che si trattava di spazzatura. Non mi pare che nessuno abbia detto (ma non ho svolto ricerche approfondite sul tema) che si trattasse di un’opera che promuoveva la liberazione femminile. Infine, gli uomini hanno sempre fruito di prodotti di infimo livello (più film e programmi televisivi che libri), che c’è di strano se lo fanno anche le donne. Tutto questo maschilismo che traspare quasi sempre dai tuoi post, Binaghi, mi ha un po’ stufata.

  20. valter binaghi Says:

    E tu salta sistematicamente i post quando sono firmati da me.
    Sopravviveremo entrambi in allegria.

  21. francesca Says:

    ragazzi! sia manu che marisalabelle risaltano per ironia e intelligenza! che bello! manu ha espresso benissimo quello che intendevo sul pezzullo del ti amo. che detta in altro modo è: troppo banale e misero per essere letteratura, ergo diario di uno sconosciuto che mi imbarazza leggere soprattutto per lui, che non ha capito che certe “tenerezze” uno le può dire direttamente alla sua mogliettina nella sua casetta! e ci lasci fuori dalla sua intimità!

  22. francesca Says:

    ps valter…ma allora l’hai letto !!! sennò mica potresti citare dei dialoghi…io invece no, non l’ho letto! 🙂

  23. valter binaghi Says:

    Ma che bello essere ironiche e intelligenti. E dirselo soprattutto, fa un gran bene al cervello e all’intestino.
    Fate anche tanta plin plin?

  24. marisasalabelle Says:

    Sempre delizioso…

  25. valter binaghi Says:

    In un coro di intelligenze prostrate all’egemonia femminarda non è bello ogni tanto trovare un troglodita autentico?
    Se no c’è sempre il blog della Lipperini. 🙂

  26. dm Says:

    Si può dire che 50 sfumature di grigio sia merda narrativa. Ma non sempre è utile ricordare che c’è chi se la mangia. Forse per uno scrittore è più sensato attaccare i libri che non i lettori. Le “milioni di lettrici” di E. L. James hanno figlie, sorelle, madri oltre che figli, fratelli, padri e mariti. E tra questi milioni c’è senz’altro chi ha letto il libro per curiosità sociologica o per autocompatirsi. Farsi potenzialmente tutti questi nemici per uno scrittore è controproducente. Credo io.
    E poi un conto sono le letture, tutt’altro i soprusi. Se fossi ebreo e leggessi Celine (compresi i librettini e le letterine) non mi meriterei soprusi antisemiti. Se fossi omosessuale e leggessi Malaparte, non mi meriterei soprusi omofobi. Accostare il piano della finzione a quello della vita può dare adito a fraintendimenti. Certo che questo non è un trattato né un pamphlet, ma uno stralcio di diario (essendo tratto da facebook) di uno scrittore (dunque ci si aspetta una buona dose di esagerazione, di iperbole oltre che di finzione). Ma non è utile alla qualità della scrittura (che senz’altro è connessa con la ricezione) questa lapidazione.
    Le contraddizioni tra le femministe d’oggi e i loro consumi ci sono, ed è una critica spesso respinta con fastidio che è necessario fare. Il problema è che uno scrittore “in servizio” che critica demolendo dei lettori smette di essere, per quelli, uno scrittore (basta vedere quel ch’è successo qui) e le sue critiche cadono nel vuoto. Non so se mi spiego.

  27. valter binaghi Says:

    Daniele, posso dirti che apprezzo la tua urbanità (coerente col carattere che mostri spesso nei tuoi commenti) ma io sono un altro tipo di essere umano, ho un mio stile nel fare le cose e soprattutto non mi è mai interessato attrarre lettori (lettrici) che troverebbero i miei libri spiacevolmente diversi da ciò che si aspettano? La schiettezza – a costo di durezza – mi sembra una forma di onestà intellettuale. A mettere insieme tutto con tutto si finisce come il PD.

  28. francesca Says:

    sì hai ragione valter è molto bello essere ironiche e intelligenti ma ovviamente tu non puoi saperlo… dai non te la prendere, sto scherzando!

  29. valter binaghi Says:

    Io invece no. Fare tanta plin plin libera l’anima oltre alla vescica.
    Lo dice anche la Tivù.

  30. cristiano Says:

    trovo che Binaghi sia molto bravo nell’arte della retorica, che sia onesto, a volte urticante, ma autentico. Non trovo spudorato il capitoletto “perché ti amo”: a 55 anni, semmai, mi pare quasi eroico. Ci sono persone che scavano con le unghie, che non gli importa se gli dicono che ci sono strumenti più consoni, perché sanno che quello, è quello che devono fare. Anche se ammetto che farci baruffa, ironia e intelligenza comprese, sia alquanto spassoso.

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