Editing

by

di giuliomozzi

Periodicamente tornano in Italia le discussioni sul cosiddetto editing. In Il primo amore è apparsa una serie di articoli: La superbia degli editor di Carla Benedetti, L’editing e la mia esperienza di Vincenzo Latronico, “Editing” è un falso nome ancora di Carla Benedetti e Editing e scrittura di Dario Voltolini. Sono quattro pezzi assai interessanti e vi invito a leggerli.

Alle lettrici e ai lettori di vibrisse che abbiano pubblicato dei libri chiedo di raccontare pubblicamente qual è stata la loro esperienza di editing. Non mi interessa sapere se è stata buona o cattiva: mi interessa sapere come è stata, come si è svolta, che sequenza di eventi ed azioni eccetera. Un racconto il più possibile dettagliato. Basta spedirmi un testo (giuliomozzi@gmail.com): provvederò a pubblicarlo. Grazie.

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15 Risposte to “Editing”

  1. Achille Maccapani Says:

    Giulio, c’è anche il pezzo di Cacciolati su LPELS: è uscito stamattina. Grazie.

  2. emanueletonon Says:

    Altro pezzo assai interessante: UNO SCRITTORE HA BISOGNO DEGLI EDITOR? CERTO, QUANDO NON E’ UNO SCRITTORE. (Massimiliano Parente per Libero, 19 luglio 2009)

  3. vibrisse Says:

    LPELS sarebbe “La poesia e lo spirito”, e l’articolo di Paolo Cacciolati si legge qui.

    Emanuele, secondo te Mario Rigoni Stern era uno scrittore?

    gm

  4. emanueletonon Says:

    Certo che lo era. Ma cosa c’entra?

  5. vibrisse Says:

    C’entra, perché ho visto quanto editing veniva fatto – con molta cura e amore – sui libri di Rigoni Stern. (A parte che quello d’esordio, “Il sergente nella neve”, Vittorini glielo fece riscrivere sette volte prima di pubblicarlo nei “Gettoni”, e poi ci mise le mani direttamente).

    Questo per dire che, se Mario Rigoni Stern era uno “scrittore”, la tesi sostenuta da Massimiliano Parente è quantomeno dubbia.

    gm

  6. Teo Lorini Says:

    Giulio, Emanuele, qualcuno riesce a postare il pezzo di Parente? Sarei curioso di leggerlo ma in rete non lo trovo…

  7. emanueletonon Says:

    Giulio, io ho solo scritto che il pezzo di Parente è assai interessante, non ho scritto che ne sposo la tesi.
    Teo, io il pezzo potrei postarlo integralmente. Ma si può fare?

  8. vibrisse Says:

    Emanuele, ho scritto: “La tesi sostenuta da Massimiliano Parente è quantomeno dubbia”. Non te l’ho attribuita. Se così è sembrato, mi scuso.

    Riprodurre in rete contenuti protetti da copyright è vietato da una quantità di leggi. Io lo faccio sempre senza farmi problemi.

    gm

  9. emanueletonon Says:

    Questo è il pezzo:

    UNO SCRITTORE HA BISOGNO DEGLI EDITOR? CERTO, QUANDO NON E’ UNO SCRITTORE. (Massimiliano Parente per Libero, 19 luglio 2009)

    Mentre in città si suda dal caldo ma quest’anno, siccome c’è Obama, è sparito il global warming e fa solo caldo, sul sito Il primo amore (www.ilprimoamore.com) si scambiano opinioni di mezza estate lo scrittore Vincenzo Latronico e la critica militante Carla Benedetti, con la quale organizzai anni fa due interventi congiunti contro lo strapotere degli editor. Le posizioni, anche se la fanno lunga, sono elementari: Latronico dice evviva gli editor, la Benedetti lo contraddice, almeno in apparenza. Latronico mi tira perfino in ballo sul ballatoio epistolare: «Il rifiuto di ogni intervento diverso da quello dell’autore è, in genere, motivato da un appello all’autorità (appunto) che nega legittimità a ogni intervento altrui, per così dire, a priori. Penso, ad esempio, all’appassionata (e nel complesso molto coerente) invettiva contro l’editing che fa Massimiliano Parente a un certo punto di Contronatura.» La Benedetti, dopo aver elencato tutti i modi in cui in Perù si distinguono le altitudini (mentre noi stupidi occidentali usiamo solo “pianura”, “collina” e “montagna”, peccato però non domandi agli indigeni peruviani come definiscano la materia oscura e i buchi neri, la seconda legge della termodinamica e la relatività, un’infezione batterica e relativo antibiotico, il Dna o la mappatura del genoma umano), risponde: «Questa è più la posizione di Parente che non la mia. Su questo punto sono in disaccordo con lui. Io credo, al contrario, che l’autore non sia mai il “giudice del proprio operato”». Come sarebbe a dire che «non è mai il giudice»? E al posto dell’opera c’è un “operato”? Dove siamo a scuola, in un sindacato o in una sala operatoria? A nessuno dei due viene in mente che l’autorità non è l’autorialità, poiché se ogni romanzo ha un autore non tutti gli autori sono autorevoli, e perfino Gide era meno autorevole di Proust. L’autorità dell’autore non è “a priori”, come sostiene Latronico, casomai a posteriori dell’opera, quando c’è l’opera. Se l’opera è un prodotto d’intrattenimento narrativo vengano pure i correttori degli orizzonti d’attesa. Va benissimo editare l’ “operato” di Scurati o la Agus o Pulsatilla o Faletti, mentre gli scrittori di opere d’arte hanno sempre saputo cosa facevano, provate a vedere cosa ne pensavano Kafka, o Joyce, o Gombrowicz, o Beckett, o Céline, o Nietzsche o Gadda o D’Arrigo di qualsiasi intervento esterno o “secondo occhio” quando non richiesto, ve li avrebbero accecati entrambi. Provate a vedere quanto avessero torto i secondi occhi che castrarono Madame Bovary, o quelli che trovavano l’inizio e altre parti della Recherche troppo lunghi e prolissi. Se a Latronico posso riconoscere, ricambiando, che nel complesso anche lui è molto coerente, avendo scritto in nota al suo romanzo Ginnastica e rivoluzione che senza gli editor il suo libro non sarebbe esistito, è divertente che, in risposta, lo svuotamento della consapevolezza artistica dell’autore venga dalla critica più vicina a Antonio Moresco (fondatore del primo amore), un grande scrittore che, correzione di refusi a parte, non si è mai fatto modificare un testo da nessuno, e lo ha sempre dichiarato (adesso pubblicando le mille pagine di Canti del caos per Mondadori, e non a caso anche il direttore editoriale Antonio Franchini pensa che «sulle grandi opere sono contrario a ogni interventismo», e com’è possibile? I direttori editoriali sono più rivoluzionari della critica rivoluzionaria?). Così come è divertente pensare che la Benedetti abbia scritto un libro denunciando la morte dell’autore (L’ombra lunga dell’autore) e tutte le teorie letterarie che lo hanno delegittimato, e sia incapace di gerarchizzare l’arte e di distinguere le autorevolezze, addirittura sostenendo che lo scrittore non può mai giudicarsi. Forse però i tempi stanno cambiando e si arriverà all’elogio delle giurie, considerando che Tiziano Scarpa, da sempre accusatore, insieme alla Benedetti, delle lobby culturali e delle terribili “macchine” editoriali e politiche di vario tipo, e anche lui membro del Primo amore, non solo ha vinto lo Strega, ma non si è peritato di rivolgere i complimenti al secondo arrivato Antonio Scurati, segno che viviamo nel migliore dei mondi possibili, basta ci diano un giro di giostra e ci si scola pure la bottiglia dell’omonimo liquore. Ancora più divertente è che il sottoscritto Parente, sopravvissuto all’attacco di decine di editor della Bompiani, tempo fa mandò alla Benedetti un testo (un intervento contro Massimo Onofri) che doveva uscire sul Primo amore e fu anticipato da Libero, e se lo vide rispedito proprio dalla suddetta emendato e corretto dall’inizio alla fine, sotto forma di consigli non richiesti e per paradosso su un testo già pubblicato. Alla mia protesta allibita («una rivista online, gestita da dieci persone, è più censoria di un quotidiano nazionale?») la critica militante rispose come avrebbe risposto Letizia Moratti a Carmelo Bene: «Massimiliano ma che bisogno c’è di dire ai critici “perché non vi togliete dai coglioni”? Non puoi scrivere “toglietevi di mezzo”? Che bisogno c’è di scrivere “coglioni”?» e per non farmeli tagliare, e essere più affettuoso di quanto sarebbe stato Céline, fui costretto a risponderle gentilmente di non rompermeli. Carla, per ripicca, si sta trasformando nella propria antitesi, come succede nel film L’invasione degli ultracorpi. Tuttavia lei, in quanto autrice de Il tradimento dei critici, potrà mai essere giudice di se stessa? Non vorremo esentare l’operato dei critici dal secondo occhio? E il secondo potrà mai giudicarsi senza un terzo e così via? E se il primo amore non si scorda mai, cosa succede se perde la memoria e va a far festa a Villa Giulia, signora mia?

  10. cletus Says:

    cito anche questo post di “Orgone5” qui:
    http://orgone5.wordpress.com/2009/07/15/lo-scrittore-autarchico/

  11. Teo Lorini Says:

    Grazie Emanuele.
    Parente non è uno scemo, giornalisticamente ha una gran penna, nei suoi pezzi (una volta scremata la percentuale di doverosa ossequienza al datore di lavoro) trovo sempre qualche osservazione stimolante, qualche riflessione non banale. Ma come si fa ad articolare un ragionamento in mezzo a tutto tutto quel livore, quella malignità, quell’aggressività onnipresente?
    Io posso pure capire che il tono di Libero sia quello lì e che lui ci si debba adeguare però…

  12. vibrisse Says:

    Ma, a me scocciano un po’ gli automatismi moralistici. gm

  13. Teo Lorini Says:

    Giulio, mi spiace di averti dato quell’impressione. Non volevo mica fare il moralista o il maestrino con il lapis in pugno. Anzi! Volevo proprio dire il contrario, ovvero che c’è della sostanza negli articoli di Parente, ma che (almeno a me) tocca sempre andarne in cerca a prezzo di una sorta di slalom tra le banalità, le frecciatine inutili, le accensioni rancorose, i toni perennemente apocalittici… Tanto è vero che quando gli riesce di lasciare da parte tutto questo armamentario, i suoi pezzi sono più chiari e si prestano a una discussione molto più proficua e stimolante di quello che Emanuele ha avuto la gentilezza di farmi leggere, tutto qui.
    Ciao
    T.

  14. vibrisse Says:

    Mi spiace e mi scuso. Vedo che continuo a spiegarmi male: ho emesso un giudizio senza dire a chi mi riferivo.

    Mi scocciano un po’ gli automatismi moralistici nel pezzo di Parente. Cioè, Teo, sono della tua stessa opinione.

    E grazie a Emanuele anche da parte mia.

    (Non mi fa tanto bene, l’immersione di questi giorni in bozze e revisioni. Genero continuamente equivoci spiacevoli).

    gm

  15. paola borgonovo Says:

    che dire? sono anni che il dibattito è bloccato. si ritorna a parlare ciclicamente ma sempre dal medesimo arretrato punto di partenza. e sempre con gli stessi fraintendimenti e sempre con i medesimi preconcetti ideologici. si diceva un tempo, per altre cose, che siamo nani sulle spalle di giganti. per quanto riguarda questo piccolo tema, non c’è proprio modo di crescere. non posso negare che mi brucia sentir parlare del mio lavoro in questo modo distorto e vagamente paranoide (ho resistito all’attacco di decine di editor, scrive parente. cavoli, sembra fort alamo! e che volevano fargli? scotennarlo?) . badate non si sta criticando chi fa male questo lavoro, ma l’esistenza di questo lavoro tout court. e devo dire che non passa giorno in cui io non veda quanto invece sia necessario. butto lì una domanda: scrivere è un atto onanistico? perché se non lo è, chi scrive dovrebbe con tutto sé stesso ricercare un riscontro esterno a sé che lo accompagni nella verifica di quanto ha fatto, nel comprendere cosa ha fatto e come lo ha fatto. continueremo a dire che a dante nessuno faceva l’editing? come se – pur essendo cambiato il mondo intero -solo il modo di pubblicare libri non fosse o non dovesse cambiare mai? del resto, lo sapevate che dante mandava in giro, per lettera, le anteprima dei suoi canti per capire come buttava? e quanto alla mistica autorialità dell’autore e all’idea che non si dà letteratura se non libera da condizionamenti esterni, ricordo che l’Eneide e l’orlando furioso (per dirne due a caso) non solo furono commissionati dal principe, ma i rispettivi autori dipendevano dal suddetto principe per la pagnotta … per dire, che la vera autonomia non solo esiste a prescindere dalle pressioni esterne, ma si nutre e si esalta nel confronto. il vero punto è: ci vogliono bravi editor.

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