Archivio dell'autore

Un cuore intelligente, appunti su critica e scrittura.

19 aprile 2017

di Demetrio Paolin

[Altri articoli sullo stesso argomento]

Scriptor, non doctor. Questa breve glossa di Benvenuto da Imola al verso 27 del canto X del Paradiso mi è venuta in mente leggendo i diversi contributi che, qui su vibrisse ma anche su altri siti e social network, sono apparsi dopo la pubblicazione dell’articolo di Gilda Policastro sull’eutanasia della critica e delle due recensioni della Marzano e di Trevi all’ultima fatica di Siti.

Quando nascono queste polemiche e discussioni, io ho un problema ovvero devo capire da dove parlo

La cosa più comoda in questo caso è definirmi: in che veste prendo la parola? (Lo so che è un problema tutto mio, ma secondo me è sempre necessario capire chi è che parla) Parlo da scrittore? Parlo da critico che collabora con alcune testate e giornali nazionali?  Scrittore/Critico. Una delle tensioni sottotraccia che mi è parso di ravvisare nelle diatribe di questi giorni è appunto l’eterna distinzione tra critico e scrittore.

Io mi sono guardato dentro, ho provato a osservare le cose che faccio ogni giorno, quando apro il pc e mi metto davanti a una pagina di word o davanti a un libro che leggo. Io faccio dei discorsi, dei ragionamenti in cui provo a dire come è il mondo, quale è la mia idea di bellezza, di giustizia di amore o di letteratura. In questo senso la divisione tra critico e scrittore è fuorviante: il critico è uno scrittore ovvero una persona che scrive immaginazioni, e che declina la sua particolare visione di mondo tramite una riflessione su testi altrui.

(more…)

“Fare i conti con il ragazzo che ero e l’uomo che sono diventato”.

24 marzo 2017

[Esattamente un anno fa Conforme alla gloria veniva pubblicato da Voland e iniziava la sua vita negli scaffali delle librerie. Proprio in questi giorni Chiara Pasin ha discusso una tesi dal titolo Tra umano e disumano. Dal corpo memoria di Primo Levi al corpo-performance contemporaneo (relatore Alessandro Cinquegrani) , in cui un’intera parte, la terza e conclusiva dal titolo Tra corpo-memoria e corpo-performance: il caso di Conforme alla gloria di Demetrio Paolin, è dedicata al mio testo. La sua tesi ha come appendice una intervista che Chiara mi ha fatto nei giorni in cui completava il suo lavoro. Con il suo permesso e con molta mia gioia la pubblico qui. dp]

Chiara Pasin&Demetrio Paolin

Le pagine di Conforme alla gloria racchiudono numerosi riferimenti a fonti più o meno esplicite: Levi, Fergnani, Arendt, Kakfa, Celan, Covacich, solo per citarne alcuni, ma anche artisti e performer. Quali sono i suoi modelli più cari?

“È certamente difficile stabilire un canone letterario, ancorché personale e privato. Se dovessi dire le fondamenta sulle quali poggiano le pagine di Conforme alla gloria, direi che il primo testo di riferimento è la Sacra Scrittura. Soprattutto l’Antico Test amento e gli scritti di Paolo; credo che il Dio che compare più volte nel romanzo debba molto a queste mie letture, che sono state anche le letture della mia infanzia. […]Nello stesso tempo mi rendo conto che in Conforme alla gloria Cristo è assente, l’agnello mite e sacrificale, colui che prende e porta sulle sue spalle i peccati di tutti, non c’è. Dal punto di vista teologico, questo romanzo è stato scritto prima della nascita di Cristo, e il Dio a cui io faccio riferimento è il Dio dell’Antico Testamento e quindi concetti come colpa, peccato e male hanno nel romanzo risuonano al lettore in un modo diverso. Sono, se posso usare un termine, più tragici e originari. Hanno qualcosa che riguarda le scaturigini più profonde nel nostro essere umano.

Altrettanto fondamentali sono state per me le opere di De Sade. Dell’opera del marchese mi interessava soprattutto il trattamento dei corpi. Ovvero mi pare che in De Sade, so che sto semplificando, ma mi si perdonerà, c’è in germe l’idea del corpo asservito a una idea, anzi meglio ancora una ideologia, che è poi quello che sottolinea Pasolini – altra fondamenta del mio testo – in Salò. A me interessava questa ipotesi di corpi che passivamente diventano un luogo dove una ideologia si incarna e fa male.”

Leggi l’intervista di Chiara Pasin a Demetrio Paolin su Conforme alla gloria

Una lettera d’amore

14 febbraio 2017

di Demetrio Paolin

lettera

Cara Mara

Non so se queste parole arriveranno a te così come le scrivo.  Forse altri occhi che non sono i tuoi, i  tuoi occhi di spillo che guardavano il mare le poche volte che ci siamo stati, vedranno la mia calligrafia, ma nonostante i guardiani cercherò di parlarti chiaramente.

Qui dal carcere, tra le sbarre, vedo uscire la nebbia. Casale è così: un posto pieno di silenzio, che mi viene più facile pensarti in una delle nostre case sicure. Immagino a cosa pensi, immagino quello che senti ora rimescolarti nel sangue. Questo mondo e questa società, così come le abbiamo conosciute e vissute, sono destinate a esplodere. Noi saremo la miccia di questa apocalisse.

So che sorridi perché vedi in me il ragazzo cresciuto tra oratorio e messa. Eppure è così: il mondo è morente. Io lo vedo con nitore da questo angolo buio da cui mi è concessa la vista: tutto geme per la fine prossima. La natura, i pochi alberi che magri appaiono in lontananza, le nubi sparute nel cielo, la pioggia e le cornacchie abbandonate sembrano attendere il momento preciso in cui ogni cosa si svelerà. E io attendo con ansia il momento in cui non ci sarà più nulla di quello che siamo abituati a vedere, ma un mondo nuovo, un cielo terso, una felicità pura, che la sola idea di tutto questo mi rende gravido e partoriente, come se fossi un cavalluccio marino che feconda in sé i piccoli nascituri.

Ci saranno cadaveri lasciati per terra, lo sappiamo. Noi saremo visti come carnefici, ma è il prezzo che si paga per cambiare il mondo. La redenzione è un atto di violenza. Il Dio, in cui noi crediamo, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio di Marx, il Dio dei poveri è un Dio rabbioso che tira fuori i corpi dal nulla e li riporta in vita, che cambia verso alla terra e separa le acque…

È la nostra fede, la nostra gloria di rivoluzionari, sappiamo a cosa andiamo incontro; potevamo maledire il giorno della nostra nascita e la società in cui viviamo e invece ci siamo fatti strumenti di questo cambiamento.

Ora è venuto il tempo di chiudere questa breve lettera e mi prende una malinconia da quindicenne, stupida e impossibile da trattenere, penso a quando sono stato con te l’ultima volta prima dell’arresto e sono entrato nel tuo corpo.

Ti ho sussurrato che stavamo creando un mondo, separando la luce dalle tenebre, le acque dalla terra ferma, ma neppure questo giustifica i morti che faremo, perché abbiamo scelto –  nonostante l’amore e il bene che sentiamo – la violenza. Siamo armati e sappiamo che finiremo la nostra esistenza terrena sul marmo di un tavolo autoptico. Ci amiamo di un amore che non c’entra con la rivoluzione, ma che sacrifichiamo a essa.

E in questa rinuncia di noi stessi, siamo nuovi.

Con amore
Tuo Renato

Don DeLillo, “Zero K”. Appunti di lettura

31 ottobre 2016

don_delillodi Demetrio Paolin

Ci sono diversi modi per provare a dire qualcosa sull’ultimo libro di Don DeLillo Zero K (Einaudi 2016, trad. Federica Aceto). La maggior parte delle recensioni sono in realtà riflessioni molto profonde e ultime sul tema del romanzo. È vero che Zero K costringe il lettore a questo tipo di taglio speculativo visti i temi che affronta (la vita dopo la morte, i limiti etici e tecnici della scienza, il rapporto padri figli), ma proprio l’immensità di questi topoi letterari fa sì che spesso e volentieri le riflessioni sul romanzo siano più vicine a una speculazione filosofica che una effettiva ricognizione del testo.

Questi pochi e brevi appunti partiranno, invece, da una spia testuale, e spero possano essere altrettanto interessanti. Chiunque abbia avuto una lunga frequentazione dei testi dello scrittore amerciano  non può non aver avvertito un cambio radicale di stile da Underworld a quest’ultima fatica; un evento che potremmo definire: la sparizione della similitudine.

(more…)

Alessandro Zaccuri, “Lo spregio”. Appunti di lettura.

6 ottobre 2016

di Demetrio Paolin

cop_zaccNe Lo spregio (Marsilio, 2016) Alessandro Zaccuri compone idealmente un altro piccolo tassello del suo personalissimo altare per il padre. Qui come nelle sue opere maggiori, penso certamente a Il signor figlio (Mondadori) ma anche a Dopo il Miracolo (Mondadori) l’autore milanese continua indefesso la sua riflessione sul nodo centrale del rapporto genitore/figlio, un vero proprio luogo narrativo per Zaccuri che s’invera anche nella sua formazione di scrittore, come aveva raccontato proprio sulle pagine di vibrisse.

La storia è presto detta. Angelo vive in un piccolo paese del comasco al confine con la Svizzera. Suo padre, soprannominato il Moro, gestisce una locanda che in realtà è il paravento per una serie di traffici poco leciti. Moro è un uomo di poche parole, ma profondamente innamorato del proprio figlio, a cui ha taciuto il fatto di non essere lui padre naturale, essendo Angelo un trovatello.  Per questo motivo l’uomo ha sposato Caterina, la cameriera del ristorante, pur non amandola per il solo fatto di poter tenere con sé questo bambino.

Angelo, che venera il padre, dopo aver scoperto la reale vita del Moro fatta di soldi con il contrabbando e la prostituzione, decide di essere come lui, anzi di essere meglio di lui e in questa folle corsa incontra Salvo, che con il padre Don Ciccio e i suoi fratelli maggiori (tutti esponenti della malavita) è stato costretto all’esilio al nord. Tra i due ragazzi nascerà un profondo legame che verrà spezzato dallo spregio che Angelo farà nei confronti di Salvo; un peccato di hybris che verrà punito nel modo più tremendo e possibile.

(more…)

“La mia dislessia”, di Philip Schultz. Appunti di lettura

21 settembre 2016

di Demetrio Paolin

Una volta, mi pare qualche anno fa, camminando per il paese che mi aveva visto bambino, ho incontrato la mia maestra delle elementari. Avevo pubblicato da poco Il mio nome è Legione e la donna, ormai anziana, si avvicinò e mi disse parolcopertinae che suonavano più o meno così: “Io l’avevo sempre detto che tu avresti scritto dei libri”. Io in quel momento non dissi nulla, ma io avevo chiaro nella mia mente un altro ricordo. Una donna, simile a quella stava di fronte ma più giovane, diceva a mia madre che io non riuscivo a scrivere correttamente parole come “terra” e “rabbia”, che scrivevo le doppie scempie e viceversa; che tutte le “effe” diventavano “vu” e tutte le “vu” diventavano “effe”, che spesso mi distraevo e sembrava mi assentassi da quello che dicevano; senza contare una leggera balbuzie sulla “bi” e la “esse” che sibilava. Mi ricordo anche uno studio con una dottoressa che mi spiegava come non c’era niente di male in me, niente di sbagliato, solo che “avevo un cervello più veloce della mano”.

Ora questo episodio mi è tornato in mente leggendo La mia dislessia di Philip Schultz (Donzelli Editore, traduzione Paola Splendore), che non è il solito memoir in cui il malato parla della sua patologia, ma è la testimonianza di uno dei più importanti poeti americani (vincitore nel 2008 del premio Pulitzer per la poesia), che all’età di otto anni non era ancora in grado di leggere e di scrivere.

(more…)

Storia del mio sangue

3 agosto 2016

di Demetrio Paolin

a Mastro Limitri

viale-v

Immaginate una serie di case lungo un viale che si chiama Gebbione, immaginatele a grappoli lungo questa via che quando finisce c’è una fabbrica che si chiama l’Omeca, a Reggio Calabria. Ora se vi sporgete da uno di quei balconi, che danno sulla via piena di alberi, intravedete il mare. Seguite la linea dell’orizzonte lungo i tetti dei palazzi fino a che il vostro sguardo non strapiomba su una piccola strada stretta d’asfalto. Lì c’è un piccolo ingresso alla spiaggia. Immaginate di camminare lungo la battigia, l’acqua vi copre i piedi. Andate avanti fino a quando trovate un uomo seduto su alcune casse di legno e una canna da pesca in mano. L’uomo che ha in bocca una sigaretta è mastro Limitri, lui fa il muratore, ma ora si sta godendo il risposo e pesca. A pochi metri da lui ci sono io suo nipote, Demetrio. Gioco sulla sabbia e salto; mentre lo faccio mi graffio un ginocchio. Immaginate, ora, il sangue che esce. Guardate come si impossessa della superficie della pelle.

Ora riempite i polmoni, entrate nel mio sangue.

(more…)

Il sermone di Tobia

21 luglio 2016

di Demetrio Paolin

[In questi giorni è uscito in libreria il nuovo numero (il  quinto) di Effe. Periodico di Altre Narratività. Otto scrittori, alcuni al loro esordio altri già pubblicati, per otto illustratori per otto “storie inedite narrate attraverso stili diversi e diversi respiri ma accomunate dalla voglia di rendere omaggio alla narrativa di qualità e al genere del racconto”. Di seguito il racconto di Demetrio Paolin con l’illustrazione di Silvia Rocchi]

illustrazione[…] Il corpo dei morti continua a sognare come se una parte del defunto non morisse del tutto, ma rimanesse appiccicata alle ossa e alla carne. Sogna cose belle: luminose giornate, piante rigogliose e verdi, caldo, fiumi d’acqua dolce. Poi il corpo si disfa e si disperde nella terra e nelle radici degli alberi. In questa consistenza c’è Dio, che trattiene, testardo e debole, gli atomi sognanti degli amati corpi fino alla fine dei tempi. Vi ricordate la polvere che c’era quel giorno, appena crollate le case, e che è rimasta ostinata per mesi sulla nostra pelle e sui nostri vestiti, sui segnali stradali e sulle macchine parcheggiate, sui tavolini dei bar all’aperto? Quello era il resto, lo scarto dei nostri morti amati; era i sogni delle persone che ci supplicavano di tenerle con noi. Io, amici, ho raccolto quella polvere in un sacco di plastica, affinché i morti potessero sognare ancora. […]

Leggi Il sermone di Torbia di Demetrio Paolin, da Effe n. 5.

Giacomo Sartori, “Sono Dio”. Appunti di lettura

6 luglio 2016

di Demetrio Paolin

sonodioGiacomo Sartori in Sono Dio (NN Editore) costruisce un libro comico e questi appunti nascono per spiegare meglio questa mia affermazione perentoria.  Prima ecco in breve la trama: in un momento impensato e impensabile della sua vita eterna, Dio fissa il suo sguardo su una ragazza che dentro una stalla sta praticando una inseminazione artificiale su una vacca. All’inizio Dio è incuriosito da questa creatura, per lui simile in tutto e per tutto a un bacillo della peste, a un spugna marina o a un neutrino… Con il tempo, il suo interesse e la sua attenzione convergono nella vita di questa ragazza, quasi che se ne volesse/potesse (volere e potere in Dio coincidono) innamorare.

La storia del romanzo è tutta qui: la trovata narrativa è appunto quella di costruire un diario di scrittura, attraverso il quale Dio osserva la vita di questa ragazza e il suo progressivo entrare in contatto con lei.

Perché ho parlato di libro comico?

(more…)

Appunti di lettura: “Mescolo tutto”, di Yasmin Incretolli

12 giugno 2016

di Demetrio Paolin

mescolotuttoMescolo tutto (Tunuè, 2016) è l’esordio narrativo di Yasmin Incretolli, un libro – lo dico subito – che mi ha convinto, anche se come tutte le opere prime ha alcuni difetti che, però, quasi per contrasto fanno venire a galla le qualità della sua scrittura.

Le vicende narrate nel romanzo sono presto dette: Maria ha 18 anni, è una ragazza problematica con alle spalle una madre disastrosa, un padre assente. Ha rapporto problematico con il proprio corpo. Nella classe, che la ragazza frequenta, arriva Chus, un ragazzo altrettanto difficile, dai gusti sessuali perversi che inizierà con Maria una relazione. Nella testa della giovane il tutto si trasformerà in amore malato ed estremo, ma non per questo meno romantico, mentre per lui non sarà altro che un passatempo. Proprio per questo motivo il Chus si nega e sparisce, gettando Maria nella disperazione e convincendola a una fuga da tutti. In questa seconda parte Maria, una sorta di vagabondaggio, incontra alcuni ragazzi che in un crescendo di ferocia, consumo di sostanze chimiche porteranno la protagonista un mesto ritorno a casa, dove appunto capirà come Chus che Maria ama e a cui ha sacrificato la propria giovane esistenza non provi per lei più nulla se non il disprezzo.

Come si può notare da questo breve excursus la trama non è per nulla nuova: disagio adolescenziale mischiato a una tensione all’estremo, ma –  e qui si innesta la particolarità del testo – il tutto è raccontato con una lingua interessante.

(more…)

È utile fare le presentazioni o no?

2 dicembre 2015

di Demetrio Paolin

Pongo la questione in maniera diretta: le presentazioni dei libri servono o no? In questi giorni è uscito l’ultimo libro di Giovanni  Cocco La promessa (Nutrimenti) e nell’intervista a Anna Vallerugo  Giovanni ha dichiarato:

Di una cosa sono sicuro: farò pochissime presentazioni. Non vi è alcuna relazione tra la performatività e la qualità letteraria di ciò che uno scrive.

Nella risposta, a onor del vero, Cocco dice altre cose, che mi paiono anche condivisibili, soprattutto quando afferma che non esiste una diretta relazione tra la qualità letteraria del testo e la capacità di presentarlo, ma ciò sui cui mi preme riflettere sono quei due brevi periodi.

Negli stessi giorni Il post pubblica un altro intervento il cui attacco è questo:

Le presentazioni appagano l’ego di scrittori, amici e parenti, ma per gli editori sono quasi sempre una grana. Perché rappresentano un costo, sottraggono risorse alle cose da fare – è carino che l’editore o qualche suo rappresentante sia presente – richiedono un grande sforzo logistico – alberghi trasferimenti ristoranti e quant’altro – e in termini di copie vendute non si ripagano mai. Per questo ogni autore – o quasi – sogna teatri affollati, librerie traboccanti e piazze gremite, e rimane deluso quando si rende conto che il suo editore gli organizzerà una presentazione sola, al massimo due. A parziale giustificazione dell’autore e del suo ego c’è da dire che la prima cosa che le persone ti chiedono, quando pubblichi un libro, non è dove posso comprarlo, ma dove lo presenti, a testimoniare che per una grossa parte del pubblico le presentazioni valgono da succedanei del libro e dispensano dalla lettura.

È interessante che da due diverse angolazioni, quella autoriale e quella dell’editore, vengano mosse perplessità rispetto a un rito, che sembra aver sostituito la lettura dell’opera. Ora nonostante tutto questo mi paia ragionevole e sensato, io dico che non sono d’accordo. Sono anche consapevole che sia necessario motivare questo mio pensiero e credo che questo implichi rispondere a una domanda cruciale ovvero per chi o per cosa scriviamo?

(more…)

Appunti su “La zona di interesse” di Martin Amis

10 novembre 2015

di Demetrio Paolin

copj170.aspLa zona di interesse di Martin Amis (Einaudi, traduzione di Maurizia Balmelli) è a tutti gli effetti un romanzo ottocentesco. Sembra, leggendo queste pagine, di rivedere certi passaggi e certe atmosfere di Thomas Hardy o almeno così è parso a me nei giorni in cui avevano in mano il romanzo e cercavo di trovare il modo migliore per parlarne. Il libro narra la storia di un corteggiamento, tra un uomo Golo e la bella donna sposata, Hannah; al loro amore e relazione si oppone il marito di lei Paul. Il romanzo è il resoconto del progressivo avvicinarsi dei due amanti, della loro tragica separazione e del loro crepuscolare incontro anni dopo, con un finale che lascia aperta la possibilità che la storia d’amore possa in qualche modo compiersi. Ovviamente questo è l’osso della storia, che Martin Amis, però, ambienta ne La zona di interesse ovvero il lager di Auschwitz.

(more…)

L’invenzione del vero. Qualche appunto su “La terra bianca” di Milani e “Muro di Casse” di Santoni.

15 settembre 2015

di Demetrio Paolin

Ho preso alcuni brevi appunti su due libri apparentemente diversi, ma che secondo me toccano un nodo interessante del raccontare le storie; anche se differiscono tra di loro per l’indagine che svolgono e per il modo in cui la svolgono il loro dissimile approccio mostra in realtà una sorta di comune sentire che mi piacerebbe mettere in evidenza.

I testi in questione sono La Terra Bianca di Giulio Milani, e Muro di Casse  di Vanni Santoni, entrambi pubblicate da Laterza, ma posizionate in due collane differenti e  con due focus narrativi diversi: il malaffare, l’inquinamento e lo sfruttamento scriteriato delle Alpi Apuane in La terra bianca e lo studio di quel fenomeno complesso e proteiforme della musica rave nel libro di Santoni

Entrambi i libri hanno registrato diverse recensioni che si sono concentrate sull’argomento trattato, perché interessante dal punto di vista civile o sociologico. Non posso negare che anche io leggendoli ho avuto un’esperienza di conoscenza; ovvero entrambi i libri mi hanno portato ad avere maggiori informazioni su due fenomeni che sostanzialmente mi erano lontani per cultura (il rave) o per geografia (le Alpi apuane).

Chiusi i due libri, però, nel momento in cui tentavo di dire qualcosa di sensato su queste letture, mi sono reso conto che a interessarmi non era tanto il tema del libro, ma altro.

Queste poche righe tentano di rendere conto di questo altro.

(more…)

Kurt Cobain: Montage of Heck

22 giugno 2015

di Demetrio Paolin

Ho visto il documentario Kurt Cobain: Montage of Heck  a casa sul mio pc. L’ho visto da solo, senza nessuno. L’ho guardato non come un evento mediatico, ma come se per caso avessi ritrovato rovistando negli armadi alcune videocassette della mia giovinezza e per puro senso di nostalgia, di una nostalgia un po’ kitsch, più vicina al cattivo gusto, mi fossi messo a guardarle.

Quello che ho da dire su questa operazione è, quindi, sostanzialmente un sentimento di ambiguità, che difficilmente riesco a districare. Qualcosa di simile mi successe quando Mondadori mandò in libreria l’edizione dei diari del cantante. Allora comprai il libro lo lessi tutto, ma alla fine lo misi da parte. Se dovessi dire in poche battute cosa penso direi che questo documentario, come la pubblicazione dei diari, è stata una occasione persa. Il fatto che lo pensi, però, non mi aiuta a dirvi il perché di questa sensazione. Posso iniziare, notando come i diari e il documentario vivano di due tensioni completamente opposte.

(more…)

Paolo Zardi, “XXI secolo”

10 giugno 2015

di Demetrio Paolin

Paolo Zardi, dopo una serie di libri di racconti, passa alla forma romanzo con XXI Secolo (Neo Edizioni) con una scelta che ci consegna un narratore maturo, il cui libro – a prescindere dalle vicissitudini del Premio Strega – rimane uno dei più interessanti del 2015.

La storia di XXI secolo è presto detta.  Nell’Italia (precisamente siamo Veneto) prossima futura, un uomo vive un dramma legato alla malattia della propria moglie: questa improvvisa e “temporale” vedovanza porterà il marito a scoprire la doppia vita che la donna ha condotto negli anni.

Il romanzo di Zardi ha una serie di caratteristiche che mi sembrano importanti e da sottolineare. Il primo luogo la costruzione del protagonista del libro. Il romanzo, scritto una terza persona, narra la vicenda di un uomo, il cui nome non ci viene mai enunciato. Zardi, però, è molto attento a disegnare il contesto sociale, economico e lavorativo in cui il protagonista si muove. Lo riconosciamo come il tipico self made man veneto, tutto partita iva, lavoro e famiglia. Lo seguiamo mentre è alle prese con le difficoltà tipiche di chi ha un familiare ricoverato all’ospedale: i figli da portare e prendere da scuola, i corsi pomeridiani, gli appuntamenti di lavoro, la spesa, le cene, i soldi, le pulizie della casa etc etc.

Proprio questa minuziosa ricostruzione realistica, crea uno scarto fortissimo rispetto all’assenza del nome. Viene da dire: di quest’uomo io so paradossalmente il conto in banca, ma non ne conosco l’identità. Questo essere senza nome fa in modo che ognuno possa riconoscersi nel protagonista, che diventa “ognuno” ovvero l’everyman delle morality plays medioevali.

(more…)

Mario Capello, “L’appartamento”

21 maggio 2015

di Demetrio Paolin

Nel romanzo breve L’appartamento (Tunué) Mario Capello ci consegna uno squarcio interessante su un preciso momento della nostra storia patria. La scelta, però, è quella di non affrontare questo tema direttamente, ma eleggendo un punto di vista laterale, non volendo quindi mettere al centro la Storia, ma invece una piccola particella di vita che incrociamo come per caso.

L’appartamento narra le vicende di Angelo, che ha una moglie e un figlio, lavora come editor e lettore per alcune case editrici e vive in San Salvario a Torino. Il romanzo inizia con la consapevolezza del protagonista che la vita che sta conducendo è destinata al fallimento e alla sconfitta. Angelo decide di fare un passo indietro, di mettere da parte le sue velleità artistico culturali, tornando a vivere al paese, dove si guadagna da vivere facendo l’agente immobiliare.

La crisi famigliare, la crisi del lavoro, il ritorno a casa: Angelo rappresenta perfettamente il risultato di quella generazione nata nei ’70 e detentrice di ricordi che per quanto vividi si perdono nell’ovatta dell’infanzia. Capello ci descrive non il percorso che ha portato la nostra generazione a questo fallimento, ma semplicemente lo mostra.

(more…)

Giacomo Verri, “Racconti partigiani”

23 aprile 2015

di Demetrio Paolin

Il racconto proemiale dell’ultima fatica di Giacomo Verri (Racconti partigiani, Edizioni Biblioteca dell’immagine) ha per titolo “Festa per la liberazione”: una sorta di monologo in cui un partigiano si rivolge alla propria nipote nel momento in cui sente la proprie forze venir meno (“forse i pensieri che io credo dettati dalla ragione sono solo i capricci di un corpo e di una mente, come i miei, che vanno alla malora”) e passa il testimone della sua esistenza di lotta (lo dovrai dire tu, […], ma ai tuoi bimbi). Questo esemplifica, anche, il nucleo estetico e etico dell’opera di Verri: una riflessione inesausta sui temi legati alla guerra partigiana e alla sua rappresentazione. Già nell’opera prima, Partigiano inverno (Nutrimenti), l’autore aveva messo in scena una riscrittura efficace di quel periodo e già allora mi aveva colpito il suo tentativo di scrivere quella storia come se ne fosse stato protagonista. Racconti partigiani riprende in questo senso il discorso che il testo d’esordio aveva iniziato e lo porta a una più matura conclusione.

(more…)

Il cardine della salvezza

30 marzo 2015

di Demetrio Paolin

Nel mio paese tutti bestemmiavano allo stesso modo, tutti i maschi dico. Il vecchio che andava alla vigna, l’operaio alla catena di montaggio, il verduriere che metteva la frutta nelle ceste o il macellaio quando portava la bestia a morte. Che ci fosse il sole lungo i prati del paese o cadesse una pioggia fastidiosa ciò non cambiava si bestemmiava dicendo le stesse due parole; anche i nonni bestemmiavano e i bimbi che stavano con loro imparavano subito dopo mamma, papà, acqua le due parole come una litania. Mio padre bestemmiava, quando lavorava o quando doveva fare una commissione senza voglia, lui s’alzava e a ogni passo puntuali le due parole.

Io ho bestemmiato a 9 anni la prima volta e quando l’ho fatto mia madre mi ha dato uno schiaffo.

Leggi tutto Il cardine della salvezza di Demetrio Paolin (pdf)

Carmen Pellegrino, “Cade la terra”. Appunti di lettura

5 marzo 2015

di Demetrio Paolin

Carmen Pellegrino in Cade la terra (Giunti) scrive un romanzo in cui la protagonista ultima è la salvezza tramite la parola: si scrive per salvare le persone che spariscono, ingoiate dalla notte, dalla morte; si scrive per fare in modo che neppure i paesi, i luoghi in cui si è vissuto scompaiano.

Con un’abile mossa pubblicitaria, qualcuno ha rubricato la Pellegrino e la sua opera cartografica sotto l’etichetta di “abbandonologa”. A me pare che questa sia ovviamente una buona trovata per mettere la fascetta sul libro, per creare una sorta di interesse virale sul libro, ma che finisca lì.  Il percorso della Pellegrino è molto più complesso: il vero epigono di Cade la terra è da ricercare, io credo, nell’operato di Franco Arminio, soprattutto per quanto riguarda quell’ibridazione di sguardo tra il narrativo e l’antropologico  nel narrare le zone più “povere” d’Italia. In Arminio, però, la riflessione sul paesaggio ha assunto, con il passare dei libri, una natura più prettamente politica,  un atteggiamento che nella Pellegrino invece è assente; nella sua opera assistiamo a quieta osservazione del luogo: c’è un leggero fatalismo, una malinconia, un lutto trattenuto, che trovano la loro ragione d’essere nella parola.

(more…)

Maurizio Torchio, “Cattivi”. Appunti di lettura

10 febbraio 2015

di Demetrio Paolin

9788806218904Se dovessimo riassumere per il lettore la trama del romanzo di Maurizio Torchio Cattivi (Einaudi) potremmo farlo in poche e brevissime parole. Un carcerato racconta in prima persona la sua esperienza dell’ergastolo; l’uomo è stato arrestato per il rapimento di una giovane donna e in seguito la sua pena è stata aumentata per un omicidio avvenuto durante la sua detenzione.

Non si veda, però, in Cattivi un testo sociologico sulla questione delle carceri e la loro disumanità. Un approccio di questo tipo non potrebbe che portare il lettore lontano dal cuore del libro, perché nella realtà più profonda il romanzo di Torchio è una riflessione sull’ambiguità di essere vittima.

Il testo, per come è concepito, è un progressivo discendere dell’io narrante, che non ha nome, età e parla da un tempo sempre presente proprio come il tempo di chi ha un’eternità davanti, verso il buio e il fondo. Il tipo di racconto, il modo di presentarsi della storia al lettore, ricorda il mito antico. Più volte durante la lettura ho immaginato questo io che narra come un Prometeo incatenato alla roccia. Una immagine che spiega perché il testo non parli dell’oggi (Cattivi non è un libro cronaca, non ha mai un taglio politico o di denuncia), ma scenda alle radici di cosa è uomo.

(more…)