“La cena editoriale”, di Anonimo

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lacenaVi sono libri la cui copertina, graficamente parlando, proclama a tutta voce: lasciate ogni speranza; e di questi codesto La cena editoriale, rigorosamente di Anonimo (autore assai prolifico, si direbbe) è un ben degno campione. Se poi si pensa che l’opera vorrebbe essere divertente, e che in verità per essere tale mobilita (ma senza risultato) una quantità impressionante di risorse: allora davvero cascano le braccia. Eppure, a un bibliofilo sia pur dilettante – la mia primaria attività essendo, come noto, l’estrazione del caucciù dai giacimenti limnogomminiferi dell’Anatolia australe, ove opero per conto di qualificate multinazionali – non può che far gola qualunque testo che si rifaccia (e tanto esplicitamente, in questo caso) a quel mirabile libro-non-libro (ovvero: libro che ebbe forse più rifacitori che lettori: libro germinale, prolifico e polisenso) che va noto sotto il come di Coena Cypriani (un’edizione recente, recante per l’appunto non il testo originale – posto che un testo “originale” propriamente detto, per questo testo, vi sia – bensì ben due rifacimenti, è quella a cura di E. Rostai e F. M. Casaretto, presso le Edizioni dell’orso), non a caso rifatto in ultimo, nella cosiddetta “visione di Adso”, nientepopodimenoché da quell’uomo che fu tutto fuorché nostro contemporaneo, bensì altomedievale, che fu l’Umberto Eco da Alessandria.

In che consiste la nostra Cena editoriale? Diciamo innanzitutto che vorebbe essere, e in qualche modo è, un pamphlet narrativo (non aggiornatissimo: mi capitò tra le mani in questi giorni, ma fu pubblicato nel gennaio del 2016) dedicato all’attuale crisi del comparto editoriale e in particolare al subbuglio creato dall’acqusizione di Rcs Libri da parte di Mondadori: acquisizione limitata e circoscritta (potata, per così dire) dall’autorità per la libera concorrenza, ma comunque decisiva. Il racconto è semplice: nel corso di una non bene identificata “Fiera del libro bello” si diffonde la notizia che l’editore Barbablù ha comperato, tutte contemporaneamente, tutte le case editrici italiane (con l’eccezione unica di Edizioni Civiltà Cattolica, che resta ai Gesuiti). Tra i presenti si diffonde il panico:

Umberto Eco emette ecolalie apocalittiche; Tiziano Scarpa è muto come un pesce, Aldo Nove come una balena morta; Ammaniti ammannisce inviti alla calma, tanto tutto andrà come Dio vuole; Paolo Repetti è al telefono; Antonio Franchini proclama “A che punto siam giunti!”; Fabio Volo s’incammina verso casa; De Michelis dichiara “Si dia a Cesare quel che è di Cesare”; Giulia Ichino dice “M’inchino”; Alessandro Piperno teme cattive intenzioni; Mauro Covacich sibila “Qui gatta ci cova”; Elisabetta Sgarbi intraprende un folle volo; Michele Mari accusa “Tu, sanguinosa editoria”; Paolo Giordano discetta sulla solitudine dei primi in classifica; Susanna Tamaro mastica amaro; Tullio Avoledo consulta l’elenco telefonico degli editori; Antonio Scurati sogna la fine del mondo; Giulio Mozzi smozzica sofismi; Christian Raimo raglia invettive; Silvia Ballestra sembra sbalestrata; De Luca erra qua e là; Teresa Ciabatti sciabatta per casa; Chiara Gamberale se la dà a gambe; Giuseppe Genna intona un De profundis, Francesco Guccini “Se io avessi previsto tutto questo…”; Silvia Avallone dichiara: “Non avallo nulla”, Margaret Mazzantini “Io non mi muovo”; Raul Montanari commenta asciutto “Strane cose, oggi”; D’Avenia assicura “Non sarà un inferno”; Carlo Lucarelli ghigna “Paura, eh?”; Sandrone Dazieri uccide il padre; Michela Murgia fonda il Partito indipendentista editoriale; Ado Busi si attacca alle mammelle della vacche amiche; Camilleri ascolta tutti in silenzio e inizia a scrivere La cena degli editori.

Ecco. Dopo il primo momento di panico, tra gli autori si diffonde la voce che Barbablù non sia in realtà che uno di loro. Tutti si accusano, tutti si discolpano. Viene costituito un Tribunale del Popolo. Uno scrittore (mi si permetta di non svelare proprio tutto) viene messo a morte; appena eseguita la pena viene trovata la prova della sua innocenza; un altro scrittore viene messo a morte; appena eseguita la pena eccetera, finché – come diceva la tenera Agatha – alla fine non rimane più nessuno. L’unico superstite, l’unico da nessuno sospettato, è ovviamente (e sotto mentite spoglie) Barbablù.

Gli appassionati degli elenchi ci si divertiranno. Tutti gli altri no.

3 Risposte to ““La cena editoriale”, di Anonimo”

  1. RobySan Says:

    Vabbè per Giulio Mozzi che “smozzica” sofismi, ma Raimo, porello lui, perché “raglia” invettive? Forse era “scaglia”, eh Bissolati! Pare che a masticar (professionalmente) caucciù si diventi nu poco-poco cattivelli.

    P.S:: De Luca erra per la Val di Susa; l’ho visto ieri a Bussoleno: cercava il barbiere.

  2. Ma.Ma. Says:

    Il momento di panico è – mi scuso con chi è stato tirato in ballo – davvero strepitoso e divertente, tanto. Mi complimento con l’Anonimo.

  3. RobySan Says:

    P.P.S.: vien voglia di leggersi tutta la Coena Cypriani. Nel frattempo uno può introdursi all’argomento qui.

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