Dieci domande sul farsi notare o non farsi notare

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Ritratto di Lord Brummel, maestro dell'arte di non farsi notare

Ritratto di Lord Brummel, maestro dell’arte di non farsi notare

di giuliomozzi

1. Sono uno scrittore in disuso, i grandi editori che già mi pubblicarono non mi vogliono più. Mi si nota di più se pubblico con un qualche editore piccolo, se mi autopubblico in Amazon, se pubblico la mia opera a puntate in Facebook, o se mi chiudo in un silenzio sdegnoso nell’attesa di essere riscoperto postumo?

2. E’ il quarantennale dell’uccisione di PPP. Mi si nota di più se non faccio niente, se parlo bene di PPP, se parlo male di PPP, o se faccio un articolo con dei sottili distinguo?

3. La Repubblica delle lettere è un posto di merda, si sa. Mi si nota di più se sguazzo nella merda senza fiatare, se glorifico la merda, se spalo la merda in faccia a chi di dovere, o se scrivo un saggio nel quale spiego che la merda in realtà non è merda, ma un sofisticato concime per la nuova letteratura?

4. Sono stato un giovane scrittore. Ora ho 55 anni. Mi si nota di più se continuo a comportarmi come se fossi una brillante promessa, se comincio a comportarmi come se fossi un venerato maestro, o se mi limito a essere il solito stronzo?

5. In Italia si pubblicano innumerevoli novità letterarie. Che poi: letterarie. Mi si nota di più se leggo tutto ma non recensisco niente, se non leggo niente ma sputo sentenze su tutto, o se dichiaro che ormai alla mia età leggo solo i classici? (Anzi: li rileggo).

6. Sono in quel periodo magico della vita nel quale si sovrappongono gli ultimi sei anni di mutuo e l’avvio degli studi universitari (in un’altra città, è ovvio) della figlia maggiore. Mi si nota di più se continuo a lavorare come un mulo alzandomi alle quattro di mattina, se scrivo un libraccio di successo per mettere una pezza alla faccenda, o se dichiaro in Facebook che l’Italia è un Paese che non ama i suoi scrittori?

7. Mi sento ormai irrimediabilmente un ex. Mi si nota di più se cerco di dissimulare, se mi metto d’impegno a fare il laudator temporis acti, se m’informo su tutte le nuove mode e ci do dentro fregandomene degli sguardi cattivi della gente, o se conio una nuova categoria sociologico-giornalistico-intellettuale tipo l’exità?

8. Pubblico libri da ventidue anni. Ho un blog da quindici anni. Mi si nota di più se smetto, se continuo, se faccio finta di niente, o se mi metto in vendita su Ebay come “scrittore da compagnia”?

9. C’erano una volta dei critici che mi portavano in palmo di mano. Adesso buona parte di loro, per cause naturali, è morta. Mi si nota di più se continuo a gloriarmi citando i loro nomi, se comincio a lavorarmi i critici giovani sperando che durino, o se metto su una pagina Facebook pubblicando le foto dei miei gatti?

10. C’è questa storia del farsi notare e del non farsi notare. Mi si nota di più se mi faccio notare, se non mi faccio notare, o se pongo seriosissimamente la questione del farsi notare e del non farsi notare?

18 Risposte to “Dieci domande sul farsi notare o non farsi notare”

  1. Elianda Says:

    Grande Giulio. Mi piace un sacco questo decalogo nell’andirivieni dei dubbi che attanagliano lo scrittore in disuso che tale non mi pare.

  2. remo Says:

    Sono uno scrittore in disuso. Continuo a scrivere e a inviare manoscritti agli editori (quelli che accettano per posta elettronica: non ho più l’età di andare alla posta) e, ogni tanto, a ricordare qualche mio libro sulla mia bacheca facebook (sono patetico, lo so). Sono in disuso e di me si ricordano in pochi, non sono bravo a propormi, per timidezza, sia chiaro, solo per timidezza.

  3. Gianni Dello Iacovo Says:

    Io penso che ti si noterà di più quando ti deciderai a tirar fuori il grande libro che hai dentro di te; sono disposto a scommettere che, quel giorno, le “grandi” case editrici faranno la coda per avere l’onore di pubblicarti.

  4. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 3 aprile 2015 – Poi mi viene il sospetto di essere un « giovane scrittore ». Nel senso che tutti gli scrittori sono giovani, che chiunque scrive lo è. Tanto peggio per loro, tanto peggio per lui. Sì, potrebbe darsi che io sia un « giovane scrittore ». Ma fortunatamente non lo sono. Né giovane, né scrittore. Sono un vecchio, invece, e nemmeno poco. “ [*] [**]
    [*] Mi piacerebbe tanto vedere i gatti di Giulio. Ammesso che esistano.
    [*] Lsds / 578

  5. anna maria bonfiglio Says:

    “l’exità” è una trovata molto forte. l’adotto e mi ci ficco.

  6. maria luisa grimani Says:

    1. A me dicono spesso: ti scopriranno fra cent’anni? Puoi promettermi una verifica?
    2. Va dove ti porta il cuore
    3. Sono schizzinosa! Scusami.
    4. Hai tutta la vita per pensarci.
    5. Sono per rileggere
    6. Hai messo da parte i soldi per la vecchiaia?
    Devo continuare o mi si nota di più se mi interrompo?

  7. Maria Luisa Mozzi Says:

    Mi sono divertita, Giulio. Sei un grande.
    Non capisco però il significato dell’immagine, il suo legame con la didascalia (che immagino ironica) e perchè cliccando sulla foto si arrivi all’intervista a Gilda Policastro.

  8. Donatella Says:

    A 55 anni si può cominciare a diventare venerati maestri, in attesa di giungere (dopo una ventina d’anni) a essere venerabili Vegliardi. Peccato occorra quasi sempre la dipartita perchè tutta l’opera del maestro possa essere riscoperta e inserita nelle antologie scolastiche.

  9. helgaldo Says:

    Una preghiera per i critici deceduti per cause naturali. Fallimentari nel giudizio critico sullo scrittore e stimati sul suo profilo Facebook meno dei gatti.

  10. Giulio Mozzi Says:

    Il link sotto l’immagine è un errore. Ora l’ho corretto. Riprovate, sarete fortunati. (Grazie per avermelo segnalato).

  11. Giulio Mozzi Says:

    Acabarra: non ho né gatti né mutui né figlie.

  12. Andy Says:

    Mi incuriosiscono le eventuali caratteristiche dell’exitá

  13. Luan Says:

    Nel mio profilo twitter si legge: “marchigiano di Fano trapiantato a Venezia per scelta, ex insegnante, ex scrittore per ragazzi, ex traduttore, ex editore, alpinista della domenica,”

  14. miscarparo70 Says:

    Michele: Lei non faccia il tunnel…
    Giulio: Cosa?
    Michele: Lei mi sta scavando sotto e mi toglie la fama: un premio, da solo, non ha senso! La Letteratura non è come la matematica, che c’è tutto dentro, è come uno zaino: lei se la porta appresso ed è sempre coerente! La Letteratura si regge su un equilibrio delicato, non è come il Teatro…
    Giulio: Cosa?
    Michele: Il Teatro…
    Giulio: Cos’è?
    Michele: Cioè, lei praticamente non è mai stato a teatro?!
    Giulio: No…
    Michele: Va be’, continuiamo così, facciamoci del male!

  15. Nadia Bertolani Says:

    A Berlino, non so bene dove, una vetrina spoglia lascia vedere l’interno di un negozio arredato con un tavolo e due sedie. Nient’altro se non un gatto (di plastica?) con la testa semovente. Sulla vetrina la scritta TELL YOUR STORY. In pratica, uno entra, racconta la propria vita e lo scrittore (anonimo, presumo) gliela confeziona a pagamento… Potresti pagarci le tasse universitarie di tua figlia badando bene a farti notare e infischiandotene della Repubblica delle Lettere, degli Editori, dei critici nati l’altro ieri e del tuo pubblico affezionato. Così… in attesa della pensione e della exità.

  16. Bartolomeo Di Monaco (@bdimonaco) Says:

    Finché conserverai questo spirito pungente e anche scanzonato, resterai sempre giovane, Giulio.

  17. acabarra59 Says:

    “ Martedì 28 gennaio 2003 – « Intanto peggio per tutti noi, che corriamo il rischio di non diventare un Barbellion e nemmeno un Amiel o un De Guérin. Altro che romanzieri! Certo non basta un’agenda, regalata ad uso réclame dalla Compagnia delle Assicurazioni, per fare un Barbellion. Occorrerebbe, grande coraggio, rinunciare all’articolo, al saggio, al racconto, all’opera di largo respiro – quasi per sempre. Bisognerebbe non sentirsi più scrittori, e guardare fuori di sé con occhi timidi, di nuovo, les yeux des dix huit ans. Maria Bashkirtseff scriveva, mi pare, per non perdere il il ricordo della gioventù. E scriveva la sua vita. A noi sarà impossibile. Il carissimo Falqui ci fece gustare una volta il miele della notorietà. Come allontanare questa dolce coppa dalle labbra? Siamo ormai “ giovani scrittori “. Nuovo marmo aspetta, inesauribile, le nostre parole; e trema la nostra carne di vanità. » (Elio Vittorini, Tendo al diario intimo, in «Solaria», 6, n. 9/10, sett.-ott. 1931) “ [*] [**]
    [*] Lsds / 579
    [**] Buona domenica, anche in mancanza di gatti.

  18. maria Says:

    Lo scrittore amato è seguito dai lettori(conosco solo questo mondo,ma non è il più importante per lo scrittore?)con fedeltà negli anni timorosi solo che il messaggio quasi vitale venga meno. Lo scrittore è per sempre. Impossibile che ci siano ostacoli a questa comunicazione.

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