Alcuni strumenti per insegnare a scrivere a scuola. Un seminario a Padova

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L'immagine, assai colorata, è priva di qualunque relazione con l'articolo

L’immagine, assai colorata, è priva di qualunque relazione con l’articolo.

Padova, presso Lanterna magica, sabato 29 novembre 2014 dalle 15.00 alle 19 e domenica 30 novembre 2014, dalle 9.00 alle 13 e dalle 14.30 alle 18. Docente: Giulio Mozzi. Info.

Il seminario Scrivere a scuola si rivolge agli insegnanti di italiano, in particolare delle scuole medie e del biennio delle scuole superiori, e consiste nella proposta di alcune attività di scrittura realizzabili a livello di classe o di gruppi di classi. Alcune di queste attività (il Diario personale tematico, il Reportage fotografico a parole) sono state sperimentate in molte classi nell’ambito dell’attività dell’Istituto per la ricerca e la sperimentazione educativa (Iprase) della Provincia di Trento. Altre (Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni, I madrigali della porta, Le cose che ci sono in casa) sono nate come giochi letterari in rete e sono stati poi sperimentate spontaneamente da alcuni insegnanti nelle classi.

Ecco una descrizione molto sintetica delle attività:

Diario personale tematico: la pratica del diario è assai diffusa nella scuola italiana; la peculiarità di questa attività sta nell’assoluta riservatezza di quanto i ragazzi scrivono e nell’indirizzamento della scrittura per mezzo di “temi” proposti settimanalmente (es. “Diario delle persone che incontro per la strada e mi sembrano strane”; “Diario delle conversazioni che avvengono a tavola”, “Diario di ciò che faccio quando non faccio niente”, eccetera). Lo scopo è un addestramento alla “focalizzazione”. Vi sono poi alcuni metodi che possono permettere, senza violare la riservatezza, una valutazione del lavoro.

Reportage fotografico a parole: una volta alla settimana ciascuno studente deve scendere in strada, osservare ciò che vede, e scattare una “istantanea”: non con la macchina fotografica, bensì scrivendo: descrivendo. Ciascun testo deve essere composto secondo precise regole (tempo presente, terza persona, avalutatività, evitamento di figure reotriche eccetera). Appena scritte, le “istantanee” vengono pubblicate in un blog riservato (creabile facilmente su piattaforme gratuite). Nello spazio dei commenti avviene la correzione, eventualmente (nel caso di più classi coinvolte) collettiva, cioè svolta da più insegnanti. Segue riscrittura da parte dei ragazzi. Si tratta di un addestramento alla scrittura oggettiva (così difficile per i ragazzi di quell’età…) e anche un addestramento degli insegnanti a un modo un po’ particolare di correzione e valutazione.

Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni: si legge un campione significativo dell’Antologia di Spoon River; si fa un elenco dei personaggi dei Promessi sposi; e, immaginando che siano tutti ormai morti e sepolti fianco a fianco in un unico cimitero, per ciascuno di essi si scrive un epitaffio. Lo stile, ovviamente, dovrà essere quello sobrio e umile di Lee Masters. Lo scopo è: focalizzare i personaggi, coglierne le relazioni, addestrarsi a esprimere contenuti emotivi e sentimentali forti senza andare sopra le righe. Ovviamente il gioco dei testi “fonte per la forma” e dei testi “fonte per il contenuto” può essere variato a piacere: tanto per fare un esempio, il “metodo Spoon River” si attaglia benissimo, per dire, ai Malavoglia di Verga o a Tre croci di Tozzi; le Lettere di eroine di Ovidio possono fornire lo spunto per comporre lettere di Laura a Francesco o di Beatrice a Dante, eccetera.

– “I madrigali della porta”: è un semplice gioco di continuazione, dato un incipit. L’incipit è un verso di Patrizia Cavalli, che nella sperimentazione si è rivelato straordinariamente produttivo. Lo scopo è l’addestramento alla costruzione di una scena, un’immagine, singola, narrata, eppure lirica. Ma la vera domanda è: che cosa rende produttivo un incipit? Che cos’è che fa funzionare bene un gioco di questo tipo? E che cosa se ne ricava? (Risposte: è efficace l’inizio che definisce una situazione).

– “Le cose che ci sono in casa”: altro semplice gioco di scrittura in versi, basato sull’attenzione agli oggetti di uso comune (dalla sedia al lavandino, dalla caffettiera allo stendino ecc.) e sull’utilizzo del dizionario (per la nomenclatura). Lo scopo è l’arricchimento lessicale, ma anche l’addestramento all’attenzione su ciò che abbiamo per le mani tutti giorni, e che spesso non guardiamo con attenzione. Si può voltarlo sul versante più giocoso, come – alla Francis Ponge, per dire – sul versante più serio.

Saranno distribuiti materiali e pubblicazioni.

Giulio Mozzi è scrittore (le sue raccolte di racconti sono uscite per Einaudi e Mondadori), insegnante di scrittura creativa (con Stefano Brugnolo è autore di un fortunato Ricettario di scrittura creativa pubblicato da Zanichelli nel 2000 e di L’officina della parola, appena pubblicato da Sironi), consulente editoriale (già per Sironi ed Einaudi, attualmente per Marsilio). Ha collaborato per quattro anni con l’Iprase, nell’ambito del progetto “Scuola d’autore” coordinato da Amedeo Savoia.

[Chi avesse qualche curiosità sull’immagine in apertura d’articolo, guardi qui].

3 Risposte to “Alcuni strumenti per insegnare a scrivere a scuola. Un seminario a Padova”

  1. Nadia Bertolani Says:

    Invio l’articolo alle amiche insegnanti ancora in attività.

  2. deborahdonato Says:

    Molto interessante. Mi piace in particolare l’addestramento alla scrittura oggettiva.

  3. acabarra59 Says:

    “ 2 gennaio 1983 – Foto: barbone sugli scalini. Particolare dei piedi. Particolare del volto. Parla da solo, anzi argomenta. (Sottopassaggio di Porta Pia) “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 79

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