L’icona (Le cose che sono in casa, 115)

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di Stefano Serri

[Le regole del gioco sono qui].

Inizi adesso a intuirla:
sono trent’anni che ti guarda
appesa nello stesso posto.
Quel volto lungo e gli occhi aperti
oltre lo sguardo occhi rivolti
alle scoperte fatte dentro.

Il tempo non è tardi.

Continui a stare nello stesso posto
la stessa camera: lo spazio è nuovo:
ci sono dimensioni più sottili
e altre tanto vaste che respiri.
Non lo sapevi: ora è venuto il giorno
di accorgersi di ciò che hai lì davanti
stupirsi di ogni cosa già evidente.
L’icona con te parla e tu ti osservi.
Il tempo è stato estratto e ora è steso.
Rimani ad adorare nel sorriso.

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4 Risposte to “L’icona (Le cose che sono in casa, 115)”

  1. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 20 giugno 2002 – « A parole siete tutti bravi », mi dice la bella ragazza piuttosto spogliata dal cartellone della pubblicità Nokia. Fa immensamente caldo, io sto guidando e non ho tanta voglia di discutere. È una provocazione, lo so benissimo. Ma il peggio è che quella frase, quella ragazza, mi sembra di conoscerle già. Come se fossero una citazione, anzi, per essere precisi, una gag. Se le cose stanno così – e le cose stanno così – non si tratta di discutere, ma di ridere. Infatti sorrido, nonostante l’afa. E, sorridendo, rispondo, all’avvenente irridente icona: « Se è per quello è brava anche lei, gentile signorina, dico a spogliarsi, dico a farsi vedere. » Anzi: è più brava di me, perché a lei la vedono tutti, mentre a me, per quanto parli, non mi sente nessuno. « Comunque anch’io me la cavo, con le parole, dico. E se non me la cavo, non importa: io, in ogni caso, so fare solo quello ». (Se ne vedono tante, di citazioni, cioè di gag. La collega vestita di due diversi viola, come la mamma, negli anni Cinquanta, un cinquant’anni fa. E quelle rosse e nere, ne vedo almeno una ogni giorno, e anche più d’una: come quell’altra, la prima, negli anni Sessanta, un quarant’anni fa. Io ormai sorrido, perché non c’è altro da fare, dico con le gag, cioè con le citazioni: guardo e sorrido, cioè approvo. Che è quasi come capire, anzi meglio. Cioè peggio: perché si sente anche male. Ma si sente anche bene. Comunque qualcosa si sente) “.

  2. sergio l. duma Says:

    Molto suggestiva… complimenti.

  3. Mery Carol Says:

    Molto bella! Ok.

  4. Stefano Serri Says:

    Grazie per i commenti. L’icona come opposto della maschera (idea per un dittico). Il volto (vedi Lévinas) come strumento di riconciliazione tra le persone, ma, forse, anche tra le persone e le cose.

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