Questo è un sito pirata registrato all’estero

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di giuliomozzi

Secondo il titolo che campeggia nella prima pagina dell’edizione in rete de Il Giornale (oggi 24 settembre, ore 8.18), il sito nel quale sono stati pubblicati nomi e cognomi di dieci esponenti politici ritenuti omofobi e presunti omosessuali (listaouting) è un “blog pirata” (nel sottotitolo, vedi qui sopra); e l’articolo segnala che probabilmente “l’operazione è stata condotta dall’estero” (nell’articolo). Che listablog sia “un sito registrato all’estero” lo nota anche, nella dichiarazione riportata tra virgolette, l’ex presidente di Arcigay (e ora responsabile per i diritti civili dell’Idv) Franco Grillini. D’altra parte anche Repubblica, il cui articolo è (come prevedibile) piuttosto diverso da quello del Giornale, segnala che listablog è “ospitato su una piattaforma americana di blogging”.

A tutela o conforto (non so) di lettrici e lettori, avviso che anche vibrisse è un sito registrato all’estero e ospitato su una piattaforma americana di blogging. Non so se sia pure un sito pirata: d’altra parte non mi è chiaro che cosa sia un sito pirata. Forse Il Giornale voleva dire: un sito anonimo? Ma se volevano dir questo, avevano la parola giusta a disposizione: anonimo.

Quanto a ciò di cui si discute in questi giorni, ossia se l’operazione di listaouting sia sensata o non sensata, opportuna o non opportuna, giusta o non giusta, utile o non utile, eccetera, confesso: non ho un’opinione precisa. In Nazione indiana, in calce a un articolo di Franco Buffoni che promuoveva l’iniziativa, si è svolta una lunga discussione nella quale, come talvolta accade, il risentimento e il bisogno di etichettare hanno preso presto il sopravvento sull’argomentazione. Lì ho pubblicato un solo breve intervento.

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6 Risposte to “Questo è un sito pirata registrato all’estero”

  1. vbinaghi Says:

    Dopo trecento e passa interventi, quello di Tashtego resta anche il mio:
    “Se non si è in grado di percepire l’orrore di questo sputtanamento generale, allora vuol dire che il Merda ci è entrato in vena, che ce l’abbiamo sottopelle.”

    Come sempre, qualche redattore di Nazione Indiana contrabbanda la propria ferocia giacobina per progressismo.
    Andare a scuola di antifascismo da questi è come pensare d’imparare i congiuntivi da Di Pietro.

  2. Dinamo Seligneri Says:

    Mozzi, non c’è da lasciare poveri interventi o grandi interventi, questa iniziativa è solo SCHIFO. Basta usare la parola giusta, che non è “anonimo”, ma SCHIFO.

  3. federica sgaggio Says:

    Su Nazione indiana, Giulio, dicevi che il problema sono le prove.
    Il fatto è che nessun giornale si pone più – se mai se l’è posto – il problema delle prove. Basta enunciare per sommi capi, e quella è la verità di chi vuole che la verità sia quella.

    Condivido Valter: quest’idea è un orrore.

  4. andrea barbieri Says:

    Vabe’, io lo copio qui perché qualcuno potrebbe non aprire il link di Mozzi. Il suo commento è importante, e nella parte assertiva si è dimostrato azzeccato:

    “Ma: svelare la contraddizione dentro la quale una persona vive, non può essere un semplice atto d’amore?

    E: se la contraddizione è particolarmente chiusa e inchiavardata da interessi e pressioni, lo svelamento pubblico non può essere una extrema ratio dotata di senso?

    Sospetto che il vero problema sia l’onere della prova. Nel momento in cui dichiaro pubblicamente che Tizio o Tizia (che nei loro atti concreti, nell’esercizio del potere loro affidato – trattandosi di esponenti politici -, nelle opinioni espresse eccetera hanno contrastato il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali) sono in realtà omosessuali, devo essere sicuro che ciò che dico è vero, e averne le prove, ed essere pronto a mostrarle pubblicamente.” (Giulio Mozzi)

  5. vbinaghi Says:

    No, accetto che qualcuno possa intenderlo come un dovere civico (anche se non sono daccordo) ma contesto che si possa definire un atto d’amore. E’ vero che ti voglio bene anche quando ti nego qualcosa che chiedi esplicitamente (come quando il tossico chiede i soldi per farsi) ma in quel momento metto tra parentesi la tua capacità d’intendere e di volere, cioè mi sostituisco alla tua libertà. Nel caso presente, è violenza.

  6. Andrea D'Onofrio Says:

    Non darei per scontata la violenza, perchè allora lo sarebbe anche l’imposizione delle tasse.

    Il punto, a me pare, è:
    Gli orientamenti sessuali di un uomo politico, in rapporto alle sue pubbliche dichiarazioni, sono o non sono elementi di giudizio che è giusto portare a conoscenza degli elettori?

    Non parlo di reati, ma quanto sia opportuno, giusto, necessario, portare a conoscenza degli elettori.
    Esempio: Rossi dichiara che, per ben governare, un politico deve astenersi dai rapporti sessuali. Ne fa una campagna elettore che lo vede vincente.
    Si scopre che, durante la campagna, ha avuto rapporti sessuali con sua moglie. Pubblicare o no questa notizia?

    Regole di questo tipo determinano la selezione della classe politica quindi, credo, una risposta dovrebbe tenere conto di questa qualità.

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