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“Ripristinando antichi amori”, di Yehoshua Kenaz

6 maggio 2013

di giuliomozzi

[Poiché mi sono accorto che questo romanzo è stato ristampato – da Giuntina, peraltro nel 2010 – ed è quindi reperibile, ripubblico qui la recensione che ne feci nel 1999 – quando uscì per Mondadori – per il supplemento del manifesto, Alias. gm]

Ho letto Ripristinando antichi amori di Yehoshua Kenaz (trad. Elena Loewenthal) la notte tra il 12 e il 13 ottobre [1999], viaggiando in treno da Salerno a Padova. Eravamo in sei nello scompartimento, io stavo dalla parte del corridoio e leggevo con la mezza luce che veniva di lì. Ogni tanto dormivo un po’ anch’io.

Il libro è strano. La stranezza è che ci sono cinque o sei storie – due strettamente interdipendenti e le altre vagamente connesse – e che in queste storie ci sono almeno un paio di misteri belli grossi: che però non vengono risolti, mentre il tutto termina con un avvenimento improvviso, imprevisto, e direi quasi insensato. Mentre leggevo ero pieno di tensione, ma la fine delle storie non me l’ha fatta scaricare, così che mi è rimasta tutta dentro.

L’ultima ora e mezza di viaggio (da Bologna a Padova) l’ho passata a guardare iniziare il giorno (cambiato treno e posto, stavo dalla parte del finestrino) e a farmi venire in mente delle frasi adatte. Così ho pensata questa frase: «Ripristinando antichi amori è un romanzo nobile, lento, bello, triste, semplice, e francamente un po’ noioso. È possibile parlarne solo per mezzo di frasi ambivalenti, o ambigue, come per esempio: “Non è il tipo di romanzo che ti leva il sonno, ma nemmeno te lo fa venire”, o: “Mi ha lasciata in corpo una specie di delusione, ma sono contento di averlo letto”».

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