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“Cucinare tutto”, di William Sughi

3 maggio 2017

di Ennio Bissolati

[Sostiene Ennio Bissolati di essere un bibliofilo. Sostiene, anche, di essere spesso l’unico lettore delle opere che recensisce].

William Sughi, Cucinare tutto

Il protagonista dell’ultimo romanzo di William Sughi, Cucinare tutto (Lorizzo), è un cuoco onnivoro. E anche se l’ultima volta in cui ha cucinato una pepata di scorpioni risale a molti anni prima, quando non era ancora diventato uno chef di fama internazionale, Leo Michelini non può fare a meno di pensare agli insetti-stecco alla piastra, alle blatte fritte in cartoccio, alle cavallette e ai grillotalpa in fricassea, alle arancine di vermi di terra, ai ragni crociati saltati con finocchietto e germogli di soia, alle tarantole in umido (buonissime), ogniqualvolta cucina uno dei suoi rinomatissimi piatti di cucina vego-molecolare. Leo digiuna, si nutre solo di riso in bianco, combatte una lotta gastrointestina di cui cerca di non far trapelare nulla all’esterno. Ma l’ossessione per il micromondo degli animali a sei e otto zampe – o di zampe del tutto privi – è più forte di qualunque cosa. “L’abbacchio è pietanza: sì, ma che tipo di pietanza? L’abbacchio non ha quel dolcissimo sapore di escremento, non agita le zampette durante la cottura, non ha un esoscheletro da sgranocchiare”. L’ossessione non passa, e non passano certi ricordi: come quello – raccontato nei dettagli lungo svariate pagine – di un vecchio santone che gli magnifica le delizie delle bistecche di lumaca gigante: “Se al primo colpo non ti piace, ricorda che per correggerne il sapore ci sono le salse di formiche, i succhi di scarabeo, le mostarde di larve acquatiche rafferme”. Questo orrore c’è nel libro. E se possibile anche peggio: ci sono le visite sui siti clandestini del deep web culinario, e vengono riportati commenti appassionati come quello di mangiatore di lombrichi vivi: “Succhia, succhia. Niente di così lungo e di così morbido è mai entrato nella tua bocca”.

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