Posts Tagged ‘Tito Faraci’

La formazione del fumettista, 16 / Giorgio Salati

3 marzo 2015

di Giorgio Salati

[Questa è la sedicesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Giorgio per la disponibilità. gm].

Giorgio_SalatiFlashback #1.
Giorgino è in età da asilo. Agguanta maldestramente gli albi di Topolino del fratellone, e storia dopo storia impara a leggere. Eppure non gli basta.

Flashback #2.
No, non gli basta. Sono passati un paio d’anni, e su Topolino il piccolo Giorgio vuole già scrivere. E lo fa. Prende un pennarellone rosso e scrive su un Topolino a caso il proprio nome. Più o meno, perché sta imparando l’alfabeto e scrive GORGO. Forse ha già sentore di quella passione per i fumetti che come un vortice lo risucchierà senza mai più lasciarlo andare.

Flashback #3.
Giorgio passa gli anni delle elementari a divorare fumetti. Periodici come Topolino e Il Giornalino, ma anche e soprattutto ciò che gli passa suo padre. I paperi di Carl Barks, i topi di Bill Walsh e Floyd Gottfredson, poi Asterix, i Peanuts e vi risparmio il resto di una lista troppo lunga.

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La formazione del fumettista, 10 / Fabio D’Auria

13 gennaio 2015

di Fabio D’Auria

[Riprendiamo le nostre rubriche. Questa è la decima puntata di quella del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Fabio per la disponibilità].

Fabio_D_AuriaPer sintetizzare i miei quattordici anni da colorista di fumetti potrei raccontarvi di quella volta in cui uno dei maggiori editor americani mi scrisse “I love you!” quando a una scadenza impossibile gli dissi che non doveva cercarmi un aiuto ma che avrei dormito qualche ora in meno e fatto tutto io da solo, o quando all’improvviso mi arrivò il mio primo lavoro Marvel mentre partivo con moglie e bimba di un anno per le vacanze estive in Sardegna, o di quando a inizio carriera risposi sì alla domanda se potevo colorare 540 pagine di Alan Ford in 20 giorni, o di altri mille episodi simili, tutti legati da un comune filo, l’aver mantenuto la promessa.
Per me rispettare l’impegno preso è sempre stata una regola inviolabile; in qualsiasi ambito ho sempre cercato di fare al meglio qualsiasi cosa mi fossi preso l’impegno di fare.
Ho tagliato lamiere, riempito taniche di detersivo, cucinato hamburger, montato barre in cursore degli ascensori o servito ai tavoli, e nei limiti delle mie possibilità ho sempre cercato di farlo al meglio.
Se ti piacciono i fumetti, il poterli fare è il mestiere più bello del mondo, ma è sempre un lavoro. Ho sempre cercato di non distaccarmi da questo concetto. Un lavoro presuppone un impegno e un impegno va rispettato. In quattordici anni non ho mai sforato una scadenza. Certo, mi sono ammalato anche io, anche io ho avuto degli imprevisti di percorso ma non è mai successo che il giorno della consegna pattuita io non abbia consegnato il lavoro promesso.
Se considerate poi che io in realtà i fumetti li volevo disegnare, l’aver colorato per i maggiori editori occidentali dovrebbe dimostrare quanto seriamente io tenga fede agli impegni presi.
Ma andiamo con ordine.

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