Posts Tagged ‘Thomas S. Eliot’

Dieci trucchi sicuri per diventare un classico

8 maggio 2015
Questo non è un classico.

Questo non è un classico.

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La formazione dello scrittore, 27 / Vanni Santoni

24 novembre 2014

di Vanni Santoni

[Questo è il ventisettesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Le due serie escono, ormai un po’ come viene viene, il lunedì e il giovedì. Ringrazio Vanni per la disponibilità. gm]

vanni_santoniLa base di tutto: in casa mia c’erano molti libri e fumetti, e io li leggevo. Ho cominciato a scrivere molto tardi ma a leggere molto presto, e anche molto seriamente. Mio nonno mi leggeva i classici; dalla biblioteca di mio padre attingevo indifferentemente libri da bambini e libri da adulti, fumetti da bambini e da adulti (c’erano del resto a disposizione collezioni integrali di Linus, Corto Maltese, Alter, L’Eternauta…). I miei libri preferiti da bambino erano quelli di Calvino, Borges, Andrea Pazienza e Umberto Eco; tra quelli effettivamente destinati all’infanzia apprezzavo molto il romanzo La pietra del vecchio pescatore e tra i fumetti la Pimpa di Altan e tutta la produzione di Carl Barks. Anche i Ronfi di Adriano Carnevali non erano male.

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La formazione dello scrittore, 15 / Marco Giovenale

1 ottobre 2014

di Marco Giovenale

[Questo è il quindicesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Ringrazio Marco per la disponibilità. gm]

marco_giovenaleStarei in verità per confessarmi inadatto a parlare di formazione dello scrittore. Applicata l’espressione al mio caso – sento forse pertinente e calzante modificarla in “formazione di una scrittura”.

Parlerei dunque, come posso, di questa, della formazione di una scrittura. (Che tenta di essere senza io-moi, dunque senza io-scrittore, forse; ma non senza soggetto – dell’inconscio). (L’informe c’è. Il formato, se e quando c’è, è il testo).

Di più. La scrittura è poi in effetti, in qualche modo, scritture. Una faccenda plurale. Correggo allora: Formazione di scritture.

Come evolvono, firmate MG (o “differx”, talvolta)? Da quali possibili gruppi / groppi di premesse? Verso quali direzione?

Se almeno dal 2002 (in termini editoriali) una delle strade affrontate è stata quella della poesia, anche questa – in sé – si ramificava o contraddiceva lavorando su piani che proprio poesia non erano. Anzi chiudevano in un angolo di contraddizione l’idea corrente di poesia che (non solo in quegli anni) pareva dominante nel contesto italiano. Questo ho sperimentato, fino al punto in cui la contraddizione interna al mio lavoro è parsa spostare l’asse del discorso e del mio piccolo iter su una prosa particolare, o modo di prosa, che non era e non è prosa poetica, e che anzi rivendica un’identità di… prosa in prosa. Una roba stranissima, distante dalla narrazione come dalla poesia (e dal poetico).

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La formazione della scrittrice, 34 / Franca Mancinelli

29 settembre 2014

di Franca Mancinelli

[Questo è il trentaquattresimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da tempo affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Franca per la disponibilità. gm].

Cedere la parola

franca_mancinelliCi si forma per distruzione. Una parte di noi precipita in un luogo senza fondo. Piccole bolle risalgono verso la superficie: lievi increspature poi nulla, più nulla. Un silenzio compatto, una sepoltura perfetta. Un sacrificio che compie qualcuno per noi esaudendo il nostro voto (la nostra paura più grande) o che compiamo noi stessi bendati e inconsapevoli, spinti da invisibili mani.

Scrivo perché ho ceduto la parola. Cedo la parola alla bocca degli altri. La cedo fino a perderla, fino a ritrovarmi ammutolita, imbavagliata, a una frazione di secondo dalla possibilità di ritornare. Ma quel secondo è decisivo, in quel secondo si è già pattuito, giudicato, stabilita la visione delle cose, intessuta la discussione, riso e deciso anche per te: alla presenza di te che affondi in una delle tante scuciture, maglie allargate e strappi del reale. Sprofondi nell’ascolto, lentamente perdi consistenza, cadi a capofitto. Le parole si stagliano altissime, come nuvole bianche contro un cielo nitido. Appartengono agli adulti, a un mondo che si svolge, che continua ad accadere. Finché qualcuno ha la parola ascolti, persuasa del suo diritto a occupare uno spazio di senso e di suono, della sua ragione a esistere così, nella forza che ha chi prende la parola, contenendosi entro i propri confini o cancellando anche i tuoi labilissimi contorni. Perdendo la parola divento un animale docile, un albero che fruscia. Tutti i graffi e i segni che porto, le fratture, il sangue perso, vengono da questa sfasatura rispetto al reale che accade. Una fenditura in cui è caduto anche qualche grano di polvere. Un giorno vi ho trovato un filo d’erba.

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La formazione dello scrittore, 9 / Giuseppe Genna

17 luglio 2014

di Giuseppe Genna

[Questo è il nono articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Giuseppe per la disponibilità. Il prossimo ospite della rubrica sarà Marco Candida. gm]

giuseppe_gennaNon so nemmeno a quale formazione fare riferimento; per me, cresciuto negli anni Settanta e Ottanta e Novanta, è adesso più confusione e sbigottimento che ricordo il dire del me stesso, chi incontrò, cosa fece, come arrivò alla scrittura. Inoltre si tratta di “io” e qui sta un problema storico. Utilizzare questo pronome radicale è stato difficile nel corso dei due decenni in cui ho pubblicato. Ho tentato di costruire un ologramma, un avatar, che attirasse fulmini e saette, giusto livore e ingiusto rancore, lasciando in pace la persona in un silenzio e in un respiro ampi, secondo l’insegnamento di un poeta che annovero tra i miei maestri e che era Antonio Porta (così, noto al secolo; si chiamava Leo Paolazzi, in verità).
Prendo molto sul serio questo invito di Giulio, che certamente è tra gli scrittori e intellettuali i quali più stimo da tanti anni, con cui a me è parso di fare un po’ di strada insieme (vorrei citare, insieme a lui, tra i miei coetanei editoriali, quelli per me più decisivi: Tommaso Pincio e Aldo Nove). Dice Giulio: scrivi quello che vuoi sulla formazione tua, meglio se lungo il pezzo, anziché breve. Quindi scrivo questo autoritratto, sommario e forse un po’ peccaminoso, seguendo le metriche suggeritemi.

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