Posts Tagged ‘Testamento biologico’

Commenti

2 giugno 2009

In calce all’articolo di Demetrio Paolin Appunti su Eulana Englaro, pubblicato qui in vibrisse, una persona che si firma “Anna” ha inserito quattro commenti. I primi due dicono: “ma andate tutti a cagareeeeeeeeeeeeeeeeee”. Il terzo dice: “siete tutti cessiiiiiiiiiiiiiii”. Il quarto dice, rivolgendosi a una persone precedentemente intervenuta: “sei una puttana ma vai alla varianteeeeeeee”. Ringrazio Anna per il suo contributo alla discussione, così utile e costruttivo. Sono convinto che solo affrontando le discussioni nel modo che Anna implicitamente suggerisce sarà possibile capire che cosa è giusto e che cosa non è giusto. Per il momento, tuttavia, preferisco tenere Anna (e le sue sorelle) lontana dai commenti in vibrisse. gm

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Leggete questo disegno

3 marzo 2009

di giuliomozzi

Il disegno di legge sul cosiddetto “testamento biologico” in discussione presso il parlamento italiano è, ahimè, un trucco. Se lo leggete (lo pubblico qui di séguito) vi accorgete che il suo scopo è vietare ciò che sembra autorizzare. Contiene inoltre svariate affermazioni di principio così vaghe o ambigue da poter generare, secondo me, un enorme contenzioso. Se si afferma che la Repubblica deve garantire “la dignità della persona umana riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina”, io sono d’accordo: e credo, ad esempio, che il signor Beppino Englaro, padre e tutore di Eluana Englaro, abbia appunto agito per garantire la dignità di sua figlia riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina. E allora, come mai l’attuale governo ha cercato di far approvare questa legge in fretta e furia proprio per bloccare l’operato del signor Englaro? Evidentemente ci sono almeno due concetti di “dignità” in circolazione: e mi pare bizzarro imporne uno [a] per legge, [b] dandolo per scontato, [c] e quindi in realtà senza definirlo.

Pensate al potenziale un’affermazione come: “La Repubblica riconosce come prioritaria rispetto all’interesse della società e della scienza la salvaguardia della persona umana”. Si potrebbe usarla per difendere la propria evasione fiscale. Non sarebbe difficile, soprattutto per una persona di basso reddito, o per una persona il cui reddito dipenda fortemente dalla disponibilità di una certa liquidità (i piccoli e piccolissimi imprenditori), argomentare: non pagando le tasse ho salvaguardata la mia persona, che è prioritaria rispetto all’interesse della società. Qualcuno ricorderà, spero, la comprensione manifestata dall’attuale capo del governo, in più occasioni, nei confronti degli evasori fiscali.

Eccetera. Senza contare il ridicolo di una “dichiarazione anticipata di trattamento”, per la scrittura della quale si prevedono sontuose procedure (dev’essere sottoscritta da un medico, depositata presso un notaio, rinnovata ogni tre anni), ma che non è vincolante, ovvero non vale nulla. E’ una semplice nota informativa, in pratica.

Vi invito dunque a leggere il disegno di legge. Se lo trovate inopportuno, potete fare una cosa: aderire all’appello “per il diritto alla libertà di cura” del senatore Ignazio Marino, qui. Appello che trovo criticabile sotto vari aspetti (tanto che mi sono deciso a firmarlo solo ora: vedi qui alcune ragioni della mia esitazione), ma che mi pare condivisibile nella sostanza.

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Chiedo di essere indagato per omicidio volontario

2 marzo 2009

di giuliomozzi

[Questo articolo è stato ripreso in Il primo amore, qui].

Leggo nei giornali che il signor Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte e i dodici componenti dell’associazione Per Eluana – costituita ad hoc per dare la morte alla giovane Eluana Englaro nel rispetto del protocollo stilato dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano – sono indagati per l’ipotesi di reato di omicidio volontario. L’iscrizione di queste persone nel registro degli indagati presso la procura di Udine è, ha spiegato il procuratore Antonio Biancardi, un “atto dovuto” dopo l’esposto presentato dall’associazione Comitato Verità e Vita.

Ritengo assai opportuno che queste quattordici persone vengano indagate. Si tratta non tanto, presumo, di stabilire che cosa costoro abbiano fatto; ma se ciò che costoro hanno fatto sia o non sia omicidio volontario.

Credo che sarebbe assai opportuno indagare per lo stesso reato – o almeno per l’apologia dello stesso reato – tutte quelle persone che da quando il “caso Englaro” ha avuto notorietà hanno espresso opinioni, hanno preso posizione, hanno creato un clima culturale più favorevole (o meno sfavorevole), hanno emesso sentenze: tutte quelle persone che, in sostanza, hanno in vario modo contribuito a far sì che a Eluana Englaro fosse data la morte nel modo che tutti sanno.

Tra queste persone ci sono anch’io. Chiedo quindi di essere indagato. Spedirò oggi stesso una lettera in tal senso alla procura di Udine.

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Appunti su Eluana Englaro

18 febbraio 2009

di Demetrio Paolin

[Un interessante commento a questo articolo è apparso qui].

Già alcuni mesi fa avevo scritto una serie di appunti su caso di Eluana Englaro. Ora è trascorsa più di una settimana dalla sua morte e ancora non riesco a fare su questa vicenda una riflessione complessiva. Quindi proprio come l’altra volta riporto solo gli appunti che ho steso.

La gente is reality. Se guardate con una certa attenzione i giornali, i siti web d’informazione e i social network avrete sicuramente notato che l’acuto di partecipazione alla vicenda di Eluana è culminato con lo spostamento a Udine della ragazza, mentre dopo la sua morte tutto è andato via via spegnendosi. Pochi giorni e la notizia era passata in secondo piano, meglio parlare della Sardegna o del Festival di Sanremo.

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Testamento biologico

16 febbraio 2009

di Marco Candida

Prima di dichiarare la mia volontà in questo testamento biologico, vorrei esprimere qualche dubbio proprio riguardo l’impiego di un tale strumento. La mia perplessità è la seguente: ma davvero può esistere qualcuno a questo mondo che possa dichiarare in un documento scritto che in caso di stato vegetativo desidererebbe seguitare a vivere? Qualcuno che dichiari di desiderare di protrarre la propria esistenza nutrito da un sondino nasogastrico e tenuto in vita da ingranaggi, rotelle, dentellature, siano pure esse microscopiche? Qualcuno che posto davanti alla eventualità di vivere come una pianta, una rapa, un tubero potrebbe dichiararsi disposto a vivere in queste condizioni? Che dichiari di esigere che i parenti, gli amici, i conoscenti seguitino ad assisterlo, a non dimenticarsi di lui, a venirlo a trovare almeno una volta alla settimana, una volta al mese, almeno una volta all’anno? Adesso che ci penso mi viene anche da domandarmi: “Ma quando sentiamo dichiarare da qualcuno che si trova sul letto di morte: “Non dimenticatevi di me”, allora come dobbiamo interpretarle queste parole?” Quando muore una persona cara, e purtroppo anche io ho fatto tragicamente esperienza di questo evento, e nel modo peggiore, ossia si è trattato di un evento capitato all’improvviso (una mattina mi hanno telefonato e mi hanno comunicato la notizia), soltanto l’oblio, la dimenticanza – o quantomeno un certo grado di oblio e dimenticanza, perché del tutto non si dimentica mai – può aiutarci a rimettere insieme i pezzi del nostro corpo e della nostra psiche. “Non dimenticatevi di me”.

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Testamento biologico

16 febbraio 2009

di Milvia Comastri

In pieno possesso delle mie facoltà,
oggi, 8 febbraio,
io dichiaro:

che se dovesse la mano del destino
spegnere in me barlume di coscienza
mai e poi mai, e lo ripeto ferma,
vorrei che tubi e aghi mi tenessero
in Vita.
Che non sarebbe
Vita
quella di un corpo
senza più pensiero.
Perché Vita non è
se orfana di emozione.
Perché non è Esistenza
non provare né gioia né dolore,
quelli del cuore ma anche della carne.

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Chiamare le cose col loro nome

14 febbraio 2009

di Massimo Adinolfi

[Questo articolo di Massimo Adinolfi è apparso il 10 febbraio 2009 in Left Wing con il titolo: Il significato della fame]

Intervistato dal Corriere, Camillo Ruini ha affermato che quel che sarebbe accaduto a Eluana, con l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, va descritto, se si vogliono “chiamare le cose col loro nome”, in questi termini: “Farla morire di fame e di sete”. Ora Eluana è morta. Il cardinale Barragan chiede perdono al Signore per coloro che l’hanno uccisa. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dice che pesano le firme non messe sotto il decreto legge del governo. Maurizio Sacconi chiede di proseguire nella discussione sul cosiddetto testamento biologico. Fioccano le dichiarazioni: è il caso di provare a tessere il filo di un ragionamento, che non debba nulla all’emozione del momento e aiuti, se possibile, a fare una legge migliore di quella che il parlamento sembra accingersi a votare. Nec ridere nec lugere.
Cominciamo allora col dire che non c‘è pretesa al mondo più impegnativa di questa: chiamare le cose col loro nome. Siccome il cardinale Ruini ha trovato il nome per la cosa, gli si deve chiedere: cosa sono la fame e la sete, che ha creduto di nominare così a proposito nel caso di Eluana Englaro? L’opinione pubblica discute di questioni che appaiono (e in verità anche sono) molto più grandi di quella che è impegnata dalle parole di Ruini, ma non è cosa del tutto secondaria neppure questa, come mi propongo di dimostrare.
E dunque: cosa sono la fame e la sete?

Continua a leggere l’articolo in Left Wing
.

Spirito, respiro

10 febbraio 2009

di Fabrizio Centofanti

La bagarre scatenata intorno alla vicenda di Eluana è emblematica. Ci sono ragioni da una parte e dall’altra; il problema, secondo me, non sono le ragioni, ma i torti. E il torto è uno: la mancanza di rispetto, il voler affermare la propria visione delle cose in una rissa in cui si smarrisce il punto di consistenza della questione: il bene di Eluana. La tragedia è che nessuno può sapere quale sia questo bene. Se cioè Eluana fosse pronta a morire, o se il cammino della malattia richiedesse ancora tempo, se ci fosse qualcosa da elaborare nelle cellule incapaci di comunicare normalmente, ma ancora presenti alla vita in modi per noi indecifrabili. A mio parere nessuno possiede gli strumenti per interpretare il codice di un malato nelle condizioni di Eluana, per cui la soluzione dovrebbe essere una sorta di sospensione di giudizio, l’accettazione della presenza enigmatica ma eloquente di una vita che non vuole esaurirsi. Parlo di un caso come quello di Eluana, in cui il respiro è spontaneo. Ma ci sono situazioni in cui il malato è sostenuto da una macchina: un mio carissimo amico è affetto da SLA: riceve l’ossigeno, ma è lucido e risponde agli stimoli. Una legge sul testamento biologico, secondo me, dovrebbe tener conto della psicologia del malato, che in condizioni di emergenza può aggrapparsi alla vita in modo imprevedibile. La soluzione è più complessa di quanto gli schieramenti ideologici possano sostenere, spesso con violenza. Il rispetto implica un’apertura all’altro senza limiti e senza riserve. Più che una legge, è necessario uno spirito: che vuol dire, appunto, respiro.

Testamento biologico

10 febbraio 2009

di Mauro Testa

[Questo “testamento biologico” è apparso anche in Il primo amore, qui]

Io, Mauro Testa, nato a Busto Arsizio il 25 luglio 1973, nel pieno delle mie facoltà mentali e fisiche, voglio lasciare con questo testamento biologico le disposizioni che desidero siano attuate nel caso mi trovassi nell’impossibilità di esprimerle verbalmente; nella speranza che, se ciò dovesse proprio accadere, accada almeno in un mondo meno barbaro e più umano di quello in cui ora mi trovo a vivere.

Cara I***, cara M***, cari amici, se ancora ne avrò, cari genitori e fratelli, nel malaugurato caso vi troviate dinnanzi al mio corpo, ormai privo di volontà, tenuto in vita artificialmente oppure alimentato e abbeverato a forza o ancora costretto a deglutire da una volontà non più mia, ascoltate con attenzione il parere dei medici, pretendete che vi dichiarino le loro convinzioni religiose che ne determinano l’agire e diffidate di coloro che si dichiarano cattolici: se le speranze di un mio ritorno alla vita dovessero essere praticamente nulle, vi prego di concedermi ancora un po’ del vostro tempo, diciamo fino alla prossima primavera e tenetemi compagnia, se ne avete voglia, con un po’ di Dostoevskij: I fratelli Karamazov e i Demoni almeno, magari Delitto e Castigo o Il giocatore, leggetemi un po’ de Il Viaggio di Céline e qualche passo con le femminote di D’Arrigo, se nonostante questa cura il mio corpo dovesse continuare il suo sonno, e se nemmeno un bacio da fiaba dovesse mutare le cose, facciamola finita, chiudetemi gli occhi, se ancora sono aperti, staccate spine, sondini, tubi, pompe e quant’altro dovesse essere collegato al mio povero corpo e lasciatemi morire in pace. Fate smontare gli organi, se ancora ce ne sono di utili per qualche altro essere umano, quel che rimane datelo al fuoco e le ceneri che ne derivano gettatele da qualche parte, so che sicuramente saprete dove.

[Testamenti biologici in Il primo amore] [testamenti biologici nel vecchio vibrisse] [testamenti biologici in questo nuovo vibrisse]

Testamento biologico

9 febbraio 2009

di Sergio Baratto

[Questo “testamento biologico” è apparso anche in Il primo amore, qui]

Oggi 9 febbraio 2009 io Sergio Baratto, nato ad Abbiategrasso il 18 giugno 1973, nel pieno possesso delle mie facoltà dichiaro quanto segue:
se dovessi trovarmi in uno stato vegetativo irreversibile prolungato artificialmente tramite una procedura di alimentazione forzata, o in condizioni tali che la mia coscienza fosse perduta per sempre e la mia sopravvivenza puramente meccanica fosse garantita esclusivamente dalle macchine, chiedo che al mio corpo e a ciò che eventualmente resterebbe della mia anima vengano risparmiate ulteriori sofferenze e lo strazio di una non-vita.
Se il mio stato si rivelasse senza speranza, e fosse perciò in tutto e per tutto una lunghissima e penosa agonia, chiedo con forza che non ci si accanisca terapeuticamente su di me e che mi si lasci morire.
Se qualcuno dei miei organi fosse ancora buono e funzionante, mi piacerebbe che servisse ad aiutare la vita di qualcun altro.
Data la situazione attuale, ho ritenuto necessario e più sicuro rendere pubbliche queste mie volontà che, in condizioni normali e in un paese civile, sarebbero rimaste private.

[Testamenti biologici in Il primo amore] [testamenti biologici nel vecchio vibrisse] [testamenti biologici in questo nuovo vibrisse]

Testamento biologico

9 febbraio 2009

di Laura Russo

[Questo “testamento biologico” è apparso anche in Il primo amore, qui]

Non mi iscrivo a un gruppo, non raccolgo appelli. Non vado in piazza a schierarmi dietro a uno striscione che reca il nome di una persona che non conosco.
È inutile, io non soffro per Eluana. Non posso prendere a cuore il suo dolore, perché non lo sento. E se in questi giorni sono irascibile e bellicosa non è per lei, per questo nome bislacco che va di bocca in bocca a contenere ogni volta una battaglia personale e diversa che non è la sua.

Fremo e mi arrabbio per questo Paese bloccato e anticostituzionale; per questo governo che non mi rappresenta, eletto grazie al voto di persone che non stimo; per il potere subdolo e sinistro di certe ambigue istituzioni; per queste voci piene di sé che parlottano sul treno, sentenziano sui blog, pontificano nei talk show e riempiono delle proprie inutili ideologie il profilo di facebook.

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Lettera di un padre a un padre

9 febbraio 2009

di Bob Schindler

[Questa lettera aperta di Bob Schindler a Beppino Englaro è stata pubblicata in Italia da Sussidiario.net. Ringrazio Fabrizio Centofanti che me l’ha segnalata. gm]

Caro Signor Englaro, mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.
Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.
Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.
Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

Continua a leggere la lettera in Sussidiario.net.

Due lettere e due articoli

8 febbraio 2009

Caro Nicola, in questo momento vorrei tanto che Eluana si svegliasse adesso e dicesse: “Brutti stronzi! Che cazzo mi togliete da mangiare!”, poi si alzasse e abbracciasse suo padre e sua madre e dicesse: “Non fatemi più ‘sti scherzi! guardate che casino avete fatto!”. Voglio sperare che Beppino Englaro non stia portando avanti alcuna battaglia civile. Voglio sperare che sia solo un uomo scavato dal dolore. […]

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Testamento biologico

7 febbraio 2009

di giuliomozzi

[Ripubblico qui il “testamento biologico” che pubblicai in vibrisse undici mesi fa. Ricordo che in vibrissebollettino.net (qui) e in Il primo amore (qui) sono pubblicati altri “testamenti biologici” e vari articoli sull’argomento. gm]

Ho quarantott’anni e, sinceramente, spero di arrivare alla morte in condizioni decenti. Il dizionario di Tullio De Mauro, alla voce “decenza”, dice: “Convenienza, decoro, pudore rispetto alle esigenze etiche della collettività”. Quando penso alla decenza, invece, io penso alle “esigenze etiche” mie proprie. Quali siano queste mie “esigenze etiche”, io solo lo so: e non lo so ora per allora (un “allora” futuro), ma lo so in ciascun momento per quel momento. E’ possibile, peraltro, che io mi possa trovare, in un certo momento della mia vita, nell’incapacità di stabilire quali siano le mie “esigenze etiche” in quel preciso momento. Perciò – è questo il testamento – dico e dichiaro, qui e pubblicamente, che desidero che in quel certo momento possano decidere, abbiano il diritto e il dovere di decidere, in mio nome, quali siano le mie “esigenze etiche”, le persone che mi amano.

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Politica e pietas

5 febbraio 2009

di Brunetto Salvarani

[Questo articolo di Brunetto Salvarani è apparso nel quotidiano il manifesto di ieri 4 febbraio 2009].

Ho riflettuto sul caso-Eluana. Con fatica, da padre e da cristiano che cerca di vivere la radicalità del vangelo e la fedeltà alla terra, come mi ha insegnato un grande testimone del ‘900, il teologo Bonhöffer. Non ho raggiunto conclusioni, ma frammenti di pensiero, che dicono la complessità della situazione, insieme alla fragilità di questi nostri giorni. Con delicatezza, e senza che appaia come un indice puntato verso chi ha maturato idee diverse, ammetto che personalmente provo perplessità di fronte all’interruzione dell’alimentazione, e che se mi trovassi in una condizione simile, vorrei rimanere al mio posto: senza accanimento terapeutico, ma intendendo sperimentare fino in fondo l’esistenza.
Il fatto è che ora non si tratta di me ma di lei, e quanto per me è un valore potrebbe non esserlo per lei (e per i suoi). Anzi, come capita spesso, si può percepire come barbarie ciò che per altri è invece addirittura luogo di edificazione. Se distanti visioni della vita producono diverse etiche, non necessariamente esse sono destinate a scontrarsi, ma piuttosto a domandarsi: qual è il bene per te? Per l’altro, che sta di fronte a me? E’ a partire dalla capacità di rispondere a questa domanda, spiega Lévinas, che si misura il nostro attuale grado di umanità.

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Quella volontà da rispettare

5 febbraio 2009

di Massimo Adinolfi

[Massimo Adinolfi ha pubblicato questo articolo ieri sera, nel suo blog Azione parallela].

La prima riflessione la merita Beppe Englaro. La merita il suo silenzio, in queste ore, e l’uso sempre pacato delle parole, in mezzo a tanta scompostezza. La merita la dignità e l’amore con cui ha difeso la volontà della figlia Eluana, e la tenacia con cui ha rivendicato il rispetto delle regole. A questo, non certo all’avventatezza di chi chiede che un giudice gli tolga in extremis la patria potestà (lo ha dichiarato con bella improntitudine il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) dobbiamo il fatto che la pagina della storia civile e politica del nostro Paese che stiamo per voltare può essere scritta in termini che consentano all’Italia di avere, forse, una legge. E avercene, di padri e di italiani così.
Una pagina scritta in termini di diritto, sempre preferibili alle scorciatoie di fatto, alle soluzioni di comodo, che si seguono ipocritamente al riparo dall’opinione pubblica e soprattutto dalle misure di legge. Qui cade la mia seconda considerazione: sui giudici, sulle sentenze. Nulla è univoco al mondo, nulla è logicamente inoppugnabile, ma se dinanzi all’ultimo pronunciamento della Cassazione, che non è certo intervenuta frettolosamente, bensì dopo una vicenda giudiziaria durata anni, si invoca addirittura un decreto urgente del Consiglio dei Ministri per fermare la morte (l’assassinio, l’omicidio), si comprende quanto sottile sia lo strato di civiltà giuridica al cui riparo si difendono i diritti di libertà nel nostro Paese.

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