Posts Tagged ‘Terremoto’

Il sermone di Tobia

21 luglio 2016

di Demetrio Paolin

[In questi giorni è uscito in libreria il nuovo numero (il  quinto) di Effe. Periodico di Altre Narratività. Otto scrittori, alcuni al loro esordio altri già pubblicati, per otto illustratori per otto “storie inedite narrate attraverso stili diversi e diversi respiri ma accomunate dalla voglia di rendere omaggio alla narrativa di qualità e al genere del racconto”. Di seguito il racconto di Demetrio Paolin con l’illustrazione di Silvia Rocchi]

illustrazione[…] Il corpo dei morti continua a sognare come se una parte del defunto non morisse del tutto, ma rimanesse appiccicata alle ossa e alla carne. Sogna cose belle: luminose giornate, piante rigogliose e verdi, caldo, fiumi d’acqua dolce. Poi il corpo si disfa e si disperde nella terra e nelle radici degli alberi. In questa consistenza c’è Dio, che trattiene, testardo e debole, gli atomi sognanti degli amati corpi fino alla fine dei tempi. Vi ricordate la polvere che c’era quel giorno, appena crollate le case, e che è rimasta ostinata per mesi sulla nostra pelle e sui nostri vestiti, sui segnali stradali e sulle macchine parcheggiate, sui tavolini dei bar all’aperto? Quello era il resto, lo scarto dei nostri morti amati; era i sogni delle persone che ci supplicavano di tenerle con noi. Io, amici, ho raccolto quella polvere in un sacco di plastica, affinché i morti potessero sognare ancora. […]

Leggi Il sermone di Torbia di Demetrio Paolin, da Effe n. 5.

“Qualche mente fragile che ha avuto morti sotto le macerie potrebbe arrivare a sparare”

15 luglio 2010

[…] Giudici che, denuncia [l’attuale capo del governo], “mi hanno spinto a chiedere alla Protezione Civile di non da andare più all’Aquila, perché dopo la denuncia di mancato allarme da parte della magistratura qualche mente fragile che ha avuto morti sotto le macerie potrebbe arrivare a sparare” (Ansa, 9 giugno 2010, qui).

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Una domenica pomeriggio, d’estate / I racconti del terremoto, 2

28 luglio 2009

di Enrico Macioci

[Enrico Macioci abita a L’Aquila. Attualmente è ospite di parenti nella Marsica. Questo racconto è il secondo di una serie di dieci. Se vuoi, puoi prelevare il testo in pdf].

Aveva rubato una vecchia scassona bianca con la gommapiuma che usciva dai sedili, i vetri a manovella e il tachimetro stinto. Teneva il vetro abbassato perché faceva caldissimo, e il volante scottava. Non sapeva di preciso che giorno fosse, ma i tizi in camice parlando fra loro la sera prima dicevano: da un po’ la situazione è tranquilla, forse il peggio è passato, le pause cominciano ad allungarsi anche se non si sa mai, eccetera eccetera. Così aveva rubato la scassona ed era venuto sin qua. Non era stato difficile nemmeno per lui – salvo che lui aveva assolutamente le carte in regola, tutte tranne una. E benché s’ostinassero a considerare questa sola carta mancante come un problema degno di cure lunghe e scrupolose, lui si sentiva bene. Desiderava capire e ricordare; nient’altro.

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Dagli angoli, dalle piaghe

19 aprile 2009

Due poesie di Enrico Macioci

dagli angoli
lamina il futuro

cielo terso
cade sull’intonaco,
ne bevono quei vetri,
quei ricordi,
uno a uno,
lentamente

piano, invincibile,
diluvia il sole
con le rondini
e le rose dentro

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“Io non darò neanche un centesimo di euro”

19 aprile 2009

di Giacomo Di Girolamo

[Questo articolo di Giacomo di Girolamo è apparso qualche giorno fa in FaceBook, e forse prima ancora nella rivista in rete Marsala da lui diretta; è stato riprodotto un po’ dappertutto; lo si trova in una quantità di siti; è stato commentato da Adriano Sofri in Repubblica; poi è corsa voce che fosse stato cancellato da FaceBook (vedi qui). Io l’ho ricevuto poco fa da un amico. In calce all’articolo di Di Girolamo riproduco quello di Sofri. gm]

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

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I profeti dei semplici

11 aprile 2009

di Federica Sgaggio

Poche parole semplici semplici. Evocative. Tranchant. Poche parole che non lascino spazio a contesti, spiegazioni, storia, motivi, ragioni.
Le stavo aspettando.
Mi meravigliavo che ancora nessuno avesse sfruttato l’occasione per sparare addosso all’Irpinia.

Eccole. Le scrive lui.
Stella, il principe della categoria dei pragmatici che hanno capito tutto, perché è già tutto lì scolpito nelle loro teste, e non c’è neanche bisogno di pensarci su chissà quanto.

Continua a leggere l’articolo nel blog di Federica Sgaggio.

Musica per i nostri morti

10 aprile 2009

Pianista: Arturo Benedetti Michelangeli.

“His remarks scarcely correspond to the experiences of the homeless.”

9 aprile 2009

di John Hooper

[Questo articolo è apparso ieri nell’edizione in rete del quotidiano britannico The Guardian. Ringrazio Mauro Mongarli per la segnalazione. gm].

The Italian prime minister, Silvio Berlusconi, today sparked controversy when he said the 17,000 people made homeless by Monday’s earthquake should think of themselves as being on a “camping weekend”.
Berlusconi made the remark during an interview with a German television channel as he visited one of the emergency camps set up to cater for people who have lost their homes in the disaster.
The quake, which devastated the city of L’Aquila and surrounding towns and villages, has now claimed 260 lives.
Berlusconi told the reporter for the N-TV channel that the homeless quake victims “lacked nothing”.
“They have medicaments. They have hot food. They have shelter for the night,” he said.
Of course, their current lodgings are a bit temporary. But they should see it like a weekend of camping.”
His remarks – which seem to have been intended to reassure the public – scarcely correspond to the experiences of the homeless. […]

Leggi tutto l’articolo nel sito del Guardian.

Ascolta la dichiarazione di Silvio Berlusconi.

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“Di cosa ha bisogno questo Paese per lasciarsi alle spalle queste tragedie?”

8 aprile 2009

di Cletus

[Riporto qui la parte finale di un articolo di Cletus. Lo leggete intero qui. Cletus si occupa professionalmente di materiali per l’edilizia. gm]

[…] Perchè lo Stato […] non abolisce quell’assurdo meccanismo del ribasso della base d’asta che comporta, nella logica imperante del sub appalto, di dover vedere [crollare] edifici adibiti a strutture pubbliche, costruiti dopo tanti altri sismi, altre solenni promesse, poi puntualmente disattese. Allora dietro a certe scelte c’è l’uomo, la sua dignità. Rubare su un appalto, oltrechè criminale è indice di una idea della sicurezza degli utenti vicina allo zero. E’ la logica del profitto, dirà qualcuno, no, forse è la sua degenerazione. Allora non accettiamo da uno Stato, che poi siamo, saremmo, noi, che conceda l’affidamento dei lavori con queste normative, con questi strumenti medioevali. Non devono esistere, in una nazione che si dice civile, leggi che legalizzano la ruberia, l’arte di arrangiarsi. Ribassi in base d’asta, significa dosare il cemento a 200 kg al metro cubo laddove è prescritto (e pagato) per essere a 350 kg. Stessa cosa per il diametro dei ferri. Ecco allora che dove non è l’età, vetusta, degli edifici dei centri storici dei piccoli paesini, costruiti in conci di pietra, anche edifici cosidetti “moderni”, roba costruita pochi decenni fa, si sbricioli, col suo carico di morte, per l’amara felicità di qualcuno, “costretto” a lucrare sulla bontà (e quantità) dei materiali a scapito della vita dei suoi simili.

Per non dover piangere ancora, storie come questa.

“L’unica cosa che consola è il corpo”

7 aprile 2009

di Federica Sgaggio

[Questo articolo è apparso ieri nel sito di Federica Sgaggio].

Guardavo le foto delle persone scampate al terremoto abruzzese di stanotte e una cosa mi ha colpito con la forza di una folgorazione.

L’ho sempre saputa; chiunque di noi, immagino, la sa e l’ha sempre saputa, ma la vita quotidiana non ci aiuta a tenerla presente.
E vederla – vederla ripetutamente uguale a se stessa in una serie di immagini struggenti – ce la riporta alla memoria con la violenza di una sberla.

L’unica cosa che consola è il corpo.

Leggi il seguito di questo post >

Esercizi di cinismo

6 aprile 2009

di giuliomozzi

[Questo articolo è stato ripreso nel quotidiano Il mattino di Padova l’8 aprile 2009. Vedi qui].

Secondo quanto leggo nel sito del mistero dell’Interno, il capo dell’attuale governo ha dichiarato che il terremoto avvenuto questa notte in Abruzzo è «una tragedia senza precedenti». La Protezione civile, leggo nello stesso sito, prevede fino a 10.000 edifici lesionati; gli sfollati potrebbero essere nell’ordine delle decine di migliaia.

Ricordo che il terremoto del Friuli, nel 1976, fece 989 morti; 45.000 persone rimasero senza tetto (in Italia; altri danni, e forse altre vittime, ci furono in Slovenia, vedi Wikipedia). Il terremoto dell’Irpinia, nel 1980, fece 2.735 morti; gli sfollati furono 230.000 (vedi Wikipedia). Senza contare il terremoto di Messina e Reggio Calabria, nel 1908: «Messina, che all’epoca contava circa 140.000 abitanti, ne perse circa 80.000 e Reggio Calabria registrò circa 15.000 morti su una popolazione di 45.000 abitanti. Secondo altre stime si raggiunse la cifra impressionante di 120.000 vittime, 80.000 in Sicilia e 40.000 in Calabria. Altissimo fu il numero dei feriti e catastrofici furono i danni materiali» (vedi Wikipedia). Il capo dell’attuale governo, quindi, dichiarando questo terremoto «una tragedia senza precedenti» compie un atto di falsificazione storica: i precedenti ci sono, e sono terribili (vedi una lista dei terremoti italiani).

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