Posts Tagged ‘Stefano Strazzabosco’

La formazione dello scrittore, 12 / Antonio Turolo

11 settembre 2014

di Antonio Turolo

[Questo è il dodicesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Antonio per la disponibilità. gm]

AntonioTuroloHo studiato con diligenza. Anche con esagerazione. Dai sei ai trent’anni, cioè dalla scuola elementare fino allo scadere di una borsa di studio dopo la laurea.
Ho letto con passione. Prima narrativa, poi anche poesia. Non c’era nessun libro nella casa in cui sono cresciuto,(oggi sono diventato un compratore compulsivo), tranne qualche libretto d’opera, finito in fondo ad un armadio.

FabioTombari_LibroDiTonino_1 FabioTombari_LibroDiTonino_Il primo che ho letto si intitolava Il libro di Tonino, dello scrittore marchigiano Fabio Tombari. La copertina raffigurava un bambino che ascoltava il suono di una conchiglia. Ho letto con esagerazione. Interi pomeriggi senza uscire di casa. L’apice della passione l’ho raggiunto nella tarda adolescenza, in concomitanza con la scoperta dei grandi scrittori europei di primo Novecento. Oggi sarò forse più smaliziato, ma ho perduto quella capacità di farmi coinvolgere.
E poi c’era il tema. Intendo dire proprio il tema in classe, l’unico tipo di componimento previsto a scuola, senza le inutili complicazioni che qualche pedagogo ministeriale ha voluto aggiungere poi. Mi piaceva molto il tema, proprio per la sua natura anarchica, senza regole, che stimolava la fantasia.

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Carillon, clown (una favola di tanti anni fa)

19 febbraio 2013

di giuliomozzi

[L’idea di questa favola, scritta tanti anni fa, è di Elisabetta Canevarolo. L’elaborazione e la scrittura sono miei. La favola è stata pubblicata anche in Favolario illustrato, a cura di Stefano Strazzabosco. gm]

Alessandra ha nove anni. E’ una bambina molto bella. Ha i capelli neri lucenti, molto lunghi, che di solito tiene legati a coda con un elastico oppure con un fiocchetto. Ha gli occhi neri neri, così grandi che a chi la guarda sembra che siano grandi come tutto il viso. Alessandra abita in una casa con un piccolo giardino e durante la stagione buona sta per quasi tutto il tempo nel giardino a giocare. Ogni tanto, quando è stanca, torna in casa e si addormenta sul divano o sul letto, qualche volta anche in cucina, seduta, con la testa appoggiata sul braccio sopra il tavolo. Alessandra sembra un gatto cucciolo quando dorme così, con gli occhi chiusi stretti, con il corpo che sembra ancora vibrare per lo sforzo del gioco che ha appena interrotto, con il piccolo naso che ogni tanto si allarga come per un respiro più profondo, a ricuperare il fiato. Quando Alessandra si addormenta così, il suo non sembra nemmeno un sonno, è solamente una pausa, il corpo si riposa ma dentro il corpo non entrano la pesantezza e gli odori del sonno vero. In questo sonno non ci sono sogni, c’è soltanto l’abbandono fiducioso. Alessandra dorme solo cinque o sei minuti e dopo corre via, nel giardino di nuovo, a giocare con la palla o con la corda, o a guardare la luce del sole che attraversa gli alberi facendo brillare i bordi delle foglie, o a spiare il ragno che fa la tela o la formica che trascina un piccolissimo seme (ma è enorme per lei!); oppure sta immobile per osservare la lucertola che sta immobile sopra il sasso in battuta di sole, muove soltanto la testa, appena appena, a piccoli scatti, come per sorvegliare la zona, in cerca di una preda o per timore di un pericolo. Alessandra immobile si dimentica di respirare, sbatte gli occhi per la luce, la lucertola non c’è più.

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