Posts Tagged ‘Simone Salomoni’

“Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Quarto fallimento: “Alter ego”

4 maggio 2018

[Simone Salomoni ha scritto il romanzo Quattro fallimenti nel corso (e un po’ dopo) di una Bottega di narrazione. Ne pubblico quattro estratti, uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. Vedi il primo, il secondo e il terzo fallimento. gm]

Vanes, pittore di poca fama, racconta all’avvocato il suo rapporto con Nicole, modella autolesionista

Potevo fare qualcosa per Nicole? Potevo evitare ciò che le è accaduto? Non lo so. Forse sarebbe bastato cercare Nicole nei giorni successivi, farle sapere che per lei c’ero, che non era sola. E invece non ho fatto niente, e la verità è che se anche avessi saputo cosa fare, se anche avessi avuto la certezza del risultato, non avrei fatto niente. Se avessi fatto il bene di Nicole avrei potuto in qualche modo riscattarmi da tutto il male che in passato ho agito. E io sono contro il riscatto.

Io voglio continuare a sanguinare. Io non lascio correre, non dimentico. Io conservo pianti, sorrisi, carezze, insulti, baci, disprezzo. Io non taglio corde, non spezzo catene. Io ripenso alle cose, le giro, le apro, le rivolto e non permetto alle ferite di rimarginarsi. Le mie ferite non devono rimarginarsi mai.

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“Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Terzo fallimento: “Adeste fideles”

1 maggio 2018

[Simone Salomoni ha scritto il romanzo Quattro fallimenti nel corso (e un po’ dopo) di una Bottega di narrazione. Ne pubblico quattro estratti, uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. Vedi il primo e il secondo fallimento. gm]

Sergio, ex marito di Luce, racconta la campagna elettorale del piccolo comune in cui è tornato a vivere

Dio, se solo avessi una macelleria! Gliela farei vedere io ai macellai di Loiandoro, li sfiderei io, ma io non ce l’ho una macelleria e la gara di Smaialando e svinando la puoi fare solo se hai una macelleria, neanche ci volesse l’iscrizione all’ordine mondiale dei macellai riuniti per disfare un maiale. A Loiandoro di macellerie ce n’è tantissime, ci sono più macellerie che banche, più macellerie che bar, e il 3 febbraio, il giorno di San Biagio, invece che festeggiare il Patrono, a Loiandoro si festeggia il maiale: «non ha mai fatto niente contro la zizzania quel buono da niente d’un santo!», si sente bestemmiare a Loiandoro il 3 Febbraio. E il giorno di Smaialando e svinando, c’è proprio una sfida fra le macellerie, ma mica solo fra le macellerie di Loiandoro, nooo, il 3 febbraio arrivano norcini da ogni dove per partecipare alla gara di Smaialando e svinando, arrivano da fuori provincia e da fuori regione, è famosa la festa di Smaialando e svinando, ormai è la festa più importante che c’è a Loiandoro.

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“Quattro fallimenti” di Simone Salomoni / Secondo fallimento: “Memento mori”

26 aprile 2018

[Simone Salomoni ha scritto il romanzo Quattro fallimenti nel corso (e un po’ dopo) di una Bottega di narrazione. Ne pubblico quattro estratti, uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. Vedi il primo fallimento. gm]

Secondo, figlio dell’imprenditore edile Settimo Schiavi, racconta la morte di Vanes Percassi

«Non capisco come si fa a piangere così…», mi dici.

Guardo Sergio. Nemmeno al funerale dell’amato nonno, mio fratello era sembrato tanto inconsolabile. Sì, aveva pianto parecchio, ma mai quanto oggi. Chissà, forse perché il nonno gli aveva dato il tempo di abituarsi alla morte. Il nonno era stato malato a lungo. Cancro ai polmoni. Fumava come una ciminiera, il nonno. Nonostante gli ammonimenti della nonna e della mamma aveva sempre fumato come un turco.

Il nonno lo avevamo visto deperire giorno dopo giorno, attaccato a un respiratore, in un letto di ospedale. Lo avevamo visto pronto a convertirsi al buddismo dopo che un inserviente indiano gli aveva spiegato che i buddisti non muoiono, ma si reincarnano in una nuova vita. Proprio lui, quel nonno che spesso chiedeva alla nonna di passarle il lunario di Frate Indovino solo per il gusto di trovare un nuovo santo da bestemmiare; lui, sempre pronto a maledire Dio, la Chiesa e tutti gli Dei di tutte le chiese, sembrava pronto a convertirsi sulla base di tre stronzate inventate da un inserviente indiano, pur di credere che non tutto fosse prossimo a finire per sempre e per davvero.

Nonno, in qualche modo, aveva dato a Sergio il tempo per prepararsi. Vanes no. La morte di Vanes era arrivata violenta, una sassata dal cavalcavia. Venerdì scorso dirigeva il suo cantiere; oggi, sei giorni dopo, è dentro la cassa di mogano che il prete si appresta a benedire. In mezzo: un bizzarro incidente. Anzi: nemmeno un incidente. Un caso, un accidente, una fatalità difficile da credere vera. Una morte assurda, quasi sciocca per uno come Vanes. Vanes è morto mentre lavorava, come forse avrebbe voluto. Però non è morto in uno dei suoi amati cantieri, come avrebbe certamente apprezzato. E dire che Vanes si è sempre preso i suoi rischi in cantiere.

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“Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Primo fallimento: “Curriculum vitae”

24 aprile 2018

[Simone Salomoni ha scritto il romanzo Quattro fallimenti nel corso (e un po’ dopo) di una Bottega di narrazione. Ne pubblico quattro estratti, uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. gm]

Luce, novizia intenzionata a monacarsi, racconta al Monsignore il primo incontro col Demonio

Avevo già conosciuto il Demonio. Era il 30 settembre del 1984: quattro giorni prima avevo compiuto cinque anni.

Il Demonio lo conobbi a Pietramala, un minuscolo paese ai piedi del monte Raticosa, Appennino Tosco-Emiliano, il luogo nel quale mia nonna era tornata a vivere dopo la morte di suo marito: mio nonno. Numerose leggende gravavano su Pietramala: un luogo sinistro, malefico, conosciuto come la bocca dell’inferno. Fino a tutto l’ottocento Pietramala e la Raticosa erano note in Europa per il fenomeno dei fuochi perenni: fiammate che partivano dal sottosuolo e si libravano alte nel cielo, visibili di giorno, luccicanti di notte; fiammate che non venivano soffocate dalla pioggia, ma, anzi, durante i temporali sembravano acquisire più vigore; fuochi privi di fumo che non temevano l’umidità e lasciavano la terra fredda e priva di cenere. Per secoli, gli abitanti di Pietramala e coloro che vi accorrevano incuriositi dallo strano fenomeno – come gli eredi della aristocrazia europea che attraversavano gli Appennini durante il Grand Tour – avevano creduto che i fuochi perenni fossero una manifestazione del Demonio. In realtà si trattavano di un fenomeno naturale provocato dagli abbondanti giacimenti di metano presenti nel sottosuolo: il metano fuoriusciva dalle crepe del terreno argilloso e, quando veniva colpito da un fulmine, si trasformava in una lingua di fuoco pronta ad arrampicarsi fino al cielo.

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Alessandra Sarchi, “L’amore normale”

25 maggio 2014

di Simone Salomoni

[E il gioco è finito. gm].

Il gioco è finito: niente più copie in omaggio.

Il gioco è finito.

Comincia con il risveglio di una coppia che fa l’amore, L’amore normale di Alessandra Sarchi, e il rapporto con il corpo, proprio e del partner, l’amore fisico che si consuma e ci consuma, qui usato come allegoria del ruolo che il mondo impone a ogni essere umano e che spesso finisce per consumarci a sua volta, è uno dei temi ricorrenti e fondanti di questo bellissimo libro (così gli amanti delle recensioni negative non perderanno tempo a leggermi) edito da Einaudi nella collana Stile Libero.

Il nocciolo drammatico attorno al quale si dipana la vicenda è noto, molta letteratura gli è stata scritta attorno, e fa parte delle varie esperienze che possono accomunare gli esseri umani: il tradimento nel matrimonio. Infatti, nel romanzo della Sarchi, entrambi i componenti di una coppia di quasi cinquantenni, sposati e genitori di due figlie, cominciano una relazione extraconiugale: la donna con un proprio ex ricomparso dal passato, l’uomo con una ragazza di vent’anni più giovane.

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