Posts Tagged ‘Simone Racheli’

L’indice di Giovanni (2001)

23 gennaio 2009

di giuliomozzi

[Scrissi questo testo per un’opera di Simone Racheli (della quale non sono riuscito a ricuperare un’immagine: era una delle sue sculture iperrealiste, rappresentante un giapponese che sbucava da dietro una tenda, la macchina fotografica in mano) e lo lessi giovedì 12 settembre 2001, a Milano, presso Parete Bariatti. Per avere un’idea dell’iperrealismo di Racheli, basta guardare queste tre immagini dall’album we-make-money-not-art: 1, 2, 3].

Giovanni – lo chiameremo Giovanni perché questa, per il momento, non è ancora una storia: è soltanto l’indice di una storia, uno schema, una tabella di riferimento; e quindi il nome Giovanni può andare bene, come un nome qualsiasi – Giovanni dunque era provvisto, nella sua vita, di un’ossessio-ne. Niente di male, niente di grave, niente che richiedesse l’uso di psicofarmaci o la frequentazione di un curatore; niente che lo spingesse a comportamenti speciali, asociali, a rischio – come si usa dire – o cose simili. In somma: Giovanni era in attesa di una rivelazione, di una rivelazione molto importante e significativa, diciamo pure di una Rivelazione con la R maiuscola. Di un qualcosa che all’improvviso gli si schiudesse. Di un’illuminazione. Di uno svelamento. Di uno scostarsi repentino della realtà con la r minuscola, che lasciasse intravedere la realtà con la R maiuscola – o forse, cosa che Giovanni non poteva non temere, l’assoluta mancanza d’una realtà con la R maiuscola: un vuoto, un nulla, un infinito inutile, un aldilà di siepe privo di qualunque interesse e senso. Per questo, a causa di questa sua ossessione, Giovanni amava molto le isole. Abitava in una città di trecentocinquantamila abitanti, né ben grande né ben piccola, in mezzo alla pianura padana, con le Alpi bene in vista nelle giornate limpide; lavorava indefessamente, con la specifica funzione di contabile, presso un grossista di pezzi di ricambio per macchine per la confezione di prodotti alimentari; trascorreva le serate, da single qual era, frequentando vecchie e insoddisfacenti compagnie o tentando nuove e incerte avventure; accettava le ferie più o meno quando gliele davano, in agosto o ai primi di settembre, e senza esitazioni o ripensamenti andava a piazzarsi su un’isola.

(more…)