Posts Tagged ‘Scuola d’autore’

Dal Reportage fotografico a parole

3 febbraio 2013

di giuliomozzi

Padova, via Tre Garofani, davanti al supermercato Alì, 2 febbraio 2013, alle 11.45

Piove. Gente entra, gente esce dal supermercato; chi con l’ombrello, chi con l’impermeabile; chi col carrellino al traino, chi con le borse appese al braccio; chi si affretta verso le automobili nel piccolo parcheggio, chi si avvia rasente ai muri.
Sotto il portico, appena fuori dall’ingresso del supermercato, un tipo con un cappotto di pelle nera lungo fin quasi ai piedi fuma una sigaretta.
Dal parcheggio, una signora con un montone voluminoso e un berretto di lana azzurro chiama: “Agostino!”.
Nessuno risponde.
La signora chiama ancora: “Agostino!”.
Un giovanotto con una giacca a vento gialla fa per entrare nel supermercato, si ferma un attimo, guarda il tipo col cappotto di pelle.
“Guardi che la chiamano”, dice.
“No”, dice il tipo col cappotto di pelle.
“Agostino!”, chiama ancora la signora.
“La signora la sta chiamando”, dice il giovanotto.
“No”, ripete il tipo. “Io non sono Agostino”.
“E chi è allora Agostino”, dice il giovanotto guardandosi intorno.
“Non ne ho idea”, dice il tipo.
“Agostino!”, chiama ancora la signora.
Il giovanotto si volta. Grida: “Signora! Ha bisogno di aiuto!”.
“No!”, grida la signora. “Ho bisogno di Agostino!”.
“E chi è Agostino?”, grida il giovanotto.
“E’ dentro!”, grida la signora.
“Adesso vedo!”, grida il giovanotto.
“Auguri”, gli dice il tipo col cappotto di pelle.
Il giovanotto entra. Dopo due minuti esce di corsa un ragazzo con sulle spalle lo zainetto di scuola.
“Cosa c’è, mamma?”, grida.
“E dài, che andiamo!”, grida la signora.
Il ragazzo la raggiunge. Monta in automobile. Monta anche la signora, e partono.

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Dal Reportage fotografico a parole

2 febbraio 2013

di giuliomozzi

Padova, semaforo di via Acquapendente, giovedì 31 gennaio 2013 alle 12.13

Una signora sui cinquanta in giacca a vento color bronzo e un giovanotto magro in jeans e maglione verde mela sono fermi al semaforo di via Acquapendente, lato via Comino.
Il semaforo è rosso.
Il traffico è scarso.
Attorno al collo la signora ha una sciarpetta nera. Con la mano destra la tiene alzata davanti alla bocca.
Il giovanotto saltella sul posto, allarga le braccia e poi le stringe al petto, le allarga e le stringe.
Il semaforo è sempre rosso.
Il traffico è sempre scarso.
La signora dice: “Ma qua se spèta do’ ore!”. Si avvia per attraversare
Il giovanotto grida: “Attenta!”.
Un’auto nera inchioda. La signora fa un balzo di lato.
Grida all’automobilista: “Gavì sèmpre da passàre voiàltri! Gnànca un fia’ de pasiénsa!”.
L’automobilista agita le mani davanti al viso, le palme parallele.
La signora raggiunge l’altro lato della via.
L’automobile riparte. Il semaforo va al verde. Il giovanotto attraversa.

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Dal Reportage fotografico a parole

30 gennaio 2013

di giuliomozzi

Amsterdam, giovedì 24 gennaio 2013, Overtoom Oude West

Il marciapiede è coperto di neve. Un orologio-termometro sulla facciata di un negozio di scooter dice che la temperatura è -6.
Un giovanotto grasso e calvo, in calzoni mimetici e maglietta nera a maniche corte, dorme seduto sullo scalino d’ingresso di un’abitazione, la tempia sinistra appoggiata allo stipite. Sparse accanto a lui, per terra, tre bottiglie di birra da una pinta.
Russa.
La gente passa. Nessuno gli bada.
La porta dell’abitazione si apre. Appare una ragazza alta, biondissima, con un lungo cappotto e un berretto di pelo. Guarda il giovanotto. Prova a scavalcarlo. Non ci riesce.
Esita un po’. Poi gli mette un piede sulla spalla sinistra e lo butta giù, faccia nella neve.
Esce e si allontana, voltandosi solo una volta.
Il giovanotto si agita lentamente, bofonchia un po’, alza la faccia, si guarda in giro. Lentamente si risistema sullo scalino.
Ricomincia a dormire.

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Dal Reportage fotografico a parole

29 gennaio 2013

di giuliomozzi

Trento, sabato 19 gennaio 2013, ore 23.15, via Torre Verde

Fuori dalla porta dell’Hotel America un tipo alto con un’enorme giacca a vento gialla si guarda intorno.
Arriva un tipo bassino con un cappotto grigio e le mani in tasca. Gli gira intorno per entrare nell’hotel.
“Mi scusi”, dice il tipo alto.
“Mi dica”, dice il tipo bassino fermandosi.
“Dov’è la Torre verde?”, dice il tipo alto.
“Di là”, dice il tipo bassino. Tira fuori la destra dalla tasca, e indica.
“Di là dove?”, dice il tipo alto.
“Di là dove le sto indicando”, dice il tipo bassino indicando ancora.
“Ah, di là”, dice il tipo alto indicando a sua volta.
“Sì, di là”, dice il tipo bassino.
“Grazie”, dice il tipo alto.
“Prego”, dice il tipo bassino. Fa per entrare nell’hotel.
“E il Green Tower?”, dice il tipo alto.
“Il ristorante?”, dice il tipo bassino.
“Sì, il ristorante”, dice il tipo alto.
“Di fronte alla Torre Verde”, dice il tipo bassino.
“Quindi sempre di là”, dice il tipo alto indicando.
“Sì, sì, sempre di là”, dice il tipo bassino indicando a sua volta.
“Grazie”, dice il tipo alto.
“Prego”, dice il tipo bassino. Entra nell’hotel.
Il tipo alto si dirige verso la Torre Verde e il Green Tower.

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Cosa insegnare a scuola / Un esempio concreto: la lettura

13 novembre 2012

di giuliomozzi

Sempre riflettendo attorno al tema del seminario di Trento su Cosa insegnare a scuola (17-18 novembre: ci sono ancora posti, credo), e tenendo conto delle discussioni nate qui, qui e qui, mi vien da proporre un’ulteriore domanda: a proposito della lettura, stavolta.
– Per le signore e i signori insegnanti: quando volete proporre ai ragazzi la lettura autonoma (non in aula, intendo) di un’opera letteraria, come fate? In che modo la presentate? Quali sistemi, eventualmente quali astuzie usate? Come catturate il loro interesse? Come sollecitate la loro curiosità?
E, dopo: in che maniera cercate la risposta dei ragazzi?
– Per tutti: quando a scuola vi proponevano un’opera letteraria da leggere autonomamente, come ve la proponevano? In che modo ve la presentavano? Ecc.
E: c’è qualche opera letteraria davvero importante per voi, della quale potreste dire: “Ecco, se non me la proponevano a scuola, chissà se l’avrei mai letta…”.

Cosa insegnare a scuola / Un esempio concreto: la scrittura

10 novembre 2012

di giuliomozzi

Sempre riflettendo attorno al tema del seminario di Trento su Cosa insegnare a scuola (17-18 novembre: ci sono ancora posti, credo), e tenendo conto delle due discussioni nate qui in calce alle mie domande (Ma, secondo voi, che cosa bisogna insegnare a scuola? e Ma voi, di preciso, che cosa avete imparato a scuola?), mi vien da proporre un’ulteriore domanda su un esempio concreto (che a me interessa particolarmente, com’è ovvio): la scrittura.
Le domande sono:
– per gli insegnanti: voi, che cosa insegnate ai vostri ragazzi, attorno alla scrittura? E, secondo voi, che cosa bisogna insegnare ai ragazzi attorno alla scrittura?
– per tutti: voi, di preciso, che cosa avete imparato a scuola, attorno alla scrittura? Che cos’è che oggi usate, fate, ricordate quando scrivete, e di cui potete dire: “Ecco, questo l’ho imparato a scuola”?.

Cosa insegnare a scuola / La complessità del reale

6 novembre 2012

di Valter Binaghi

Cosa insegnare a scuola. Un seminario dell’Iprase di Trento

[…] Dunque, assodato che le informazioni le dà un buon libro e la grammatica del parlare e del vivere la dà il senso comune, direi che quello che è indispensabile sia fornito dall’insegnante è il senso della complessità, sempre che lo possieda perchè non è sicuro. “Complessità del reale” significa che la realtà non è data tutta in una volta all’apparenza, ma conquistata a furia di autotrascendenza e consapevolezza, quando si passa dalla lettera al senso simbolico, dalla congettura alla verifica delle condizioni che consente il giudizio, dall’idolatria delle proprie pulsioni alla religione dell’Assoluto. Meno di questo non è educazione, tutt’al più allevamento. Il resto lo fa una buona enciclopedia o l’ADSL.
Ovviamente, questo comporta che un insegnante sia persona che a sua volta abbia compiuto le corrispondenti conversioni intellettuale ed etica, quel che una volta si chiamava maturità umana.
Senza questo, la padronanza di informazioni e di un gergo disciplinare è inutile e dannosa, perchè promuove solo vacua erudizione o tecnica senza scopo. […]

Leggi tutto l’articolo di Valter Binaghi nel suo blog.

Ma voi, di preciso, che cosa avete imparato a scuola?

5 novembre 2012

di giuliomozzi

Qualche giorno fa, nell’annunciare il seminario Cosa insegnare a scuola (17-18 novembre: ci sono ancora posti), organizzato a Trento da Scuola d’Autore/Iprase, dal Dipartimento di studi letterari e linguistici dell’Università di Trento e dal Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Trento, rilanciavo ai frequentatori di vibrisse la domanda: Ma, secondo voi, che cosa bisogna insegnare a scuola? (Domanda ovviamente ristretta all’ambito umanistico e in particolare letterario e retorico – visto che vibrisse e quel che è, e di queste cose ci si parla).
Nella discussione, Maria Luisa Mozzi (sì: è mia sorella; insegna lettere in una scuola media di Vicenza) ha proposto tre riflessioni in sequenza:

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