Posts Tagged ‘Sabrina Ragucci’

“Raccontare il paesaggio”. Un laboratorio di scrittura ad Amelia (Terni)

29 gennaio 2018

Clicca su Amelia per leggere il programma del laboratorio

Il laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione, si svolgerà ad Amelia, in provincia di Terni, dal 14 al 21 luglio 2018. Sarà condotto da Fiammetta Palpati e da Giulio Mozzi. I docenti ospiti saranno il critico letterario Andrea Cortellessa, la fotografa Sabrina Ragucci, lo scrittore Giorgio Falco. Il programma del laboratorio e tutte le informazioni si trovano nel blog dedicato Raccontare il paesaggio. Il termine ultimo per iscriversi è il 31 marzo.

Esercizio di Morte / Giorgio Falco

26 luglio 2015

di Giorgio Falco

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Giorgio Falco ha pubblicato: Pausa caffè, Sironi 2004; L’ubicazione del bene, Einaudi 2009; La compagnia del corpo, :duepunti 2011; La gemella H, Einaudi 2014; con Sabrina Ragucci, Condominio Oltremare, L’orma 2014; Sottofondo italiano, Laterza 2015.

Preleva gratis il libro

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Immaginare la morte tutti i giorni, sempre e soltanto la propria, e dolersene; invece ci sono giorni in cui mi salvo, muoiono alcune persone che conosco, muoiono davvero. Una di queste è Giulio Mozzi. Giulio Mozzi è morto.

Il modo in cui apprendo la notizia della morte di Giulio Mozzi.
Facebook, Twitter? No, lì non esisto, e poi uso il cellulare come facevo nel 1998, quando ho incontrato per la prima volta Giulio Mozzi. Mi telefona qualcuno? Uhm, ricevo pochissime telefonate, lo tengo spesso spento.
Giulio Mozzi è morto alle 3.35 del mattino e non lo so ancora. Esco, faccio un po’ di spesa, un giro in bicicletta, scrivo una pagina del prossimo libro. Poi verso il tardo pomeriggio, quando mi collego e controllo la posta, leggo un messaggio arrivato al mattino, da una persona che nemmeno conosco: Gian Alberto Volpecin.
L’oggetto è uno sbrigativo morte mozzi, che stride con il tono seguente.

Ciao a tutt*,
scusate, con alcuni di voi non ci siamo mai incontrati né sentiti e mi rincresce contattarvi per una triste evenienza. Ho l’incarico di comunicarvi, con grande dolore, che Giulio Mozzi è venuto a mancare stanotte, alle 3.35 del mattino.
Chi vuole salutare la salma per l’ultima volta può farlo domani, presso l’obitorio dell’ospedale di Padova, in via Cornaro 2. Il rito funebre, celebrato da don Mario Boatto, si svolgerà alle 10.30, presso la chiesa Ognissanti, in via Ognissanti (dieci minuti a piedi dall’obitorio). Da lì la salma verrà tumulata al cimitero Maggiore.
Un abbraccio fraterno.
Gian Alberto Volpecin

Telefono subito a Giulio Mozzi, ma il numero è occupato. È chiaro, è uno scherzo. Anzi, è una performance dello stesso Giulio Mozzi. Gian Alberto Volpecin è una specie di Carlo Dalcielo, Giovanna Melliconi, Franco Brizzo, artisti che Giulio Mozzi aveva inventato anni fa, assieme a Bruno Lorini. E poi don Mario era il prete ucciso nel primo brano di Fiction, uscito nel 2001; lì era don Mario B., e adesso Giulio Mozzi, o meglio, il sedicente Gian Alberto Volpecin, per rendere più credibile l’identità del prete, ha aggiunto il cognome a colui che, sebbene sia morto il 23 maggio 1998, dovrebbe celebrare il funerale di Giulio Mozzi. Ma sì, è una performance, Giulio Mozzi è Gian Alberto Volpecin, Giulio Mozzi non avrebbe mai scritto «è venuto a mancare», avrebbe scritto «è morto»; non avrebbe terminato nemmeno con «un abbraccio fraterno»; in verità, Giulio Mozzi non si fidava dei pezzi che avremmo inviato per questo suo nuovo progetto, intitolato Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo.

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La formazione dello scrittore, 7 / Vitaliano Trevisan

3 luglio 2014

di Vitaliano Trevisan

[Questo è il settimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Vitaliano per la disponibilità. gm]

‘Was that, my friend smyled, ‘where “you have your roots”?
No, only where my childhood was unspent,
I wanted to retort, just where I started:

By now I’ve got the whole place clearly charted.

Philip Larkin, I remember, I remember

vitaliano_trevisanMi accade, di tanto in tanto, di non riuscire a dormire. Meglio lasciare il letto subito, prima che i demoni inizino con le loro insinuanti litanie. Una passeggiata notturna, lunga quanto basta perché si stanchino di aspettare. Naturalmente il paese è deserto e discretamente buio, cosa che in fondo apprezziamo, dato che non c’è niente da vedere. In questo posto, per trovarci qualcosa uno dev’esserci nato. Ma se ci è nato, com’è il caso di chi scrive, non è affatto detto che da quel qualcosa scaturiscano ricordi belli e piacevoli.

La formazione dello scrittore. Disagio è la prima parola che mi viene in mente. Molto a disagio. Anzitutto presuppone il fatto di essere formato, idea che non mi piace, specie se in riferimento alla mia scrittura – mia in corsivo non per rimarcarne il possesso, ma, viceversa, perché sono sempre più convinto che essa non sia mia. Al contempo, identificazione dello scrittore nella sua scrittura – corsivo come sopra. A questo punto, non mi è più chiaro chi stia scrivendo di chi.

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La linea bianca

3 agosto 2010

Cammina lungo la linea bianca con Sabrina Ragucci

Otto anni non sono pochi / 14b

15 giugno 2009

[Ce lo dissero in tanti, all’epoca, che l’unico vero difetto di Pausa caffè era la mole: 352 pagine. Io non so. Mi pare che molti lavoratori dell’editoria abbiano stampata nella mente, come un imperativo categorico, l’intimazione: Tagliare!. Eppure, se scorro la mia biblioteca, vedo che molti grandi libri sono anche dei libri grandi. La mole ha la sua importanza. Questo articolo di Andrea Cortellessa apparve nel mensile L’indice del luglio 2004. gm]

Non è vero che la critica non serve più a nulla. L’articolo di Aldo Nove, su “ttL” lo scorso 8 maggio, ha colpito un po’ tutti. E quando è uscito il nuovo libro della collana diretta da Giulio Mozzi (che si conferma la migliore oggi su piazza), ci siamo precipitati a leggerlo. Il perché è semplice. L’articolo di Nove ha forza in quanto è di uno scrittore importante, ma soprattutto perché è raro. Laddove certi salamelecchi reciproci, fra scrittori compagni di merende, ormai non dicono più nulla. Invece se Nove, che di norma al blurb non indulge, dice che “Falco è l’attuale poeta epico del mondo del lavoro precario”, io il libro di Falco lo leggo.

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