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“La passione è solitaria”, di Roberta Ritorta

24 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

ritortaRoberta Ritorta si autopubblica, e forse con un eccesso di esplicitazione s’inventa l’editore Torquato Accetto. In effetti questo romanzo – breve, brachilogico e raggelante – s’iscrive nell’illustre tradizione (barocca: ma non viviamo forse in tempi novellamente barocchi?) delle scritture dedicate alla negazione di sé, o meglio: alla preservazione de sé (contro gli intrighi delle corti e le paranoie degli inquisitori) mediante processi di (non sapremmo come altrimenti definirli) crisalidizzazione.

Torquato Accetto (personaggio così oscuro che l’incertezza grava sia sulla data di nascita, vagamente e variamente collocata dagli studiosi nell’ultimo decennio del Cinquecento, sia sulla data di morte, ipotizzata attorno al 1640) scrisse un’ottantina scarsa di pagine intitolate Della dissimulazione onesta, e (forse per prudenza) non le pubblicò; furono date alle stampe, postume per dichiarazione dell’editore Egidio Longo, nel 1641 (da qui l’ipotesi circa la data di morte). Il libro non ebbe nessun successo e fu dimenticato (oppure, come possiamo romanzescamente immaginare, in tanti lo lessero ma non lo fecero sapere ad alcuno, e magari l’ighiottirono – foglio per foglio, con l’aiuto di un po’ d’insalata – man mano che procedevano nella lettura. Lo ritrovò e lo pubblicò nuovamente 1928 (in un’edizione peraltro scorrettissima) Benedetto Croce; ma solo dagli anni Ottanta del secolo scorso ne circolano edizioni non di studio.

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