Posts Tagged ‘racconti’

Il sermone di Tobia

21 luglio 2016

di Demetrio Paolin

[In questi giorni è uscito in libreria il nuovo numero (il  quinto) di Effe. Periodico di Altre Narratività. Otto scrittori, alcuni al loro esordio altri già pubblicati, per otto illustratori per otto “storie inedite narrate attraverso stili diversi e diversi respiri ma accomunate dalla voglia di rendere omaggio alla narrativa di qualità e al genere del racconto”. Di seguito il racconto di Demetrio Paolin con l’illustrazione di Silvia Rocchi]

illustrazione[…] Il corpo dei morti continua a sognare come se una parte del defunto non morisse del tutto, ma rimanesse appiccicata alle ossa e alla carne. Sogna cose belle: luminose giornate, piante rigogliose e verdi, caldo, fiumi d’acqua dolce. Poi il corpo si disfa e si disperde nella terra e nelle radici degli alberi. In questa consistenza c’è Dio, che trattiene, testardo e debole, gli atomi sognanti degli amati corpi fino alla fine dei tempi. Vi ricordate la polvere che c’era quel giorno, appena crollate le case, e che è rimasta ostinata per mesi sulla nostra pelle e sui nostri vestiti, sui segnali stradali e sulle macchine parcheggiate, sui tavolini dei bar all’aperto? Quello era il resto, lo scarto dei nostri morti amati; era i sogni delle persone che ci supplicavano di tenerle con noi. Io, amici, ho raccolto quella polvere in un sacco di plastica, affinché i morti potessero sognare ancora. […]

Leggi Il sermone di Torbia di Demetrio Paolin, da Effe n. 5.

Giacomo Verri, “Racconti partigiani”

23 aprile 2015

di Demetrio Paolin

Il racconto proemiale dell’ultima fatica di Giacomo Verri (Racconti partigiani, Edizioni Biblioteca dell’immagine) ha per titolo “Festa per la liberazione”: una sorta di monologo in cui un partigiano si rivolge alla propria nipote nel momento in cui sente la proprie forze venir meno (“forse i pensieri che io credo dettati dalla ragione sono solo i capricci di un corpo e di una mente, come i miei, che vanno alla malora”) e passa il testimone della sua esistenza di lotta (lo dovrai dire tu, […], ma ai tuoi bimbi). Questo esemplifica, anche, il nucleo estetico e etico dell’opera di Verri: una riflessione inesausta sui temi legati alla guerra partigiana e alla sua rappresentazione. Già nell’opera prima, Partigiano inverno (Nutrimenti), l’autore aveva messo in scena una riscrittura efficace di quel periodo e già allora mi aveva colpito il suo tentativo di scrivere quella storia come se ne fosse stato protagonista. Racconti partigiani riprende in questo senso il discorso che il testo d’esordio aveva iniziato e lo porta a una più matura conclusione.

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Il cardine della salvezza

30 marzo 2015

di Demetrio Paolin

Nel mio paese tutti bestemmiavano allo stesso modo, tutti i maschi dico. Il vecchio che andava alla vigna, l’operaio alla catena di montaggio, il verduriere che metteva la frutta nelle ceste o il macellaio quando portava la bestia a morte. Che ci fosse il sole lungo i prati del paese o cadesse una pioggia fastidiosa ciò non cambiava si bestemmiava dicendo le stesse due parole; anche i nonni bestemmiavano e i bimbi che stavano con loro imparavano subito dopo mamma, papà, acqua le due parole come una litania. Mio padre bestemmiava, quando lavorava o quando doveva fare una commissione senza voglia, lui s’alzava e a ogni passo puntuali le due parole.

Io ho bestemmiato a 9 anni la prima volta e quando l’ho fatto mia madre mi ha dato uno schiaffo.

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Creazioni, 1

31 maggio 2013

Valter Binaghi, Il mito Kanaji della creazione (1)

la-lunaAl principio il Creatore non sapeva affatto di essere un Creatore.
Non faceva che dormire dalla mattina alla sera, e mentre dormiva dal suo respiro usciva ogni sorta di cose alla rinfusa.
Oceani sconfinati, al fondo dei quali ribolliva un fuoco liquido, pesci enormi e guizzanti che appena nati erano già bolliti.
Montagne aguzze come zanne e uccelli talmente grossi e stupidi che passandovi sopra si ferivano.
Sulla terra, poi, si muovevano creature di ogni forma e dimensione, che si mangiavano l’un l’altra senza avere il tempo di riprodursi, così nello spazio di una notte tutto tornava deserto e silenzioso, e all’alba di nuovo veniva ripopolato dal pesante respiro del Dormiente. Anche gli alberi incommestibili, erano così privi di misura da schizzare troppo in fretta verso il cielo dove il sole ne bruciava le cime, oppure divenivano talmente alti da oscillare spaventosamente nel vento, finché si piegavano a terra esausti e si spezzavano con un secco crepitio, distruggendo ogni cosa sotto di loro.
Era un mondo senza memoria: non brutto a vedersi, ma forsennato e crudele, condannato ad estinguersi ogni sera e a rinascere il mattino dopo, senza che nessuno potesse trarre profitto dall’esperienza del giorno precedente e provare a migliorare un po’ le cose. Questo dovette pensare la Luna, che da lassù osservava ogni cosa.

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