Posts Tagged ‘Pippo Franco’

“Un quarto d’ora di anonimato”, di Has Fidanken

12 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

hasNon si può dire che il tema sia nuovo: tutti abbiamo letto, da ragazzini, in versioni più o meno sgraziatamente adattate o ridotte, almeno Il principe e il povero di Mark Twain, storia di un principe fanciullo che vuole per un giorno giocare a fare il povero e di un fanciullo povero che vuole per un giorno giocare a fare il principe (ovviamente il gioco avrà, ben oltre l’immaginazione dei due fanciulli, sviluppi tragico-patetici e finale consolatorio), o almeno l’autoparodia di questa stessa avventura inserita dallo stesso Twain all’interno di Un americano alla corte di re Artù (il protagonista Hank Morgan, intraprendente americano – del Connecticut, perfino – del tutto casualmente finito nei luoghi e nei tempi arturiani, convince il re a travestirsi da comune borghese per conoscere da vicino il proprio regno; seguiranno sviluppi tragico-patetici e finale consolatorio, c.s.); per tacere del film a episodi Il tifoso, l’arbitro e il calciatore, e in particolare l’episodio Il tifoso, protagonista un Pippo Franco figlio di padre romanistissimo nonché innamorato (Pippo, non il padre) della figlia di un padre lazialissimo, e pertanto costretto (letteralmente) a continui cambi di casacca che lo conducono (inevitabilmente) all’errore e all’equivoco e ad avventure tragicomico-patetiche destinate (lo immaginavate?) a un finale consolatorio. Il tema non è nuovo, dunque. Ma, per quello che il vostro bibliofilo ne sa, è la prima volta che càpita a un cane.

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La formazione dello scrittore, 1 / Valerio Magrelli

22 maggio 2014

Ritorno e ricordo: al mio liceo

di Valerio Magrelli

[Questo è il primo articolo della serie La formazione dello scrittore (parallela a quella La formazione della scrittrice), che apparirà in vibrisse il giovedì. Ringrazio Valerio per la disponibilità. Il prossimo ospite sarà Mario Benedetti. gm]

valerio_magrelliPer anni ho frequentato il “Liceo Statale Sperimentale”. La mia formazione e quella dei miei compagni si svolse tutta nel segno di un ossimoro simile a quello che in Messico è affidato al “Partito Rivoluzionario Istituzionale”. Studiavamo la devastazione. I nostri compiti a casa riguardavano Pollock e Beckett, Cage e Joyce. Afasia, dislessia, sabotaggio, erano già materie d’esame. Insomma, l’avanguardia era la tradizione. In breve ci trovammo a rovesciare, nostro malgrado, il motto di Mallarmé. Se il poeta francese esclamava: “La distruzione fu la mia Beatrice”, noi, miti cavie del laboratorio post-moderno, mormoravamo: “La distruzione è la nostra Perpetua”. Più che una musa, infatti, la distruzione ci appariva come una vecchia Tata, rassicurante e burbera. Naturalmente, il primo mio saggio fu una monografia sul Dada.

Il rischio, però, è di finire dal Cabaret Voltaire di Tzara, al Bagaglino di Pippo Franco (riferimento a uno sciagurato spettacolo dell’epoca, poi trasformato in programma televisivo): un luogo dove applaudono solo gli sprovveduti. Per spiegarmi, vorrei accennare a una mia particolare idiosincrasia, vale a dire il fastidio, si badi bane, non contro la Merda d’artista di Piero Manzoni, bensì contro il tipo di ricezione dimostrato nei suoi riguardi. Un lavoro del genere, al pari della pisciata di Carmelo Bene contro il pubblico in sala, poteva fare un effetto scandaloso su chi ignorava l’Orinatoio, ideato da Duchamp nel 1916 e con ben altre implicazioni teoriche. Questa provocazione in differita di mezzo secolo, poteva scandalizzare l’italietta del neorealismo o di qualche cittadina pugliese, ma per il resto andava e va considerata nient’altro che un’elegante chiosa, un omaggio, un d’après, se proprio non vogliamo parlare di plagio.

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