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Dalla Bottega di narrazione / Booktrailer, 2

16 novembre 2011
Clicca qui per vedere il booktrailer del romanzo inedito di Pierluigi Tamanini "Un mucchio di parole"

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Dopo quello di Tiberio Grego, ecco un altro booktrailer per un romanzo inedito: Un mucchio di parole”, di Pierluigi Tamanini. Un estratto dal romanzo si può leggere qui.

Dalla Bottega di narrazione / Pierluigi Tamanini

5 novembre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Pierluigi TamaniniPierluigi Tamanini è nato il giorno di natale del 1977. Si è laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha lavorato come architetto, ingegnere e archeologo. Attualmente è insegnante di sostegno. Scrive romanzi e ama essere criticato.
Durante la Bottega di narrazione ha avuto la possibilità di conoscere una ventina di persone splendide con le quali quotidianamente condivide sogni e paure. Le lezioni di Giulio (Mozzi), Gabriele (Dadati), Massimo (Cassani) e degli altri ospiti – su tutti Covacich e Genna – sono state, oltre che istruttive, incredibilmente stimolanti. Per questo motivo consiglia di fare la stessa esperienza a chi, come lui, si è trovato, a un certo punto dell’esistenza, a dover esprimere le proprie sensazioni per mezzo della scrittura. (pt).

da Un mucchio di parole
di Pierluigi Tamanini

La narrazione alterna i tre punti di vista dei protagonisti: Luigi, sempre pronto a seguire l’istinto e realizzare i suoi sogni, Zeno, geniale ma schivo, e Giovanni pessimista e incapace di lottare. È l’intreccio tra i diversi modi di affrontare la vita a strutturare il romanzo. L’estratto che segue è l’incipit.

Ai miei: padre, madre, sorella

Luigi o l’ampiezza

Persi tutto in un istante: seicentomila euro e famiglia – padre, madre, sorella. A essere sincero non avvenne in un istante. Mi trovavo nel bar di Vigolo, il paesino in cui ero cresciuto prima di trasferirmi in città. C’era un’afa insopportabile: stavano tutti in piedi a tifare la nazionale. Gli unici seduti eravamo io e i miei due migliori amici: Jo a sinistra e Zen a destra. Era venuto perfino lui che il calcio non sapeva neanche cosa fosse. Il mio destino dipendeva da quei novanta minuti.
Un maxischermo, centinaia di occhi incollati.

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