Posts Tagged ‘Peter Handke’

La formazione della scrittrice, 13 / Antonella Bukovaz

7 aprile 2014

di Antonella Bukovaz

[Questo è il tredicesimo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Antonella per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. La prossima volta tocca a Sara Loffredi. gm]

Antonella_BukovazRicordo una gita, sarà stato nel 1983 o forse nell’ ’84…
Avevo appena ricominciato a studiare. Gli anni delle Magistrali avevano lasciato un buco intorno al quale frano ancora adesso. Una parente mi indirizzò a un ufficio nel quale, dietro una scrivania ingombra di libri e davanti a un quadro coloratissimo, grande, con forme che nascevano le une dalle altre senza soluzione di continuità, sedeva Pavel Petričič. Mi mostrò due libri uguali. Due libretti sottili che narravano la leggenda della Kraljica Vida illustrati da disegni in bianco e nero. Mi chiese di leggere. A fatica lessi, in dialetto sloveno senza conoscerne la grafia, la prima pagina di uno dei libretti. Con il secondo non mi riuscì. Era la versione in lingua letteraria slovena, della stessa leggenda che alla difficoltà dei grafemi a me sconosciuti univa un lessico altrettanto sconosciuto. Lui mi sorrise, di un sorriso che prometteva una cura per ogni mio smottamento. Mi offrì di rimettermi a studiare e di prepararmi per un grande progetto: la nascita di una scuola bilingue, italiano/sloveno, che per modello didattico sarebbe stata, ed è, unica nel suo genere in Italia. Ma di questo volevo scrivere dopo o forse anche no. Volevo invece cominciare con la gita. Avevo appena iniziato lo studio dello sloveno, lo capivo e parlavo poco. Il recupero della parlata dialettale era però già avviato. Del mio percorso di studio facevano parte le gite d’istruzione che per me erano vere e proprie esplorazioni nel paesaggio e nella cultura slovena. Indelebile nella memoria quella che mi portò a stare seduta su un pavimento di legno nero in una stanza buia. Le pareti, anch’esse nere. Ma forse tenevo solo gli occhi chiusi. Un filo di musica. Una registrazione. Le poesie di Srečko Kosovel che si materializzavano dal nero. Si infilavano sotto di me e mi tenevano sollevata. Era in atto una meraviglia. Da quella casa atterrai stordita. Cercai di mantenere quello stato di stupore il più a lungo possibile. Non avevo mai letto poesia. Cercai Kosovel. Poi, a lungo, più nulla.

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La formazione della scrittrice, 8 / Giovanna Frene

2 marzo 2014

di Giovanna Frene

[Questo è l’ottavo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Giovanna per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. gm]

Il logos non ha nulla a che vedere, al principio, con la letteratura

giovanna-freneSe devo ripensare a come mi sono imbattuta nella poesia, e a come non sia più riuscita a liberarmi dal suo abbraccio, mi viene in mente uno tra i bellissimi Proverbi infernali di William Blake: “Improvement makes straight roads, but the crooked roads without Improvement are roads of Genius” [“Le migliorie raddrizzano le strade; ma le vie tortuose e prive di migliorie sono quelle del genio”, traduzione di G. Ungaretti]. Dico imbattuta, perché niente nel mio destino poteva neppure minimamente preludere a un mio coinvolgimento nella scrittura, figuriamoci in quella poetica. Questo me lo fece notare molto più tardi Zanzotto, il quale sottolineò per primo, con mia sorpresa, come fosse davvero notevole il mio essere stata in grado da sola, malgrado le mie origini, il luogo di nascita e la mia condizione sociale, di scoprire e far fiorire il mio talento. Dico questo con la serenità non di chi ha qualcosa di cui vantarsi – intendo né del talento, né della capacità di averlo fatto fruttare -, ma con lo stupore di avere visto venire verso di me la parola poetica nella sua incredibile gratuità. Questo stupore mi fa scrivere ancor oggi. Questa parola poetica, prettamente materna, mi ha sedotto nei modi e nei travestimenti più impensati, fino a rivelarsi come la mia vera vocazione.

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