Posts Tagged ‘Paolo Morelli’

Note di lettura: “Il postino di Mozzi” di Fernando Guglielmo Castanar.

9 Mag 2019

di Luigi Preziosi

A queste Note di lettura non può proprio mancare Il postino di Mozzi (Arkadia editore), che con tutta evidenza fin dal titolo lascia intuire un coinvolgimento del fondatore di questo sito. E’ opera di Fernando Guglielmo Castanar, autore appartato a quanto si sa, e che, a voler attribuire al racconto una coloritura di autofiction, realizza il suo progetto letterario solo dopo una lunga e tormentata attesa della pubblicazione. Il libro sfugge ad una definizione precisa, pur essendo a prima lettura evidente la sua natura di raccolta di racconti: come tale se ne può anzitutto parlare, senza dimenticare però altre sfaccettature che lo rendono un’opera più complessa di quanto appare.

In questa prospettiva, il libro risponde, con felice tempestività, a quella tendenza a rivalutare il genere che ultimamente sembra farsi strada con una certa insistenza. Una recente indagine tra alcuni critici promossa da L’indiscreto ha sancito l’insorgere di una sorta di nostalgia del racconto, pur nel predominio straripante del romanzo (per lo meno sotto il profilo della sua fruizione di massa, e del conseguente successo editoriale). Ad essa si affianca una specie di incredulo stupore circa la contraddizione tra l’attitudine contemporanea al consumo veloce delle emozioni e la posizione marginale del racconto rispetto ad altre forme del narrare. Comunque sia, il racconto non pare oggi comunque in cattiva salute, e lo dimostra la vivacità di alcune iniziative (siti e case editrici specializzate) e certe recenti uscite meritevoli di ben più di una citazione. In prima fila, questo Postino di Mozzi, raccolta notevole anche ad una prima superficiale lettura per la straordinaria invenzione narrativa che la sostiene.

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Note di lettura: “Il canale bracco” di Marino Magliani.

7 dicembre 2015

di Luigi Preziosi

 Si può raccontare un canale? Un fiume può avere una sua storia, un inizio e una fine, tante vicende collaterali che affluiscono in quella principale, una tensione ad evolvere verso una dimensione maggiore, altro fiume o mare che sia, con tutti i simbolismi che ad una simile condizione si possono annettere, uno scorrere che può essere trama ed intreccio, partenza ed approdo. Il mare è avventura, prima di tutto interiore, figura dell’infinito, mutevolezza inesauribile di forme. Ma un canale potrebbe anche non avere una storia, un senso da restituire a chi ne accerta la natura di mero tramite, possibile non luogo nel suo connettere posti che sì hanno una loro identità, fatta di relazioni, di commerci, di attività: al massimo, nella sua mancanza di inizio e di fine mostra la relatività dei rapporti, la variabilità delle prospettive a seconda delle distanze. Occorre una singolare finezza di sguardo, che oltrepassi l’ovviamente visibile per cogliere in un canale vita che meriti di essere raccontata, ed è proprio ciò che dimostra di possedere in abbondanza Marino Magliani in Il canale bracco (Fusta editore, 2015).

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