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La formazione del fumettista, 3 / Paolo Martinello

11 novembre 2014

di Paolo Martinello

[Questa è la terza puntata della rubrica dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti, che esce in vibrisse il martedì. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Paolo per la disponibilità].

paolo_martinelloLa bellezza. Ci sono alcuni che dicono si tratti di una questione matematica, di calcolo e pianificazione. Io stesso all’Accademia di Venezia ho citato Aristotele, Plotino, Dionigi l’Aeropagita con la sua Gerarchia Celeste per superare alcuni esami di Estetica. Il calcolo, la razionalità, la struttura degli angeli: siete cose estranee alla mia esistenza. E non lo dico per diffidenza o peggio per blasfemia. Non l’ho mai trovata là, dove i libri di filosofia mi dicevano che fosse.
Il lavoro del disegnatore di fumetti è difficile, chi non lo fa non riesce ad immaginare quanto. E’ un lavoro solitario e bisogna sempre essere sospesi in una sorta di annullamento autoindotto per riuscire a produrre la dose quotidiana di vignette e pagine. Gli altri non esistono, il tempo non esiste, quando si disegna. Si è li, in questa specie di luogo bizzarro, dove accade di tutto senza che nulla di ciò che succede, esista. Dietro un muro. Il privilegiato o i privilegiati che abitano questa città, hanno il dovere di descrivere ciò che vedono agli altri, a chi poi ne leggerà.
Lavorare, fare i muscoli, una vita per raggiungere l’obiettivo di sparire, perché questo è quello che succede, quando fai questo lavoro.
Penso che se questo è vero, oggi posso finalmente credere che fosse inevitabile per me fare il disegnatore di fumetti. Da piccoli si legge di nascosto, si disegna di nascosto a scuola e si cerca, lontani dagli occhi dei propri genitori, di rendere questo “nascondersi” così speciale, lo scopo della propria vita. In qualche modo, l’occultare me stesso agli occhi degli altri attraverso lo studio e la ricerca ossessivi del disegno e della narrazione attraverso immagini in sequenza, più che una “condizione attraverso la quale”, nel mio caso è in parte anche lo “scopo”, e solo pensando alla mia formazione riesco a capirlo.

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