Posts Tagged ‘Paolo Galli’

Un mojito all’inferno, di Paolo Galli (scarica il pdf gratuitamente)

18 luglio 2017

di Marco Candida

Edizioni Swann è lieta di pubblicare questi racconti di Paolo Galli. Racconti brevi, cinici e straordinariamente fedeli alla vita. I personaggi di Galli ordinano solo da bere e da mangiare, fumano sigarette, hashish, guardano la televisione, parlano appassionatamente del Pentium, se la spassano, eppure non li conosci meno bene di Odette Swann o di Jacke Barnes. Galli ci dice delle cose sui suoi personaggi e poi ci racconta un fatto singolare ma non troppo, che ci dice tutto su un mondo e i suoi abitanti. Un buttafuori gigolò ha un amplesso con una tardona sul cofano di un’automobile. Un ragazzo scavalca la recinzione della discoteca senza pagare il biglietto e viene umiliato senza tanti scrupoli… Situazioni, in fondo, che si sanno, narrate con semplicità e distacco; ed è lo stile di Galli a mostrare, consapevolmente o candidamente, che cosa queste situazioni dopotutto sono: vuoto, inferno.

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Marijuana al buio

22 settembre 2016

di Paolo Galli

[Paolo Galli, di Reggio Emilia, classe 1986, ha una raccolta di racconti inediti sul mondo delle discoteche e dei buttafuori. Chissà se ce la farà, a trovare l’editore. Il vantaggio per tutti, nel frattempo, è che lo leggiamo gratis. mc]

Qualche birra e un paio di canne

Un venerdì pomeriggio mi ha chiamato Incio. Era pieno luglio. I ventilatori non facevano altro che spalare tonnellate di umidità da un posto a un altro. Faceva un caldo d’inferno. Si poteva star bene solo con l’aria condizionata. Io non l’avevo. Me ne stavo sdraiato nudo sul pavimento.

Incio era uno degli amici di mio fratello. Era anche lui alla cena per il compleanno della biondina un po’ troia. Aveva una gran cotta per quella biondina. Non che a me fregasse un accidente, ma questa cosa della cotta per quella biondina non riuscivo proprio a capirla. Incio era un tipo sveglio, uno che si dava da fare. Aveva una gran passione per le moto e faceva il meccanico part time. Studiava da ingegnere. Era anche un bel ragazzo, a parer mio. Era alto, largo di spalle, e aveva una faccia pulita, da bambino. Quella biondina non valeva uno sputo di tabacco masticato.

Devo aver visto Incio tre o quattro volte in tutto. Ma avevo il suo numero, e lui aveva il mio. Mi sono alzato, ho preso il telefono. Mi sono sdraiato di nuovo e ho risposto.

“Incio”, ho detto.

“Ciao Pà”. Mi chiamava Pà, non so perché. Non mi piaceva quel soprannome, ma non gliel’ho mai detto. “Stasera ti va di venire con me a una festa”?

Il caldo umido m’imprigionava le forze. Non avevo voglia di parlare. Non avevo voglia di fare assolutamente nulla che non fosse starmene sdraiato nudo sul pavimento. Quindi ho tagliato corto. “Va bene”.

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