Posts Tagged ‘Paolo Albani’

Dieci sindromi tipiche dello scrittore in cerca di editore (con terapie)

5 giugno 2017

di giuliomozzi

1. La sindrome di Segrate. “O Mondadori, o niente!”. E così, il nostro scrittore in cerca di editore rifiuta le proposte delle Edizioni Nuovi Autori, delle edizioni Scrittura Creativa, di Aldino Truff Editore, di Rumenta Editore, e così via; ma, nel mucchio, rifiuta anche le proposte di case editrici serie, serissime, non segratiane, ma comunque riconosciute dai lettori e dalla critica e ben distribuite. “O Mondadori, o niente!”, e non si riesce a fargli capire che se è vero che essere pubblicati da un piccolissimo editore può significare non arrivare nemmeno nelle librerie (se poi sono editori come quelli della nostra lista: auguri), è anche vero che pubblicare con un grande editore senza essere l’investimento principale di quell’editore può significare essere buttati là, nel mucchio, e ciao.
Terapia: portare lo scrittore in una libreria di libri usati. Fargli vedere quanta roba c’è, pubblicata da Mondadori, anche solo pochi anni fa, della quale si è completamente persa la memoria.

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Articolo con dicitura abusiva (e correzione)

23 marzo 2010

di giuliomozzi

[Questo articolo è apparso domenica 21 marzo nel Domenicale, supplemento del quotidiano Il sole / 24 ore. Nel Domenicale, in calce all’articolo appare la dicitura “© Riproduzione riservata”. Tale dicitura è abusiva. Il giornale non ha acquistato il mio articolo (non me l’ha nemmeno chiesto: l’ho mandato io spontaneamente) né lo acquisterà (ovvero: non sarà pagato, e se cercheranno di pagarmelo rifiuterò); quindi non ha alcun diritto di trattarlo come una cosa di sua proprietà].

[Il 28 marzo il Domenicale ha avvisati i lettori del proprio errore. Ringrazio per la correttezza. gm].

Il mio mestiere è: leggere romanzi e racconti in dattiloscritto, e segnalare quelli che mi sembrano interessanti all’editore che mi paga lo stipendio. Ricevo due o tre plichi al giorno, e due o tre giorni la settimana mi metto lì, leggo, sfoglio – ho deciso che a tutti sono dovute la lettura di trenta pagine e una sfogliata – e, il più delle volte, butto via. Sui mille e passa dattiloscritti che leggo ogni anno, mediamente una decina scarsa sono interessanti (il che non significa: pubblicabili). Gli altri no. Gli altri sono spesso ingenui, spesso brutti, spesso velleitari, non di rado orrendi.

Detto questo – e l’ho detto per chiarire che so che cosa è la produzione letteraria non pubblicata – ho avuto un senso di fastidio leggendo, nel Domenicale del 14 marzo, i pezzi di Filippo Tuena, Diego Marani e Paolo Albani. Mi dà fastidio, in generale, l’ironia esercitata da chi sta dentro nei confronti di chi sta fuori; e mi dà ancor più fastidio il manicheismo.

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