Posts Tagged ‘Nicolò Menniti Ippolito’

“Non ho smesso, semmai ho finito”

5 luglio 2017

Nicolò Menniti-Ippolito intervista Giulio Mozzi

[Questo articolo è apparso nei quotidiani Il mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso, oggi 5 luglio 2017].

Torna in libreria in questi giorni Fiction, la quarta raccolta di racconti di Giulio Mozzi, che fu pubblicata nel 2001 da Einaudi. Ora, lievemente ritoccata, si intitola Fiction 2.0 ed è edito da Laurana editore, che sta riproponendo tutti i lavori dello scrittore padovano, tributo a un autore che ha precocemente deciso di continuare a occuparsi di libri ma soprattutto dei libri degli altri, considerandosi un ex-scrittore. Cosa rarissima, quasi innaturale. In qualche modo Fiction, che veniva dopo altre tre raccolte di racconti, è stato l’ultima opera autenticamente narrativa di Mozzi.

Quando ha scritto Fiction, era considerasto uno dei maggiori autori italiani di racconti. Ma nel libro sembra esserci la voglia di uscire da una forma classica, di cui tutti la riconoscevano maestro.

Forse si trattava di uscire non da una «forma classica» ma dall’ingenuità. A suo tempo (la prima edizione è del 2001) percepivo Fiction come un libro molto “tecnico”, nel quale gliela facevo vedere io che cosa ero capace di fare: «Dàtemi una prima persona, e vi farò credere qualunque cosa!». E mi pareva un libro molto nitido, molto pulito. Mi accorsi solo molto dopo (ma l’illusione doveva essere forte, perché non se ne accorse in fondo nemmeno l’editore), che sulla nitidezza e pulizia formale prevalevano le follie e i delirii dei personaggi.

(more…)

“Raccontare i personaggi senza sovrapporsi ad essi”

27 aprile 2012

[…] La prima cosa che viene da dire, rileggendo questi racconti, è che si è di fronte ad un piccolo classico, ad un libro destinato a durare anche oltre i 16 anni dalla prima pubblicazione. Ci sono almeno quattro racconti che per ritmo, intensità, pulizia vanno annoverati tra il meglio della narrativa italiana di questi anni. […]

Leggi tutto l’articolo di Nicolò Menniti Ippolito (apparso ieri in Il mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia) dedicato alla nuova edizione di La felicità terrena di Giulio Mozzi.

Corpo morto e corpo vivo / Anticipazione 3

23 ottobre 2009

E’ nata così, sul filo del paradosso, una modesta proposta, come quella di Swift, rivolta in forma di lettera aperta alla Chiesa terrena e al Papa.

L’articolo di Nicolò Menniti Ippolito pubblicato ieri da Mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso è qui. Il libro di Giulio Mozzi Corpo vivo e corpo morto: Eluana Englaro e Silvio Berlusconi, pubblicato da Transeuropa, sarà in libreria il 4 novembre 2009.

La sensualità nella religione

11 febbraio 2009

[Questi due articoli sono apparsi ieri 11 febbraio nei quotidiani Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova Venezia]

Trenta libri in una vita irrequieta

di Nicolò Menniti Ippolito

Carlo Coccioli

Carlo Coccioli

La cultura italiana è tendenzialmente smemorata. La gran parte degli scrittori del secondo novecento è finita in un buco nero, da cui si sono salvati pochi nomi, non sempre quelli necessari. Fra i dimenticati, forse più dimenticato degli altri, c’è Carlo Coccioli, che solo ora viene ripubblicato da Sironi. Qualcuno dirà che è successo perchè era cattolico e tirerà in ballo l’egemonia culturale della sinistra. Qualche altro dirà che era un personaggio scomodo. Nulla di vero. La realtà è che la cultura italiana è distratta, pigra e che Coccioli è uno scrittore duro, denso, ossessivo. Leggere i suoi libri è un corpo a corpo che turba, che inquieta, che qualche volta esaspera, che comunque non lascia indifferenti. La sua stessa vita è piena di fratture, di passioni, di una modernità vera perchè mai cercata.
Nato nel 1920, è prestissimo antifascista, comandante della terza brigata di Giustizia e libertà. Incarcerato dai tedeschi fugge armi in pugno ed è medaglia d’argento della Resistenza; è cattolico nel profondo e omosessuale altrettanto nel profondo. A Parigi è scrittore apprezzato da Bernanos, da Mauriac, da Gabriel Marcel, da cattolici ed esistenzialisti. Diceva, di se stesso: «i miei libri hanno un’ unica coerenza su due temi che mi ossessionano: il religioso e il sesso». Inseguendo l’uomo che ama con passione accecante, finisce in Messico: ancora scrittore, giornalista, amico di Diego Rivera. Ed in più anche pittore.

(more…)