Posts Tagged ‘Murasaki Shikibu’

Come sono fatti certi libri, 31 / “Le note del guanciale”, di Sei Shōnagon

22 novembre 2017

Da The Pillow Book, film di Peter Greenaway, 1996

di Valentina Durante

Tutti sanno che una cosa è impossibile da fare, finché arriva un giapponese che non lo sa, e la inventa. Questa rilettura irriverente di una celebre frase attribuita ad Albert Einstein (“Tutti sanno che una cosa è impossibile da fare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa, e la inventa”) è forse il modo migliore per introdurre un genere – la letteratura femminile del periodo Heian – del quale il Makura no sōshi, ovvero Le note del guanciale, è uno degli esempi più noti e pregevoli.
È risaputo che un contesto socio-politico in cui le donne hanno posizione subalterna e opportunità limitate non può che produrre un’arte femminile altrettanto limitata, dove le eccezioni notevoli – che ovviamente ci sono – sono spesso costrette a mascherarsi dietro pseudonimi maschili.
Ma le dame di corte giapponesi dell’anno Mille questo non lo sapevano. E così, pur obbligate a una condizione di inferiorità e isolamento, queste nyōbō (女房) hanno dato origine a un fenomeno che probabilmente non ha eguali in nessun altra parte del mondo: il netto predominio, nella letteratura prodotta in lingua autoctona, di testi scritti da donne. Predominio che non è solo quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo e di immaginario: tanto che molti uomini, quando a questi testi hanno deciso di accostarsi come autori, hanno scelto di utilizzare degli eteronimi femminili. Si sono finti donne.
Come è potuto succedere?

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Da Yūgao (夕顔) a Hikaru Genji (光源氏) (Lettere delle eroine, 17)

15 agosto 2016
Genji Monogatari, Capitolo IV, stampa ukiyo-e

Genji Monogatari, Capitolo IV, stampa ukiyo-e

di Valentina Durante

[Le Regole del gioco].

Scrivo questa lettera non sapendo dove e quando la leggerai. Non è un bene: di una lettera bisognerebbe conoscere non solo il destinatario, ma anche il luogo e il momento precisi in cui verrà aperta, scorsa con gli occhi (magari precipitosamente, cercando qualcosa che ci interessa), ripresa daccapo per gustarne tutte le sfumature. Io posso solo immaginare: riceverai l’involto da Koremitsu (gli raccomanderò di fartelo avere con urgenza) e non potrai trattenerti dal rompere subito il sigillo, anteponendo il desiderio di stabilire un contatto con me a qualunque attività o pensiero o conversazione ti veda in quel momento impegnato. In realtà, so bene che le cose andranno diversamente: ma visto che l’immaginazione è l’unico privilegio che mi viene concesso, perché non renderla il più amabile e gentile possibile? E se poi è vero, come dicono, che le uniche lettere degne di una qualche attenzione sono quelle scritte in un momento di collera, oppure al calare del giorno, dopo un’attesa troppo lunga, allora questa – che ho scritto nel pomeriggio, dopo aver aspettato inutilmente che arrivassi o che mi mandassi tue notizie (e invece si è fatto vivo solo Koremitsu, per via di sua madre) – credo possa meritare una qualche tua considerazione.

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