Posts Tagged ‘Monica Cerroni’

La formazione dell’insegnante di Lettere, 12 / Monica Cerroni

18 febbraio 2015

di Monica Cerroni

[Questo è il dodicesimo articolo della rubrica La formazione dell’insegnante di Lettere, che si pubblica in vibrisse quasi tutti i mercoledì. Gli insegnanti che volessero partecipare possono scrivere al mio indirizzo, scrivendo nella riga dell’oggetto: “La formazione dell’insegnante di lettere”. Ringrazio Monica per la disponibilità. gm]

monicacerroniQuesto è il mio tredicesimo anno d’insegnamento: l’ottavo in un liceo di Roma, dove curo l’italiano e le discipline umane.
Quando ripenso agli inizi, si spalancano davanti a me gli sguardi dei primi alunni, come una voragine. E li rivedo uno per uno dal rettangolo della porta, mentre avanzo celando la mia paura di giovane laureata in un nerissimo tailleur da signora. Uscita da anni di studi e ricerche, avevo appena vinto la cattedra e dal silenzio operoso dei miei libri mi tuffavo nell’oceano scuola. Dopo aver tessuto parole di carta, giunsi nel regno della parola viva. Fu un approdo eccitante e fortuito, per il quale dovetti chiamare a raccolta tutte le mie forze: culturali e umane. Non potevo contare su nient’altro.
Nonostante la paura e la solitudine della novizia, varcata quella soglia scoprii il lavoro che non sapevo di amare. E fu una rivelazione: autentica, fulminea, inesorabile.
Da allora, di anno in anno, senza altro supporto che quello frammentario di qualche collega più esperto, ho navigato divenendo più consapevolmente appassionata.
Insegnare è per me un altro modo di vivere: arrischiarsi, inciampare, rialzarsi. Ho imparato ascoltando gli sguardi dei miei alunni. Ho imparato a leggere e a pronunciare parole invisibili; ad essere l’arciere e l’armatura; ho imparato a far parlare chi non ha più voce. Il mio è il lavoro dell’impossibile. E questo mi elettrizza o sconforta, a seconda degli incontri, delle occasioni, dei bilanci.
La scuola mi appare un infaticabile laboratorio: si sperimenta quasi ogni giorno, senza avere mai la certezza dei risultati e neppure il conforto d’essere stati indispensabili a raggiungerli. Quando poi devi andar via, può capitare che il lavoro che hai fatto svanisca con te in un pulviscolo di ricordi.

(more…)