Posts Tagged ‘Maurizio Torchio’

Maurizio Torchio, “Cattivi”. Appunti di lettura

10 febbraio 2015

di Demetrio Paolin

9788806218904Se dovessimo riassumere per il lettore la trama del romanzo di Maurizio Torchio Cattivi (Einaudi) potremmo farlo in poche e brevissime parole. Un carcerato racconta in prima persona la sua esperienza dell’ergastolo; l’uomo è stato arrestato per il rapimento di una giovane donna e in seguito la sua pena è stata aumentata per un omicidio avvenuto durante la sua detenzione.

Non si veda, però, in Cattivi un testo sociologico sulla questione delle carceri e la loro disumanità. Un approccio di questo tipo non potrebbe che portare il lettore lontano dal cuore del libro, perché nella realtà più profonda il romanzo di Torchio è una riflessione sull’ambiguità di essere vittima.

Il testo, per come è concepito, è un progressivo discendere dell’io narrante, che non ha nome, età e parla da un tempo sempre presente proprio come il tempo di chi ha un’eternità davanti, verso il buio e il fondo. Il tipo di racconto, il modo di presentarsi della storia al lettore, ricorda il mito antico. Più volte durante la lettura ho immaginato questo io che narra come un Prometeo incatenato alla roccia. Una immagine che spiega perché il testo non parli dell’oggi (Cattivi non è un libro cronaca, non ha mai un taglio politico o di denuncia), ma scenda alle radici di cosa è uomo.

(more…)

Pubblicità

Otto anni non sono pochi / 8

1 giugno 2009

[Negli otto anni del mio lavoro presso Sironi abbiamo pubblicato tanti libri. Alcuni hanno fatto parlare di sé; altri no. Ma di uno si deve dire che, letteralmente, non se l’è filato nessuno. Naturalmente si tratta di uno dei libri più belli che abbiamo fatto. Il titolo è Tecnologie affettive. L’autore è Maurizio Torchio (qui il suo sito personale). Ho ancora un ricordo fortissimo del pomeriggio in cui aprii la busta, e cominciai a leggere. Il primo racconto, Arranti, mi fulminò. Ve ne propongo qui sotto il testo integrale. Il secondo libro di Maurizio Torchio, Piccoli animali, è stato pubblicato nel 2009 da Einaudi. gm].

Arranti
di Maurizio Torchio
da Tecnologie affettive

Per reggere festoni da pochi grammi e disegni di bambini il cemento è uno spreco. Qualunque cosa disegnino i bambini.

Chi costruì il capannone aveva in mente grossi pesi da sollevare, convogliatori aerei, gru, montacarichi. Lamiere che oscillano. Linee di montaggio. Tirò su il capannone in fretta e furia, originale come una scatola da scarpe. Senza badare agli spifferi, piuttosto a sfiatatoi e bocche di scarico. Della luce del sole non si è curato, perché la luce vera, seria, affidabile, la luce che serve per lavorare, quella la danno i neon, molto più in basso.

L’anonimo geometra volle una soletta in calcestruzzo spessa due metri, per impedire alle presse di sprofondare. Per sostenerle nel momento terribile in cui il maglio da mille tonnellate si abbatte sull’acciaio.

Ora quel pavimento, esposto alla pioggerella irregolare dei piedi dei bambini, si sta rovinando.

Una centrale di cogenerazione da cinquanta megawatt alimenta lampadine intermittenti e colorate. Alimenta i microfoni dei relatori. L’acustica non aiuta. Nessuno capisce, pochi guardano le diapositive. Ma dopo ogni intervento i bambini applaudono seri. Anche genitori, mimi, hostess, trampolieri e vigili del fuoco battono le mani. Applaudono anche i babbi natali. Sentono avvicinarsi la distribuzione dei regali.

(more…)